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Una storia di SimoneCardelli

Nausicaa

Racconto breve

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Pubblicato il 15 agosto 2018 in Spiritualità

Tags: athena classico coraggio nausicaa storiabreve

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Cap. 0 – Kirgyos ha il suv.

- ti stai chiedendo come faccio a permettermi tutte queste cose non è vero? Perché sono un avvocato. Sì, figlio di padre avvocato e mio nonno prima di lui. È l’orgoglio della nostra famiglia: lo studio Kurillos&figli.

Nausicaa ascoltava accennando con la testa e maneggiando la collanina di conchiglie che le ornava il collo nudo.

-Lo studio di mio padre è uno dei più prestigiosi di Grecia; sin da piccolo giocavo nel suo ufficio, pensa. Riunioni, processi, accordi, contrattazioni; mio padre mi portava con lui e mi diceva ‘figliuolo, da grande diventerai un grande avvocato come me’. Ed eccomi qua! Le scuole private ad Atene, poi Yale e l’ufficio con vista mare a Corfù già pronto per me. Sono nato per questo lavoro.

Ora lo fissava con un lieve sorriso gentile che però discordava dai dolci occhi velati d’un sentimento malinconico

-Ma non è finita sai, pensa che il nostro studio si è fuso da poco con il celebre Munstar&Partners, gestiamo le transazioni commerciali delle imprese americane ad Atene e lì sì che girano i soldi veri! Ah, lo scorso sabato ho giocato a tennis col figlio di Christian Singerson, sai chi è?

Lei fece un cenno delicato con la testa ondeggiando i lunghi capelli castani che sui lati scendevano a coprirle le bianche spalle mentre dietro erano raccolti delicatamente e fermati da un’asticella color dell’ambra.

- No? È solo uno dei più ricchi industriali venuti a investire nella nostra regione. Ma non voglio annoiarti coi miei discorsi; parlami di te, dimmi di più sulla tua vita. Io sono uno che sa ascoltare. Dimmi del tuo lavoro, lasciati andare, non essere così silenziosa.

Nausicaa accarezzò delicatamente il cristallo del suo bicchiere - Ho la mia lavanderia. Accolgo i clienti e prendo in consegna quello che mi lasciano da lavare. Di solito sono cappotti e pellicce, ma anche piumoni e cuscini per il letto. La squadra dell’isola porta spesso le loro divise. La lavanderia è stato il mio primo lavoro, da giovane aiutavo mia madre dopo la scuola ma adesso la gestisco io.

Kirgyos conosceva benissimo quella lavanderia, così come la conoscevano tutti gli altri abitanti dell’isola: la bellezza di Nausicaa era leggendaria, i rampolli delle famiglie ricche non parlavano d’altro. Riuscire a sedurla era la sfida per antonomasia.

- certo che in questi tempi di crisi diventa sempre più difficile mandarla andare avanti, dico giusto?

Con un sospiro leggero Nausicaa raccolse i pensieri e si lasciò trasportare dalla corrente dei ricordi. La risposta a quella domanda non era fatta di parole, era più un sentimento, le corse di lei bambina sui prati dell’isola, i giochi sulla spiaggia, il mare blu, il cielo azzurro. Cose semplici e preziosissime, che sono andate distorcendosi nel tempo senza che se ne accorgesse. Bastò crescere, un giorno dopo l’altro le cose belle diventarono occasioni speciali e le brutture diventarono consuetudine.

- Sì, è diverso da prima. In pochi anni sono cambiate tante cose. – rispose.

- Lo sai? io potrei aiutarti con i tuoi problemi. Parlo della banca e dell’ingiunzione fiscale. – disse Kirgyos, protendendosi in avanti e poggiando i gomiti sul tavolo. Le maniche della camicia scesero a mettere in mostra l’orologio e i bracciali d’oro. Su quell’orologio, le lancette delle dieci e dieci facevano da ventaglio alla scritta Rolex. – Parlo di favori, venirsi incontro. Il mio studio può intercedere con la banca e contrattare col direttore in persona. Non è così difficile sai? Con le mie conoscenze posso sistemarti in una vita di agio. – Il canto delle sirene iniziava dolce la sua melodia. – Sai Nausicaa, col mio stipendio posso avere certi vantaggi che al giorno d’oggi la gente si sogna. Togliti dalla testa le tasse, la lavanderia e la fatica di dover lavorare. Se starai con me conoscerai la leggerezza del lusso.

Questa era la proposta di Kirgyos: seguirlo a Villa Antinoi e passare con lui una vita di agiatezze. Lo shopping. Il cuoco in cucina. La domestica a fare le lavatrici. Finiti i pensieri di banche, debiti e bollette, pensava a tutto lui. La lavanderia potevano venderla a quella coppia di tedeschi e di quei soldi poteva farne quel che voleva. Sarebbe stata una nuova rinascita al suo fianco.

- Gentile Kirgyos, questa cena è così buona e questo vino così dolce. Lascia che vada a rinfrescarmi il viso, sento il caldo di luglio.

Nausicaa si alzò dal tavolo e il cameriere andò verso di loro chiedendo se desideravano un dessert. Kirgyos rifiutò allontanandolo con un gesto della mano.



Cap. 1 – La vicinanza di una persona speciale.

Nella toilette del ristorante passò le mani sotto l’acqua fresca e si asciugò con il panno bianco, non si guardò neppure allo specchio. Uscì e si diresse verso la terrazza estraendo una sigaretta dalla borsetta e dando una rapida occhiata al suo tavolo. Kirgyos stava armeggiando con lo guardo fisso sullo schermo luminoso dell’iPhone.


