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Una storia di NadiaF

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Coda con il morto

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Pubblicato il 14 luglio 2017

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Quella mattina era iniziata in modo frenetico. Non che le altre fossero tranquille, ma quella era partita in salita ancora più delle altre. Già dal primo momento in cui era entrata in ufficio era stato un susseguirsi di telefonate, persone in ufficio, problemi da risolvere e, in ultimo, il capo era arrivato con un altro problema che aveva la priorità su tutto il resto.

Come al solito il problema da risolvere era denso di se e di ma, dipendeva da un quantità di fattori ciascuno dei quali poteva avere almeno un paio di soluzioni diverse, ma insieme scelsero di non fasciarsi la testa prima di essersela rotta e seguirono la strada più semplice.

Al resto avrebbero pensato poi, in base agli svuluppi. L'unico intoppo era una telefonata che doveva essere fatta dalla sede centrale della banca alla filiale dove lei stava andando, per autorizzare l'operazione che lei doveva fare.

Marisa prese i due fogli che le sarebbero serviti per la pratica da svolgere in banca e si incamminò verso la filiale dove si recava di solito.

Quando vi arrivò fu presa dallo sconforto: il biglietto che staccò dal dispenser aveva il numero quarantotto e quella mattina il cassiere era uno solo. La sala era piena di gente che sbuffava e che camminava impazientemente avanti e indietro. La tensione non era solo palpabile, di più. Sembrava di essere entrati in una polveriera.

Mandò un sms al capo: qui si presume un'ora e mezza di attesa. Ho il numero quarantotto anche se le persone che vedo a me sembrano meno...Mah...

Di rimando il capo le rispose: Omioddddioooo, coraggio! Qui incrociamo le dita e facciamo tutti il tifo per te. Quella pratica è da fare, non puoi venire via. Vuoi dirmi il nome del cassiere così chiamo io in sede centrale per farti avere l'autorizzazione ?

Lei digitò in risposta: c'è la coda anche per parlare con l'ufficio informazioni e stanno già litigando. Ora vedo.

Da dietro le sue spalle sentiva chiaramente la voce di un cliente piuttosto infervorato e subito prima ce n'era stato un altro. Dato che aveva tutto il tempo, si mise in coda all'ufficio informazioni e scoprì che non aveva altra scelta che aspettare il suo turno e solo nel momento in cui il cassiere avesse iniziato la pratica, il computer si sarebbe bloccato e solo allora avrebbe potuto fare la telefonata di sblocco dell'operazione.

Si sentì poco bene. Quando fosse arrivato il suo turno avrebbe bloccato l'unica cassa per chissà quanto tempo.

Lo scrisse al suo capo e come messaggio di risposta ebbe: vuoi un mitra?

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In quel momento Marisa ebbe la visione di una persona che entrava nella sala. Coperta, vestita di giaccone sciarpa davanti alla bocca e occhiali a specchio. Rapida, radente, quasi in volo tra le persone nell'ambiente, si avvicinava alla cassa e si guardava attorno, come se stesse girando un'inquadratura panoramica, dicendo: - Buona così - ed estraendo, non troppo lentamente, un oggetto scuro dal giaccone, rivolta verso la sala, la persona caricava con un rumore secco e forte di qualcosa che scatta e si disponeva a sventagliare di colpi tutte le persone presenti.

- No! - gridò, facendo voltare la testa a molti.

La signora anziana seduta accanto a lei sbuffò.

- Non me lo dica, sono qui dalle sette e mezza. Mi metto qui davanti prima che apra perché mi hanno operata alle anche e non posso stare molto in piedi. Devo andare dal dottore per l'impegnativa ma qui vedo che facciamo notte e io dico che ecco, se dobbiamo sempre dipendere dalle banche, allora quei politici che stanno in Parlamento... -

Si incantò, sorpresa ed impaurita, nel vedere l'espressione di Marisa.

- Signora, sta bene? - chiese a Marisa il ragazzo alto e magro con la cresta di capelli colorata.

- No... - rispose lei, quasi in trance.

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Il dottor Frangipane era al comando della ditta da ormai ventitre anni, un lavoro che lo gratificava, ricevuto in eredità dal padre e che gli permetteva di avere un sacco di tempo libero. Tre impiegate, persone fidate a cui poteva lasciare tranquillamente tutto in mano senza paura di casini e tra tutte Marisa, la preferita. Non che ne fosse innamorato, forse se la distanza tra loro fosse stata minore, magari anche solo di sette o otto anni, ci avrebbe pure potuto provare, ma in verità Frangipane si trovava in un'età in cui impegnarsi voleva dire perdere quegli ultimi anni migliori che ancora gli mancavano prima che la vecchiaia avesse il sopravvento.

Era un patito di armi, ne possedeva una collezione regolarmente denunciata e un'altra non proprio pulita che rimpinguava costantemente tramite alcuni contatti trovati nel deep web, zona pericolosa, ma che poteva donarti qualsiasi cosa desiderassi. Come ad esempio quella bella scatola di spinelli confezionati ad arte e proveniente dalla Colombia; merce ottima, dal sapore estasiante.

Guardò il cellulare, aspirando una gran boccata in attesa che Marisa rispondesse. In fondo che le aveva detto? Vuoi un mitra, mica una bomba atomica. Sarebbe stato divertente vedere l'espressione di clienti e cassieri, ma più di tutto il viso di Marisa, che a furia di osservarla aveva scoperto essere una maniaca dei videogiochi di guerra. Nelle pause pranzo passava gran tempo col telefonino a giocare online e, a dirla tutta, era pure brava. Quindi perchè non creare un attacco alla Tom Clancy nell'odiosa banca che non aveva rispetto per un cliente come lui?

