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Una storia di MarlyseJumbo

PER VENTI ANNI IN MENO

capitolo 1

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Pubblicato il 27 agosto 2018 in Storie d’amore

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Prendo un bicchiere di champagne analcolico dal vassoio, sorrido al cameriere e poi mi guardo in torno, hanno tutti quell’aria di chi sa tutto della vita, ma che una volta tornati a casa, si spogliano della loro altezzosità, e si rintanano tra le lenzuola piene di solitudine, non so se mi capite?

“Ah, perché mi trovo qui?” domanda che mi pongo da quando ho messo piede in questa stanza che sprigiona soldi, e noia!

La musica che sento in sottofondo è di una mostruosità assurda, perché devo continuare a torturare le mie orecchie così?

Il barista mi fa un cenno con la testa, accompagnato da un magnifico sorriso, forse anche lui ha capito che mi sto tediando a morte?

“Io non c’entro con questo mondo!”

So che dovrei abituarmici, ma guardare le loro facce piene di botulino, mi fa ridere, quindi rimango qui, nascosta, vicino al balcone del bar.

«Vieni» sussurra indicandomi la sua mano.

Mi sbagliavo, adesso devo seguire il mio fidanzato, e mettermi un fintissimo sorriso sul volto facendomi piacere quelle assurde persone per cui lavora.

Devo cercare di fare la brava futura mogliettina.

«Lei è Krystal, la mia fidanzata.»

“Ti odio” penso lanciando un’occhiata al bar, odio Mike, non la mia unica ancora di salvezza da cui sono stata ingiustamente separata.

«Loro sono il signor Patrick e sua figlia Jessica, ricordi che ti avevo parlato di loro?» cerca di riportarmi alla sua attenzione.

Annuisco.

L’uomo a cui sono appena stata presentata sembra un po’ sorpreso, non so se per il colore della mia pelle, o perché ha scoperto che il suo super manager è fidanzato e non potrà costringerlo a sposarsi con quella sfigata di sua figlia, che presenta lo stesso sguardo sconcertato.

«Mike!» esclama qualcuno, non so bene chi, e non sono interessata, perché i miei occhi sono fissi sulla figlia del signor Patrick, l’abito le sta davvero male, è troppo attillato, credo che invece un vestitino svasato, l’avrebbe valorizzata molto di più.

«E lui invece è… il signor Paul Knene» la voce di Mike mi rimbomba nella testa, per una volta mi sono concentrata sulle persone che occupano praticamente tutto il tempo della sua giornata, il presidente e la vice presidentessa della sua azienda, non ho ben capito chi siano le altre persone, e…

“Mike ha per caso detto?” «Paul…» sospiro, sposto lo sguardo su di lui. «Nkene?» sussurro.

Mike sorride annuendo. «Lui è uno dei nuovi soci dell’azienda, grazie a lui e ai suoi contatti ci stiamo evolvendo moltissimo.» Il sorriso di Mike che compare quando parla del suo lavoro è quasi sempre adorabile, non posso dire lo stesso del mio, è molto… insicuro.

“Cosa dovrei fare, porgli la mano, abbracciarlo?”

«E lei è sua moglie» mormora Mike facendomi venire un piccolo infarto.

Inarco un sopracciglio. «Moglie?» continuo a sussurrare.

La guardo, è alta, bionda, punto vita inesistente, la classica top model se non fosse per quelle piccole rughette ai lati degli occhi che lasciano capire che non sia più tanto giovane.

«Tesoro, stai bene?» Mike mi accarezza la spalla, mi guarda stranito, non capisce perché mi sia estraniata da tutti così all’improvviso.

«Sì» sorrido, cerco di ridarmi un tono e di rilassare la faccia. «Credo di aver bevuto troppi champagne analcolici.» Mimo un sorriso. «Vado a prendere una boccata d’aria fresca. Così forse mi sentirò meglio.»

«Ok» farfuglia.

