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Una storia di Nove_Facoceri

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Pazzi in corsia

La clinica del delirio

Pubblicato il 17 luglio 2017

Amanda se ne stava rannicchiata in una poltrona della sala ricreativa, rimirando l'oggetto più bello che avesse mai visto. Suo cugino Pancrazio le aveva costruito un apparecchio per sistemarle i denti. Era trasparente, leggero e malleabile, nessuno però conosceva il segreto celato in quei pochi centimetri di plastica meravigliosa. Al suo interno era inserito un microchip, così quando lo infilava diventava un'eroina dotata di super poteri. Pancrazio oltre che dentista, gestiva una piccola clinica privata, era lui che le aveva dato l'idea della fuga.

Pancri aveva bisogno di quattro medici per la sua clinica e avrebbe offerto a lei e ai suoi tre amici un lavoro e un posto dove dormire.

Amanda indossò la coperta spelacchiata sulle spalle, alzò le braccia e, infilandosi l'apparecchio, sfrecciò per i corridoi urlando: -Sono Invagisil, la super eroina-.

Aveva azionato il superpotere dell'invisibilità, in questo modo avrebbe potuto rintracciare indisturbata i suoi amici e svelargli il piano per la fuga.

Annibale se ne stava nella sua stanza, indossando dei guanti per i piatti per evitare contaminazioni, una mascherina, una cuffia di plastica per la doccia, dei calzari di pelo sintetico e una tuta da sub. Nessuno avrebbe potuto contagiarlo, nemmeno quella matta di Amanda che se ne andava in giro sventolando ai quattro venti il nuovo apparecchio impregnato di chissà quanti milioni di bacilli. Amanda gli si fiondò addosso come una furia.

-Scusa Anni, il mio detonatore oggi è su di giri-.

-Senti ho già rubato un sacco di cannucce di plastiche dai drenaggi, se le assimiliano le possiamo usare come corda per scappare-.

Anni indossò la maschera con il boccaglio poi a debita distanza dall'amica la accompagnò alla ricerca di Elettra e Arturo.

-Se poi pensiamo che la mela è rotonda, ne possiamo dedurre che la frutta segue la conformazione della Terra- Arturo camminava avanti e indietro, mostrando i disegni sulla lavagna.

-Ma scusa, allora come la mettiamo con la banana?- Elettra pareva dubbiosa.

-Ma sciocca! Lo sai che si tratta di un frutto alieno!- la porta si spalancò di colpo, facendo carambolare all'interno Anni, vestito come un esploratore spaziale, seguito da Amanda che a bocca aperta mandava segnali led nella stanza.

-Presto, Pancri ci aspetta! Tutti nella mia stanza per studiare il piano di fuga.-

-Ma io nel tuo loculo non ci vengo proprio!- esclamò Elettra, continuando ad arricciarsi i capelli con un paio di pinze da saldatore. -Non vedi che sono impegnata? Mi devo preparare per la festa di inizio estate di questa sera-.

-La fuga è la mancanza di coraggio!- Arturo saltò su una sedia, brandendo una scopa. -Io, illustre luminare, nonchè tuttologo, in possesso di otto lauree, tra le quali un dottorato in spionaggio, controspionaggio e arte della raccolta differenziata, dico che occorre essere, come dire... ho fame, ecco! Che si mangia?-.

-Foffe u fafino cu fufaffo- il boccaglio di Anni emise una strana sequela di suoni.

-Ehhhhh? Ma che dici?- Amanda guardò l'amico e lo trovò ridicolo.

-Fermi tutti! Annibale ha ragione: foffiafo fafe a faffa co fofaffo!- Arturo scese dalla sedia e si avvicinò alla porta. -Non vi stupite, la mia laurea in lingue marine e litanie sonar mi ha fatto comprendere tutto. Andiamo miei prodi, il fofaffo ci attende!-.

Si lanciarono verso la porta , ma la trovarono sbarrata da Amanda che, brandendo il manico del mocio vileda, bloccava loro la strada con aria tutt'altro che amichevole.

-Ma come? Pancrazio ha bisogno di noi e voi pensate a mangiare? Siete veramente riprovevoli. Io, super eroina, se non mi seguite immantinente, vi scaraventerò in un buco spazio-temporal-purgatorio da dove non ne uscirete più!-.

-Ma cos'ha detto?- fece Arturo ad Elettra, -che è diventata pure incontinente? E a noi che ci frega?- e poi rivolto all'eroina: - etu Invidiasil, levati dalla porta che abbiamo fame-.

- Io sono INVAGISIL! E di qui non farò passare nessuno, se non gli acari del cuscino di Arturo!-.

