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Una storia di LuigiMaiello

Di cosa parliamo quando parliamo di migranti

Abbiamo bisogno di parole nuove: persone, vite, integrazione e speranze.

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Pubblicato il 14 giugno 2018 in Giornalismo

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“Quello che mancherà domani è un monumento all'uguaglianza,

quello che manca già stanotte sono mille parole d'amore”

Sento il bisogno di scrivere queste poche righe perché negli ultimi giorni ne ho sentite e viste davvero troppe. E, allo stesso modo, ho avvertito molte mancanze.

Le parole d’odio, tipiche della più becera propaganda, abbondano sulle bocche di tanti. Molti credono di essere allo stadio e fanno il tifo per qualcuno che hanno votato, ma la loro vista è annebbiata, perché questo non è un gioco.

Con le vite, le sofferenze e le speranze delle persone non si gioca. Nessuno ha il diritto di farlo. Nessuno può erigersi a superuomo quando si tratta di vite altrui.

https://www.nytimes.com/slideshow/2016/04/18/blogs/photography-pulitzer-for-coverage-of-refugee-crisis/s/18-lens-refugees-slide-UYY5.html
https://www.nytimes.com/slideshow/2016/04/18/blogs/photography-pulitzer-for-coverage-of-refugee-crisis/s/18-lens-refugees-slide-UYY5.html

La propaganda della Lega

Non può farlo il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che, come spesso gli capita, è stato facilmente smentito l’altra sera nella trasmissione Otto e Mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber su La7.

È stato smascherato su numeri e su cifre, perché dietro i suoi slogan c’è ben poco. Sono sempre le stesse parole ripetute all’infinito, che rispondono alle più volgari logiche della propaganda, dove il metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione serve a raggiungere un solo obiettivo: il consenso elettorale.

Solo di slogan si tratta, senza alcuna strategia politica per affrontare la questione.

Il riposizionamento: da “Lega nord” a “Noi con Salvini”

Del resto, a cosa può appigliarsi oggi la Lega? Dopo gli scandali che l’hanno colpita in Lombardia, il loro è stato quello che in marketing si chiama “riposizionamento”: gli immigrati hanno preso il posto dei meridionali e di “Roma ladrona”; il nazionalismo ha sostituito il secessionismo.

Basta cambiare il marchio: da “Lega nord” a “Noi con Salvini” ed il gioco è fatto, e così la Lega si diffonde al centro e al sud, dove viene rappresentata da personaggi della destra, come in Calabria, o da vecchi democristiani votati all’autonomia, come in Sicilia.

Poveri noi, siamo proprio senza memoria.

Ma la Lega non è al governo da sola, anche se Salvini ormai sembra essere il ministro dell’Interno, degli Esteri, della Difesa… e del Consiglio.

Nel governo di cui fa parte, la forza di maggioranza relativa è rappresentata dal Movimento 5 Stelle, che ha raccolto circa il doppio dei voti della Lega e che finora si dichiara d’accordo su tutta la linea.

Ora però cerchiamo di fare chiarezza su alcuni numeri.

Immigrazione in Italia

In Italia per ogni 100 cittadini italiani ci sono 7 immigrati (più o meno 1 ogni 15 persone); diversa invece è la percezione che hanno gli italiani. Dai sondaggi infatti emerge che secondo i nostri concittadini la percentuale di immigrati sarebbe del 25%, quindi 1 ogni 4 persone. Percezione sballata, che però viene usata e alimentata da tutti i partiti di destra per soffiare su questo fuoco di paure.

Lo scrittore Erri De Luca ha affermato a riguardo:

“Invasione? L’Italia ha cinque milioni di italiani all’estero. È un Paese in via di evasione. L’Italia è un Paese senile, governato dalle paure dei vecchi”.

Forse è vero, la nostra Italia invecchiata ha paura anche della sua stessa ombra. Ma con i giovani razzisti come la mettiamo?

Io aggiungo che, nel dare la colpa di tutto ai migranti, rivedo anche quel senso di vittimismo che troppo spesso ci accompagna. A volte ce la prendiamo con i migranti, altre con l’Europa, altre con ipotetici complotti.

È colpa loro o nostra?

