scrivi

Una storia di LuigiMaiello

2

Intertwine Consiglia pt.54: “Lei non sa chi sono io, forse”

Privacy e scandali negli ultimi giorni. Ne parliamo con la serie tv The Americans, l'ultimo disco de I Cani e la scrittrice Elena Ferrante.

Pubblicato il 07 aprile 2016

"Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice.

Ci sono solo due date: quella della mia nascita e quella della mia morte.

Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei."

Fernando Pessoa

“Lei non sa chi sono io” è una celebre espressione di un film di Totò, che forse in questo periodo non è più molto valida.

Tutti sappiamo molte più cose sugli altri rispetto al passato.

Dai controlli maggiori a cui siamo sottoposti in seguito agli attentati (sin dal 2001) a ciò che postiamo tutti i giorni sui Social Network, il concetto di “privacy” sta subendo continue rielaborazioni e tutti siamo portatori di un numero minore di segreti, almeno in apparenza.

La nostra vita è spesso in rete, dove scegliamo cosa voler rendere pubblico o meno e il nostro rapporto con Internet si è evoluto rapidamente.

In principio fu Facebook.

Dopo un primo periodo di nickname e dati falsi, tutti ci siamo adeguati fornendo una serie di dati personali: i nostri veri nomi, la vera data di nascita, la vera residenza e molte altre informazioni più o meno vere.

Resistono ancora, e speriamo per poco, i profili di coppia e qualche cognome falso.

Col passare del tempo ci siamo abituati a vivere online, comprando cose (eBay, Amazon) e chiacchierando (Messenger, Skype). Ci siamo ambientati nella rete: con Twitter ci siamo inseriti in conversazioni mondiali, soprattutto per i grandi eventi, mentre Instagram ha cambiato il nostro rapporto con la fotografia.

Tutti oggi sentiamo il bisogno di condividere un bel panorama, un bel vestito, la partecipazione a un evento, un piatto di pasta o un dolce, ma anche il #nofilter (che sarebbe un #senzatrucco) di quando si è svegli da poco.

Fontr: franzrusso.it

Forse però siamo andati un po’ oltre la soglia, così a prendere il sopravvento è stata la cosiddetta backchannel, ovvero la comunicazione privata: Whatsapp prima, Telegram e Snapchat poi, con quest’ultima che addirittura consente di inviare foto che scompaiono pochi istanti dopo la visualizzazione.

La privacy è una richiesta portata avanti soprattutto dalle nuove generazioni: i Millenials (nati tra gli inizi degli anni ’80 al 1995) e soprattutto la cosiddetta Generazione Z (i nati dal 1995 in poi), molto attenti alla reputazione online.

Di privacy in questo periodo però si parla soprattutto in relazione ai documenti dello scandalo "Panama Papers”, che in queste ore stanno investendo centinaia di nomi più o meno noti e più o meno importanti del mondo dell'imprenditoria, della finanza, della politica, dello sport di tutto il mondo.

Lo scandalo è enorme. Ricordate Wikileaks? Beh questa volta la dimensione dei file è 1500 volte maggiore, con circa 11,5 milioni di documenti compromettenti.

Beh l’argomento di questa settimana è fin troppo chiaro.

Ora Intertwine Consigli pt. 54 : “Lei non sa chi sono io, forse” inizia, ma prima vi facciamo una piccola confessione. Siamo stati a lungo indecisi se iniziare questa puntata con la soap opera Il Segreto o la serie tv The Americans, ma, dopo ore di discussione, abbiamo optato per la seconda.

“La maggior parte della gente va a dormire tranquillamente la sera.

Non ha idea di cosa succede veramente là fuori,

di quante persone lavorano per distruggere il nostro modello di vita”

The Americans è una serie trasmessa negli Stati Uniti dal canale FX (in Italia dal canale satellitare Fox). Iniziata nel gennaio 2013, è già arrivata alla quarta serie.

Stati Uniti, inizio anni ’80, Philip ed Elizabeth Jennings sono marito e moglie di una classica famiglia americana, che vive in una villetta di provincia.

Hanno due figli, mangiano cibi americani e hanno hobby americani ma

«Tutto è lecito in amore e in guerra fredda»

Philip ed Elizabeth sono in realtà Nadezhda e Misha, due spie del KGB, e il loro è un matrimonio combinato, perché, agli occhi degli americani, una coppia sarebbe stata più credibile.

Vivono insieme, negli Stati Uniti, da 15 anni, ma la loro unione a poco a poco evolve in un legame più profondo, e in questo mutamento cambia anche il rapporto con gli Stati Uniti e la madre patria.

Elizabeth rimane più che convinta a portare avanti il loro progetto: odia gli Stati Uniti, il capitalismo, la religione e in nome della sua missione ha perdonato anche lo stupro subito dal suo addestratore, che però farà una brutta fine quasi subito.