La fresca brezza della notte le accarezzava il volto facendo dondolare i capelli un movimento delicato mentre il profumo del mare cullava i suoi pensieri spargendoli nel cielo stellato e poi giù sulle onde dei ricordi d’infanzia.

- Bella gioia ti ricordi di me?

Voltò lo sguardo e vide un’elegante signora adagiata su una panchina in vimini e come lei osservava lo splendido panorama. Indosso aveva una vestaglia di lino bianco con una fascia a chiuderla in vita mentre uno scialle dorato le avvolgeva in un abbraccio le spalle e il collo. I lunghi capelli grigi erano raccolti dietro la nuca con un nastrino di cuoio e nella mano sinistra teneva impugnato un bastone da passeggio in legno di ulivo. Quella donna la osservava in silenzio, il suo volto illuminato dal chiaro di luna aveva piccoli occhi azzurri e fini labbra rosa.

Nausicaa le si avvicinò a passi lenti e rispose - sono desolata signora, purtroppo non ricordo di averla conosciuta. – disse così ma qualcosa di profondo cominciò risvegliarsi dentro di lei.

- Conoscevo tua madre, siamo state amiche, ti ho vista nascere sai? Nausicaa bella, come sei cresciuta.

Un lampo le attraversò la memoria portando a galla l’immagine di lei bambina che correva nel parco dell’isola giocando a palla con le altre bimbe mentre sua madre Arete le cuciva i vestiti seduta al fresco degli alberi.

- Sì bambina, io conoscevo la tua famiglia e la bellezza di quest’isola verde. Ho viaggiato a lungo di qua e di là e ho visto le grandi Americhe, la misteriosa India, l’elegante Europa e la primordiale Africa; ora voglio riposare, torno all’amata Grecia dove ho il mio cuore. – con quelle parole luce nuova si accese negli occhi dell’elegante signora – Ora ascolta Nausicaa, in quest’era decadente molti sono gli artifizi e poche son rimaste le belle cose. Tu non aver paura poiché chi t’ama d’amor vero verrà. – e così dicendo si alzò a osservare il mare calmo nel chiaro di luna.



Cap. 2 – Avere un cuore nel 2011.

Il suono dei mocassini annunciava l’avvicinarsi di Kirgyos, Nausicaa si voltò da quella parte notandolo arrivare. Camminava con passo deciso pregustando l’idea di un momento romantico, magari di un affondo al bersaglio dei suoi desideri. Nella mente rovistava tra le parole che avrebbero saputo colmare quella distanza a separare le loro labbra ma la visione di Nausicaa al chiaro di luna non è per tutti, toglie il fiato e trovare la frase per lui fu troppo difficile - Certo che questo ristorante è proprio all’altezza della sua fama; il cibo è così buono e la vista è così bella.

Nausicaa si rivolse nuovamente verso l’elegante signora che a passo lento oltrepassava la porta a vetri dirigendosi verso l’uscita. – gentile signora, la ringrazio molto per le sue parole. Le auguro una buona notte e spero di rivederla presto.

- Buona notte a te Nausicaa, e a presto! - Qualche passo ancora e fu fuori.

- Chi è quella vecchia? Non l’ho mai vista qua in giro.

- Hai ragione Kirgyos, la cena è stata squisita e il vino della miglior qualità. Buona così non l’avevo da tempo ma dopo tanto mangiare mi sento stanca e affaticata. Vado a casa, voglio riposare comodamente nel mio letto e dormire.

- Kirgyos fissò per un attimo il pavimento in piastrelle rosse ingoiando delusione, poi si fece sotto con l’approccio diretto posando una mano sulla balaustra di marmo e sfiorando le dita della ragazza. – posso portarti io, vedi quel suv parcheggiato là fuori? È mio, e dentro è comodo più di un salotto. Lascia che ti accompagni.

Nausicaa sollevò delicatamente la mano ed estrasse il portafogli dalla borsetta. - ti ringrazio per l’offerta, la serata è stata incantevole così come parlare con te. Ma preferisco andare sola, ho bisogno di riposare e domani mi aspetta una giornata di lavoro. Sii gentile, andiamo a pagare.



Cap. 3 – Spingere sui pedali.


Pedalando verso casa respirò forte l’aria della notte. La sua graziella cigolante filava agile sulle stradine del centro attraversando le piazzette pedonali e i marciapiedi passeggiati dai turisti brilli. Nelle finestre delle case i televisori mostravano sempre l’immagine del presidente; stanco, provato da una crisi economica che metteva in ginocchio il paese e gli animi delle persone. Com’era possibile che la semplice bellezza di quel paese non fosse sufficiente a rendere felici le persone? Cosa potevano volere di più oltre ai grandi prati verdi, alle lunghe spiagge dorate e al vasto mare blu? Come non essere estremamente grati al tesoro prezioso di storia e cultura che possono vantare? E perché non venivano rispettati quegli ideali che il suo paese aveva creato difeso con tanto valore, ideali che illuminarono le tenebre di un mondo oppresso dalla tirannia? Questo si chiese Nausicaa mentre spingeva sui pedali.

Arrivò alla spiaggia del paese, legò la graziella a un lampione e s’inoltrò verso il bagnasciuga con le scarpe in mano. La luna piena illuminava le sue braccia bianche posando sul panorama di quel momento un alone candido di serenità che bene si univa al sollievo dell’essersene andata da quel ristorante. Ora, un sentimento nuovo si faceva largo nel mare agitato dell’insicurezza: il sapere che qualcosa di più grande, più importante e giusto doveva essere fatto. Il messaggio inviatole dall’universo e arrivatole dritto al cuore era stato letto.


Fine.


Simone Cardelli

Maggio 2017



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