Un mio amico, l’avvocato Claudio Liguori, ha espresso in modo chiaro e intelligente questo concetto in un suo post su Facebook. Ecco le sue parole:

“Quelli che vi hanno rubato la macchina, quelli che vi hanno inquinato le terre, quelli che vi hanno avvelenato l’aria, quelli che vi hanno superato nella lista d’attesa in ospedale, quelli che hanno corrotto l’ufficio tecnico per costruire il palazzo nel vostro giardino, quelli che vi hanno venduto abiti falsi, quelli che vi hanno servito cibo avariato, quelli che non vi hanno fatto la fattura, quelli che hanno usato un materiale diverso da quello promesso, quelli che vi hanno tagliato la strada alla rotonda, quelli che non hanno rispettato la fila, quelli che hanno comprato il voto con 20 euro, quelli che hanno picchiato l’insegnante dei vostri figli, quelli che hanno parcheggiato davanti alla rampa dei disabili, quelli che hanno buttato la spazzatura sulla rampa dell’autostrada, quelli che…”

E la lista dei “quelli che” continua fino a finire con “hanno tutti la vostra stessa nazionalità”.

“Prendersela con altri mostra solo la vostra debolezza. La vostra incapacità a difendervi. La vostra vigliaccheria”.

Sono d’accordo con Claudio: prendersela con i più deboli è sempre la scelta più semplice.

Ci sono delle persone su una nave, in balia del mare, e per noi diventa l’occasione per diventare esperti di diritto internazionale su Google. Seduti sulle nostre comode poltrone, con l’aria condizionata accesa che non ci fa sudare.

Del resto, i detti non sbagliano mai: “‘O sàzio nun crére a ‘o diùno” -

“Colui che è sazio non crede chi sta a digiuno”.

E così:

“Ai più che mostreranno indifferenza

vorrei parlare con questa canzone

lasciando scivolare la mia barca sopra il mare

e la coscienza verso l'attenzione”.

I migranti sono persone e vite

Quando si parla di migranti spesso si fa un elenco di cifre e di costi. Dimentichiamo che molti, la stragrande maggioranza, sono profughi che cercano di scappare dalle guerre e dalle dittature nel Medio Oriente e in Africa.

Persone costrette ad abbandonare casa, famiglia, abitudini, culture e affetti in cerca di una migliore possibilità di vita.

I migranti sono vite e persone, due parole di cui Martha Bartalini sente la mancanza in questi giorni. Vite e persone che troppo spesso si perdono nel mare.

https://www.nytimes.com/slideshow/2016/04/18/blogs/photography-pulitzer-for-coverage-of-refugee-crisis/s/18-lens-refugees-slide-UYY5.html
https://www.nytimes.com/slideshow/2016/04/18/blogs/photography-pulitzer-for-coverage-of-refugee-crisis/s/18-lens-refugees-slide-UYY5.html

Tragedie in mare

Stando ai dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dal 2014 oltre 15 mila persone sono decedute in mare, per cercare di raggiungere i Paesi europei. Nel 2015 sono stati 3.771 i migranti morti; l’anno seguente il numero è cresciuto fino a 5.022.

Nel 2018 sono già 660 le persone annegate nel Mediterraneo. Sono sempre molte, ma è innegabile che dal 2017 sia le morti che le partenze siano diminuite nettamente. Ed ecco di nuovo la propaganda: ci fanno credere all’esistenza di un’emergenza sbarchi che in realtà non c’è.

Umanità e memoria breve

Ma i motivi che spingono tante persone a scappare dalle loro terre per affrontare un viaggio tanto pericoloso, che può portarli anche a morire, sembrano però essere oscuri a molti.

E qui tiro in ballo un’altra amica, con cui ho parlato online in questi giorni. Un’artista di poche parole, per cui non farò il suo nome, ma vi assicuro che quando mette le sue idee sul foglio, queste lasciano il segno.

In una sua storia ha scritto:

“Tutti siamo stati migranti, stesi in due o quattro nelle cuccette delle navi che puzzavano di vomito, portandoci dietro le nostre donne coi seni carichi di latte per essere nutrici dei figli dell’America e non farsi rispedire a casa. Insieme alle donne abbiamo portato mafia e corruzione. Noi dove ci mettiamo? Che poveri e miseri uomini italiani siamo diventati”.
Una vignetta,pubblicata circa cento anni fa su una rivista  di attualità politica negli Stati Uniti,
Una vignetta,pubblicata circa cento anni fa su una rivista di attualità politica negli Stati Uniti,

E in privato mi ha confidato:

“Sono indignata perché mi sono bastati due giorni della questione Aquarius per rendermi conto di una cosa disumana: che autori, artisti e tutti coloro che dovrebbero avere la mente occupata da pensieri di umanità e democrazia, non hanno aperto una discussione o un post. Autori che hanno dalla loro parte il mezzo potente della scrittura, non hanno scritto niente. Sta a ognuno di noi liberi pensatori di poter scrivere, dire, parlare del tema e non lasciar cadere”.