Per lei “la vita in America è più bella e più facile, ma non migliore” e ricorda di aver giurato lealtà alla sua patria.

Philip, invece, sembra apprezzare maggiormente lo stile di vita americano fatto di musica, centri commerciali e barbecue. In particolare a fargli cambiare idea sulla motivazione della loro missione è l’arrivo dei due figli, e il futuro migliore che vuole assicurare loro:

“Quando abbiamo iniziato non c’erano loro. La famiglia, gli affetti vengono prima della patria”

In The Americans i colpi di scena non mancano, perché è in primis una serie che parla di spionaggio e contro spionaggio, dove in realtà, non c’è una distinzione mai troppo netta tra chi è “il buono” e chi “il cattivo”.

È uno spionaggio molto realistico, fatto di messaggi in codice, macchine fotografiche nascoste e nascondigli.

Siamo negli anni ’80 e tutto è curato nei minimi particolari: dall’abbigliamento dei protagonisti alla musica, con tanti riferimenti al contesto che rendono tutto molto realistico. Ci sono le elezioni americane vinte da Regan (1981) e le star del cinema e della tv con Bo Derek che appare sulla copertina di Playboy.

Il contesto è credibile e reale, in un mondo fatto di verità e contro verità.

Sullo sfondo c’è sempre la coppia. I due fanno tutto quello che il loro segreto impone loro di fare: rischiare la vita, assassinare altre spie, avvelenare testimoni, installare radiotrasmettitori nel salotto di un senatore, eliminare assassini tedeschi, piantare bombe, andare a letto con altri.

Fanno tutto questo insieme, il loro matrimonio è combinato, sono falsi ed assassini, ma condividono tutto e soprattutto il segreto della loro vita:

“Quello che abbiamo noi non ce l’ha nessun altro”

The Americans è anche una riflessione sull’identità personale.

Tutti abbiamo un bagaglio ideologico, culturale e identitario, che incide sui nostri comportamenti e sulle nostre scelte, ma come evolverà e si adatterà all’ambiente in cui viviamo in seguito a determinati avvenimenti della nostra vita?

“Vola via pacchetto digitale del tutto immateriale…

Abbraccia il tuo satellite, satellite d'amore

Nel cielo tra le stelle ma poi scendi per raggiungerla

Illuminale il volto se si annoia oppure è inquieta

Nella notte, quando si sente sola. Nei momenti vuoti”

Copertina di Aurora.

Aurora è la canzone che dà il nome al nuovissimo disco de I Cani, ma è anche un modo per rendere romantici quei pacchetti digitali che viaggiano on line per raggiungere la donna amata.

I Cani sono la band-non band, o forse è meglio definirla la one-man-band del cantautore romano Niccolò Contessa, che realizza un altro bel disco dopo “Il sorprendente album d'esordio dei Cani” (si chiama proprio così!) del 2011 e "Glamour" del 2014.

Il musicista romano aveva iniziato nel 2010 pubblicando, in forma anonima, due canzoni su YouTube: I pariolini di diciott’anni e Wes Anderson. Con “Aurora” torna a prendere in mano il suo progetto dopo avere assunto anche le vesti di produttore di un altro grande successo degli ultimi tempi: Mainstream di Calcutta.

È il suo album più maturo e completo, dove si superano i temi generazionali degli esordi per virare verso riflessioni sull’identità singola e collettiva, e su come essa venga creata e vissuta sui social network.

“Questo nostro grande amore” è il pezzo iniziale del disco e spiega bene questo meccanismo:

“Dovremmo monetizzare questo nostro grande amore

con dei video virali o dei post svergognati da 7000 mi piace.

Io e te, sponsorizzati venduti a decine di migliaia di euro ai brand”.

Sono molte le canzoni belle del disco, spesso malinconiche e tra quelle più significative trova senz’altro spazio “Il posto più freddo”:

“perché adesso la notte è finita e la droga è scesa,

ecco a voi la creatura più sola su questo pianeta”

È un disco dove si abbandona la realtà romana degli esordi per parlare anche dell’universo, del cielo e delle stelle, con un finale un po’ triste e malinconico in Sparire e Finirà, pezzo dall'elettronica minimal dove si spiega che la Terra pian piano esaurirà ogni sua risorsa:

“finirà la guerra, l'orrore e il sacrificio, il sangue e il genocidio finiranno presto come il sale e il dentifricio, come l'acqua e il cioccolato, la benzina nell'auto, il petrolio sotto terra o in Arabia Saudita”.

In tutto sono 11 pezzi. Il primo singolo è stato Non finirà e altro grande successo è Baby soldato.

Una citazione merita senz’altro “Una cosa stupida”. Decidete voi a chi dedicarla:

“Perché non ci vediamo un giorno se ti va? E mi racconti, se vuoi parliamo d'altro.Qualunque cosa, anche una cosa stupida… Ma poi ti vedo ed evito il tuo sguardo. A malapena riesco a dirti ciao ed è così, da così tanti anni. Che ormai non so nemmeno più se cambierà.”

