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Una storia di manuellunadei

Bangla

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Pubblicato il 10 marzo 2018 in Thriller/Noir

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Il Viso di Babba mostrava l'orrore davanti al quale si era ritrovato.

Il modo goffo in cui agitava le braccia grasse e corte, le gambe che strusciavano tra loro, il respiro affannoso, e il tentativo di chiedere aiuto, balbettando.

"Che cazzo è successo Ba!?"

"N-n-n-n-n nn non l-l-l-l lo ssoo!"

Fortuna che Roberto lo capisce molto meglio di me, essere un suo amico d'infanzia influisce parecchio.

"Calmati, spiegaci con calma cosa succede."

Nelle condizioni in cui si trovava non sarei riuscito a decifrarlo neanche in un milione di anni.

"I-i-i-i llll ba-ba-ba-ba-ba bangla"

"Il bangla?" Chiese conferma il merda fissando Babba negli occhi attraverso i suoi spessi Ray ban.

"S-sss-s-ss-ssi"

Rumori di vetri rotti da dentro il locale.

"Rega scappiamo!"

Esclamò Fritz che nel frattempo era entrato a vedere cosa fosse successo nel minimarket gestito dal bengalese.

Fu come il segnale di uno starter.

Il merda fece da apripista correndo a lunghe falcate in direzione di via Silesi.

A seguirlo Babba tirato dal fisico potente e asciutto di Roberto.

Feci passare anche Fritz coi suoi movimenti vagamente femminili, poi scattai anch'io, di colpo, quasi avessi captato l'informazione con qualche secondo di ritardo.

Le mie ginocchia mi fecero perdere terreno rispetto agli altri, i polmoni accusavano le marlboro rosse.

La luce dei lampioni, l'aria fresca in faccia, la vista dei ragazzi che piano piano si allontanavano, mi stavo godendo il momento, quasi non stessi scappando da un evento terribile.

La voce di Fritz in lontananza, ad accertarsi che fossi in grado di stargli dietro, persino Babba reggeva quello scatto meglio di me.

"Ci vediamo più tardi!” Urlai, senza rendermi conto di aver consumato molto più ossigeno di quanto mi potessi permettere.

Iniziai a rallentare sempre più, fino a ritrovarmi a camminare.

Avevo corso per un bel pò, e se qualcuno mi stava inseguendo, di certo lo avevo seminato.

Continuai a camminare a passo svelto, incrociai una puttana, una delle mie preferite, bionda, viso elegante, molto femminile, un naso aquilino appena accennato, alta, molto alta, certo il tacco l'aiutava.Le passai accanto inchiodando il mio sguardo ai suoi occhi chiari, senza accorgermi del suo seno, respirando nell'aria il profumo di donna dell'est, le regalai un sorriso spontaneo, quasi fosse la mia amante, non scambiammo una parola, superata, mi voltai per ammirare la cosa più incantevole che aveva da offrire.

Le luci artificiali hanno il compito di catturare i passanti come fossero pesciolini rossi.Non mi sono mai sentito al di fuori della massa, non sono mai stata un'eccezione, in nessun caso.

Le enormi insegne luminose di Asso Caffè erano le mie luci di Natale.

Non esitai un secondo ad entrare.

Un cinese mi urtò involontariamente guadagnandosi il vaffanculo della serata.Ma si sa, loro accettano tutto sorridendo, a testa bassa.

Lanciai subito un’occhiata a Fritz che mi congelò, inducendomi al silenzio.

Roberto e il suo panciuto amico, seduti di fronte alle rispettive barricate erano immersi nel balbettante mondo di Babba.

"Una anche per me grazie" chiesi senza alzare troppo la voce, a Francesco, che anticipandomi, mi stava già versando un bicchiere di novecentotre.

La gustai lentamente, al bancone, assaporandone le sfumature.

Il rumore delle slot, i tasti spinti con rabbia, ripetutamente.

Un sussuro improvviso a solleticarmi le orecchie.

"Dobbiamo tornare lì".

La voce di Fritz.

"Il mio portafogli, non lo trovo più, spero non sia rimasto lì, accompagnami dobbiamo fare in fretta".

"Vuoi vedermi morto? Mi hai fatto correre come un forsennato per venire qui, e ora dobbiamo tornare indietro? Rimedia una macchina, un motorino almeno, non credo reggerei un altro scatto".

"E poi devi ancora dirmi che cazzo è successo".

"Tu accompagnami, ti spiego tutto durante il tragitto".

"E gli altri?"

"Non lo so, pensavamo di aspettare te per parlare, non mi ero accorto di aver perso il portafogli".

"A questo punto veniamo con voi" si intromise Roberto che aveva ascoltato tutto.

"Babba non fa altro che farneticare cose senza senso, e io voglio sapere cosa è successo, inoltre, sarà meglio portare il merda lontano dalle slot, non è serata".

"Quanto hai perso?"

"Fanculo Pi"

"Cento? Centocinquanta? Cazzo, è un quarto d'ora che siamo qui, hai giá perso una settimana di stipendio."

"Questo perchè ci sei tu che mi stai portando iella, e poi adesso li riprendo"

"Noi stiamo tornando dal bangla"

"Andate pure, in caso vi raggiungo più tardi, ora ho da fare"

"Eddai merda devi smetterla con 'ste cazzo di macchinette" mi venne in aiuto Roberto.

