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Una storia di Lelly

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Caterina odiava perché amava troppo.

Caterina, dopo la sua prima delusione amorosa, non crede più all'amore.

Pubblicato il 03 febbraio 2015

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Caterina odiava il prossimo e forse odiava un po' anche se stessa, odiava la fortuna che non era mai stata dalla sua parte, odiava gli uomini, odiava lui che l'aveva usata, dapprima sedotta e poi abbandonata.

Caterina non aveva mai superato quella delusione amorosa, aveva dunque vissuto tutta la sua vita all'insegna dell'odio, a ricordare ogni santo giorno il male ricevuto e quello che le sarebbe piaciuto infliggere.

Alla fine, stanca di tutto, aveva preparato un fagotto con la poca roba di sua appartenenza ed era partita, andata via per sempre dalla sua terra, sperando che tanto sarebbe bastato a farle dimenticare quel crudele passato.

Ora, consumata dagli anni e dall'odio, con i capelli divenuti in parte fili d'argento, le rughe intorno alla bocca che non faceva altro che aspirare fumo di sigarette, guardava il paesaggio fuori alla sua finestra e pensava.

Arriva sempre per ciascuno di noi il momento di tirare una linea e fare le somme della nostra esistenza.

Suonarono alla porta. Caterina non attendeva visite, Caterina era sola, senza amici e senza famiglia. Aveva allontanato tutti, credendo che odiarli sarebbe stato il modo migliore per evitare che, amandoli troppo, potessero poi farle del male proprio come aveva fatto lui.

Guardò la ragazza che si stagliava sulla porta, ma non disse nulla, non le chiese neppure chi fosse. Cercò di studiarla, di capire da chi avesse ereditato il colore e la forma degli occhi.

- Buongiorno Caterina! Io sono la nipote di Antonio... io... io ho bisogno di lei!

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La presenza di quella ragazza, che si stagliava con l'espressione impaurita sulla soglia della porta, lasciò Caterina interdetta per un attimo.

Dicono che, quando si pensa troppo alle disgrazie, si finisce con l'attirarle. Ecco dunque che a furia di pensare a quell'uomo, era piombata in casa sua qualcuno che ne faceva le veci. Pensò questo Caterina quando, dinanzi agli occhi marroni screziati di verde della ragazza, rivide per qualche attimo Antonio. Antonio, quel maledetto farabutto che continuava a tormentarla nonostante fossero passati anni, nonostante sia lei che lui, non sapevano come l'altro fosse invecchiato, Antonio che, dopo aver rubato il cuore e incenerito la sua anima, aveva anche avuto il coraggio di rifarsi una vita.

Caterina non disse nulla, non rispose, si limitò semplicemente a chiudere la porta in faccia alla ragazza.

- Non provare rimorsi!

Intimò a se stessa quando poi giunse dinanzi allo specchio del suo ingresso. Si osservò nel riflesso e per un attimo, cominciò a contare le rughe sul suo viso. Erano troppe, era passato troppo tempo e il tempo, anziché guarire le sue ferite, non aveva fatto altro che infettarle sempre più il cuore.

- La prego Caterina! Solo lei può aiutarmi...

La voce dolce ma a tratti stridula della ragazza, riuscì ad attraversare il legno intarlato della sua porta. Quelle suppliche erano frustate dolorose per il suo cuore e, come succedeva spesso, Caterina provò il desiderio di farsi ancora più male. Far entrare quella ragazza in casa sua, permetterle di pronunciare il nome di Antonio tra le quattro mura immacolate della sua casa, di infangare ancora la sua dignità con quel nome, con colui che le aveva rovinato l'esistenza, era l'equivalente di afferrare una cinghia e frustarsi da sola. Il dolore sarebbe stato assicurato ma, quando ci facciamo del male con le nostre stesse mani, i dolori che proviamo sono sempre più sopportabili, alle volte ci appaiono anche giusti, come se in realtà si trattasse di una specie di rituale da mettere in atto per purificarci e redimerci.

- Cosa vuoi? Hai solo due minuti, io non ho tempo da perdere! - esclamò Caterina dopo aver spalancato la porta. La ragazza sorrise e dinanzi a quello sguardo felice e sereno, Caterina si sentì morire perchè anche il suo Antonio le aveva sorriso in quel modo anni addietro.

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Amare troppo, crearsi aspettative. Delusioni incombenti. I rapporti superficiali spesso premiano, io odio le persone superficiali. Pensano di amare, non possono capire cosa vuol dire amare veramente e sarebbe splendido essere come loro, spesso penso. Almeno non soffrono davvero.

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