scrivi

Una storia di LuigiMaiello

4

Intertwine Co. 57: Come realizzare una grande impresa

Il Leicester e Claudio Ranieri, legati al film Colpo vincente, a Canzoni di Lucio Dalla e a Open di Andre Agassi.

Pubblicato il 28 aprile 2016

“Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,

non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,

un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”

Questa settimana vogliamo raccontarvi una di quelle storie che riconcilia un po’ tutti col calcio e con lo sport, in un periodo in cui a volte ci sono più polemiche che attestati di stima.

Diciamoci la verità, vincere non è mai semplice, ma quando si è considerati palesemente “i più forti”, la vittoria è quasi scontata. L’eccezione è data dalla situazione opposta, quando cioè, a primeggiare, sono squadre che nessuno dava per favorite.

Pensate al Leicester di Claudio Ranieri, un team del campionato inglese di calcio che l’anno scorso ha lottato fino alla fine per non retrocedere e che quest’anno, salvo imprevedibili finali, vincerà la Premier League (+7 sul Tottenham secondo in classifica a tre giornate dal termine).

Claudio Ranieri.

Quella di Claudio Ranieri può essere considerata la rivincita dell’ “eterno secondo”, perché, anche se considerato un bravo allenatore, per molti Ranieri non aveva le stigmate del vincente.

Una persona per bene, forse più apprezzata all’estero che in Italia, che all’improvviso, dopo aver girato mezz’Europa, ha trovato il suo angolo di paradiso nella tranquilla Leicester, e ora là si sta togliendo la grande soddisfazione di vincere il campionato davanti a squadre come Manchester United, Manchester City, Arsenal, Tottenham, Chelsea, Liverpool, ecc., squadre con budget milionari e fior fiori di campioni.

Nel Leicester invece giocano calciatori della “classe operaia”, talenti fino a poco fa inespressi. Pensiamo a Vardy, il cannoniere della squadra, che fino a qualche anno fa si divideva tra calcio e lavoro: “Lavoravo in un’azienda che produce apparecchi ortopedici. Era massacrante: sollevavo centinaia di pesi e il calore dei forni mi bruciava la pelle”.

Oppure al talento Mahrez, 25enne attaccante algerino pescato in una squadra della serie B francese, che è stato votato miglior calciatore della premier, primo africano della storia a vincere l’ambito premio e che segue campioni come Cristiano Ronaldo, Wayne Rooney, Gareth Bale e Luis Suarez.

Insomma sul Leicester nessuno avrebbe scommesso un soldo a inizio anno.

In realtà non è vero. C’è infatti un tifoso che a fine anno sarà felice per la vittoria della squadra del cuore, ma sarà anche pieno di soldi, perché ad agosto ha scommesso 25 sterline sulla vittoria del campionato da parte del Leicester, che era quotata a 5000 (5000 x 25 = 125.000 sterline!).

Nel successo del Leicester parte è merito anche del team-building con i calciatori portati, ad esempio, in pizzeria - non a mangiarla, la pizza, ma a farla.

In questo caso possiamo davvero dire: “l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.

Ora però Intertwine Consiglia pt. 57: “Come realizzare una grande impresa” inizia

“Dobbiamo vincere per tutte le piccole scuole che non arriveranno qui”.

“Io voglio vincere per mio padre”

“E io per il nostro allenatore, che ci ha portato in finale”

Siamo negli spogliatoi prima di una partita importantissima per una squadra di basket del college. L’allenatore Dale, che era stato accolto con grande diffidenza dal gruppo di ragazzi, ormai li ha conquistati, e con loro è giunto fino alla finale del torneo.

L’allenatore è interpretato da Gene Hackman, che non è l’unico nome stellare del cast. Accanto a lui in questo film di David Anspaugh, dal titolo “Colpo Vincente”, troviamo anche Dennis Hopper e Barbara Hershey.

I colpi vincenti in questo film sono diversi.