"Ho detto che vi raggiungo" ribbattè il merda senza staccare gli occhi dallo schermo.

"Vabbè dai andiamo" intervenne Fritz frettoloso, facendo tintinnare tra le mani le chiavi della macchina che Francesco gli aveva prestato.

La citroen C1 nera, lavata da poco, aveva un lungo graffio sulla fiancata, risultato di una rottura non proprio pacifica tra Francesco e la sua ex.

Bel tipetto Francesco, non fosse stato così precisino sarebbe stata una gran bella compagnia, avrebbe potuto essere uno di noi, magari qualche bestemmia, qualche commento volgare.

Arbre magique al mango, un tocco da seduttore, sedili neri in alcantara, la macchina sembrava nuova, tanto che Babba da vero signore qual’è, decise di accendersi una sigaretta, giusto per renderci più ospitale l'ambiente, mentre Roberto, di fianco a lui, cercava di farlo smettere.

Capito che con Babba non si poteva ragionare, arrivò alla conclusione più logica, così accese un paio di sigarette per me e Fritz che eravamo seduti davanti.

"Regà" disse Fritz mettendo in moto.

"È successo un casino lì dentro" riprese fiato, a darsi forza per quello che stava per dire.

"Iiiii-lllll -bbbb ba-bangla è mmorto!"lo anticipò Babba che ciccando senza guardare, stava lentamente tornando in se.

Un cazzo di omicidio, quella si che era una cazzo di brutta faccenda.

Stavamo tornando sul luogo del delitto, senza immaginare cosa avremmo potuto trovare, oltre al cadavere ovviamente.

"E chi lo ha ammazzato?" Chiesi a Fritz.

"E io che cazzo ne so, sono entrato e quello stava lì sdraiato, con la gola tagliata, in un lago di sangue" rispose Fritz, come a difendersi da accuse che nessuno aveva mosso verso di lui.

"Magari Babba ci fa il piacere di esprimersi" aggiunse, facendo infuriare Roberto che per poco non gli staccò la testa dal collo con una manata, rievocando vecchi rancori.

Non feci nulla, Fritz a volte aveva bisogno di un ceffone educativo, e sapevo benissimo che Roberto non sarebbe andato oltre.

I toni si alzarono, una gran confusione, pochi contenuti.

Poi un urlo, quasi un ruggito, e la voce di Babba a dirci che neanche lui aveva visto niente, ma che se quei due avessero continuato a litigare gli avrebbe fatto fare la fine del Bangla.

Parcheggiamo la macchina proprio di fronte l’entrata del minimarket, in doppia fila, cercando di vedere al suo interno, senza scendere.

Sembrava tutto normale, non c'erano clienti, ma neanche guardie, ne tantomeno il trambusto che aspettavamo di trovare.

Preso coraggio scendemmo dalla macchina ed entrammo nel negozio senza dire una parola.

Al suo interno, ad aspettarci, un ragazzo bengalese, sorridente, mai visto prima, e nemmeno l'ombra di un cadavere.

"Avete trovato un portafogli?" Chiese Fritz, guardandosi attorno, cercando di vedere un particolare che potesse esserci utile.

Nessuna risposta, il bengalese si limitava a sorridere e a fare gesti con la testa.

Era evidentemente il suo primo giorno, provammo a fargli capire cosa volevamo facendogli dei gesti, ma neanche in questa maniera ottenemmo i risultati sperati.

Inarrestabile la furia di Babba esplose senza il minimo preavviso, devastando il frigo delle bevande.

“Dove cazzo è il portafogli! Dove cazzo è il cadavere!”

Spaventato il commesso si mise sulla difensiva, alzando le mani.

Ma la furia ormai aveva preso il controllo del nostro problematico amico.

Nessuno di noi fece niente per fermarlo, neanche Roberto mosse un dito, sapendo che sarebbe stato come provare a fermare un tir in piena corsa.

“Dove cazzo è il cadavere, cazzo!”

Non ripeteva altro, il minimarket ormai semi distrutto, cocci di vetro a terra, e vino, birra, patatine e merendine, scaffali distrutti, la paura che dagli occhi allucinati del bengalese iniziò lentamente a trasferirsi in noi, quando capimmo che Babba non si sarebbe calmato molto facilmente.

Il rumore di una serratura che scattava fece calare immediatamente un silenzio funereo.

Dalla porta del bagno uscì un uomo, ben vestito, le mani e la camicia sporche di sangue, buste di plastica ai piedi.

Nella mano destra teneva ben salda una pistola, senza puntarcela addosso, senza cattive intenzioni, ci teneva comunque a far notare che era armato.

Solo dopo che qualche secondo di incertezza Roberto riuscì a parlare, riconoscendo nella mano sinistra di quel tale il portafogli di Fritz.

In pochi secondi ci ritrovammo in macchina, il portafogli sporco di sangue tra le mani, gesti meccanici a chiudere gli sportelli e partire sfrizionando, senza parlare, nervi tesi e respiro affannato.

La serranda del minimarket si abbassò dietro di noi, qualche timido urlo, poi il silenzio, e la consapevolezza che il giorno dopo ci avrebbe accolto un nuovo commesso.

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