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Una storia di SienLanoire

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Se fossi fuoco, Arderei il Mondo

Pubblicato il 16 novembre 2017

Mi sento divorata dal vostro modo stolto di vedere le cose, dall'unico punto di vista che non mettete mai in gioco per scoprire che magari ne estistono altri 1000 altrettanto confortevoli. Altrettanto validi a non farvi sentire isolati, a farvi sentire importanti anche per pochi secondi. Mi divora la vostra chiusura a qualsiasi cosa esista che non rientri nel vostro ideale minuto piccolo sporco di inutilità. Le unghie del vostro odio generato dalla paura, della vostra rabbia generata dall'ignoranza continuano ad affondare nella mia carne che non riesce a sanarsi prima che voi la facciate sanguinare di nuovo. Ve ne do la colpa, a tutti. A voi che leggerete ma soprattutto a chi non lo farà, a tutti quelli che non amano e non vivono, a tutti quelli che dei loro limiti fanno le armi per ferire cose a caso, inclusi se stessi. Voglio che sappiate che la mia maledizione, che tutto ciò che di peggio esista al mondo io Non ve lo auguro perché non meritate il dolore e nemmeno la gioia, meritate il Nulla vuoto e senza uscita in cui vi siete chiusi, corrotti dal vostro stesso ego, prigionieri della vostra ignoranza. La morte l'avete abbracciata nello stesso momento in cui avete emesso il primo gemito, e avervi intorno a me è come un coltello che entra ed esce dal mio stomaco, che mi stupra nel corpo e nello spirito e mi fa sanguinare, con la condanna di non poter morire. Questa è la peggiore delle creature, la morte che vi accompagna e che io riesco a vedere ma che non posso far evaporare. Posso guardarvi, disprezzarvi, odiarvi, parlarvi di quello che vedo nella vostra lingua malata, incoerente, ipocrita, ma non posso combattere quel fumo nero che vedo e che, senza nemmeno che ve ne accorgiate, allungate su di me. Le sue braccia sono protese a rubare la mia anima, a succhiarmi la vita dal corpo mentre io invece arranco nel fango. Quel fango che Budelaire tanto odiava, quella cloaca in cui sono costretta a muovermi nel costante rischio di affogare, ma io non ho fatto niente. Quei sorrisi beffardi che avete sul volto, quella convinzione che tanto mostrate nelle vostre piccole cose, quei vostri giudizi arguti e crudeli su tutto, ma non avete mai giudicato voi stessi. Apettate che gli altri vi guidino, che la dopamina dell'approvazione altrui circoli nelle vostre vene come una droga, ed è peggio di qualsiasi droga. Voi siete i drogati del Pianeta, coloro che si nutrono di 'altri', vorrei metterlo in corsivo ma non posso, coloro che mangiano le cose del mondo e se ne lamentano, ma in realtà le approvano, le accettano e hanno imparato a nuotarci così bene che anche le critiche alla fine non vogliono portare a nessun cambiamento. Tutti gli inni alla vita della storia si sono piano ridotti ad una placata ironia rassegnata, ogni lotta è finita nella convinzione di non poter cambiare niente. A voi silenziosi distruttori della mia sanità mentale io dedico queste poche righe, alla fine l'unica cosa, consapevolmente inutile, che io possa fare per dare voce alla mia rabbia, anch'essa inutile. La mia anima, se dovesse esistere, vi dedica un saluto, sperando, almeno qualche volta, di riuscire a passarvi accanto senza affogare.

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