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Una storia di Raffaele

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Little Brown

Pubblicato il 12 aprile 2017

Possiedo un piccolo allevamento di conigli che uccido e mangio perché non mi piace comprare carne di questi tempi e mi fido poco anche dei certificati e delle garanzie che qualcuno mette bene in mostra. Va bene, sono un barbaro comunque, ma lo faccio per sopravvivere. Il punto non è questo.

Sin da piccolo ho condiviso l’infanzia con i più svariati animali: mio nonno possedeva maiali, polli, tacchini e conigli.

A quell’età non immaginavo che quelle bestie finivano nel mio e negli stomaci di tutti quelli che venivano a comprare carne fresca e macellata da mio nonno e mio padre.

Ho sempre visto la carne già in frigo e non mi è mai passata per la testa l’idea che fosse in principio viva.

Avevo l’abitudine di dare nomi a tutti gli animali della fattoria - non ve l’ho detto, ma mi sembrava chiaro dove abitassi, o no? - e presto questa diventò una consuetudine anche per mio padre e mio nonno. Fu più facile per loro identificare gli animali per curarli, altre volte selezionarli per il macello.

Fino a quando non compì i dieci anni, mi tennero lontano dagli avvenimenti più crudi. Non ero mai presente ai macelli, ma n’ero cosciente ogni giorno sempre di più.

Sapete come si ammazzano i maiali? Ve lo risparmio.

Quando sono divenuto abbastanza grande - per mio nonno andavo bene già a dieci anni, ma mio padre preferì farmi finire la scuola e solo verso i diciotto entrai a pieno merito nell’azienda familiare - il tagliare teste a galline, sgozzare conigli, squartare maiali era divenuto per me consuetudine e i rimorsi non facevano più parte di quella coscienza infantile che spesso, le prime volte, metteva in serio dubbio il mio avvenire.

Tutto questo per dirvi chi sono.

Vi sembrerà quindi sadico continuare a dare dei nomi a queste povere bestie, ma come vi dicevo, ci aiuta nella gestione dell’azienda. Inoltre, non credo vi sarebbe facile capire questa storia senza l’ausilio di quei nomi.

Sentite questa.

Qualche mese fa, Susy, una delle conigliette che ci permettono di produrre carne bianca per un circa cinquecento distributori - parlo di macellerie e grossi alimentari - ha partorito un solo cucciolo di colore marroncino, quasi dorato, Little Brown.

Susy non è vecchia e la media dei cuccioli che partorisce una volta al mese è di sette, quindi capirete le mie perplessità al parto. Tuttavia, il mio veterinario mi ha assicurato che può capitare e che ciò non implica nulla per accoppiamenti successivi, cosa che ho verificato questo mese.

Qual è il punto?

Little Brown non è mai cresciuto in questo mese, cioè, è rimasto un cucciolo sebbene sia ingrassato visibilmente per l’abbuffata di latte materno che si è fatto. Sembra che invecchi, per così dire, restando apparentemente un cucciolo.

Il dottor Stefani, il mio veterinario, non ha nessuna spiegazione.

E non è tutto.

Una settimana fa, mentre facevo dei normali controlli al ricovero dei conigli, ho inavvertitamente aperto la gabbia dove Little Brown e Susy si trovano facendo cadere il cucciolo da un’altezza di circa un metro e mezzo. Credevo di averlo ammazzato, invece, il coniglio è atterrato sulle quattro zampe come fosse stato un peluche. Incredulo, restavo a bocca aperta permettendogli di girovagare per il ricovero. Dopo una rapida ispezione - mi credete se vi dico che sembrava una lepre? - si è avviato alla porta del ricovero uscendo e solo allora l’ho rincorso.

Vinto da curiosità e divertito dalla situazione, una volta che l’ho raggiunto, mi sono messo a guardare quello che faceva.

Il ricovero dei conigli dà su una stradina secondaria dove preferisco che il postino mi consegni la posta. È più discreto, mettetela così. La recinzione su quel lato è interrotta da un cancello che uso anche per il carico e scarico delle carni e dei mangimi, e proprio su di un lato ho la cassetta delle poste.

Il giorno che Little Brown scopriva il mondo era giorno di consegne. Ero troppo preso dal coniglio per poter sentire Guido, il postino che ci consegna sempre puntuali fatture da pagare, che mi diceva: “Buongiorno Signor Carlo, preferisce che la metta dentro o la prende lei?”.

Little Brown l’aveva sentito e lo raggiunse con un paio di saltelli buffi. Guido non se n’accorse e mi rinnovò la domanda.

“Scusa, buongiorno a te Guido…” risposi quando poi mi accorsi di lui, “Certo, sì, la prendo io. Grazie…”.

Fu un attimo.

Guido allungò la mano tra le inferriate del cancello con due buste e nello stesso istante Little Brown si staccò da terra con un salto di circa un metro e sessanta afferrandole al volo.

“Dio!” gridò il postino e indietreggiò impaurito.

Tra il nostro stupore Little Brown mi consegnò la posta.

Non credo sia importante a questo punto dirvi per quanto tempo restai a parlare con Guido di quello che era accaduto, anche perché ho dei seri dubbi sul fatto che mi crediate, giusto?

Voi non potete credere a un coniglio da riporto e magari vi prendete gioco di me aspettandovi che vi dica pure che Little Brown me lo porto a caccia e che puntualmente a ogni mio centro lui mi riporta la preda.

Non è così. Io sono contro la caccia.

Da quel giorno, comunque, Little Brown non è tornato più in gabbia e Guido è venuto altre volte a consegnarmi la posta.

Ormai credo che ci abbia preso gusto.

“Ehi Little Brown!” grida quando arriva, e non appena lo intravede gli lancia la posta: puntamento, calcolo, salto, e la posta mi viene recapitata attraverso una fessura sotto la porta di ingresso da un coniglio marroncino con occhi neri.

In paese è già un mito.

C’è chi parla di super coniglio o coniglio magico e molti m’infastidiscono perché vogliono vederlo esibirsi.

Cavoli! Ho del lavoro da sbrigare io!

Il prossimo mese arrivano un paio di troupe televisive per uno speciale e la storia che sto scrivendo sarà pubblicata in esclusiva su un paio di quotidiani.

Credete ancora che vi stia prendendo in giro?

Beh, liberi di pensare quello che volete, ma lasciate che vi dica una cosa: Little Brown esiste ed ha cambiato non poco il mio modo di vedere le cose, le cose della vita per capirci.

Vedete, io sono cattolico e non dovrei nemmeno dirlo, ma forse è solo il mio modo di giustificare quest’assurdità.

Di che sto parlando?

Avevo un cane tempo fa, un volpino marroncino, quasi dorato, con occhi neri e vispi, gli occhi di Little Brown…

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