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Una storia di alam

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La polena della Corvette ed altre storie

(partire con lo svantaggio)

Pubblicato il 16 luglio 2017

Questa è una storia un po' complicata e complessa, un 'armasd', come si direbbe dalle mie parti. Eppure per chi ha voglia di leggerla ed arrivare in fondo - il che non è sempre così scontato - c'è un senso. Come mettere insieme la Corvette e la nave dell'ammiraglio Nelson. Che non era una corvetta, non c'è assonanza neanche in quello. C'è assonanza in tutt'altro, ma adesso la smetto di menarla con l'introduzione e passo ai fatti.

Voi ovviamente sapete tutto della storia della produzione autmobilistica della Chevrolet negli anni '50 e sapete altrettanto bene dov'è Trafalgar, anzi ci siete stati e vi siete smitragliati di selfie.

Bene, chissenefrega.

Agli inizi degli anni '50 il signor Harley Earl era un americanotto di belle speranze, faceva il progettista alla Chevrolet e nonostante non fosse molto di popolare dirlo all'epoca, gli piacevano le auto europee. Italiane e inglesi, soprattutto. Adesso, vallo a dire a un americano che forse si potrebbe fare come gli inglesi; ti bombarda con l'atomica prima che tu entri nel rifugio.

Harley non era un pazzo, anzi. Gli frullava in mente questa cosa, le Alfa Romeo, le Triumph e le MG. Erano fatte bene, porco cane, leggere, scattanti, avevano un fascino particolare e piacevano mica solo a lui. Così gli venne l'idea che anche gli americani potevano fare una spider sportiva e competere con loro sullo stesso terreno.

Il Grande Capo della Chevrolet ovviamente non la prese bene. Per niente.

"Sei pazzo? Abbiamo la Bel Air che sta facendo un successo strepitoso, è l'alto di gamma, il nostro fiore all'occhiello. Il massimo dei massimi. Quella sì che è una super macchina"

E io non so perché mi immagino Harley che risponde: "La Bel Air è un autoblindo"

Il Grande Capo scartò l'idea al volo e che non se ne parlasse mai più.

Mai più, cavolo.

Cosa che ovviamente il buon Harley non fece. Poco dopo tornò alla carica. I vertici della Chevrolet e della General Motors gli dissero chiaro e tondo che non avevano voglia di sprecare finanze dell'azienda in un'idea inutile che agli americani non sarebbe piaciuta; anzi, probabilmente gli americani avrebbero fatto come se l'auto non esistesse nemmeno.

Però...

...dal momento che uno dei loro progettisti migliori era impazzito di colpo, ma era anche un mulo ostinato e piuttosto rompipalle, fecero un patto. Gli dissero qualcosa come:

"In orario di lavoro tu sei nostro. Piantala. Ufficialmente, però, fuori dall'orario di lavoro, puoi fare quello che ti pare, no? Magari trovando due o tre amici progettisti e collaudatori, costruisciti la tua porca astronave stupida e alla fine vedremo. Tanto sai già che è un'idea sbagliata"

Adesso, Harley Earl, giovane di belle speranze, non era pazzo, lo ripeto. Sapeva bene che era un azzardo. Che avrebbe dovuto faticare il triplo di quello che era normale. Che ci sarebbero voluti anni, da solo o quasi; ma sapeva anche che era il suo sogno e con i sogni non si scherza.

Radunò un gruppo di temerari, piazzarono un bel telaio in acciaio progettato per l'occasione per un'auto piccola (piccola per il metro americano), un disegno di carrozzeria ed ottennero dai Grandi Capi, bontà loro, di usare un motore che sarebbe stato dismesso di lì a poco dalla linea Chevrolet, quello del camioncino. Il cosiddetto Blue Flame a sei cilindri in linea 4600, che era lento, poco potente e legnoso, ma era pur sempre un motore.

La carrozzeria, in fabbrica, non gliela avrebbero mai costruita, nemmeno di straforo, così Earl pensò di compensare la legnosità del motore con una carrozzeria in vetroresina che almeno pesava un terzo di una normale in acciaio.

Da pazzi, all'epoca.

Una macchina di plastica, secondo i Capi, un'idea fantastica secondo chi avrebbe capito.

Chi avrebbe capito, però?

Eh...