In primis la capacità dell’allenatore di trasformare i giocatori da singoli demotivati in un collettivo vincente. È soprattutto nella prima parte del film che emerge la concezione del basket (e dello sport) come un'attività sportiva che è anche e soprattutto sacrificio, disciplina, impegno, rispetto delle regole, dei compagni e dell'allenatore.

In campo ognuno deve sacrificarsi per l’altro:

I cinque in campo devono essere un blocco unico, squadra ...

passare sempre, non trattenerla”.

Ma l’allenatore stesso non ha di certo un passato tranquillo alle spalle. Per lui, infatti, questa è l’ultima possibilità per tornare ad allenare dopo dieci anni di inattività, per aver picchiato un giocatore durante un allenamento.

Il suo assistente è “Colpo in canna”, genitore alcolizzato di uno dei giocatori, che però si rivela utile per la sua conoscenza della pallacanestro della zona. Bellissima e commovente a riguardo è la scena in cui Dale si fa espellere volutamente per dare al suo secondo la possibilità di dimostrare finalmente quanto vale, sequenza che esemplifica il concetto del dover dare sempre una seconda possibilità alle persone.

C’è il campione Jimmy, ma c’è soprattutto la squadra stessa, in cui

"nessuno è più importante degli altri".

A emergere in questo film è anche la dimensione locale dello sport. Nella piccola comunità rurale di Hickory sembra che tutti vivano solo per il basket: troviamo trasferte con diverse macchine al seguito, discussioni animate al bar, genitori che vorrebbero intervenire nelle scelte tecniche, e soprattutto tutti sono allenatori, buoni, come è ovvio, soprattutto a criticare.

Vi ricorda qualcosa?

La finale verrà giocata contro una squadra fortissima, in uno stadio da ventimila posti, una sorta di Davide contro Golia:

“Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota

e corro veloce per la mia strada

anche se non è più la stessa strada

anche se non è più la stessa cosa

anche se qui non ci sono i piloti

anche se qui non ci sono bandiere...”

Circa vent'anni dopo "Nuvolari", Lucio Dalla torna a cantare di piloti e di auto e lo fa dedicando una canzone ad Ayrton Senna, uno dei piloti di Formula 1 più forti di tutti i tempi, tre volte campione del mondo, scomparso il primo maggio del 1994.

“Non esiste curva dove non si possa sorpassare” era il suo mantra, ma al settimo giro del Gran Premio di Imola, nella curva del Tamburello, usciva di pista ad altissima velocità.

L’incidente gli fu mortale, ma la colpa non fu sua, bensì di un piantone dello sterzo difettoso.

“Ayrton” fu pubblicata in Canzoni, album del 1996 in cui un singolo di gran successo fu Canzone, scritto in collaborazione con Samuele Bersani.

“Canzone trovala se puoi

dille che l'amo e se lo vuoi

va' per le strade e tra la gente, diglielo veramente

non può restare indifferente

e se rimane indifferente, non è lei…”

Molto bello ed originale, oltre alla canzone, è il video in cui Lucio Dalla canta in un monitor portato in giro per le strade di Napoli.

In tutto Canzoni è composto da 13pezzi: 11 + 2 ghost track, di cui la prima è un rifacimento di Disperato erotico stomp; mentre la seconda è il canto liturgico Vieni, spirito di Cristo interpretato da un frate domenicano, che Dalla aveva sentito eseguire dal frate nella Basilica di San Domenico a Bologna qualche mese prima.

Nel disco c’è anche spazio per l’amore, e se avete bisogno di una dichiarazione, ecco a voi “Tu non mi basti mai”:

“Vorrei essere il vestito che porterai, il rossetto che userai

vorrei sognarti come non ti ho sognato mai

ti incontro per strada e divento triste

perché poi penso che te ne andrai…”

Canzoni non è di certo il miglior album di Lucio Dalla, ma è stato comunque un grande successo, che rimase per lungo tempo al primo posto delle classifiche con oltre 1.300.000 copie vendute.

"Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato. Quando quest’ultimo tassello della mia identità va al suo posto, scivolo sulle ginocchia e in un sussurro dico: Fa’ che finisca presto. E poi: Non sono pronto a smettere."

Questa è Open, l’autobiografia del tennista americano Andre Agassi, pubblicata in Italia da Einaudi nell’aprile 2011.

Andre Kirk Agassi, questo il suo nome per intero, è uno dei più forti giocatori di tennis della storia. Ha detenuto il primo posto nella classifica ATP per 101 settimane ed è uno dei 7 giocatori che nella loro carriera sono riusciti a vincere tutti e 4 i titoli dello Slam.

Open comincia dalla penultima partita della sua carriera, U.S. Open 2006, con la descrizione dell’atmosfera, le voci dei figli piccoli e della moglie Steffi Graf (anch’essa grande tennista) che fanno colazione nel salottino attiguo.

"Ora, dalla stanza accanto, sento Stefanie e i bambini. Stanno facendo colazione, parlano e ridono. Il desiderio travolgente di vederli e toccarli, oltre a una gran voglia di caffeina, mi dà l’ispirazione che mi serve per alzarmi, per mettermi dritto. L’odio mi mette in ginocchio, l’amore mi fa alzare in piedi"
Andre Agassi mentre si allena da piccolo.

Gran parte del libro è dedicata al rapporto col padre, Mike Agassi, un ex pugile che già dall’età di 6 anni non risparmia niente al figlio, perché vuole che diventi un grande campione:

«Papà dice che se colpisco 2.500 palle al giorno, ne colpirò 17.500 alla settimana e quasi un milione in un anno. Crede nella matematica. I numeri, dice, non mentono. Un bambino che colpisce un milione di palle all’anno sarà imbattibile».

Il piccolo Andre si allena con un lanciapalle denominato PRINCE. Molto spesso lui non vorrebbe allenarsi, ma non sa mai dire no all’autorità del padre:

«Questo conflitto tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita».

Alla fine del libro, Agassi ringrazia J.R. Moehringer, un premio Pulitzer. Tra le righe si evince che Moehringer gli abbia fatto da ghostwriter.

Open può essere considerato un vero e proprio romanzo di formazione, in cui c’è il tormento costante di chi odia quello che fa, ma non conosce altra strada per realizzarsi, che quella che ha imboccato.

Il tennista, che tanto ha vinto, scrive la sua vita come se fosse una sconfitta :

«Vincere non cambia niente. Adesso che ho vinto uno slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta».

A proposito di imprese eccezionali, vogliamo proporvi quella di alcuni ragazzi di Napoli, che animati dalla voglia di intraprendere un’avventura, hanno deciso di partire da Londra, e percorrendo diverse migliaia di chilometri, arriveranno (si spera) fino ad Ulan Bator, capitale della Mongolia. Il tutto a bordo di una Panda 4x4 e senza aiuti “moderni”. Il tutto per beneficenza. Torneremo a parlare di loro, ma per ora date uno sguardo alla pagina di WalleRally .

Tornando all’argomento centrale del nostro articolo, è necessario puntualizzare che nel lavoro, così come nello sport, il talento da solo non basta.

La fantasia e la creatività vanno indirizzati verso obiettivi concreti, altrimenti (soprattutto nel lavoro) il tutto diventa arte, che di per sé non è negativa, ma non è finalizzata agli obiettivi.

Per realizzare i propri obiettivi e desideri è necessario un mix tra passione, perseveranza, autodisciplina e … coraggio.

E secondo voi per raccontare al meglio una storia cosa è più importante:

il talento o l'allenamento continuo?

"Io amo i coraggiosi: ma non basta essere bravi guerrieri, si deve anche sapere chi colpire. E spesso c’è maggior coraggio nel trattenersi e passare oltre, per risparmiarsi per il nemico più degno."

(Friedrich Nietzsche)

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×