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Una storia di Maricapp

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Il profumo della vita

Pubblicato il 18 marzo 2017

Il gelsomino si arrampicava, veloce come i miei primi anni, spandendo il suo profumo nelle notti chiare, riempite da sogni infantili e da carezze materne. Io respiravo felice ignara del futuro, aspettavo soltanto il latte caldo ed i biscotti della mattina che sarebbe arrivata con la nonna, le sue storie infinite, gli abbracci e la cura meticolosa per i fiori del nostro giardino.

Le ginestre riflettevano il sole dell'isola, riempiendola di quell'inebriante profumo che mi toccava l'anima. Correvo con lui su per le colline e giu' fino al mare. Ci buttavamo stanchi sulla sabbia appena tiepida e mi guardava con occhi seri, che avevano dentro tutta l'adolescenza che stava arrivando e lo turbava. Mi prendeva la mano ed io che non capivo, ridevo di lui e della sua improvvisa serietà.

La camomilla con il suo profumo tranquillo si mischiava ai papaveri, la terra odorava d'estate ed i tuoi occhi erano dello stesso colore dei fiordalisi, i miei dell'erba che cresceva intorno. Quelle stagioni sono chiuse nel cuore, cosi' come nel cuore resta imprigionato per sempre il tuo sorriso. Eri il mio primo amore violento come i colori dell'estate, arrabbiato come a volte é il mare, perduto come si perde una cosa preziosa che non ritroveremo mai piu'.

I fiori d'arancio tra le mani, le lacrime agli occhi, un abito lungo e bianco, la chiesa profumata di gigli e tuberose, l'organo che suonava l'Ave Maria ed io che tra fiori e musica felicemente davo un addio definitivo alla spensieratezza per entrare nella consapevole giovinezza di moglie di un uomo che pensavo essere il mio. Ma i fiori appassiscono, il profumo svanisce lasciando il posto allo sgradevole odore della fine. Cosi' le illusioni passano lasciando il posto all'infelicità.

I grandi mazzi colorati composti da tanti fiori sontuosi nella loro eleganza ed i profumi mischiati e stordenti che ogni mese di luglio ti mettevo e ti metto tra le giovani braccia , scandiscono i tuoi compleanni e la mia gioia di esserti madre. Ti ho amata senza riserve appena ti ho vista cosi' piccola, rosea e con il nasino schiacciato. Abbiamo ricevuto, io e te, tantissimi fiori per festeggiarci, per dimostrarci amore, affetto, amicizia. C'è sempre un girasole per te. Ogni anno, per ricordarti che sei nata in un giorno caldo di sole, per augurarti tanti giorni felici.

​Le rose erano tutte intorno a te. Le avevo volute io, cosi' come avevamo voluto insieme i garofani rossi per papa'. Il loro profumo mi stordiva, il dolore mi distruggeva dentro, le lacrime non scendevano piu'. La vita é la vita, certo, e gli uomini sono mortali, ma tu mamma, tu non dovevi andartene. Avro' sempre bisogno di te, sentiro' per sempre il tuo profumo dolce di mughetto intorno, sarà come averti ancora qui.

Oggi siedo qui sul mio terrazzo fiorito, nel tramonto mio e del giorno, circondata dai gelsomini della mia innocenza, dai limoni e dall'arancio che con il loro profumo intenso mi portano la' dove tutto è iniziato e finito, dalle rose del mio dolore, dalle due piante di fiordaliso che anche se non sono ancora fiorite mi ricordano chi non scordero' mai, da tutti i fiori che amo, dalle gioie e dai rimpianti, dagli anni vissuti, a respirare l'aprile, in compagnia della mia vita.

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