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Una storia di RosannaRobiglio

TORMENTI

Pubblicato il 29 gennaio 2018 in Storie d’amore

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L’anziano barista che faceva la spola dal bancone del bar ai tavolini posizionati sotto la tettoia, annotava le ordinazioni sul taccuino e ritornava portando sul vassoio gli ordini ricevuti.

Tutto solo, seduto ad un tavolo con una mano che puntellava la testa e l’altra che roteava fra le dita un bicchiere ormai vuoto, un ragazzo, con voce impastata e senza alzare lo sguardo, ordinò un altro doppio vodka.

La sua testa, ridotta ad un campo di battaglia, combatteva costantemente contro angoscia e solitudine, e più queste lo torturavano, più tentava di affogarle in potenti misture.

Quel mattino, dopo aver provato ad esaurire il sonno etilico accumulato il giorno precedente, gli sembrò di non riuscire nemmeno ad alzarsi dal letto, ma ossessionato dai soliti incubi, si vestì e si avviò traballante verso il bar a rifare il pieno, sperando di vincere la sua battaglia quotidiana.

Preoccupato dalle troppe consumazioni, il barista arrivò con due bicchieri di fresca bevanda alla menta e sedendogli di fronte, gli propose di fargli un po’ di compagnia.

Lorenzo, piuttosto sorpreso da quell’inconsueto gesto, manifestò un isterica risata poi, rassicurato dalla bonaria espressione di quell’improvvisato compagno, si ritrovò a confessare il suo dramma.

Era già da tempo che, dopo aver perso la precedente occupazione, ne stava cercando un’altra, ma dopo l’ennesima delusione, pensò che non gli rimanesse altro da fare che inzupparsi di alcool.

Era giovane quell’uomo, di bella presenza, con il viso da ragazzo e un fisico da atleta, un tipo che avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi. Vederlo ridotto in quello stato, il barista provò un sentimento di pena.

«Ma che lavoro fai? », gli domandò.

«Veramente il lavoro l’ho perso proprio di recente, non era il massimo, ma tentavo di svolgerlo con responsabilità e impegno. L’abbandono della mia compagna però, ha contribuito a farmi piombare nello sconforto e la ditta, constatato il mio stato di declino, dopo alcuni miei errori, mi licenziò››.

Lorenzo non ebbe il coraggio di confessare altri suoi sbagli. Erano tanti e per vergogna omesse quelle verità che lo tormentavano di più.

Sin da bambino iniziò a giocare a calcio all’oratorio e poiché a detta di molti, era anche un buon centroavanti, si immaginava già un idolo nazionale. A quello sport dedicava tutto il suo tempo collocando i libri fra gli ultimi dei suoi pensieri con sommo dispiacere di sua madre che per lui avrebbe desiderato un buon futuro. Dopo aver ripetuto per ben due volte di seguito la stessa classe, interruppe gli studi per dedicarsi a tempo pieno al suo pallone. Suo padre, invece, considerava questo sport una colossale perdita di tempo e un giorno, trionfante, ritornò a casa con la prima occasione di un vero lavoro per lui, presso una grande rivendita di elettrodomestici.

Lorenzo, vista la sua risolutezza, accettò senza troppo entusiasmo quell’occupazione, ma il giorno stabilito si recò presso la ditta che gli assegnò l’incarico di addetto alle consegne.

Pur restando sempre in attesa di tempi migliori, vi si dedicò con impegno per svolgere al meglio quella mansione e dopo aver ricevuto il primo stipendio, capì quanto fosse importante l’indipendenza economica.

In quel periodo ritrovò Marta, una ragazza bionda e snella, con vispi occhi azzurri e lunghi capelli color oro conosciuta ai tempi del liceo ma che perse di vista dopo aver abbandonato gli studi.

Quell’incontro li travolse entrambi e decisero di andare a convivere sotto lo stesso tetto. Più il tempo passava però, più l’assenza di Lorenzo che finito il lavoro, si andava ad allenare sul campo tornando a casa stanco ed affamato, pesava su quell’unione minandola e a nulla servivano le sue promesse mai mantenute.

Un bel giorno, Marta, stanca di quella solitudine e anche dell’alcool che faceva la sua parte, gli annunciò la sua irrevocabile decisione, quella di andarsene via per sempre.

Quando Lorenzo si svegliò che era ormai pomeriggio inoltrato, recepì che Marta questa volta faceva sul serio. Aveva gli occhi lucidi e prima di varcare quell’uscio trascinandosi dietro i bagagli, si soffermò un attimo a guardarlo scuotendo il capo, poi sbatté talmente forte la porta che anche il suo cuore ebbe un sobbalzo.

Al contrario di altre volte, non tentò più di trattenerla evitandole così un ennesima menzogna. In cuor suo sapeva già che tutto sarebbe finito fra le solite promesse da marinaio.

L’abitudine di bere se l’era assicurata con i vari bicchierini scambiati fra gli amici che col passare del tempo, stavano diventando anche una irrinunciabile necessità. Quel pomeriggio, più triste del solito, convito che l’unico rimedio per calmare il suo insistente malanno si trovasse nell’ abituale bar di fronte a casa, barcollante ma sorretto dal passamano, scese le scale e si avviò verso il suo scacciapensieri.

La comprensione del barista fu davvero miracolosa. Come un buon padre, sostituì il bicchiere vuoto in attesa di essere riempito, con quella dolce bevanda alla menta e quando Lorenzo alzò lo sguardo, si trovò immerso nei suoi occhi che sapevano esprimere tutta quella sicurezza e umanità che gli mancava da tempo. Dapprima lo osservò perplesso, poi “verde speranza” pensò, e i due, si trovarono uniti da un unico pensiero.

