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Una storia di MirianaKuntz

Da una sconosciuta e il suo cuore

Se avessi potuto.

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Pubblicato il 27 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: amore famiglia legame lettera

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Le avrei detto che ha ri-messo al mondo una meraviglia, se avessi potuto.

Credo che una madre sia quella che innesti lo spirito della vita, che incendi la curiosità, che riempia le sacche vuote della memoria, che dia sangue anche se non è lo stesso, che dia aria anche se ce n’era già. Ecco, lei è stata tutto questo per qualcuno che tutto sommato, è venuto su bene. Non ci conosciamo, signora, e non so se in verità ci conosceremo mai, ma se avessi avuto modo di incontrarla, col tempo, passata la timidezza e l’indugio, le avrei detto molte cose che magari lei conosce già, per vie traverse, ma che io ho imparato col tempo, a volte a mie spese, e a volte gioendone anche io dei suoi frutti.


Le avrei detto che suo figlio è un matto, uno di quelli che parte sempre in quarta, anche quando ci sarebbe bisogno di calma. Non ha pazienza per niente, sbuffa quando è in coda, quando c’è traffico, quando la cena tarda ad essere messa in tavola. E’ impaziente per tutto, forse perché ha tanta voglia di fare, forse teme che non ci sia tempo, e allora si appresta alla corsa. Di sicuro avrà sbuffato per qualche vostra dimenticanza, o qualche ritardo umano. Di sicuro lei si sarà arrabbiata, l’avrei fatto anche io, ma lo perdoni, e so che l’ha sempre fatto, è un po’ matto, ma in fin dei conti è un buono.


Le direi che è una macchina produci errori, che a volte si trova in situazioni spiacevoli senza che lui se ne sia reso conto, che spesso alza la voce, non si rende conto dei decibel in sovrabbondanza, ma quando parla a bassa voce, sussurrando le cose, un po’ timido ed un po’ impaurito, è la persona più dolce del mondo. Ed è strano lo so che le due cose vadano sotto braccio. Dolcezza e rabbia. Un connubio imperfetto.

Le direi che in fondo mi ha fatto un regalo, in verità l’ha fatto a molte delle persone che gli vogliono bene. Se non avesse avuto coraggio, voglia ed intensità, lui non sarebbe mai arrivato fin qui, e di conseguenza, noi non l’avremmo mai conosciuto. Lei ha reso possibile uno spostamento d’aria, di continenti, di caldo e freddo, di stagioni. Lei ha ridisegnato le righe del pianeta, e ha ridistribuito le genti. E lui, un po’ come un mammifero piccolo piccolo, senza accompagnatore, si è addormentato sulle linee più in basso, ha rotolato fino al sud, e si è fatto baciare da una regione che profuma di caffè e passione.

Così i suoi occhi si sono impregnati di forza e bellezza. Di caffè scurissimo e pioggia leggera.

Lo so, di sicuro anche lei si sarà accorta, quando c’è lui non piove mai. L’Antartide è meno freddo, la nostra città è meno calda. Lui che è esagerato in tutto, appiana i dislivelli, e permette al mondo di girare.


Le direi, signora, che con la sua forza ha messo su un soldato da combattimento, bravo a fare da sé. A cucinare, stirare, fare di conto, guidare, vivere con quello che si ha: a volte troppo e a volte abbastanza.

Le direi però di fare un po’ attenzione, forse non gliel’ha mai fatto vedere, ma lui è fragile. Non come cristallo, o vetro, o cellulosa. E’ come i petali di un fiore, che si staccano sotto le intemperie, a poco a poco, senza farlo vedere, cerca di avere sempre una parvenza di salute e normalità, anche se dieci minuti prima, magari, stava piangendo. Cerca solo di proteggervi, e di proteggere anche sè stesso, anche se quel muro alto alto, di cinta, mattoni indistruttibili e calce, diventa solo una gabbia, che tiene al peso delle bombe, ma anche a quello sottile delle carezze. Attraverso il muro non passa più niente, né bene nè male. Basta poco per capire, come mastica il silenzio, come respira forte, o come non respira affatto, quando è in crisi ed in affanno, quando non sa dove sbattere la testa, quando invece di tre parole ne usa una per riassumere tutto, senza commettere errori, senza lasciare che nulla di sbagliato o preoccupante esca fuori. E’ bugiardo, ma dice bugie col cuore, per non farle del male, per non farsene più del dovuto. Ma perde petali, ogni tanto, e non serve la super colla o una carezza rimpolpante. I petali caduti, possono solo ricrescere, col tempo, con lo spazio dovuto.