Dopo un altro po' di scaramucce si arrivò alla mediazione che sarebbero scappati mangiando dei panini preparati in modo assolutamente sterile da Annibale. Anzi, li avrebbero mangiati, per non rischiare di prendersi ebola, senza nemmeno toglierli dal sacchetto di nylon.

Passarono al volo dalla cucina dove Annibale preparò i suoi tramezzini cu fufaffo e, sempre correndo, si diressero verso l'uscita dove Anni, Arturo ed Elettra si bloccarono in fila appena fuori dalla porta, mentre Amanda sfrecciava sotto la sua coperta spelacchiata. Accortasi di essere rimasta sola, si voltò di scatto e vide i suoi amici impalati appena fuori dalla porta e tornò indietro furiosa: -Hey, dico, siete diventati matti? Che ci fate lì fermi come dei cetrioli?-.

-Ehhh no!- fece Arturo. -Il cetriolo è parente della banana, quindi è una verdura aliena. Al massimo potremmo essere tre meloni! E poi veramente noi aspettavamo te-.

-Me?? Ma se io ero davanti a voi! -.

-Ti sbagli Indiviasign: dipende da che parte guardi -.

-Col mio super potere usciremo tutti sani e salvi da questo posto- disse Amanda, mettendosi un paio di mutande sulla testa come elmetto, e una maglia al contrario dai toni rossastri.

-Si va bene, ma ora muovetevi a mangiare- sbuffò Arturo. I panini erano stati preparati rigorosamente con acciughe, prugne, una scatoletta di ceci del 2000, e uno sputo salvifico 100% vegetariano. I quattro mangiarono quella leccornia il più in fretta possibile, fino a quando dei rumori strani non si fecero strada nel loro stomaco.

-E' naturale- fece Arturo crogiolandosi nella sua falsa sapienza. -Adesso il nostro stomaco si sta ribellando-.

Così dicendo uno dopo l'altro, si abbassarono i pantaloni, le mutande, ed ogni cosa, fino a restare crudelmente nudi. Si accovacciarono, e quello che ne uscì fu davvero agghiacciante.

-Dissenteria da parassiti del cibo- valutò un infermiere, accorrendo in quel mare nocciola. -Qui non curiamo queste cose, eccheccavolo, portateli in ospedale; questi qui sono innocui e anche un po' deficienti, non faranno nulla di male-.

I quattro furono caricati su un furgone di fortuna, come bestiame. Sul retro una reticella a fasce di ferro, il giusto per prendere aria. Ridacchiavano, il loro piano era per metà compiuto.

Sulla statale per raggiungere l'ospedale più vicino non c'era anima viva, solo qualche bufalo, e qualche macchina ogni dieci minuti. I lampioni mezzi fulminati. Nell'aria il rancido profumo di umidità. Il chip nell'apparecchio di Amanda faceva un sacco di cose, una fra tutte illuminare spazi grandi quanto uno stadio. Iniziò a ridere fragorosamente, Amanda, fino a quando dalla rete di ferro non emise un fascio di luce simile ad un faro nel mare. Il conducente sfortunato che si trovava dietro al furgone sbandò fino a gettarsi a capofitto contro di loro. Il furgone si ribaltò un paio di volte, il conducente perse i sensi. La rete spezzata in due.

-Un' eroina proprio così!-.

Elettra si guardò attorno, nel retro del furgone e notò che era tutto rotto, i vetri, le reti, i pannelli laterali erano piegati ed in poche parole tutto aperto. Diede un colpetto sul naso ad Amanda, che la guardò e con un gran sorrisone illuminò l'interno. Ecco qual'era l'uscita, subito non avevano capito.

-E adeffo?- chiese Annibale in un momento in cui pensava di avere tutto il mondo per sé.

-Ovvio- rispose Arturo, -adesso Alea jacta est, o al limite delenda est Carthago, ma tanto se non avete la laurea in latino contaminato non potete cogliere la sfumatura, si va a distruggere Cartagine- e subito uscì dal camioncino, partendo a razzo in mezzo alla campagna.

Amanda in fondo era la supereroina al comando e non prese bene l'ultima invenzione di Art.

-Uè, Cartagine! Dove credi di andare, balengo?- e subito si stizzì perché in mezzo a tutto quel gran turbine non trovava più la copertina spelacchiata.

-Sai cosa ti manca?- gli gridò dietro Elettra, -la laurea in geografia e stradario comparati. Dobbiamo andare dall'altra parte, pistola-.

-Quello che per voi è est per me è ovest, varia il punto di vista e la realtà è relativa e...-.

