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Una storia di MirianaKuntz

Sid Vicious e Nancy Spungen

Storia di amore e morte.

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Pubblicato il 13 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: amore droga morte sexpistol sidvicious

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Mi hai uccisa, o forse no. E’ cosi che strillavano quei giornali maledetti il giorno dopo che il mio corpo è stato ritrovato dissanguato in un cesso. Il Chelsea Hotel non mi è mai piaciuto molto, ma era un ottimo posto per brillare. Quando eravamo in posti mediocri, in posti che facevano impazzire tutti, tranne che a noi, ci sentivamo quasi importanti. Avevamo scelte diverse dagli altri, e per questo non eravamo nella marmaglia. In verità la gente ci vedeva esattamente così: feccia. Tu soltanto di rimando godevi di questa non fama intermittente. Tu brillavi, e brillavi per gli altri soprattutto quando non eri con me. Sid Vicious, il grande re del punk, quel ragazzo sregolato che quando ho conosciuto non sapeva nemmeno suonare, ma la musica se l’era scelto in qualche assurda maniera. Nessuno voleva che io stessi con te, e nessuno voleva che tu buttassi il tuo tempo con me. Qualche tempo prima ero solo una groupie che andava matta per chiunque avesse un bel culo sodo. Mi facevo di tutto, ma l’eroina era la mia preferita. Mi faceva scordare chi ero, e per i momenti in cui non avevo memoria, potevo essere chi desideravo, a volte persino nessuno. Essere nessuno ti da quell’assurdo sollievo di non poter deludere, di non prendere parte a nessun bando, di non perdere gare, di non essere in mezzo. Quando ero nessuno non vincevo e non perdevo e per questo mi sentivo salva. Io che sono nata con un cappio al collo, perché mia madre non sapeva gestirmi già quando ero dentro di lei. Ero furiosa e capricciosa. Una volta ho minacciato la mia baby sitter, e un’altra ho corso contro mia madre con un grosso martello. Non desideravo ucciderla, non volevo uccidere nessuno, col tempo ho capito che la distruzione che volevo riversare sugli altri, era solo la distruzione che auguravo a me stessa. Ho cambiato tante scuole, neppure quella per – ragazzi difficili- è servita a qualcosa. In quel posto la più difficile continuavo a rimanere io. I miei si sono arresi, io penso di essere nata in qualche maniera già morta, e il fatto che in fondo fossi sopravvissuta, mi ha lasciato addosso quella continua sensazione di non essere – nel posto giusto-


Io dovevo morire, e in fondo volevo che ciò accadesse.

Per cui, amore mio, nel caso fossi stato tu, mi hai fatto l’ennesimo regalo senza saperlo.

Lydon voleva tenerti lontano da me, diceva che rendevo i Sex pistol meno compatti, che tu con me ti perdevi, e non eri più adatto alla loro musica. Quando mi sono infilata nel suo letto, in verità volevo solo starmene più vicina a te. Mi ha rifiutata tante di quelle volte quell’imbecille, senza sapere che in fondo io puntavo solo a te. Una sera ero così fatta che mi sono lanciata in mezzo a voi, pensai che se aveste abusato di me, almeno uno dei due non sarebbe stato un abuso.

Sid quanto ti ho desiderato, non lo immagini neppure.

Mi piace pensare che anche tu l’abbia fatto, che malgrado avessi tante corteggiatrici e tanti reggiseni lanciati in faccia, il mio ti piacesse di più.


Quando hanno trovato il mio corpo morto, avevo su solo intimo di pizzo, da quando stavo con te indossavo solo quello. Sapevo che ti piaceva, e sapevo che a me piaceva il modo in cui mi guardavi.

Noi eravamo diversi insieme. Tu che avevi sempre cercato -una madre- in me vedevi una compagna e un punto fermo. Io che avevo sempre cercato conferme e approvazione, dalla tua bocca non sentivo mai un -no- o un -non vai bene- A te andavo bene anche così, anche quando mi facevo da fare schifo, quando bevevo senza darmi un limite, quando dovevi raccogliermi dalla strada. Quando la gente mi gridava – puttana- e a te non importava.

Non mi hai pulita dai miei errori, mi hai solo fatto sentire giusta anche con essi.

Miracolosamente, anche se tutti vedono la nostra unione come una dannazione, penso che ci siamo salvati da quell’apatia che in molti si portano addosso tutta vita. Quella costrizione di dover vivere a tutti i costi, di non potersi abbandonare alla fine, senza apparire deboli.

Io nelle tue mani ero debole e mai forza più grande è stata sperimentata al mondo.

Quando facevamo l’amore non era mai tutto deciso. Mai tu sotto ed io sopra, mai io sotto e su sopra. Mai per forza di lato, mai nulla per scontato. Quando facevamo l’amore il più delle volte eravamo fatti da fare schifo, ma il giorno dopo le cose un po’ mi tornavano in mente. Non avevo paura della tua testa calda, sapevo che non mi avresti mai fatto del male, mai più di quanto avevo deciso io. Il nostro era un amore sadico, di quelli dove si piange e si sta bene. Di quelli dove insieme alle dita, si lasciano scorrere anche coltelli. Sanguinavo quando mi amavi, e tu come uno squalo inferocito correvi a mangiarmi.

Insieme ai segni che mi facevo da sola, un po’ per noia e un po’ per male di vivere, c’erano anche quelli che mi facevi tu. Segni di morsi, segni di baci, segni di lame.

