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Una storia di Maricapp

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Un giorno qualunque

A volte gli incontri...

Pubblicato il 14 dicembre 2016

Il mio paese é un piccolo comune con case antiche raggruppate a casaccio sulla scogliera che sovrasta un mare oggi scontroso, circondato dal violetto della lavanda e dall'argento degli ulivi, profumato di fiori e salsedine, insomma quasi un paradiso chiuso nella sua modestia.

Rappresenta il mio rifugio nelle giornate di primavera, quando i turisti se ne stanno ancora a casa loro ed é possibile sedersi al tavolino di uno dei due bar e bere un cappuccino di quelli che solo Celeste sa fare.

Oggi é una di quelle giornate.

Me ne sto qui a rimuginare sul mio mestiere di giornalista di cronaca per il giornale del comprensorio. Cronaca si fa per dire: qui non succede mai nulla, al massimo una lite tra vicini per i confini dell'orto, una caduta dalla bicicletta, il Sindaco che premia il tema più bello della scuola elementare.

Dovrei andarmene, cercare altrove la soddisfazione di articoli scritti per quotidiani importanti, respirare lo smog della grande città, uscire da una indaffaratissima redazione per andare a caccia di notizie da raccontare a migliaia di lettori.

Dovrei.

Ma il mio legame con questa terra mi tiene ancorato qui, con le mie sicurezze da provinciale ed il profumo del pesto appena fatto.

-Giovanotto, o giovanotto, posso accomodarmi costì?-

Una voce imperiosa, abituata a far valere le proprie ragioni, mi scuote dai miei pensieri.

- Prego signora, si accomodi, é un piacere avere compagnia! -

- La Celeste m'ha detto che tu sei un giornalista. E' vero? -

Ma perché mai Celeste, di solito così schiva, oggi ha deciso di non farsi gli affari suoi?

Affascinante la signora, anche se non più giovanissima: cappello con ampia tesa, occhiali enormi, rossetto rosso, sigaretta tra le dita.

- Si dovrei. Nel senso che lavoro per il giornale locale ma ho sempre ben poco da raccontare! -

- Un reporter deve sempre raccontare anche il fatto più banale con parole coinvolgenti, deve saper interessare il lettore, creare l'atmosfera, trascinare le persone con sè dentro la storia! -

E già, come le coinvolgi nell'allagamento della cantina del Giobatta che ha dimenticato il rubinetto aperto dopo aver sciacquato le bottiglie per il vino nuovo?

- Beh certo lei ha ragione ma, vede, in un paesino come questo la vita del giornalista é davvero dura. Riempire due colonne ogni mattina sarebbe il mio sogno ma...-

- La vita dura é quando devi scrivere sotto le bombe americane che non guardano in faccia nessuno! Scappare dalla strada in cui stavi passando perchè sparano ad altezza d'uomo e chi c'é c'é, vedere morire bambini bruciati dal napalm, non poter chiudere gli occhi davanti all'inferno che ti circonda, voltarti e trovare l'operatore che ti accompagnava bucherellato da proiettili vaganti! -

Accidenti, si stava arrabbiando di brutto la tizia!

Ma di cosa stava parlando? Il napalm? Lo avevano usato nella guerra del Vietnam, ormai finita da decenni, stava farneticando la mora.

Intanto si era accesa un'altra sigaretta ed aveva bevuto il mio cappuccino.

Incurante del libeccio che si era alzato frugava nella borsa enorme in cerca di chissà che cosa.

- Scusi signora, lei è stata un medico di Senza Frontiere? Potremmo parlarne, farne un bell'articolo -

Oh l'era proprio tonto 'sto ragazzo!

- Sì senza frontiere, ma non medico. Io l'ho girato tutto il pianeta e tutto e tutti ho visto. Ho parlato con presidenti e farabutti, che a volte non ci corre una gran differenza, donne che hanno saputo guidare paesi con polso fermo e sguardo lungimirante, uomini che hanno sognato la pace e l'uguaglianza. Ho visto morire il mio uomo in un incidente provocato e non l'ho potuto o forse saputo vendicare, ho tolto il velo impostomi davanti ad un oppressore fanatico che ha aperto la strada a quel terrorismo che sta implacabilmente avanzando. Chissà che mi toccherà vedere in un prossimo futuro, magari un attacco in grande stile a New York! -

Porca miseria, questa é completamente pazza!

- La vita l'é dura qui dice! Puah! -

Estrae un pacchetto nuovo di sigarette dal borsone, se ne accende un'altra, guarda dentro la tazza vuota, sbuffa e si alza di scatto-

- Me ne vado, giovane. Penso che per domani le tue due colonne te le sei aggiudicate. -

Fa due passi, poi si volta, abbassa gli occhiali, mi fissa come se volesse uccidermi e sbotta:

- Oriana, ricordati ragazzo, mi chiamo Oriana! -

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