-Piantala!- finì Amanda, che finalmente aveva trovato la mantella magica, oh pardon, la coperta, e si era messa a sorridere e ridacchiare dappertutto, illuminando il camioncino, la strada e facendo una bellissima intermittenza blu sui prati attorno.

Uscì dal furgone gridando: -Vamonos, companeros!!!- e partì a tutta birra a cavallo di una ruota supersite del furgone.

Quando il conducente si riprese dalla botta, si voltò e vide che non c'era più nessuno all'interno. I quattro supereroi erano già lontani anni luce... intermittente.

La strada proseguiva verso un fiume, lungo il quale Art si fermò a riflettere.

-Alt!- intimò agli altri. -Secondo i miei studi di fisica quantistica applicata all'orografia campestre, direi che ci troviamo a sud-sud est rispetto all'asse cartesiano intersecante la rosa dei venti-.

Elettra lo guardò meravigliata e sognante; amava quando Art diceva cose per lei completamente incomprensibili. -E quindi, noi saremmo...-.

-Persi nel nulla!- terminò Ari, indossando la coperta invisibile. -Qui bisogna che super Invasigil prenda in mano la situazione. Tu Anni, cacciati in acqua e perlustra il fondo in cerca di indizi. Ele e Art muovete le chiappe e cercate una strada da percorrere. Io provvederò a procurarci un mezzo-.

-Che Hapu Au, il dio hawaiano delle tempeste sia con noi!- gridò Art invasato. Anni estrasse dalla tasca dello scafandro un rotolo di domopack e iniziò ad avvolgersi, tipo valigia degli aeroporti, sotto gli occhi di Ama, poi si cacciò in acqua, completamente al buio. Super Invasigil, forte della mantella invisibile, compì a balzelli la strada percorsa e in breve si trovò davanti a Tolomeo, l'autista, che proprio in quel momento si stava riprendendo dalla botta ricevuta. Il furgoncino era in stati pietosi, ma con un po' di fortuna avrebbe potuto funzionare ancora. Si piazzò davanti al tipo ed esclamò: -So che non puoi vedermi, ma se non farai quello che dico riceverai la giusta punizione, che consiste nell'ascoltare la sequenza dei primi millecinquecento numeri periodici del pi greco da parte di Art-.

Tolomeo, spaventato, si buttò a terra; se questa era fuori di mela, non osava pensare agli altri, tra cui uno in muta da sub e l'altra con i capelli trafitti da bacchette da saldatore.

-Ragazzi- urlò Amanda, -ho azionato il microchip del mio apparecchio dentale, è anche un sonar che trasmette a Pancri la nostra posizione, ci raggiungerà a breve!-.

-Che bello!- urlò Elettra. -Dici che ha bisogno di una messa in piega?-.

Si tolse le bacchette da saldatore dai capelli stopposi, accorgendosi che un ciuffo giallognolo vi era rimasto attaccato. Anni schifato fece una croce con le dita nascoste dai guanti in lattice.

-Vade retro, qui si annidano milioni di piccoli acari forforoidi che causano l'asma e portano alla morte-.

Saltellò avvolto nella pellicola come un involtino primavera, avviandosi al camioncino. Delle luci in lontananza abbagliarono lo strano gruppo.

-Bagliori ultrasensoriali, dai miei studi quantistici di metafisica applicata alla fisiognomica stellare deduco siano alieni-.

-Quelli del cetriolo e della banana?- urlò Elettra eccitata.

-E' Pancri, è corso in nostro aiuto-.

Il povero Tolomeo, approfittandone del caos, scappò il più veloce possibile; sarebbe corso alla centrale di polizia a raccontare dell'accaduto, sempre che qualcuno gli avesse creduto.

-Ragazzi, finalmente vi ho rintracciato: salite, presto, ho bisogno del vostro aiuto-.

Elettra rimase abbagliata dagli occhi nascosti dal monociglio di Pancri, avrebbe passato tutta la notte ad arricciargli quei cespuglietti neri con le pinze elettriche. La banda si accomodò sul retro dell'ambulanza.

-Un disastro, mi vogliono rovinare, mi hanno radiato dall'albo dei medici, solo perché ho amputato una gamba ad un paziente invece che un braccio e ho ricostruito il naso al contrario della signora Bortolotti. Dovete assolutamente prendere voi in mano la gestione della clinica, intanto che le acque si calmano-.

-Nessun problema- sentenziò Art, -ho talmente tante specializzazioni in medicina da poterne regalare a tutti. Ma tengo particolarmente a quella di chirurgo dell'alluce a martello! Ad ogni modo, tu Pancri vedi di piantarla una volta per tutte di tracannare assenzio, che poi prendi gambe per braccia e nasi per orecchie!-.

