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Una storia di Marilena

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LA ROSA MISTERIOSA

Una rosa misteriosa al centro di questo racconto ambientato a Londra

Pubblicato il 08 novembre 2017

Londra - Inizio 1900

Nella fredda oscurità della notte, attraverso il chiarore di una foschia surreale, un giovane uomo avanza solitario, camminando con passo malfermo, lungo un vicolo di periferia sporco e trascurato. La luce debole dei lampioni lo segue immobile.

Charles, il berretto abbassato sugli occhi, la barba incolta, con il suo aspetto trasandato, stretto nella sua giacca sgualcita è un operaio che lavora da sempre in una fabbrica di chiodi non lontano dall’ alloggio piccolo e logoro, preso in affitto, dove vive da solo.

Anche oggi, più sbronzo e più tardi del solito, sta ritornando a casa dalla sua abituale osteria, dove, in compagnia dei soliti amici, tra una zuppa calda e qualche boccale di birra, ha trascorso il resto della giornata.

Eccolo adesso, barcollante, girare l'angolo di una strada. I suoi passi risuonano nel buio, dove nascosto in un angolo, un cane scheletrico scava avidamente tra i rifiuti.

Una voce femminile irrompe urlando contro di lui.

- Ridammi la mia rosa!

Dal nulla una bambina sconosciuta lo aggredisce colpendolo con dei pugni.

Infastidito se la scosta da dosso. La guarda appena, sicuramente è una zingara. Maledetti ladruncoli. Si tasta dentro le tasche dei pantaloni e della giacca: sembra tutto a posto.

Si gira proseguendo maldestro per la sua strada.

- Ridammela o te ne pentirai!

La voce, il suo timbro è sinistramente diverso. Sbigottito si volta a guardare con stupore. La bambina è scomparsa, al suo posto, una vecchia donna ossuta. Il suo viso sfigurato lo fissa con occhi pieni di risentimento.

Preso dal panico, Charles inizia a correre verso casa. Che fatica coordinare i movimenti per non inciampare! Forza amico, non è distante.

Arrivato, si chiude dietro la porta sperando di lasciare fuori anche il terrore che gli soffoca il respiro.

Il buio del corridoio, il suo silenzio non affievoliscono il ritmo martellante del suo cuore, anzi lo amplificano. Si dirige in cucina verso il lavello. Immersa nell’acqua fredda, prende una bottiglia di birra con la quale spera di annegare il ricordo dell’inquietante incontro. Che gente strana gira libera per le strade! Poi quella vecchiaccia che sembrava un diavolo, da che parte è uscita fuori? La bambina? Thomas? Chi è questo Thomas?

Passano i minuti e con la bottiglia vuota tra le mani si addormenta sulla vecchia poltrona che odora di polvere e di muffa.

- Ridammi la rosa, Thomas, Thomas, Thomas!

- No, non sono Thomas! Io non sono Thomas!

Charles si sveglia di soprassalto, urlando, mentre, gigantesco, l’inquietante volto sfigurato gli grida addosso. Adesso è in piedi intento a spiare le tenebre. Per qualche istante si sente il rumore di una bottiglia rotolare sul pavimento. Poi ancora buio e silenzio nella stanza.

Col cuore in gola, rapidamente arriva alla porta del bagno. Con una mano tasta la cassettiera famigliare vicino a se. La stanza non è completamente buia grazie ad un po' di luce che entra dalla finestra. Riconosce anche lo specchio. Si avvicina ad esso. La brocca di terracotta bianca ha dentro ancora dell’acqua. Ne versa un po’ nel catino dove si china per bagnarsi il viso. Afferra l’asciugamano. L’acqua gli ghiaccia la pelle. Nel risollevare il viso, l’immagine maschile riflessa, che scorge nell’oscurità, ha lineamenti diversi dai suoi. Con l’asciugamano si nasconde il volto indugiando qualche secondo. No, Charles, non scostarla, lo sai che non vorresti farlo! Ma lentamente i suoi occhi ritornano a cercarsi nello specchio. Adesso vede la bambina sconosciuta fissarlo immobile e fredda. Impossibile, è un'allucinazione. Perché? Cosa vuole?

Sbigottito le scaraventa contro la brocca. Gran parte dello specchio si frantuma, cadendo a terra, tra i cocci bagnati sparsi sul pavimento, ma l’attenzione di Charles è fissa su quelle schegge rimaste salde alla cornice: sembrano trattenere l’immagine sfigurata della vecchia ed un acuto urlo incorporeo si alza intorno a lui. Oddio, cosa succede?

La sua mente sconvolta precipita nel caos. Il giovane indietreggia fino ad inciampare in qualcosa, poi sbattendo la testa contro la cassettiera, sviene.

La luce del mattino filtra attraverso le tende bianche di una grande finestra. Nell’aprire gli occhi Charles si sveglia, con sorpresa, tra le alte pareti rivestite da una verde carta da parati floreale, in una stanza arredata in modo elegante, sdraiato in un letto accogliente, tra lenzuola candide e profumate. Un grande camino elisabettiano scalda l’ambiente. Una porta si apre e una domestica compare con un vassoio tra le mani.

- Buon giorno, signor Thomas! Ecco la vostra colazione!

Ormai il vassoio è sopra il letto:

- Come da voi richiesto, anche la rosa che ieri pomeriggio mi avete consegnato al vostro rientro!

Alle sue spalle, un grande specchio dalla cornice dorata, riccamente elaborata, riflette l’immagine dell’enorme finestra, l’ombra delle fronde degli alberi danzano appena percettibili anche in esso. Nessuno se ne accorge, ma dietro questo riflesso, nascosta a sorvegliare la sua preda, la figura della vecchia sfigurata, ferma e in agguato come una belva affamata.

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