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Una storia di P3PP4R10

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Say Hello, Wave Goodbye

( e mai m’abituerò al successo )

Pubblicato il 10 gennaio 2017

Non m’abituerò mai alla mia fortuna

Non m’abituerà a riconoscer alcun talento

(perché)

Il mio mondo è fatto di imprecisione e dubbio

Il mio mondo è fatto per essere descritto al contrario

Si tratta di un gioco in cui prima devi togliere tutto, eliminare completamente ogni elemento, per poi aggiungerlo, nel caos, in questo disordine emotivo che ho diligentemente costruito

Ma io non mi abituerò mai ai complimenti

Non mi abituerò mai a ricevere un occhio di riguardo

Ogni cosa è fugace. Per gli ambigui, per l'eroe, per la puttana e porca puttana! Per i servi, per il padrone e per quel cane. Siamo davvero noi, i creatori del tempo?

O forse siamo vittime sacrificali, di una cattedrale nel deserto, in attesa che venga eretta.

Ricordo la mia infanzia, e ricordo un clima austero

Ogni cosa viveva sotto una strana luce di consapevolezza

Più avanzavo e più scoprivo di non conoscere il mondo

e di non possedere alcun controllo

Ma quale controllo? Ma quale coscienza? Agire secondo coscienza

Perché? Chi sono? A che cosa sono utile? Adesso, mentre scrivo

e mi de_scrivo...

Ho tentato, ancora una volta, di spiegare. Di farmi svelare, ma io sono quella coperta che si accartoccia e si attorciglia sopra un ginocchio spoglio, su una caviglia che gira, ma non decolla

(perché)

Ogni cosa è fugace. Per gli ambigui, per l'eroe, per la puttana e porca puttana! Per i servi, per il padrone! Per quel cane. Siamo davvero noi, creatori di tempo? O forse siamo vittime sacrificali di una cattedrale nel deserto, in attesa che venga eretta.

Ho tentato, più di una volta, di capire. Di capirvi. I risultati sono evidenti. Giudicate voi, se potete, sì, dai, andiamo, giudicatemi. Per quello che suono, per ciò che dico, per quello che ascolto e per come mi travesto. Giudicatemi per tutto quello che non dico, né faccio, né sono capace di tollerare. Giudicate i miei capelli, giudicate il mio culo. Giudicate, forza!

Eppure io ho tentato, io c'ero e ho sofferto, io sono quell'uomo, che corre, che si allontana che quasi scompare. Giudicate la mia dissolvenza, il mio talento e la mia strafottuta ricompensa. E' un po' di carne andata a male, è un po' di sangue da macerare.

Se volete, giudicare qualcuno, giudicate me. Mi offro volontario. Come in un gioco, dove chi resta in piedi, perde. Vincerò sicuramente, dato che ho già imparato a strisciare, a supplicare. Il mio diritto di essere è stato cancellato come un hard disk pestato a sangue. Memoria liquida che scompare. Il mio spirito vaga, nella notte, sopra i fogli, e sopra i blocchi. Sono cambiate molte cose, ne cambieranno altre ancora. Non cambia la malinconia, né l'insoddisfazione. Ancora peggio, non cambiano queste notti. Sofferte e soffocanti. Non cambia la mia coperta, che mi trascino dietro, di casa in casa, e di letto in letto. E certo non cambia il mio cuscino. Ma soprattutto non cambia la mia nuca, sempre troppo uguale a quella di me stesso. Sempre troppo simile alla toppa della giacca. Una giacca di velluto. Faccia da velluto.

Non mi abituerò mai ad avere successo (e a quel che è successo)

e non mi abituerò mai alla vita!

Forse dovrei? Chi lo sa! Di certo io no!

Così Ella disse:- Ogni cosa è fugace. Per gli ambigui, per l'eroe, per la puttana e porca puttana! Per i servi, per il padrone! Per quel cane. Siamo davvero noi, creatori di tempo? O forse siamo vittime sacrificali di una cattedrale nel deserto, in attesa di essere eretta. Aspettando quel grande architetto che potrebbe dare senso al tutto, o quantomeno al lutto… Noi siamo i creatori del tempo, le vittime del tempo e gli assassini nel tempio. Ma il tempo sembra sempre più non avere tempo a disposizione, per noi poveri coglioni… e quindi? E quindi… L'alto resta in alto, il basso in basso, l'interno dentro e l'esterno fuori. Giusto?

"... Lei sa che non c'è successo come il fallimento

e che il fallimento non è affatto un successo..."

Così ti ho offerto una coperta per scaldarti e tu mi hai dato rifugio dal gelo. Non era quello che cercavo, non era quello che volevo, forse. Ma dentro ero caldo, dentro finalmente era pace. In una notte nera come la pece, ho deciso di partire, da tutto, incluso il mio (vero) me stesso. Quello che non tollero e non sopporto mai e poi mai. Mai e poi... mai!

Non-Stop Erotic Cabaret/Blood On The Tracks

Scorre via nella notte. Viene via dalle Highlands, Giù dritto al Mississippi, si disperde nel Raganello. Tutto il mio stupore. In entrambi i versi, ogni mio possibile malumore. Uhm-Uhm! Sparate al lupo, viva il lupo! Al lupo, al lupo! Con tutti i miei versi, non c'è verso...

Voi ci siete forse riusciti? Offritemi una soluzione, datemi una ricetta, per tollerarmi, datemi la pozione letale per accettarmi.

Si dice che la menzogna sia un dolce siero, e si dice che le ragazze dolci sanno di stupide bugie. Eppure siamo attratti dallo zucchero, come piccoli insetti che hanno una missione da portare al termine (della notte). Viaggio attraverso il calore oscuro. (Noi) siamo tutti dei piccoli corrieri con il loro prezioso carico da consegnare. Ma non ci sono mance in questo tipo di attività. E non c'è ristoro, per l'animo del poeta sconfitto. Mi considero un crociato dell'emozione, perquesto-ho-estirpato dolore-e -sentimento. Però a volte Questo Qui, viene a bussare, a cercarmi, e lo fa solo con disperato furore, a bordo di un malandato furgone.

Sì, il sentimento oggi è un corriere Bartolini che bussa alla tua porta, ma tu non lo senti, perché sei perso nei tuoi pensieri, dentro il tuo blues Ancestrale e sepolcrale. Perché, ormai, senza le cuffie non riesci più a sentire per bene il tuo dolore, né i tuoi pensieri più segreti, tra i tuoi misteri.

( perché ) [...]

Fin

"Non so come sia iniziato tutto... ma io sono sempre sulla strada diretto verso un altro incrocio."

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