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Una storia di Nikolay

Commiato di Natale

'Na lettura sciolta, prima che perdi i sensi a tavola

Pubblicato il 24 dicembre 2017 in Humor

Tags: natale babbonatale auguri regali feste

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E niente, volevo semplicemente fare gli auguri di buone feste ad un bel po' di persone.

Alle nonne, che sto mese hanno pigliato la doppia pensione e che non tengono più scuse per non dare la mazzetta ai nipoti.

Ai finanzieri, che sicuro si porteranno a casa un sacco di botte sequestrate sti giorni, per regalarle ai nipotini che le sparano a San Silvestro.

Ai nipotini dei finanzieri, chi a casa, chi all'ospedale con qualche dito mancante. Sennò il telegiornale la prima settimana del 2018 non ci può fare la gogna che noi terroni siamo incivili, e per mezzo di qualcuno ci finiamo sotto tutti quanti.

A Silviuccio, che a marzo stanno le elezioni e ci facciamo di nuovo due risate, pure se alla fine non cambia niente lo stesso.

Allo zio spendaccione, che sicuro già ha stracciato tutte le bollette di Equitalia, perché tiene fatto il patto con il pescivendolo giù al palazzo, che gli porta le ostriche alto livello.

A Babbo Natale, che ogni anno dicono che entra dal camino, ma io non me lo spiego perché abitiamo in un condominio e di camini non ce ne stanno.

Sempre a Babbo Natale, che gli altri bambini gli lasciano il latte come compenso della sua venuta, ma a noi qua ci piglia la colite facile, quindi raramente lo compriamo e non sappiamo mai che dargli, e ci complessiamo un sacco perché va a finire che si piglia collera.

Agli animalisti, che sanno che ogni anno un cofano di renne vengono sfruttate in una notte da un uomo per girare il mondo, però a loro sta bene, perché sennò sotto l'albero non si trovano niente il giorno dopo.

A quelli che la ragazza mo’ li ha lasciati, che almeno allo specchio si possono pigliare per fessi a dirsi che è buono che so’ single, così hanno risparmiato i soldi dei regali.

A Marco Carta, che non si sa come ma pure quest'anno ha cacciato l'album, e tu che ti pensavi che dopo Amici non accocchiava più niente.

A quelli che vanno ai firmacopie di Marco Carta, che già ci vuole coraggio a buttare i soldi per il disco, ma oltre a questo tengono pure la pacienza di farsi la fila.

Ai dipendenti statali, che sia se piove che se esce il sole, si trovano sempre lo stipendio a fine mese, per cui ci vuole solo ammirazione (e pure un poco di invidia) per loro.

A mammá, che spero che pure quest'anno mi apra i gamberoni durante il cenone, perché mi piacciono assai però mi scoccio di pulirli ogni volta.

A papà, che lui dei regali non se ne fotte, però se qualcuno lo chiama che tiene un posto di fatica non si piglia collera.

Ai cugini che li vedo solo alla vigilia e poi li vedró alla vigilia dell'anno prossimo.

Agli amici che andranno a ballare con la speranza di acchiappare, ma tanto si sa che non si appara mai niente.

A Gesù, che non festeggerá il battesimo e ci farà sparagnare almeno la tarantella della busta.

Alla zia zitella di novant'anni, che ogni giorno aspettiamo la chiamata del notaio per dirci che è passata a miglior vita e ci ha lasciato l'eredità.

Al femminiello calvo che sta nel programma della Balivo, perché mi sta simpatico assai, anche se non mi ricordo mai il nome.

A Rafilina, che pure quest’anno non ci sta per la tombola, che se giochiamo, spesso, è solo per tenere vivo il ricordo suo.

A te, che hai tenuto la fermezza di venirmi a leggere pure oggi. Che magari ti aspetti la morale alla fine pure di questo pezzo, come sempre, ma ti anticipo non ci sarà. Forse perché ti voglio far illudere che almeno a Natale è tutto bello, pure se in realtà non cambia mai niente.

A me, che il tempo passa e non me ne accorgo, e mi sento un po’ più vecchio ma un po’ più saggio.

Che tra un anno chissà con chi e dove sarò, e se la Juve la vincerà mai ‘na Champions.

Che quasi quasi è più probabile che Babbo Natale mi bussa alla porta e mi fa ‘na chiavica, perché non so’ stato capace di pigliare manco ‘na confezione di Berna, e che cazz, uno non pretende niente, però almeno il gesto...

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