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Una storia di Maricapp

Questa storia è presente nel magazine Racconti brevi e Poesie improvvise

Marilyn & Monroe (ma anche Arturo il paguro)

Prima parte

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Pubblicato il 03 luglio 2018 in Storie d’amore

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Questa è una dolce narrazione per cuori solitari che si commuovono facilmente quando si imbattono in una storia d’amore e che altrettanto facilmente si spaventano davanti ad un enigma con sfumature gialle.


Questa è la commovente storia di un povero paguro rimasto senza casa a causa di eventi sconosciuti, ma momentaneamente accasatosi in una conturbante decolleté rossa.

E è anche la storia di una bionda e di un detective, di uno scheletro che poi….ma procediamo con calma.


Monroe si sedette sconsolato sulla sabbia fredda, accarezzando distrattamente il teschio della signora che un tempo fu.


La signora in oggetto era stata rinvenuta il giorno precedente abbandonata, con tutte le ossa al posto giusto, accanto ad uno splendido paio di scarpe in vernice rossa, in una depressione formatasi sulla spiaggia dopo una violenta mareggiata. E, come se questo non bastasse, lì vicino erano stati rinvenuti un dente d’oro ed un biglietto consunto e rovinato dall’acqua salata. Questa storia era troppo fantascientifica per essere vera, assurde le scarpe, assurdo lo scheletro, assurdo tutto i l quadro d’insieme.


-Ecchecaspita!- esclamò ricordando un film italiano visto di recente.

I marosi per un attimo rimasero sospesi nella loro furia, mentre il vento, sorpreso, lo schiaffeggiò sonoramente. Non avevano mai sentito un agente investigativo imprecare in una lingua così musicale.

Però sempre imprecazione era!


Infilò i guanti canonici da detective ed afferrò con malgrazia le scarpe di vernice, facendo cadere un povero paguro senza-tetto che lì aveva trovato riparo.

No, a Monroe non la si fa, pensò.

Infilò in un sacchetto apposito le calzature poi in un altro il dente d'oro ed infine il famigerato biglietto che, ci poteva scommettere i baffi appena tagliati, era finto antico. Da lì sarebbe uscita la traccia che gli avrebbe fatto risolvere il mistero.


Intanto il mare, stanco di agitarsi, si prese una pausa di relax.

Da un cottage li’ vicino una vocetta da bambina apostrofo’ il detective:

-Mi scusi agente, posso essere d’aiuto?-


Monroe si volto’ indispettito da quell’”agente” . Ma quando vide la proprietaria della vocina si dimentico’ anche di far parte del famoso Federal Bureau of Investigation.

Una strepitosa ragazza si stava sporgendo pericolosamente dal terrazzo di una casa sulla spiaggia e lo chiamava con la mano ed anche con tutto il resto.

-Venga agente, potrei essere la sua testimone!-


Il paguro, che chiameremo Arturo, intanto stava arrancando faticosamente verso il cottage.


Marilyn lo accolse entusiasta: con la sua favolosa camminata, il profumo Chanel n° 5, ça va sans dire, il sorriso incantevole.

Senza proferire una sillaba lo precedette alle sedie in legno laccato bianco ed al tavolo in cristallo sul quale c'erano due bicchieri ed una caraffa di limonata ghiacciata.


Il detective la seguì inebetito con la testa che andava di qua e di là, di là e di qua, al ritmo dello strepitoso lato b della bionda.

I denti di lei sfavillarono quando con quella inconfondibile vocetta da bimba lo invitò a sedersi.


Il mare rombava dentro e fuori la testa momentaneamente priva di alcunché di Henry.

Beh, sì, Monroe aveva anche un nome.


​​​​​​​(continua)

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