Sorrido a tutti, ma non a Paul e mi dirigo fuori da quella stanza enorme per liberarmi di tutti i pensieri che nell’arco di cinque minuti hanno affollato la mia povera testa.


Mi piace qui fuori, è così soleggiato, luminoso, non c’è confusione, non senti il rumore delle macchine, visto che ci troviamo in campagna, almeno a me così pare.

«Ah, sì, avevo proprio bisogno di una bella boccata d’aria.» Dico tra me e me.

«Anch’io» la sua voce ha appena riempito il mio cielo sereno di nuvole nere.

Indossa una giacca nera, una camicia bianca, e pantaloni di jeans scuri, nei suoi capelli corti crespi si possono cogliere delle ciocche grigie, anche sul mento si intravede la barbetta bianca, piccoli particolari che mostrano l’avanzare dell’età, perché le rughe sono inesistenti.

“Essere così bello è ingiusto, tremendamente scorretto!”

La sua pelle color caramello viene bagnata dal sole, come i suoi capelli che... oh merda! Perché si morde il labbro? Perché mi guarda in quel modo? E perché cavolo il mio cuore ha smesso di battere?!

Mi accarezzo il petto. “Ah okay, respiro ancora.”

«Quanti anni ha?» cerco di non guardarlo mentre glielo chiedo. «Voglio sapere solo questo.» E poi ti cancellerò per sempre dalla mia vita, dicono i miei occhi.

«Io non sapevo che tu fossi tornata dalla Francia.»

«Ed io non sapevo che ti fossi sposato.» Sì, non avrei dovuto guardarlo, perché il mio cuore si è fermato per un secondo, e poi è partito per la tangente, per non parlare delle mie parti basse che si sono appena riscaldate. «Non evitare la mia domanda Paul. Quanti anni…»

«Se te lo dico, ti allontanerai di nuovo?»

Deglutisco. «Sì» non so mentire.

«Allora non te lo dico.» Ho sempre odiato il suo sorrisetto malizioso, no, ho sempre odiato l’effetto che mi faceva il suo sorrisetto malizioso.

«Hai conosciuto Mike, no? Io sono già sistemata, tu sei sistemato… La mia è pura semplice curiosità» quindi, per favore «potresti dirmi quanti anni ha la bambolina bionda?»

«Bambolina bionda?» ridacchia, sembra incredulo alle mie parole.

“Forse ho esagerato” ma non mi tiro indietro. «Allora?»

Si accarezza il sopracciglio destro con il mignolo e tira un lungo sospiro. «Cinque anni in meno di me» bisbiglia.

«Ripeti» non ci credo.

«Cinque…»

Con la mano gli faccio segno di azzittirsi. Non riesco nemmeno a guardarlo in faccia. «Ha quindici anni in più di me» farfuglio assorta nei miei pensieri. «Okay» sospiro rientrano in sala, senza degnarlo di un ultimo sguardo.


La serata è proseguita in modo lento ed estremamente noiosa, ho cercato con tutte le forze di non pensare alle nuove terribili notizie che hanno sconvolto il mio piccolo cuore; a questo punto, sarebbe stato meglio restarmene in Francia.

Mike mi ha riaccompagnato all’appartamento di Jody, abbiamo parlato un po’ e con una scusa l’ho convinto a tornarsene a casa sua.

Ringrazio Jody per avermi ri-ospitato, è la mia migliore amica, non poteva mica lasciarmi in mezzo alla strada, e di andare a vivere con Mike, non se ne parla.

Mai più andrò a vivere con qualcuno prima del matrimonio.

Peccato che lei sia partita per l’Olanda per due mesi, ora non so con chi condividere i miei dispiaceri, con Mike non posso di certo confidarmi, a lui non ho mai detto tutta la storia. “Ah, devo assolutamente parlarne con qualcuno!”

«Credevo che non volessi più vedermi.»

Forse qualcuno che non fosse lui.

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