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Una storia di Antonella

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La tua Giada

...per sempre

Pubblicato il 23 marzo 2017

La luce bianca filtrava lieve dalle persiane appena socchiuse. Erano giorni tutti uguali scanditi dal ritmo dei pasti principali, dal cambio turno degli infermieri, dalle visite mediche e l’ora della terapia.

Non so esattamente cosa cercavano di curare. In me qualcosa era cambiato.

Un giorno, un ladro era piombato alla villa armato fino ai denti. La canna puntata alla tempia di Giada, mia moglie, deciso a farla fuori. Inutili le mie preghiere, né il fatto di ripetergli che io, una cassaforte, non l’avevo! Se voleva colpire qualcuno, doveva colpire me.

Un corpo sordo penetrò nel mio cervello.

Ma non aveva ben calcolato la mira e mi sfiorò appena la scatola cranica.

Non servì a nulla. In una frazione di secondo sparò il secondo proiettile. Giada cadde a terra. Morì all’istante.

Da quel giorno sono fermo qui. Non sono sicuro di essere vivo. Mia figlia Jasmine viene a trovarmi tutti i giorni. I medici sono sicuri che se continua a parlarmi, io possa svegliarmi da questo stato limbico.

Inutile.

Io sono morto.

Oggi è sabato. Alle quattordici e trenta un fattorino si presenta nella mia stanza. Mi porta un pacchetto.

<< Firmi qui, per favore>>. Acciglio lo sguardo.

“Non sa che io non posso muovere un muscolo?” Pensai tra me e me.

<<Basta solo una sigla, un segno. Io devo consegnarle questo pacco>>

Mi mette la bolla d’accompagnamento sotto la mano, posiziona la penna e accompagna il movimento dell’inchiostro. Soddisfatto di quel segno, più o meno leggibile, mi saluta lasciandomi sulle gambe il pacchetto.

Ha un certo peso. Sembra piena.

In cuor mio spero che Jasmine arrivi presto e si porti via quella scatola.

Inutile.

Dovrò fare da solo.

Scarto. Apro. Trovo una scatola in legno decorata decoupage con dentro tante lettere e bigliettini. Ordinati perfettamente per data, messi insieme da un nastrino di seta blu.

“Giada …” Sussurro tra me.

Giada amava conservare i nastrini di seta delle bomboniere. Ricordo che diceva che ogni oggetto, anche il più inutile, ha un suo valore. Porta con sé un pezzetto di vita: una festa, una nascita, una vacanza. Io non ho mai creduto in queste romanticherie.

“La mia Jasmine non arriva!”

Sospiro.

Sciolgo il nodo. Comincio a leggere.

15 marzo 1976

Signora Giada,

suo marito è un angelo. So che non ama i ringraziamenti. Ma io lo devo ringraziare per quella volta che mi portò al mare con la vostra famiglia. Papà era rimasto da poco infortunato sulla sedia a rotelle. Suo marito, aveva fatto in modo di farlo continuare a lavorare per lui. Io ero piccolo. Ricordo che volle a tutti i costi regalarmi una giornata di mare. Non potrò mai dimenticare. Da quel giorno ho sognato di diventare marinaio e oggi sono Capitano Navale. Che il signore abbi sempre cura del Signor Ernest Kazirra e della sua famiglia.

Con affetto, Karl Giordano

Non so quante lettere e bigliettini di ringraziamento Giada aveva ben custodito.

Stanco di stare a letto, cominciai a camminare su e giù per la stanza continuando a leggere di giorni vissuti, di incontri della vita, di ricordi dimenticati.

La prima luce del mattino colorò ogni angolo della stanza illuminando le lettere aperte.

Ne mancava solo una. La busta aveva un colore diverso. Un azzurro cielo delicato.

27 Maggio 2007

Amore mio,

oggi ringrazio Dio per avermi dato te. Tu sei un dono. Qualsiasi cosa succederà, in qualunque modo finirà, il nostro tempo è stato il regalo più bello che io potessi mai ricevere dalla vita. Hai reso felice chiunque incontrassi nella tua vita. Ma, soprattutto, hai reso felice me.

Adesso sono qui. Adesso sono io che voglio farti un regalo.

Quest’alba è per te. Vivila.

La tua Giada

Per sempre

Un’inquietudine strana mi prese al petto. Mi sentii soffocare e mi rimisi a letto.

<<Buongiorno! Come si sente oggi?>> disse l’infermiera mentre apriva le persiane.

<<Che giorno è oggi?>>

Sorpresa, disse: <<Ma … buongiorno! Vedo che oggi sta meglio>> e mi sorrise.

<<Oggi è domenica. Domenica 27 Maggio 2007 e sono mesi che lei non si alza da questo letto. Provi a venire alla finestra. E’ un’alba spettacolare>>

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