Tu mi tagliavi dentro e fuori, ed io te lo lasciavo fare.


Quando ti guardavo io vedevo il dio del punk e il dio del mio regno, quando tu guardavi me non mi facevi sentire una prostituta di paese che tira e ruba. C’era uno scambio di amore e guerra che mi ha tenuta in vita più di quanto mi aspettassi da me.

I tuoi anfibi mi camminavano addosso, il tuo giubbotto di pelle mi sfregava sull’addome. Le borchie mi graffiavano, il tuo respiro era sempre caldo, e i tuoi occhi si perdevano.

Insieme eravamo spesso euforici e spesso tristi. Le coppie normali lo sarebbero stati per motivi diversi. Ma io ero felice quando ero triste, e triste quando ero felice. Passavamo dal correre al camminare lenti. Rubavamo alle vecchie al parco, e poi ci venivano i sensi di colpa. Poi mi baciavi, ed io dimenticavo il resto.


I Dottori dopo una serie di bugie e menzogne, hanno svelato ai miei di cosa fossi affetta da tutta la vita.

Schizofrenia, disturbi ossessivo compulsivo.

Ero malata, ma non per te, che in me non vedevi difetti di fabbrica.


La gente mi ha sempre odiata. Qualcuno mi invidiava perché ero la tua donna, qualcuno mi odiava perché ero solo una ragazza di vent’anni troppo truccata e nuda. E qualcuno mi odiava perché ero arrabbiata, aggressiva e trasgressiva, e alle donne non era permesso a quell’epoca, in verità non ci è permesso neppure adesso senza essere giudicate.

La vita sembra essere un concentrato di testosterone e cattiveria.

A Nancy spungen e alle donne in generale non era permesso essere così.

I sex pistol mi odiavano, la gente mi odiava, i miei genitori avevano perso le speranze, ma tu no.

Gli Heartbreakers nel 1977 mi hanno portata da te.

Holidays in the sun ti scorreva nelle dita come solo il sangue proprio riesce a fare, venivi sostituito di continuo nel gruppo, perché non eri costante, perché spesso eri con me, e perché a volte non eri in grado di reggerti in piedi, ma la cosa che dicevo a chiunque avesse il coraggio di chiedermelo continuo a pensarla: -Sid vicious è i sex pistol.-

Loro senza di te non sarebbero stati niente, un po’ come è successo a me.

A volte ho paura che gli altri avessero ragione, che se non fossi stata nella tua vita, tu ti saresti salvato in qualche maniera. L’amore mi rendeva cieca e sorda. Ero fatta di eroina ma anche di te.

Un’ assuefazione che non finisce, neppure dopo la morte, così com’è stato con te.

I giornalisti hanno raccontato di me le cose peggiori. Hanno persino detto che chi mi ha ucciso era un uomo che stavo per farmi. Che non era la prima volta che ti tradivo, che ero fatta così, mi regalavo in cambio di droga e soldi. Hanno sbattuto la mia immagine su tutti i giornali, mentre tu dietro le sbarre piangevi la mia assenza. In verità non ricordo cosa è successo, non ricordo se a strapparmi la vita sia stato un geloso, un cattivo, un passante o se sia stato tu. Ma di tutte le versioni che hanno raccontato, preferisco la più macabra.

E’ giusto che colui che mi ha ridato la vita se la sia ripresa col coltello che gli avevo regalato.

Era tua, anche il mio cuore. Ero tua in modo totale. Non sono arrabbiata Sid.

Qualunque sia stato l’epilogo, tu sei la vicenda migliore.


Mia madre si è incazzata, non voleva neppure lei che stessimo insieme, ha detto che sei un maniaco spostato, e che hai solo peggiorato i miei demoni. Vorrei darle un pugno in bocca per queste bugie. E’ solo arrabbiata perché è da tutta la vita che sognava di salvarmi da me stessa, senza riuscirci.

E’ la rabbia dei falliti, che cerca un bersaglio su cui posarsi.

Tu non ti sei più ripreso, nemmeno la ragazza che ti stava accanto ti ha aiutato. Sei uscito, sotto cauzione, ma la tua testa è rimasta in una gabbia dorata. Tua madre, migliore sicuramente della mia, ha accettato il fatto che tu – volessi morire- e ti ha procurato l’ultima dose finale.

Ti sei fatto e il cuore ti è scoppiato, anche se eri già morto insieme a me nella stanza numero cento del chelsea hotel il 12 ottobre 1978.

Volevi essere sepolto con me, dove due carcasse consunte si sarebbero consumate ancora vicine. Mia madre, la stronza, non ha accettato, e allora la tua ha deciso di bruciarti.

Qualcuno dice che le tue ceneri siano state sparse sulla mia lapide, qualcun altro che l’urna si sia rotta e tu sia volato. In ogni caso, so che sei corso da me, tutto ceneri ed ossa, ma sei corso da me.


La gente non ci ha capito in fondo, la gente non ci ha capito e basta. Quando ti ho incontrato sapevo che sarebbe stato per sempre, è così che ti ho regalato la collana che portavi sempre con te. Un lucchetto chiuso a chiave. Tu eri chiuso a chiave, eternamente mio, prima, durante e dopo. Col collo segnato dalla mia presenza, con il cuore spolpato dalla carcassa e dato a me. Chiuso dentro con una piccola porta che potevo varcare soltanto io.

Non c’è mai stato amore più grande, nemmeno in vita si trova un amore così forte, che profumava già dall’inizio di morte.

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