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Una storia di Raffaele

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In Depth – Seconda Parte

Pubblicato il 20 marzo 2017

“Secondo gli scienziati, uno dei momenti chiave dell’evoluzione umana è stato lo sviluppo del pollice opponibile caratteristico della nostra specie, particolare morfologico che garantisce la presa salda con cui divenne possibile utilizzare utensili. La struttura delle mani degli esseri umani, per quanto simile a quella delle scimmie antropomorfe, si distingue per la presenza del pollice opponibile che conferisce alla nostra specie la capacità chiamata “presa di precisione”. Questa consiste nell’afferrare qualcosa tra il pollice e le altre dita imprimendo forza alla presa: in pratica ci permette di impugnare una penna per scrivere oppure di inserire un filo nella cruna di un ago. La struttura delle nostre mani è il risultato di milioni di anni di cambiamenti nello stile di vita dei nostri antenati, ma due, in particolare, sono gli eventi chiave che hanno portato a questa modifica strutturale: essere scesi dagli alberi e aver iniziato a utilizzare (e in seguito a creare) utensili.”

Da quando sono sceso dall’albero, ne ho fatto di strada. Una, mi ha portato nei treni della Circumvesuviana di Napoli. Nella selva quotidiana in cui mi immergo posso impiegare gli anni luce che mi separano dal luogo in cui lavoro nelle più profonde riflessioni psicologiche, ragionare sui Massimi Sistemi e osservare con occhio scientifico l’umanità che mi circonda.

Notavo, per esempio, che su un incidenza di 80, 90 persone incastrate per vagone, circa il 70% è impegnata nell’uso frenetico del proprio pollice opponibile dividendolo tra twitter, facebook, playlist e giochini vari.

A seconda delle età degli utilizzatori, l’accanimento sull’utensile di ultima generazione varia dalla lunghezza totale del viaggio o al suo 50%.

E mai di meno.

L’uso della parola è stata un’altra grande conquista della nostra specie.

Abbiamo infatti persone che urlano nei telefoni convinti che dall’altra parte si senta meglio, imprecazioni varie di breve durata, musica alta che dovrebbe sfondare i timpani di chi l’ascolta.

Il troll al tuo fianco viaggia solitamente su una dimensione parallela dove non sono le 7 del mattino, piove, stai sudando incastrato tra il gomito del tizio davanti e la rotula della tipa dietro di te pericolosamente ad altezza deretano!

La combinazione di parola e pollice opponibile trova la sua sublimazione in What’s up!

In questo caso, i pollici lavorano generalmente insieme a una velocità impressionante coadiuvati, a seconda dell’esigenza, dalla registrazione vocale di messaggi.

Ecco…

Dopo 40 minuti di viaggio e notizie tipo: “Il professore non ha spiegato quell’argomento perché…”, “Stefania ha dato l’esame e ha detto che…”, “Ieri sera siamo stati in quel locale di cui ti parlavo l’altro giorno…”, “Non ho messo gli stivali anche se era evidente che potesse piovere…”, “Non sai com’è, perché non lo conosci bene…” NON posso sentire anche: “Vabbè, sono quasi arrivata, ci vediamo tra poco!”.

(…)

Cioè, ho le palle piene dei cazzi tuoi – che non volevo assolutamente sapere - mi hai pure guardato di traverso una volta giudicandomi evidentemente impiccione – in pratica hai parlato a un centimetro dal mio orecchio e pretendevi che non ascoltassi - ho passato metà del viaggio cercando di non farmi impalare dalla rotula della tua amica, ho ascoltato musica di merda dal troll di fianco tutto allegro e spensierato e dovevi incontrare a breve la persona con cui hai parlato ininterrottamente via What’s up?

Ma vaffanculo!

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