Le direi di permettere a suo figlio che i petali che sceglie, siano i petali giusti, fatti su misura per lui. E probabilmente ai suoi occhi è ancora un bambino, ma non lo ammette, invece la mia di madre, me lo dice spesso. Potrò avere anche cinquantanni, per lei sarò sempre una bambina. E’ la condanna e la gioia delle madri, e so che lei può capirmi. Ma so che adesso, lui, dopo un po’ di cadute e riprese, è capace di prendere delle giuste decisioni, delle giuste strade. Serve solo un po’ di fiducia. Le cose cambiano, le cose possono cambiare, vivere nell’angoscia del passato, serve solo a logorare il presente.

Le direi di non essere troppo severa, di accarezzarlo un po’ anche da lontano, perché le mani di una mamma, sono diverse da tutte le altre mani. Non sono mani di fidanzata, di moglie, di figlia, di padre. Sono mani di mamma, calde al punto giusto, fresche quando ce n’è bisogno. Sanno pettinare bene i nodi grossi dei figli che si sono persi, e sanno anche non farsi sentire quasi, ma esserci comunque.


Le sue mani, signora, sono la cura ad ogni suo male. Che una sola carezza cancella una settimana nera, che un solo abbraccio scrosta il dolore dal cuore.


Le direi che quando lui mi parla di voi, è orgoglioso. Malgrado ogni errore familiare, grande o piccolo, lui parla di voi come si parla dei santi. Quelli che anche se sbagliano restano un miracolo. Parla della vostra vita come una storia avvincente, ma vera. Racconta delle sue imprese sul lavoro, della forza dell’amore che sa aspettare e perdonare. Racconta di come le donne siano la forza motrice di ogni cosa. E allora, sorrido, perché non c’è cosa più bella di una famiglia che si stringe, che si allarga per fare posto a nuovi arrivi, che non spinge, che non fa mai più male di quanto se ne possa sopportare. E quando lui parla di lei, a me viene un’ immensa voglia di crescere, di colpo, e diventare una signora adulta, un po’ come voi, e un po’ come mia madre. Tutte e due le cose: fiera, forte, generosa, impetuosa, avventuriera, coraggiosa.

E se d’un tratto lei mi chiedesse -chi sei?- io non avrei una risposta pronta o una risposta unica. Potrei dirle solo che la prima volta che mi sono innamorata, il mio amore, portava il nome e l’aspetto di suo figlio. Non c’era niente che non mi piacesse, o che mi facesse paura. Potrei dirle che ero piccola, forse lei a tredici anni nemmeno ci pensava all’amore, in verità nemmeno io, ma è stato un colpo di fulmine inaspettato. Non sapevo nemmeno chi fossi, dove stessi andando. Ero solo una ragazzina che frequentava la terza media, ed ero un po’ incasinata, perché le cose in casa mia non sono mai andate troppo bene, ed ero anche un po’ triste. Suo figlio mi ha fatta ridere, e ogni giorno mi sono innamorata un po’ di più, anche se non avevo l’età, i numeri, le giuste caratteristiche. Non mollavo però, nemmeno quando la gente si prendeva gioco di me, o mi trattava come una bambina. Non mollavo, nemmeno quando tutti mi dicevano -lascia stare- non è roba per te. Forse anche lei è stata ed è testarda come me, avrebbe fatto forse lo stesso. Non ero in guerra però, ero in uno stato d’amore, dove anche se stavo male, mi andava bene tutto. Anche se suo figlio preferiva le altre ragazze a me, perché loro nei suoi casini ci stavano bene, mentre io sarei stata una nota stonata. Anche se lui continuava a dirmi di -no- di -aspettare- io ero li per lui.


