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Una storia di Jelena

Questa storia è presente nel magazine Pillole del giorno prima

Due su dodici

Pubblicato il 07 marzo 2018 in Storie d’amore

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Altri trenta giorni trascorsi, un altro mese in cui fare i conti con un’ assenza che pesa quanto una presenza indesiderata. Nulla ha caratterizzato questo mese, se non una straordinaria nevicata che ha coperto gli spigoli e gli ostacoli delle vie, addolcendo forme e sentimenti. Sono rientrata a casa come ogni sera, attenta a non scivolare sull’asfalto con la stessa facilità con cui scivolo nelle situazioni complicate, ho cercato le chiavi del portone come ogni volta in una borsa che somiglia più al sottosopra di una nota serie Tv. L’androne era più freddo del solito, i bimbi erano riusciti a portare tracce di neve persino sulle scale, erano schizzati fuori come biglie impazzite al primo fiocco di neve , ridevano e strillavano a perdifiato tuffandosi in quell’insolito tappeto bianco, mentre le mani diventavano viola e insensibili e i loro cuori scoppiavano di gioia.

Mi soffermo ad esaminare la cassetta della posta, bollette, pubblicità e una busta che riporta solo il mio nome, nessun indirizzo nè francobollo, tantomeno un mittente.

Apro la porta del mio appartamento vuoto, accendo i riscaldamenti, poso la borsa e tolgo il cappotto, prendo il tagliacarte e la posta da aprire. Inizio dalla bolletta, dò un’occhiata veloce ai vari volantini che cestinerò come sempre, resta solo la lettera misteriosa. Me la rigiro tra le mani, cerco di capire se contiene un piccolo oggetto, la metto controluce come si fa con una lastra, la peso sui palmi, ne sento l’odore, la poggio sul tavolo, temporeggio preparando il caffè. Non voglio aprirla, il mio inconscio mi invita a scappare, la mia curiosità la sta già aprendo avidamente.

Cara J.

è trascorso qualche giorno dall’ultimo in cui ci siamo sentiti e ancora di più dall’ ultima volta in cui ci siamo visti. Non ho fatto altro che pensarti, ho pensato a chi dei due potesse avere la colpa, a chi dei due ha detto troppo o troppo poco, alle parole che non abbiamo pesato, alle promesse infrante a causa degli eventi. In questo periodo eri con me in ogni cosa: nel caffè della mattina, nelle risate della gente, nella solitudine di casa mia, nei capelli di un’altra che credevo fosse quella giusta e che invece era solo un fuoco di paglia. Non fraintendermi, non ti scrivo perchè con l’altra è finita, ti scrivo perchè proprio un altro sorriso, altre braccia, altri pensieri mi hanno permesso di capire quanto la tua assenza abbia lasciato un vuoto nella mia vita. La tua pazienza, il tuo saper ascoltare le pause tra le parole, le tue espressioni spontanee, i tuoi silenzi in cui non riesco ad entrare, il rapporto che abbiamo instaurato sin dal primo istante, tutte queste cose sono diventate macigni che mi impedivano persino di respirare. Ho sbagliato, coprendo tutto con un velo di egoismo, come oggi questa neve ha nascosto le cose più ovvie. Ma le certezze ci sono ancora, vestite di bianco, celate dal ghiaccio che le preserva dai cambiamenti.

Sei la mia certezza inaspettata, permettimi di essere la tua.

Permettimi di mantenere la promessa che ho infranto.

Permettimi di tornare e restare.

Con affetto.

Con gli occhi pieni di lacrime osservavo fuori dalla finestra, oltre quelle righe, oltre quelle parole vere ma vuote, oltre il tempo trascorso e perso dietro sentimenti non corrisposti, oltre i bambini infreddoliti nel cortile, oltre i miei silenzi che diventano prigioni, oltre alle mancanze che non si affievoliscono e che al contrario graffiano su ferite già aperte.

Non una vera e propria lettera, nessuna ammissione di colpe. Solo una richiesta.

Ma è troppo comodo tornare indietro, troppo comodo tornare quando le macerie si sono tramutate in rinascita, quando le lacrime sono asciutte e i sorrisi meno forzati, però è crudele anche non perdonare,non regalare un’altra opportunità a chi la chiede.

Avrei dovuto prendere una decisione.

Il caffè è ormai freddo, riapro gli occhi dopo un tempo incalcolabile.

Se solo la neve non avesse bloccato l’intera città avrei ricevuto davvero questa lettera, avrei sentito il cuore battere all’impazzata e le labbra tremare, avrei afferrato la giacca e sarei corsa da lui.

Se solo lui non fosse orgoglioso e io non fossi così testarda.

Se solo la neve potesse trasformarsi in minuscoli pezzi del mio cuore e cadere tra le sue mani.

Se solo fossimo rimasti.

Se solo tutto questo fosse vero.

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