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Una storia di Salinger23

Volontà divina

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Pubblicato il 21 maggio 2018 in Fantasy

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Gerolamo Caccamo attese che tutto fosse spento; che anche la ronda della sicurezza, fatto il suo giro, avesse affisso il tagliandino di ratificato e si fosse poi dileguata a bordo di un cabinato nero.

Il Caccamo aveva lasciato la Saab a distanza di sicurezza; in uno spiazzo secondario alla struttura ospedaliera, dove un cartello diceva scarico merci; e un altro, a pochi metri, indicava l'obitorio.

Si era levata una foschia leggera. Accompagnata da raffiche di vento. Dal bagagliaio della Saab il Caccamo prese la borsa degli attrezzi, una torcia e una sedia a rotelle. Quello che gli serviva era la tronchesina che usava quando lavorava in officina per accorciare i tubi di ferro.

La notte era priva di luna e l’uomo pensò che fosse un segnale. Si avvicinò così alla porta dell’obitorio e lesse a caratteri cubitali: VIETATO L'ACCESSO AI NON ADDETTI. Prese poi la tronchesina e fece saltare il lucchetto della rete metallica che lo separava dalla madre.

Nel momento esatto che il lucchetto saltò per aria. Il

Caccamo pensò che stava facendo la cosa giusta. Pensò, che quello che stava per fare avesse un valore umano che non poteva essere spiegato in altro modo se non con volontà divina.

Riposta la tronchesina nella borsa, una volta nell’edificio, l’uomo sfilò la torcia dalla tasca illuminando uno stretto corridoio ricoperto da linoleum. Su ambo i lati del corridoio una serie di porte e, in lontananza una vetrata a mosaico che dava al parcheggio. Sulle pareti che delimitavano il corridoio erano state appese delle litografie che raffiguravano figure astratte. Una fila di sedie di plastica collegava il passaggio a un’area riservata predisposta alla reception, dove un piano tagliato a semicerchio accoglieva un piccolo monitor e una stampante ad aghi.

Il Caccamo raggiunse la camera mortuaria e, una volta dentro gli mancò il fiato. Un odore acre misto di formaldeide e cadavere avanzò dentro lui come un'ondata. La torcia balzellava il cono di luce lungo le pareti e poi sulla schiera di corpi inermi. Alcuni corpi erano stati avvolti da camici aperti su un fianco. Degli altri erano completamente nudi. Altri invece vestiti di tutto punto pronti per avere l’estrema unzione. Tutti i corpi erano supini su basi di acciaio con le gambe scoperte e un piccolo cartellino di riconoscimento stretto all’alluce del piede sinistro.

Il Caccamo col cuore in gola scorse con l’ausilio della torcia i vari cartellini, fino a che arrivò al corpo di sua madre.

La madre era vestita dentro un camice azzurro polvere, abbottonato fino al collo. Aveva la pelle del viso rilassata, tanto che il Caccamo credette che stesse solo dormendo. Quel pensiero gli balenò in testa per un momento, poi si rese conto che fosse una bugia.

Il Caccamo mise la madre sulla sedia a rotelle e la trasbordò lungo il corridoio. Cercò di fare il minor rumore possibile, ma gli cadde dalla tasca dei pantaloni la torcia, e un tonfo sordo percorse il silenzio, e accelerare il suo cuore.

Raggiunta la strada la leggera foschia si era diradata, spazzata via dal vento. C’era un silenzio surreale, quasi mistico.

Il Caccamo aperse la portiera anteriore della Saab e distese per il lungo il corpo della madre. Si avvicinò poi alla sua fronte e le diede un piccolo bacio.

Una volta che sistemò la sedia a rotelle nel bagagliaio, insieme alla borsa degli attrezzi, il Caccamo buttò gli occhi al cielo. Una stella brillò furtiva, uscendo tra le nuvole. L'uomo pensò che fosse un altro segnale.

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