Sono sicura che tante notti siamo state sveglie nello stesso momento. Io avevo scuola il giorno dopo, lei forse il lavoro o le faccende di casa, ma non chiudevo occhio se non ricevevo il messaggio che mi diceva – sono a casa- forse come lei non chiudeva occhio fino a quando non sentiva lo scricchiolio delle scale o la serratura gracchiare. Immaginavo le cose che succedevano fuori di casa, ogni notte, ma non ci volevo pensare molto, perché mi faceva paura, perché se fosse stato possibile, lì fuori ci sarei stata anche io. Si, una bambina che guarda l’alba arrivare, è un po’ divertente e un po’ patetico. Ma per amore si fanno cose assurde, che non sappiamo nemmeno spiegare.

Sono sicura che abbiamo tirato lo stesso sospiro di sollievo, di un’altra notte che per quanto fosse stata -un disastro- per avvenimenti ed intenzioni, si era conclusa -bene- per quanto la parola bene si adattasse a quella triste situazione.

Io poi sono andata a scuola con tanto di quel sonno, con tanta di quella rabbia, con tanti di quei voti da portare su. Lei è andata a lavoro? Ha fatto le lavatrici senza mischiare i colori? E’ stata di sicuro brava.


E allora lei mi chiederebbe di sicuro dove sono stata tutto questo tempo? Sono stata una spettatrice malinconica. Ho visto nel tempo cose che non avrei mai voluto vedere, e ho fatto cose che al momento mi sembravano giuste, rivelatesi poi un disastro.

Ho amato suo figlio per dodici anni, a volte quest’amore è stato compresso, altre volte è stato messo da parte, altre volte ho pensato di averlo dimenticato del tutto, ma non basta mettere le cose in una scatola per pensare di averle dimenticate.

Erano lì, sotto mano, sotto il cuore, come un sottomarino rosso ed invisibile.


Lo so che per lei sarei solo un’estranea, un pericolo per una routine -sicura e perfetta- che per lei non sono all’altezza della ragazza precedente, o forse dovrei dire solo -della ragazza- Ho i capelli più scuri, una bocca diversa, degli occhi più grandi, ho i capelli riccioluti, ho fatto degli studi diversi, sono più piccola di età, non conosco del tutto la vostra cultura, non sono molto brava in cucina, i mestieri di casa non mi riescono tutti bene, non sono mai stata in fabbrica, e non ho mai preso un aereo, ma le assicuro che col tempo son cose che si imparano. Forse non potrò mai imparare ad essere -lei- perché io sono un’altra persona. Perché non potrò mai rimpiazzare quelle -serate in famiglia- quelle riunioni belle al ristorante, quei rapporti che nascono solo in età giovanile e restano tali per sempre.

Io non ho neppure una famiglia, o una bella famiglia. Noi non andiamo al ristorante, non ridiamo mai tutti insieme, non facciamo vacanze, non siamo -la parentela- che uno vorrebbe avere, ma io ce l’ho sempre messa tutta per essere all’altezza di voi e di suo figlio.

Ho cercato di studiare, di prendere dei bei voti, di aprire la mente e scoprire cose nuove, di imparare le lingue, di essere una ragazza sveglia e a modo. Ho sempre immaginato quest’incontro con un po’ di paura. Forse le mie gambe sarebbero tremate tutto il tempo, o le mie risposte sarebbero state poco esaustive.


Ma la cosa che posso dirvi in modo più fluente è che amo vostro viglio da dodici anni, anche se mi ha fatto del male, anche se a volte ci siamo allontanati, anche se ognuno ha fatto cose che non avrebbe mai voluto fare. Le direi che sembra un film, che è tutto surreale e sopra le righe, ma è così che siamo io e lui insieme.

Un film, ma uno di quelli veri.

Le direi che il nostro primo bacio è stato slittato di dodici anni, ma che è stato il bacio più dolce del mondo. Le direi che mi dispiace se ai suoi occhi appaio come una – rovina famiglie- ma ho sempre pensato che questa fosse la mia di famiglia, e che un po’ come una figlia acquisita mi toccasse tutto di diritto.

La mia fortunata eredità per la mia vita sfortunata è sempre stato lui.

