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Una storia di SoniaS

1

La sconosciuta

L'altra faccia di se stessi

Pubblicato il 09 settembre 2017

Il vetro frantumato sul pavimento, macchie rosse che squillavano come grida nella stanza bianca, freddo e calore insieme. Era bastato un attimo e il bicchiere era stato scagliato a terra con violenza. La rabbia non conosce tempo e si era impossessata di Laura in un baleno.

Il tempo non esiste e quella notte non aveva avuto durata, tutto sembrava statico e a nulla avevano portato le parole, gli sfoghi e i sospiri. Solo le lacrime avevano fatto percepire a Laura qualcosa, il dolore, quello che si blocca sullo stomaco e a tratti mette la nausea.

Davanti agli occhi di lei scorrevano le immagini che avrebbe voluto cancellare, era stato impossibile vivere la giornata ed era stato impossibile chiudere occhio una volta sopraggiunta la notte.

Laura così sicura, così indifferente e attenta era ripiombata nel turbine dell’insicurezza.

E non era riuscita a risalire.

Giulio non aveva potuto sopportare il suo dolore, sapere di averla ferita faceva star male anche lui e in azienda quel giorno aveva dovuto solo evitare di far danni. La concentrazione non gli apparteneva quando si sentiva così. Aveva sbagliato, doveva fare qualcosa.

Si era presentato da Laura in serata, aveva citofonato e aveva trovato il portone aperto. Lei in cima alle scale con le braccia conserte a guardarlo. L’abbracciò e le sussurrò: “Sei l’unica.” Laura lo sapeva, ma era tardi, troppo tardi.

Il tempo era sospeso mentre discutevano e cercavano di chiarirsi, di ritrovarsi. Ma a quanto poteva servire? Era utile davvero? Chi erano ancora loro? Quando senti che dentro ti si spezza qualcosa finisci per aggrapparti alla parte peggiore di te, chissà perché poi… Forse, la parte buia dà l’illusione della sopravvivenza. Laura aveva dovuto sopravvivere. E per vivere lei qualcun altro aveva dovuto soccombere.

Nello stesso istante in cui, ai piedi del letto, Laura aveva scaraventato il bicchiere a terra e l’ultimo sorso di vino le era sceso in gola, aveva ricordato il sangue di quella donna. Il coltello che aveva impugnato, l’energia che aveva sentito dentro di sé e il brivido di paura negli occhi dell’altra. Non aveva mai creduto potesse accaderle, potesse sentire una forza così negativa impadronirsi di lei. Era stato facile, l’aveva avvicinata, messa spalle al muro e mentre aveva tentato di scappare l’aveva spinta a terra. Prima che potesse rialzarsi la lama era già affondata.

In quella stanza ora, Laura non sapeva cosa sarebbe accaduto. La presenza di Giulio non l’aveva aiutata, il pezzo rotto dentro di lei vacillava ancora. Si sarebbe rimessa in piedi, si sarebbe guardata allo specchio e osservato con un sorriso una luce nei suoi occhi neri che non l’avrebbe più abbandonata.

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