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Una storia di StefanoLabbia

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Il coraggio d'amare se stessi

Pubblicato il 07 maggio 2017

Spesso restiamo assieme ad una persona perché non abbiamo coraggio. Non abbiamo la forza di sostenere un cambiamento che gioverebbe e porterebbe il sereno nelle nostre vite. Le migliorerebbe. Ci donerebbe di nuovo luce, speranza, sogno. Ma preferiamo la certezza dell'infelicità alla felicità non certa, perché, ci giustifichiamo, "chi lascia la strada vecchia per la nuova..." eccetera, eccetera. Buffonate. Semplicemente, non abbiamo coraggio. Non abbiamo il coraggio di voltare la pagina di un capitolo che magari è stato per noi importante o che ci ha semplicemente preso in un "brutto" momento di debolezza. Ed anche in quel caso... non abbiamo saputo dire di no. Non abbiamo coraggio di dirle / dirgli addio. Che la passione è finita, che l'amore è finito. Non abbiamo coraggio d'esser felici. Di rischiare. Non abbiamo coraggio d'amarci. Di amare. Noi stessi e gli altri. In una società, quella in cui viviamo, dove l'aspetto da sempre è stato importante (al contrario dell'oriente, ad esempio, dove l'omologazione è quasi un culto ossessivo, che genera, però, anche lì casi di infelicità), noi abbiamo abbracciato i selfie, i social network dove l'esposizione della (ir)realtà ha preso piede libero, "sposando" (il)legittimamente sacro e profano, serio e faceto in un unico calderone con dentro nessuna sostanza. C'è dentro, infatti, noi e quello che vorremmo essere. Noi e ciò che siamo. La "bellezza" delle cose. Ma la verit è che... Siamo infelici. Felici fuori ed infelici dentro. Lui / lei è al nostro fianco ma non abbiamo coraggio. Viviamo i nostri piccoli momenti quotidiani assieme - anche quei pochi piacevoli - in un regime d'inquietudine costante. In background, nella nostra testa, gira perenne il "se potessi", il "forse potrei", "magari dovrei" e a volte neanche quello. Apatia genera apatia. Vita piatta genera l'appiattimento dei sentimenti. Finiamo per diventare dei non vedenti dell'anima. Ciechi ai sentimenti. Per stanchezza, per non voler lottare. Per sicurezza "tragica" di vivere infelici. Il mondo in cui vivo non mi fa paura... è quello che non ho mai vissuto, l'ignoto che genera in me ansia. Il cambiamento, l'addio, a volte è l'unica soluzione. Nessuna remora, nessun senso di colpa: non è egoismo. Amatevi. E se il caso lo richiede, se siete infelici, se non provate più amore... tornate a cercarlo. Cercatelo altrove. Guardatevi attorno. Cercate il sentimento in colui o colei che potrebbe farvi stare bene. Farvi stare meglio. Guardatevi allo specchio e dite a voi stessi che meritate la felicità, che la vita è breve, troppo breve per passarla con una persona che è confusa, indecisa, che picchia voi ed il vostro rispetto. Che vi deride, che vi fa del male (sia inteso come male fisico che psichico), che vi annienta, che vi umilia, che vi calpesta, che non vi dà gioia. Mai. O che se la dà... poi se la riprende indietro a caro prezzo. Conservate dignità, amor proprio e rispettatevi. Se non lo fate voi per primi... chi altri dovrebbe farlo? Lasciatevi e tornate ad amare, piccole anime confuse. Ditele / ditegli addio e tornate a vivere.

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