scrivi

Una storia di FlayLili

Questa storia è presente nel magazine Box

'Na parola è poca e dui so' troppe

quando un incipit diventa commedia

961 visualizzazioni

Pubblicato il 02 settembre 2018 in Humor

0

Quando da un incipit di un racconto umoristico nasce una commedia dialettale...

Pubblicato il 22 agosto 2017 in Humor



Rosa non era una bellezza, era cosa nota. Aveva il naso un po’ pronunciato e le gambe alquanto arcuate, però era alta e slanciata e quando parlava era proprio uno zuccherino. Da quando però aveva trovato un fidanzato erano cominciate a circolare voci insidiose nel quartiere. Le donne la guardavano da sotto in su con grande disappunto e quando passava davanti a loro, era tutto un vocio sommesso, di sguardi ammiccanti ed espressioni di disgusto.

Nell’androne del palazzo dove Rosa abitava, la portiera Ginetta parlava di lei con ogni inquilina che incontrava. Pare che sapesse per filo e per segno ogni informazione riguardante Rosa, anche se la ragazza abitava in quel palazzo solo da pochi mesi.

-Signora Nine’ è ‘o vero! L’ha ditto pure ‘a parrucchiera che sta ‘o quarto piano.

-Maro’! E mo’ che succede? Don Lorenzo a fatto pure ‘e pubblicazioni.

-Chillu, puveriello, nun sape ancora niente.

-Gine’ è meglio ca parlammo. Allora.

Nella chiesa del quartiere, don Lorenzo dopo aver acceso le luci, le candele e preparato le letture per la messa, si era avviato verso il confessionale per attendere al suo ufficio. Stranamente c’era una lunga fila di pie donne in attesa che mormoravano preghiere. Meravigliato di tutta quella folla, don Lorenzo sospirò. Però nello stesso tempo era contento: tutta quella gente in chiesa voleva dire che le sue parrocchiane si erano pentite dei peccati commessi e avevano ritrovato la via della fede. Ma già dalla prima confessione capì che le cose non stavano come aveva sperato.

-Don Lore’ stu matrimonio, nun se po’ fa’.

-Figliuola, quelli erano i Promessi Sposi, grande romanzo storico, ma questo è solo un matrimonio di quartiere, cose di tutti i giorni.

- Ah, e che significa! Ma voi lo sapete come si chiamava Rosa Capuozzo fino a qualche anno fa? Essa si chiamava Rosario. Proprio accussì: Rosario Capuozzo. E mò vo’ fa’ il matrimonio in chiesa col fidanzato Gaetano. Ma l’avite ditto a sua eccellenza? Mica li potete sposa’ in chiesa.

Le signore in coda al confessionale cominciarono a protestare.

-Concettì te vuo’ sbriga’, qua ci stiamo pure noi...



Da qui nasce la storia della commedia, poi riscritta nel bellissimo dialetto del paese in cui vivo: Santi Cosma e Damiano...

Strappare un sorriso alla gente è importante, specie nei piccoli centri dove spesso regna la solitudine e la malinconia.

c'è sempre un arcobaleno che spunta da qualche parte e addolcisce il cuore...

e un sorriso arricchisce l'anima...

‘Na parola è poca e dui so’ troppe

( La strana storia di Rosa Capuozzo )

di Liliana Tuozzo


Personaggi:

Ginetta – portinaia del palazzo

Jolanda Veleno – inquilina IV piano

Francisco – postino

Sofia Bella – inquilina III piano

Rosa Capuozzo – inquilina II piano

Annarella – inquilina pianterreno

Lucia – inquilina I piano

Gennaro – fidanzato di Rosa

Ndrianella La Trippa – figlia di Ginetta

Rosario, James Biond, Capuozzo – fratello di Rosa

Don Lorenzo – sacerdote della parrocchia



La scena si apre sul “Vico tre fontane” n. 18 come appare da un cartello affisso al muro.

Davanti a un portone aperto siede Ginetta, la portinaia, che lavora a uncinetto. Indossa un grembiule e ha uno scialle sulle spalle.

Jolanda (arriva dall' interno del portone con una tazza di caffè e si avvicina a Ginetta)

Buon giorno, Gine'! Ecco qua lo cafè, stammatina è ‘na musica (porge la tazzina).

Ginetta Ah, Violanda! Comme sai fa’ lo cafè tu, nisciuno, e coce ancora (beve un sorso).

Jolanda Allora, hai saputo niente de la signorina Rosa?

Ginetta Ma che tenga sapene… Chella bongiorno e bonasera, e non fiata. Non se sa chi è la mamma, chi è glio pate, niente de niente. Saccio sulo che parla ‘taliano e l’hanno chiamata a fa’ la maesta a glio paese nuosto.

Jolanda E chisà pecchè… accà le maeste ‘nci steveno?

Ginetta Ci steveno, ma aggio saputo che chelle de accà le mannano là. Se vede che ‘ste picciotte tenna cagnà aria e macari trovano puro glio fitanzato e se maritano.

Jolanda E chi se la piglia Rosa… co’ chiglio naso e chelle cosse storte…

Ginetta E si se piglieno chella iattarella moscia… Adriana mia, che è no piezzo de femmenone, po’ fa l’attrice... Mo’, gl’aggio fatto fa’ la domanda a ‘na scola de coppa, poesse canosce caccheruno e se sistema.

Jolanda Figlieta? Con tutto il rispetto, Gine'… Adriana è accossì ciotta che quanno cammina trema la via e po' lo sanno tutti che tene la fiatella… chella si s'avvicina a ‘no poro vaglione glio stenne (fa il gesto con la mano).

Ginetta Viola' e comme si’ malamente! Sto cafè ca m’ hai dato sta addeventa' veleno. Puh! (Sputa e posa la tazzina su uno sgabello accanto a lei) Vattene, va'! Va a preparà glio pranzo (calcando sulle parole).

Jolanda Buona giornata, Gine’! (dice allontanandosi verso l’interno del palazzo ed esce di scena)....


​​​​​​​



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×