Per chi fosse interessato, I Cani saranno venerdì 8 aprile (domani) al Duel Beat di Napoli

“E pensavano che ciò che era successo prima era passato e per quieto vivere ci mettevano una pietra sopra, eppure ci stavano dentro, alle cose di prima, e ci tenevano dentro anche a noi, e così, senza saperlo, le continuavano.”

Elena Ferrante, L’amica geniale

Chiudiamo l’intreccio di questa settimana con uno dei casi editoriali più interessanti di questo periodo: Elena Ferrante.

Elena Ferrante è una scrittrice italiana, nata e cresciuta a Napoli; ha fatto studi classici e fra i suoi autori preferiti cita Elsa Morante, però è opinione diffusa che il suo nome sia in realtà uno pseudonimo.

Il suo successo è legato soprattutto a L’amica geniale, pubblicato nel 2011, a cui sono seguiti nel 2012, Storia del nuovo cognome, nel 2013, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e conclusivo Storia della bambina perduta.

Copertina de L’amica geniale.

Come mai vuole conservare l’anonimato?

Qualcosa in più lo capiamo ne “La Frantumaglia”, un saggio che raccoglie le lettere dell'autrice al suo editore, e quelle poche interviste che ha concesso.

Lei afferma di voler mantenere un desiderio di autoconservazione del proprio privato, di mantenere una certa distanza e non prestarsi ai giochi giornalistici che tipicamente spingono gli scrittori a mentire per apparire come ritengono che il pubblico si aspetti. Ferrante è fermamente convinta che i suoi libri non necessitino di una sua foto in copertina né di presentazioni promozionali: devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, a cui la presenza dell'autrice non potrebbe aggiungere nulla di decisivo.

Diventare. Era un verbo che mi aveva sempre ossessionata, ma me ne accorsi per la prima volta solo in quella circostanza. Io volevo diventare, anche se non avevo mai saputo cosa. Ed ero diventata, questo è certo, ma senza un oggetto, senza una vera passione, senza un'ambizione determinata. Ero voluta diventare qualcosa - ecco il punto - solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era diventare dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare, ma per me, da adulta, fuori di lei.

Lila è l’amica di Lelù. Elena e Raffaella sono due amiche nate e vissute in un quartiere di Napoli. Fanno tutto insieme, sono amiche per la pelle, ma dopo la scuola elementare le due strade si separano, perché il padre di Lila è calzolaio e non può permettersi gli studi, mentre il padre di Elena è dipendente comunale, e ha maggiore disponibilità economica.

Le due ragazze però non si perdono, si troveranno ancora nella loro vita, soprattutto quando saranno protagoniste le implicazioni di tipo amoroso.

L’Amica Geniale, che è il primo volume del ciclo, termina col matrimonio di Lila, ed è da lì che riprende la narrazione nel secondo volume “Storia del nuovo cognome”.

La narrazione è sempre in prima persona (Elena), e anche in questo secondo libro si parla della vita del rione, dei suoi protagonisti e del rapporto ambiguo tra le due donne. Assume centralità però il percorso e i successi scolastici della protagonista (diploma di liceo classico, la laurea alla Normale di Pisa).

È proprio lo studio un elemento centrale delle storie di Elena Ferrante.

«Mi sento bugiarda se considero l’identità del rione un fatto positivo», ha detto in un’intervista.

«Lo studio è soprattutto sentito come essenziale alla mobilità sociale, è uno strumento d’emancipazione.»,

Nell’ultima intervista concessa a “La Repubblica” , lei afferma che:

“ scrivere è un atto di superbia… Comunque io la metta, resta sempre il fatto che mi sono arrogata il diritto di imprigionare gli altri dentro ciò che a me pare di vedere, sentire, pensare, immaginare, sapere.”

Tornando al tema della privacy è interessante comprendere l’approccio che le “nuove generazioni” hanno con le tecnologie.

Siamo tutti connessi ai social network, iscritti a una miriade di siti, newsletter, database commerciali che chiedono dati personali in cambio di un accesso o un servizio. Però, riprendendo Federico Capeci e il suo #Generazione 2.0; dobbiamo ricordare che i ragazzi trovano nel web uno strumento di affermazione della loro identità.

“La rete è per loro un libro da scrivere, in cui la storia circola, muta, evolve e si diffonde per effetto delle azioni di tutti, non solo dell’autore originario … Vivere in rete, per loro, significa mettersi a disposizione degli altri, proprio come si fa nella vita reale, mostrandosi con i propri discorsi, vestiti, passioni per farsi conoscere. La rete non è un mondo privato, pur ospitando informazioni personali”.

Vi lasciamo alle vostre riflessioni con questa bella frase di Gabriel García Márquez:

“Tutti gli esseri umani hanno tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.”

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×