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Una storia di Sunrise

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Con gli occhi degli altri

Scegliete gli occhi di una persona con cui guardarvi dall'esterno e raccontatevi sia attraverso le parole che le immagini.

Pubblicato il 16 gennaio 2015

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Il conflitto tra il bisogno costante di avere tutto sotto controllo e la paura di scoprire che per gli altri sono inadeguata e sbagliata, in qualunque circostanza, ha fatto di me una persona ansiosa. Fino a che punto fa bene mettersi nei panni altrui, per vedere la propria immagine dall’esterno? Certo, l’autocritica serve, serve prendere consapevolezza di sé stessi. Ma sé stessi, non corrisponde con ciò che si appare. Non sempre, almeno. E non sono in grado di dare una spiegazione a questo sdoppiamento. Forse, invece di mettersi nei panni altrui, bisognerebbe trovare il coraggio di mettersi nei panni propri. Chi può dire di conoscere veramente sé stesso? Chi vive nella piena realizzazione della propria indole? Il mio spirito è libero, la mia mente no. Ma perché? Cosa c’è di male nel credere in sé stessi? Perché questo continuo bisogno di approvazione? Questa storia che l’essere umano sia un animale sociale è un gran fregatura. Ha troppi risvolti negativi. Ma del resto non possiamo vivere come eremiti. Anche se ci ho provato. Si, ci ho provato a stare da sola. Perché fa male non riuscire a farsi conoscere per come si è. O, ancora peggio, rendersi conto che chi dice di amarti, in realtà ama l’immagine che si è fatta di te. E tu vuoi corrispondere a quella immagine…allora sorridi di meno, perché le ragazze troppo allegre sanno di leggerezza. Ti vesti di nero, perché quello stile orientale a lui proprio non va giù. È poco serio. Hai i capelli ricci??? Ma stai scherzando??? E i tuoi interessi, i tuoi talenti, sono sbagliati, non ti porteranno a niente. Sono stupidi. E allora cambi per diventare come lui ti vede, come lui vuole che tu sia. Ma più continui a distruggere e ricostruire ciò che sei, più lui non ti riconosce più. Tu non ti riconosci più. Ti guardi allo specchio, ti guardi dentro, e…boh. Dove sei finita? Perditi, ritrovati. Perditi. Ma come fa a perdersi una persona che deve programmare tutto? Come fa una mente del genere ad accettare che lo spirito grida libertà? Così ti costruisci una gabbia d’oro per nasconderti e non metterti più in discussione. Per stare bene senza nessuno, lontano dal giudizio altrui. Ma chi ci riesce?

Mi hanno creato senza difese. Quando qualcuno mi guarda negli occhi, ho paura che mi spogli, che riesca a guardarmi fin dentro l’anima. Non mi piace, perché so quello che significa. Volete sapere gli altri come mi vedono? Io lo so già: come una persona, tutto sommato, lunatica. Allegra , si,…ma aggressiva. Una ragazza socievole, un po’ “casinista”, molto “Incasinata”, che dice di aspettare il grande amore, ma che poi allontana tutti. Un carattere difficile, pieno di contrasti. Si è vero, sono tutto e il contrario di tutto. E l’aggressività mi serve. Perché mi conosco, conosco le sabbie mobili in cui inciampo. Conosco la sensazione di fame d’aria quando faccio un passo falso. Quando mi lascio andare, quando vedo che i rapporti umani son fatti di compromessi di cui io non sono capace. E allora taglio. Taglio, perché non riesco a vivere certe relazioni. Perché vorrei vivere le cose semplicemente. E così passo per quella asociale. Passo per ciò che, per indole, non sono. Ma che sono, considerando i miei comportamenti.

Allora, dopo questo fiume di pensieri, buttati giù forse senza un filo logico, mi chiedo: a chi dobbiamo attribuire la distorsione della nostra immagine? Al modo in cui gli altri vogliono percepirla, o al modo in cui noi la trasmettiamo e permettiamo che gli altri la percepiscano? Non lo so. So solo che per una volta nella mia vita vorrei fregarmene di tutto e di tutti, e respirare così a fondo da annebbiare i pensieri. Perdere il controllo. E magari ubriacarmi. Si, ubriacarmi, perché non ne ho mai avuto il coraggio. Illudermi che ci sia qualcuno capace di capire che io ho ancora un’anima da bambina, che non è cresciuta, che non crescerà mai, che si meraviglia davanti alle cose semplici e che vorrebbe solo trovare il coraggio di affrontare le conseguenze di questa fragilità, di questo necessario disadattamento al mondo. Senza costruzioni, senza aver paura dei fallimenti e di quello che pensano gli altri. Quante occasioni sprecate per paura del fallimento. Per paura di non essere perfetta agli occhi degli altri. Vorrei conoscermi ancora, capire veramente come sono fatta, perché ancora non lo so, perché ci sono angoli inesplorati, battiti di cuore che ho tenuto chiuso nel cassetto. Accettarmi. Liberarmi. Vorrei avere il coraggio di liberarmi, di espormi con serenità, di far sbocciare quello che ho dentro. Di mettermi in pari con me stessa.

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Mostrarsi vivere ... Un mestiere arduo, un incontro a tonalita' variabili , un'avventura ricca di sfumature . Comincio con una domanda : siamo perche' sono gli altri a dichiararci esistenti? Penso a quando ogni ragazzina inizia a chiedersi se e perche' viene accettata dagli amici , se chi la circonda la vede veramente per cio' che ella e'. Ripenso agli adolescenti perche' sento la loro potente fragilita' , la loro nudita' interiore , la loro fatica di costruire un se' ben accetto al mondo . Le loro identita' si affermano in funzione di consensi che determinano il destino delle loro personalita' . Il riconoscimento sociale conta piu' di quello familiare : la casa e' la culla delle certezze , il caldo della madre . Il mondo spesso puo' essere specchio opaco , riflesso vuoto e sordo del grido di chi vuol farsi vedere ma vien visto guardando le linee piu' grossolane. Ci vuole forza per farsi vedere , per svelare le curve del cuore e correre il rischio di essere scambiati per spigoli irregolari . Il rischio apre le possibilita' ... Le cadute , le delusioni, il viaggio della specularita' dei volti durera' tutta la vita , ma un bagaglio piu' ricco sara' la forza per sapere che essere se stessi dipende prima da se stessi , ad ogni eta'

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Me lo sono chiesta tantissime volte ,chi sono io ? e ancora, non mi conosco bene ,,, eppure gli altri mi conoscono meglio di me stessa ,per loro sono un libro aperto, riescono a leggermi dentro l'anima attraverso gli occhi, sono loro che mi dicono chi sono realmente io, quante volte devo dargli ragione ma io, non me lo riconosco mai. A volte devo abbassare lo sguardo,oppure mettere gli occhiali per farmi coraggio , nascondendo i miei occhi dietro lenti scure per far vedere la mia diversità di donna forte, sicura di se, battagliera senza remore, invece ahimé quando mi dicono ,,," scusami! quando parlo mi piace guardare negli occhi le persone",,, allora mi sento costretta a toglierli , e guardandomi negli occhi , penetrano dentro l'immensità che si trova dentro di me,,, non saprei nascondere più nulla,,,sono, e vivo nella semplicità di una creatura che come una spugna assorbe tutto di tutti, e si nutre di veri sentimenti .

Luigia Di Sabatino

dir.riserv. (c)

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