I pannelli della carrozzeria glieli fece un amico di una fabbrica specializzata in materie plastiche e alla fine del '52 lui arrivò in azienda con la sua macchinina, che aveva il nome di una nave da battaglia leggera, era piuttosto strana, ma alla fine i vertici della General Motors dovettero ammettere che era piuttosto bellina. Sarebbe stato un fiasco, ma bellina; in più, a loro non era costata praticamente niente.

Così, quando nel gennaio del '53 la presentarono, gli americani si innamorarono perdutamente della Corvette e fu un successo strepitoso. Conferenze stampa e i Grandi Capi subito a dire che:

"beh, sì, noi lo sapevamo fin dall'inizio..."

La Bel Air, mezzo carro armato, passò di moda e lentamente sparì.

La Corvette c'è ancora, più bella che mai.

All'Ammiraglio Horace Nelson la Corvette sarebbe piaciuta. Di sicuro​.

Anche perché la sua storia è simile. Voi adesso vi dovreste immaginare un ammiraglio della flotta inglese che fa decine di battaglie, contro i francesi, contro gli spagnoli, contro chi cavolo volete. Tipico inglese fare la guerra a mezzo mondo e oltretutto avevano la flotta navale migliore, all'epoca.

Perde un occhio in una battaglia e perde un braccio in un'altra. Purtroppo Nelson non era fortunatissimo e anche se era molto considerato, era anche menomato e la Corona cominciava a preoccuparsi, a mandarlo per mare come comandante.

Comandava la Captain, era un commodoro (che io ancora dopo anni mi chiedo che cavolo di titolo è) e boia d'un cane, non si sarebbe fatto fermare dalla sua menomazione.

Adesso, è vero che aveva un trigo con Lady Hamilton e che abbia distrutto la Repubblica Napoletana in quel periodo facendo cose turche, anche per farsi bello agli occhi della Lady e vederla più spesso, non gli fa onore, anzi; ma per gli inglesi era un atto militare importante (anche se non purissimo) e quindi lo promossero e gli fecero cenno di star zitto e buono.

All'epoca, invece, la Victory era una nave vascello con cento cannoni e si era già incagliata durante una battaglia. Fu portata al porto, in Inghilterra, perché la smantellassero. Aspettarono un bel po', però.

Tanto che la dovettero rimettere in funzione in fretta, ripararla e ricostruire dei bei pezzi, perché Napoleone era in giro, ragazzi e quando Napo è in giro per il quartiere, gli inglesi un po' si preoccupano.

Presero Nelson, gli diedero il comando di quel cartoccio rifatto che era la Victory, gli fecero capire che doveva stare buono e zitto ma magari all'erta, che non si sa mai.

Comunque all'epoca la nave navissima era la Majestic, la più bella e grande del reame. Vascello da battaglia di prima classe, un numero spropositato di cannoni.

Splendida.

Mica come quel vascello restaurato, bello ma non all'altezza, della Victory.

Che però aveva il nome giusto, si vede.

Tra bande rivali c'è sempre allerta e dal momento che il Napo è diventato imperatore ed è più cattivo che mai, va bene anche uno come Nelson.

Un po' malmesso e discusso, al comando di una nave un po' malmessa.

Il 21 ottobre del 1805 doveva esserci il mondo, dalle parti di Gibilterra, anzi Trafalgar. Doveva essere una mattina di grande traffico, da quelle parti. I 104 cannoni della Victory furono belli attivi e tutte le navi si sparavano legnate a destra e a manca, scusate se descrivo così una battaglia.

La nave malmessa prese tantissime cannonate.

L'ammiraglio fu ucciso da un cecchino francese...

...ma vinsero. La Victory fu riportata a casa, malconcia ma vittoriosa. D'altronde si chiamava Victory, no? E visto che i marinai sono superstiziosi, il nome era importante. Secondo la leggenda l'ammiraglio fu messo in un barile di rhum perché si conservasse, riportato a casa insieme alla sua nave e celebrato con tutti gli onori. Insieme alla sua Victory.

Che ancora oggi è ancorata al porto di Portsmouth, bella come il sole e alta come le case del quartiere.

Il più bel vascello osteggiato e svantaggiato della storia.

La Majestic affondò anni dopo quella vicenda e non se ne seppe più niente.

Ovviamente la morale, se una morale c'è, ve la trovate voi.

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