L’uomo gli propose di lavorare per lui fino a quando non avesse trovato una sistemazione migliore e quella proposta illuminò il suo sguardo spento. Ripresosi dalla sorpresa, dopo aver ringraziato ripetutamente il suo benefattore, promise di non deluderlo mai e, in un baleno, si ritrovò fra le mura di casa che non gli sembravano più tanto grigie e vuote, ma le recepiva illuminate dai raggi di quel sole che prima ignorava.

L’indomani mattina, appena aperto il locale, Lorenzo era già pronto, felice e riconoscente a quel nuovo amico, salvatore della sua anima.

Gli piaceva stare a diretto contatto coi clienti che considerava già anche suoi amici, conversava con loro e scherzava con tutti. Quell’ambiente sereno lo stava aiutando più di una potente medicina, e capì che quel malessere che aveva creato l’inizio della sua decadenza, poteva essere debellato da subito. Felice come un vero guerriero, stava vincendo una difficile battaglia e proprio contro se stesso, ma in cuor suo però sapeva che i veri vincitori erano Gianni e sua madre che non lo aveva mai abbandonato. Quella povera donna ora poteva tornare a sorridere perché quel ragazzo bambino stava diventando finalmente uomo.

In quel periodo, il suo pensiero era spesso rivolto a Marta, ma immaginandola felice con una famiglia tutta sua, pensò che lui di famiglie ne aveva addirittura due: quella di Gianni e sua moglie e quella di sua madre a cui in quel momento sentì il dovere di dedicarle quel risveglio.

È cominciata così la sua rinascita, un’avventura che ormai durava da 17 anni. Gianni, sposato e senza figli, aveva bisogno di un aiutante e Lorenzo aveva bisogno della sua fiducia e della sua stima.

Quella attività situata ai margini della città, circondata da bellissimi giardini che garantivano lunghe passeggiate fra il verde, ospitava anche un campo da Tennis e, cosa non da poco, era provvista di un vasto parcheggio pronto ad accogliere tutti, un luogo ideale per trascorrere serenamente qualche ora lontano dalla caotica e trafficata città.

Insieme progettarono di modernizzare l’esercizio facendolo diventare una attraente gelateria adatta anche ai ragazzi delle scuole vicine, una cremeria con invitanti semifreddi e cassate siciliane, una paninoteca con prodotti freschi e per completare l’offerta, anche una rivendita di marmellate e sciroppi al posto dei super alcolici.

La voce si sparse velocemente e la movida si spostò in quel nuovo paradiso terreste. Quel locale rinnovato e luminoso, fu una vera attrazione per buona parte della cittadinanza e anche i più piccini avevano un’area riservata dove poter giocare senza pericoli.

Lorenzo e Gianni formarono una piccola società e una grande famiglia perché anche i suoi genitori si prestarono a dare il loro contributo.

Un giorno, in un grande magazzino ortofrutticolo, dove Lorenzo si recò per fare provviste per la sua attività, incrociò alla cassa due occhi azzurri che conosceva benissimo, gioia e dolore della sua gioventù. È mancato poco che quel cesto ricolmo di prodotti che aveva accuratamente scelto, gli sfuggisse di mano rischiando di far rotolare tutto il contenuto rovinosamente a terra.

Col cuore ormai impazzito, dovette fare un gran sforzo per non rimanere bloccato in quella ridicola posizione, mentre Marta era li di fronte, impacciata e tremante come lui. Anche se non lo aveva mai ammesso nemmeno a se stesso, Lorenzo aveva sempre sperato di avere sue notizie ed ora che l’aveva anche incontrata, non sapeva fare altro che rimanere muto.

In quell’attimo rivisse come in un film, la sua vita costellata di errori a catena e si accorse di non riuscire più a controllare i battiti del cuore.

Poche parole di convenevoli e quando tutto sembrava finire, notò che lei non portava la fede al dito. Felice e confuso, stava volando verso la sua auto a deporre gli acquisti quando si sentì chiamare. Era Marta che gli porgeva il resto e la ricevuta dimenticati sul bancone. Tentò almeno di ringraziarla, ma lei era già scomparsa per andare ad occupare il suo posto, dietro la cassa n°2.

Giunto a casa controllò la lista della spesa e sul retro dello scontrino vi lesse un numero di telefono. Lorenzo ingoiò tutto d’un fiato un bel bicchiere di acqua fresca per spegnere quell’inquietudine, compose il numero e dall’altra parte sentì la sua calda e squillante voce. Da li ripartì la seconda avventura, ma questa volta di lunga durata. Quell’idillio, sebbene avvolto in tanto dolore, non era mai svanito e stavolta decisero di sposarsi al più presto per non rischiare di perdersi un’altra volta.

Ora Lorenzo e Marta erano genitori i un maschietto e una femminuccia che Gianni considera a tutti gli effetti i suoi nipotini e ceduto il suo posto di lavoro a Marta, si dedicò a tempo pieno al nuovo mestiere di nonno.

Quei due bimbi orgogliosi, vantavano con gli amici di aver collezionato ben sei nonni tutti insieme che giocavano sempre con loro. Avevano ragione, Fabio e Lorena, quando alla scuola materna disegnavano tanti nonni felici dichiarando orgogliosi che così tanti e in così poco tempo, non li aveva di sicuro, mai avuti nessuno!

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