-Mi faccio solo un goccetto quando opero! Quando ho il bisturi in mano, non so perché, mi torna alla mente il ricordo di quando ero piccolo... Dunque ne ho ben donde! Vorrei vedere te dopo aver vissuto un'infanzia come la mia!- si giustificò Pancrazio.

-Perché, cosa ti è successo da piccolo?- chiese Elettra, parecchio incuriosita.

-Sapessi... i miei fratelli maggiori Branchietta e Pepacchio mi hanno tormentato fin nella culla. Mi mettevano in testa le macchinette telecomandate che mi annodavano i capelli con le ruote e mi pulivano le orecchie con i chiodi. Branchietta, che aveva una passione smisurata per il flamenco, mi piazzava sul tavolino della cucina a torso nudo, con la bandana e una rosa con tutte le spine in bocca e mi ordinava: avanti Joaquin Cortes, fammi vedere come balli! Andale andale!!!! Pepacchio, invece, che sognava di fare il lanciatore di coltelli da adulto, mi costringeva a stare a braccia aperte ore ed ore e mi tirava righelli, biro, compassi e qualsiasi diavoleria appuntita! Il bisturi mi riporta a quei ricordi...-.

-Povero Pancri mio...- disse Elettra, profondamente commossa e aggiunse: -che ne diteeee, lo vendichiamoooo?? Convinciamo i due fratelli che hanno una malattia incurabile da operare urgentemente e li diamo in pasto a Pancrazio!!! Revenge revenge!! Ci state???-.

-Un momento ragazzi: prima bisogna che tutti andiate all'ospedale ed occupiate i vostri posti. Ai pazienti penseremo subito dopo- ed un sorriso satanico gli si dipinse in viso.

-Come vi ho detto, mi hanno radiato, ma io intendo fare riscorso e sono sicuro che lo vincerò e poi, checcacchio, la clinica è mia e quindi la faccio dirigere a chi voglio, e al diavolo quegli idioti del Coniglio di Minestra-.

-Già ora di pranzo?- chiese Arturo. -C'è minestra cosa, di coniglio quale?-.

-Stai zitto- lo rintuzzò Amanda, sguainando il suo canino trasversale. -Che diamine dici Pancrazio? Cos'è questo coniglio? La clinica è diventata veterinaria?-.

-No, no, ho solo pescato le parole sbagliate nella mia area di Broca, ultimamente non ci ho messo ordine, volevo dire Consiglio di Amministrazione-.

-Si va a pescare pesce per pranzo?- propose Arturo, e a quel punto gli arrivò una domopakkata sulla parte posteriore del cranio da parte di Annibale, che per fortuna si astenne dal parlare.

-Ma ora bando alle ciance, andiamo più veloci del suono-.

-Ma guarda che il suono va piano- rispose Arturo, -quella che va veloce è la luceeeeeee- e cadde all'indietro, finendo gambe all'aria per via della sgommata con cui Pancrazio aveva fatto partire l'ambulanza. In men che non si dica, con Amanda che a bocca aperta faceva da abbagliante stellare, giunsero alla Clinica Omnibus specializzata in tuttologia clinica. Per iniziare, essendo Arturo il più istruito, gli venne assegnato il posto di Megadirettore e primo tra i primi chirurghi di qualsiasi disciplina, ad Amy venne affidato il reparto di Odontoiatria Supereroica. Annibale strepitò per avere il reparto di Immunologia Totale e per Elettra Pancri ebbe qualche dubbio.

-Posso fare l'anestesista, dai!... Si, dai, dai!!! La posso fare?- Elettra si mise a saltare per i corridoi della clinica, davanti a Pancrazio che, facendo ondeggiare il monociglio, decise che per lui poteva andare.

-Essendo fresco di master in toponomastica stellare, applicata ai sistemi sensoriali dei pesci fritti, posso decretare ufficialmente aperta e attiva la clinica Omnibus. Ora, per quanto riguarda i pazienti...-.

-Non ce ne stanno- sentenziò Pancri, grattandosi un foruncolo a forma di noce sulla fronte.

-Beh, possiamo sempre fare pratica!- super Invasigil spalancò la bocca, accecando il poveretto, che si sentì prelevare di peso e adagiare su un tavolaccio di legno. Anni, prontamente, srotolò il domopack e iniziò ad avvolgere Pancrazio, bloccandolo.

