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Una storia di SalvatoreGuadagno

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IL REGNO DELLA FENICE

Il destino premia gli umili

Pubblicato il 04 novembre 2017

PREMESSA

Il paesino era arroccato su di un monte ed abitato da poche persone tutti pastori e contadini.

Folco si riteneva il più iellato di tutti,

faceva il pastore dall'età di otto anni, sapeva a malapena fare la sua firma

ed era rimasto vedovo con sei figli ancora in tenera età.

I CAPITOLO: UNA FAMIGLIA DI PASTORI . . .

Era duro mandare avanti la casa ed accudire le pecore soprattutto nel periodo della tosatura,

ma Folco non si lamentava e lavorava notte e giorno per dare un futuro dignitoso ai suoi figli.

Il primo a cui aveva dato il nome di Giuseppe, come suo padre,

già a sedici anni era altezzoso e sempre pronto a comandare i suoi fratelli senza alzare un dito.

Sembrava il re ed i fratelli i suoi sudditi.

Il secondogenito Carlo era eccessivamente vanitoso pensava sempre e solo a se stesso senza mai volgere attenzioni ai suoi fratelli.

C'era poi Filippo molto fragile ed insicuro che era la preoccupazione del padre.

Giacomo il quarto dei suoi figli era bravissimo a portare i conti.

Ad appena dieci anni gestiva le entrate e le uscite giornaliere mantenendo bene equilibrate le finanze della casa.

Matteo invece era sempre pronto a fare il suo dovere e qualsiasi mansione gli affidasse il padre la portava a termine nei tempi stabiliti e in modo ottimale.

Infine Manuel, l'ultimo dei figli era un appassionato di geografia e ad appena sette anni

sapeva dire l'ora orientandosi con la posizione del sole.

II CAPITOLO: GIUSEPPE MONARCA ASSOLUTO

All'età di diciotto anni Giuseppe decise di lasciare suo padre per andare all'estero in cerca di lavoro.

Riferì la sua decisione al padre che acconsentì a malincuore proponendogli

di recarsi in Austria da alcuni suoi cugini sicuro che avrebbero trattato bene suo figlio.

Arrivato a Vienna il giovane si stabilì in casa degli zii che lo accolsero come un figlio

e subito gli trovarono lavoro come autista presso la residenza dei principi reali d'Asburgo.

Giuseppe fu felicissimo: non solo la paga era buona ma finalmente conosceva quel mondo di ricchezza e fastosità dove lui aveva sempre sognato di stare.

Elegantissimo nella sua divisa veniva spesso ammirato per la sua bellezza.

A ventuno anni era un giovane alto e moro con un sorriso smagliante e con due occhi blu che incantavano molte fanciulle della famiglia reale.

Un giorno conobbe la principessa Ester durante un pic-nic e fu attratto da quel viso angelico e da quegli occhi azzurri che lo fissavano intensamente.

Dopo quel giorno si cercarono spesso e tra loro scoccò l'amore.

Si amavano in ogni luogo lontano dagli sguardi di tutti finchè la principessa decise di informare suo padre perchè sentiva che quell'autista era l'uomo della sua vita.

III CAPITOLO: CARLO L'EGOISTA

Il re alla notizia di questo amore fu un po' sconfortato e reagì male ma poi vedendo sua figlia felice diede il suo consenso al matrimonio.

Così Giuseppe sposò la figlia del re e divenne sovrano assoluto.

Il suo pensiero era quello di sistemare anche suo fratello Carlo presso il suo regno e lo mandò a chiamare.

Giunto a corte Carlo si dimostrò ben presto l'egoista che era.

Assunse il ruolo di comandante delle guardie reali dove si pavoneggiava della sua bellezza.

Spendeva in modo sconsiderato in profumi, cappelli, divise eccetera per ostentare la sua vanità.

I due fratelli vivevano nel lusso più sfrenato senza pensare ai problemi del regno e al malcontento dei sudditi.

Giuseppe si gloriava di essere il dominatore dell'universo dimenticandosi di essere nato figlio di un pastore;

così pure Carlo sperperava prosciugando le casse del regno.

IV CAPITOLO: GIACOMO IL CONTABILE

Il comportamento dei due fratelli non era ben visto a corte anzi molte persone non li tolleravano per il loro pessimo carattere.

La notizia di questo malcontento giunse anche nel piccolo paesello,

allora Folco chiese a suo figlio Giacomo di recarsi dai suoi fratelli per riportarli ad un comportamento più sensato.

Giacomo che col tempo aveva affinato la sua intelligenza,

era diventato un uomo d'affari esperto in bilanci e sapeva gestire i conti in modo esemplare.

Giunse dai fratelli con l'intento di reguardirli circa il loro comportamento,

ma appena li vide si gettò nelle loro braccia piangendo di gioia.

Già dalla mattina dopo, però, si mise all'opera prima sui conti del regno e poi promuovendo iniziative di beneficenza verso i sudditi più poveri.

V CAPITOLO: FILIPPO DEDITO AL BERE

Intanto Filippo senza Giacomo si sentiva perso e si diede al bere in modo sconsiderato.

Beveva di nascosto perchè aveva vergogna di mostrare agli altri questa sua debolezza.

Col passare del tempo, però anche Folco si accorse che suo figlio era diventato un alcolizzato e,

stanco ed afflitto, chiese a suo figlio Giuseppe di prenderselo con se nel suo regno

ed aiutarlo ad uscire da quel tunnell.

Così anche Filippo si trasferì nel regno del fratello che per tenerlo occupato gli affidò l'incarico di giardiniere.

Filippo ne fu contento ma dopo i primi giorni passava il suo tempo nelle cantine reali a bere esageratamente.

VI CAPITOLO: MANUEL E MATTEO

Intanto Manuel che non era mai uscito dal suo paese desiderava vedere il mondo e decise di imbarcarsi come marinaio portando con se anche Matteo, suo fratello burocrate, bloccato nel suo ligio rispetto delle regole.

I due partirono alla volta del regno del Piccolo Principe, l'unico fornito dei poteri necessari per salvare i loro fratelli.

Quando si trovarono davanti a quel minuscolo ragazzo con i capelli color oro e poteri soprannaturali capirono di aver trovato un amico.

Infatti tra loro nacque una profonda amicizia che indusse Manuel e Matteo a raccontare la storia della loro famiglia chiedendogli di aiutarli a trasformare i loro fratelli in persone oneste e corrette in grado di ridare gloria e prestigio al regno di Giuseppe.

VII CAPITOLO: . . . E IL REGNO RITORNO' IN AUGE

Il Piccolo Principe accettò ma solo se i loro fratelli avessero riconosciuto i propri errori.

Giuseppe, alla presenza di quel piccolo ingenuo e saggio ragazzo, da re ipocrita con la sua ansia di potere si impegnò a diventare un monarca sincero e generoso.

Carlo dal canto suo si rese disponibile verso gli altri, Filippo riconobbe la propria debolezza e lasciò definitivamente l'alcool; Giacomo capì di moderare la sua sete di denaro, Matteo si liberò del suo senso del dovere e infine il geografo Manuel seppe trasformare il suo sapere accademico in una esistenza attiva.

Tutti maturarono nella loro coscienza e modificarono il loro carattere impegnandosi a fondo per la ripresa del regno.

In pochi anni i risultati furono evidenti ed il regno divenne uno dei più illustri del mondo.

Il piccolo principe per il coraggio, la determinazione e la tenacia di tutti i fratelli che da poveri pastori erano diventati regnanti lo denominò: il regno della Fenice.

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