Le direi che tenerlo per mano mi sembra una magia, che saperlo lontano e in un letto occupato mi ha sempre fatto molto male. Le direi che quando ero una bambina suo figlio mi ha uccisa e messa al mondo più volte, e ancora oggi, a modo suo, continua a farlo. Le direi che mangio abbastanza poco ultimamente, ma che i vostri piatti di sicuro saranno deliziosi. Le direi che adoro la vostra casa senza averla mai vista davvero. Che non esiste una prassi sicura, dove bisogna restare per sempre con qualcuno, per partito preso, per patti scelti. Che non è giusto restare con qualcuno se non si è felici davvero.

Le direi che quando siamo insieme a noi manca il respiro, ed è inspiegabile. Che ho sempre cercato di prendermi cura di lui, anche a distanza. Di dirgli che il paracetamolo non è per il mal di stomaco, che i dottori vanno visti anche se la loro parola mette paura, che bisogna stare seduti dopo pranzo per digerire un po’, che se si ha paura o dolore, le lacrime non devono essere motivo di vergogna.


Io gli ho detto – piangi- se stai male, perché ti arrugginisci dentro.

Io gli ho detto piangi, che poi ti faccio addormentare insieme a me.


Le direi signora, che non ho mai dormito davvero con suo figlio, ma che il suo russare è quasi dolce. Lo so che fa ridere, e sembro pazza, ma forse lo sono davvero. Le direi che il suo disordine un po’ mi preoccupa perché a me il disordine mette ansia, ma che in fondo non importa.

Le direi che a causa del tempo e delle vicende, ci siamo persi tanti baci, tanti luna park, tante feste di paese, tanti caffè e tanti gelati, tanti pranzi a casa sua, tante presentazioni di famiglia, tanto. E mi dispiace, un po’ mi arrabbio con me e col destino, perché sono sicura che se la mia casa si fosse trovata a quaranta minuti più in là, le cose sarebbero state diverse un po’ per tutti.

Le direi che la nostra non è mai stata -un’ amicizia- perché se qualcuno mi sfiorava il braccio, lui tremava e tremavo anche io.

Le direi che sono stata tanto male per questa cosa, ma che non mi va di rinnegare niente. Le direi che trovo bello persino i suoi difetti, i suoi troppi capelli, i suoi strani modi di fare.

Le direi che la sua voce riempie le stanze anche se sussurra. Manca di sicuro anche a lei il fatto che adesso la sua voce sia solo un contatto telefonico.

Le direi che lui vi ama tanto, ma non è capace di dirlo in modo chiaro, o di farlo vedere. Che è riconoscente per tutto, a volte annullando anche sè stesso, le sue ambizioni, i suoi desideri, persino gran parte di sé.

Ma di quella parte me ne sono occupata io. E allora se voi curate la prima, ed io la seconda, il nostro giardino non potrà che essere rigoglioso.

Le direi che siamo stati stupidi. Che io non avevo mai fatto l’amore, ma l’unica persona con cui non avrei avuto paura sarebbe stato lui.

Che ha ri-messo al mondo una creatura senza pari.


Le direi che mi dispiace se ai suoi occhi sono solo una -poco di buono- una che ha combinato troppi guai, una che non è stata capace di farsi da parte, una che non varrà mai come lei.

Il mio è sempre stato amore, senza fini, senza piani.

Amore e basta, e non si ferma l’amore, non lo puoi fermare, non esistono stop grossi abbastanza da poterlo tirare indietro.

Le direi che mi dispiace se la mia presenza possa arrecarvi dei danni, ho sempre agito per bene, soprattutto per il suo di bene.

Perché lui va protetto, curato, tenuto per mano. Di questo lei sarà d’accordo con me, di sicuro.


La ringrazio per questo miracolo, comunque, anche se la mia vita dovesse restare solo una piccola ramificazione del suo cuore. Una svolta momentanea, una sosta in seconda fila.

C’è sempre stata una vista meravigliosa da questa porzione di vita, con lui, e se è stato possibile, è soprattutto grazie a lei.

Vi voglio bene, anche se non mi conoscete.


Da parte di una sconosciuta e il suo cuore.

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