L'uomo in rivolta

Per chiarire questo concetto faccio mie le parole di Albert Camus nel suo “L’uomo in rivolta”:

“Chi è l’uomo in rivolta?”

“Un uomo che dice no.”

È vero ciò che mi stava dicendo, che troppe volte siamo assuefatti da tutto ciò che accade e nelle nostre vite comode non ci scandalizziamo più per niente. Le questioni non ci interessano, fino a quando non ci toccano da vicino.

Diciamo troppi “si”, perché è comodo e non comporta sforzi. È dicendo dei no, invece che si cresce. Dobbiamo avere la forza di ribellarci a questi atteggiamenti.

Noi di Intertwine da sempre ci schieriamo dalla parte dei migranti, e anche questa volta non possiamo esimerci dal farlo, perché, come ha detto lo scrittore Roberto Saviano: “La politica sull’immigrazione non si fa tenendo in ostaggio persone in mezzo al mare”.

Allora ho riflettuto sulle parole della mia amica e mi sono posto delle domande.

Chi è l’altro? Chi è lo straniero di cui tanti hanno paura?

Viviamo sospesi tra incertezza, rischio e disagio. Per questo la conoscenza diviene un elemento ancora più centrale, perché tutto ciò che non conosciamo ci fa paura: le situazioni così come le persone.

L’altro e lo straniero rappresentano ciò che non conosciamo, è per questo che ci creano ansia e preoccupazione.

Quindi cosa potremmo fare? Conoscere, approfondire e creare un dialogo con le persone che raggiungono il nostro paese. C'è bisogno di situazioni reali in cui confrontarci per realizzare quella famosa “integrazione”: una parola che tutti amiamo pronunciare, ma che ha una connotazione del tutto astratta.

Voi sapreste darmi una definizione di “integrazione”?

Finora in quali azioni politiche si è concretizzata?

Polizia ungherese in azione.
Polizia ungherese in azione.

Le parole “nuove” da usare

Iniziamo a usare la congiunzione coordinativa e, lettera che disegna un nodo, che unisce due frasi o parti di frasi che sono equivalenti.

Accantoniamo invece le separazioni create dalla congiunzione disgiuntiva o.

“Noi e loro” invece di “Noi o loro”.

Anzi, se vogliamo davvero l’integrazione, dobbiamo usare sempre il “Noi”.

Le parole sono importanti, Tiziano Terzani scrisse a riguardo:

“certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi e a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere”.

Liberalismo e...

Veniamo da decenni (forse secoli) in cui ci viene chiesto di pensare in maniera autonoma, perché siamo noi uomini la suprema fonte del senso.

La nostra libera volontà è diventata la più alta tra tutte le autorità. Così, fidarci della nostra mente, del nostro cuore e di cosa ci fa stare bene, sono diventati i mantra da seguire.

In politica, nell’economia, nell’arte, nel consumo e in ogni altro ambito, l’individuo libero diventa più importante degli interessi generali.

Non è mia intenzione ribaltare queste teorie, ma uno sforzo da parte nostra è necessario.

Cambiamento

Tutti dovremmo avere l’umanità di non girarci dall’altro lato, di guardare negli occhi tristi di un ragazzo in viaggio, e leggere in quello sguardo una storia personale lasciata alle spalle e la speranza di nuova che vorrebbe scrivere.

Ai più piccoli dovremmo raccontare che al mare si gioca, che si possono fare i castelli di sabbia, che si può giocare con racchette e palline, ma bisogna anche fargli capire che la realtà può diventare tragica, e che a volte, in mare aperto c’è anche "il gioco dello scafo, si sale tutti su un gommone fino a riempirlo all’inverosimile".

Dovremmo capire e insegnare che in mare ci sono persone ammucchiate in piedi, che attraversano il Mediterraneo sopra mezzi di fortuna.

Persone che cercano solo di non morire. E un abbraccio li può salvare.

http://www.pulitzer.org/winners/photography-staff-thomson-reuters
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