-Ben fatto!- urlò Elettra, rovistando nelle tasche dei pantaloni. Quando Pancri vide ciò che aveva tirato fuori lanciò un urlo degno di un'ambulanza.

-Un trapano a mano, per estirpare un ascesso cutaneo mi sembra eccessivo- commentò Art. -Forse è meglio procedere con un bisturi 24G lama n° 10 per dissezioni standard, per poi penetrare all'interno con un divaricatore di Volkman. Elettra, presto sediamo il paziente!-.

Una martellata ben data produsse in Pancrazio un diffuso danno assonale, rendendolo immobile. Art indossò i guanti in lattice, si scaccolò, quindi inforcò gli occhiali e si mise all'opera.

-Fa fon fi feffra feficolofo. Fi fono i firus!- Anni era preoccupato per la salute di Pancri. Art alzò lo sguardo al cielo e con un colpo netto dei due indici affiancati fece scaturire dal foruncolo una quantità di pus tale da rendere scivoloso il pavimento per giorni.

- Afpetta, metti il camife - ripeteva Pancrazio, - fi fuole un camife-.

Elettra ne prese uno dalla cesta di quelli da lavare - forse messo lì anni prima - e glielo passò: -Toh, tieni-.

-E' immuniffato, vero? Perché fapete che io ci tengo. E' fteriliffato, vero? E' fteriliffatooo?-.

-Ti diro di più, Anni. E' persino fertilizzato- Annibale mise il camice tutto contento e, tenendolo aperto, giocò per un po' correndo per i corridoi con il camice bianco che svolazzava.

-Oooouuuhhh...- gridava. Finché non si imbatté in una giovane ragazza che stava bussando al portone di ingresso.

-Buongiorno- salutò lei. -Avrei un colloquio con il Dottor Pancrazio, per quel posto alla reception...-.

-Entri- le rispose Annibale, con un sorrisone che sarebbe stato degno di Amanda. -Le prefento gli alfri-.

Tornò indietro nel corridoio di corsa, con la ragazza che faticava a seguirlo. Poi si andò a lanciare sparato contro Art, che non gradì.

-Urto elastico. Hai idea della quantità di moto che potevi avere correndo così? Se avessi studiato...-.

-Fignorina, qufti fono i miei colleghi. Il Dottor Cartagine... ehm... Arturo, la dottoreffa Amanda Invictus, no, forse era Imbestialin...-.

-Invagisil! Questo che l'ha accolta è il Dottor... si figuri che dove eravamo prima lo chiamavano l'immunizzatore-.

La ragazza sorrise un po' intontita: -Dottoressa Las Vegas, piacere-.

Art si fece strada tra i suoi colleghi tendendo la mano alla receptionist. -Onorato signorina San Diego, sono Arturo il Megaultrasuperdirettore. Pancri per il momento è fuori uso, cioè impegnato in una conferenza all'estero, venga che le spiego il suo lavoro-.

-Santa Monica?- urlò Elettra, con in mano un siringone di anestetico che si divertiva a distribuire ai colleghi. -Allora conosce mia cugina Monica, santa donna!-.

-Non ci faccia caso signorina San Francisco- esordì Arturo. -La situazione è questa: la scienza quantistica dei numeri statistici è tale che la somma divisa per il sottraendo è superiore alla statistica stessa, quindi ecco qui: lei deve telefonare a tutte le persone presenti sulle pagine bianche, comunicargli che un loro parente è ricoverato qui alla clinica Omnibus, poi al resto ci pensiamo noi-.

La dottoressa, che aveva dimenticato il suo vero nome, si sedette alla scrivania ancora sconcertata. Amanda corse da lei facendole aprire la bocca come i cavalli.

-Tenga, le presto il mio apparecchio; per un po' le scioglierà la muscolatura muscolare muscolata-.

Art chiamò a rapporto tutta l'equipe. -Allora ragazzi, il piano è questo: dobbiamo trovare pazienti, quindi per chiunque varcherà questa porta dobbiamo accingerci ad elucubrare una strategia-.

-Dai dai, posso siringare chiunque entri? Ti prego, ti pregoooo-.

-Certo Elettra, ma con charme-.

-Sono sempre charmevole io- disse offesa Amanda, -martellerò in testa chiunque entri da queste porte-.

-Ma cosa stai dicendo? Non solo in testa, anche sulla gamba e sul braccio, qui dobbiamo operare. La nostra clinica deve essere la migliore. Un'ultima cosa signorina Los Angeles, telefoni anche ai parenti del Dottor Pancrazio e li avvisi che, anche se non lo sanno, sono in fin di vita, dobbiamo operarli urgentemente!-.

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