Aspettò ancora cinque minuti, quindi pensò di scriverle un altro messaggio: Ok, niente mitra, vorrà dire che ci divertiremo diversamente. Rise sotto ai baffi e premette invio. Non aspettò risposta questa volta, il divertimento stava nell'agire con sorpresa, e di sicuro di divertimento ce ne sarebbe stato tanto. Aspirò avidamente un'ultima boccata e un piccolo giramento di testa lo bloccò in piedi, unito ad uno stato d'euforia che da tanto non provava.

Andò davanti alla libreria ricolma di noiosi testi economici, ne spostò uno preciso e premette il pulsante posto dietro. Come nei film americani la parete si spostò silenziosamente, mettendo in vista un piccolo locale che si illuminò; la sua passione, ciò che più amava, una serie di armi appese alle pareti, lucide e scintillanti. Le squadrò una ad una, poi decise che un paio di Glock 42 calibro 9 corto potevano andare. Le mise nella tasca dell'impermeabile, richiuse la libreria ed uscì, dicendo alle impiegate di non aspettarlo per la chiusura. Le due si guardarono sorprese: erano ancora le dieci del mattino e l'ufficio avrebbe chiuso alle diciassette.

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Marisa, come paralizzata osservò la donna che avvolta nel lungo giaccone di pelle, aveva estratto quella che le parve una mitraglietta, di quelle compatte, lucide dal caricatore manuale, simili a quelle che utilizzava nel suo videogioco preferito. Lì si che si divertiva a uccidere chiunque le si parasse davanti e nulla poteva fermarla, nella classifica era sempre tra i top player. Questo però era diverso, ora stava assistendo a una vera rapina o peggio ancora a un' esecuzione, o forse si trattava di un atto terroristico. Dopo un attimo di panico generale, l'aria si era fatta tagliente, tanto quanto il coltello a serramanico che teneva chiuso nella sua ventiquattrore, nascosto tra le fatture e bollette. La donna armata, dall'accento marcatamente dialettale, impugnando la mitraglietta tra le mani possenti, si stava rivolgendo con toni grevi al povero impiegato, che era diventato bianco come un cencio. Lo stava minacciando, insultandolo per la lentezza dei servizi e per la mancata contabilizzazione sul conto corrente del proprio stipendio. Tutti i presenti erano immobili e la guardia giurata che controllava la banca, quando aveva del tempo libero tra un caffè e un aperitivo, era sicuramente al bar. Marisa si mosse radente al muro cercando di avvicinarsi lentamente, continuando a fissare l'arma.Ci avrebbe scommesso, quella era sicuramente un'imitazione di plastica, simile a quella che per Natale aveva regalato a sua nipote. Nel frattempo il telefono le aveva vibrato nella giacca di piumino d'oca, il capo le aveva scritto una frase delirante. Che fosse veggente?Ma era sciroccato?Senza avere nemmeno il tempo di riprendersi, si udirono degli spari sordi.Una puzza di bruciato aleggiò nell'aria immobile e il direttore della filiale che aveva tentato di premere il campanello d'allarme, si accasciò a terra in una pozza di sangua che si allargava a macchia d'olio.

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Frangipane scese senza nemmeno rendersi conto di aver schiacciato i bottoni dell'ascensore, preso com'era da ciò che pensava avrebbe messo in moto entro pochi minuti. Aveva stampato sul viso un sorriso delirante, mentre si vedeva entrare nella filiale come se niente fosse, chiedere del Direttore, aspettare con garbo e poi far scoppiare la terza guerra mondiale dentro quella stupida filiale dove proprio quello stupido direttore non gli aveva concesso l'apertura di credito per lui fondamentale. Con quella avrebbe potuto far fronte ai pagamenti che gli avrebbero garantito un minimo di forniture senza le quali nessun lavoro gli era più possibile. Il direttorucolo gli aveva detto che era dalla Sede centrale che avevano bocciato la sua richiesta, che ormai a tutti i clienti era attribuito un rating e il suo non era tale da potergli concedere alcunchè oltre a quello che già gli era stato concesso, ma Frangipane non gli aveva creduto. Mentre camminava teneva le mani sul rassicurante metallo delle sue Glock, certo che quelle avrebbero fatto cambiare idea anche al Padreterno.

Già si vedeva sedersi con il sorriso alla scrivania del Direttore e non appena lui gli avesse proprinato un'altra delle sue sciocchezze, fargli un bel buco in fronte facendo schizzare sangue e cervello sulla stampa di gusto decisamente discutibile appesa al muro alle spalle della scrivania.

Prima però doveva occuparsi della guardia giurata.

Mentre camminava pensava a come fare per distrarlo e farlo uscire dalla Filiale per non averlo tra i piedi durante la sua performance, ma non aveva molto tempo perchè ormai stava arrivando a destinazione. Quando svoltò l'angolo e fu in vista della Filiale un sorriso di vittoria si allargò sul suo viso: la guardia giurata era al bar che chiacchierava amabilmente con la graziosa barista che pareva gradire molto la conversazione. Dava le spalle alla Filiale e si sarebbe voltato solo, forse, se fosse scoppiata una bomba.

Felice, Frangipane prese la cosa come un segno positivo del destino.

Accelerò il passo e fece per entrare quando notò che le persone all'interno, che erano decisamente molte, o avevano un'aria terrorizzata, oppure si erano addirittura buttate per terra. Era chiaro che parecchie di loro stavano gridando. Gli sguardi erano tutti rivolti verso un punto che lui non riusciva a vedere, ma che era di certo verso la parte dove erano ubicati gli uffici.

Sì bloccò all'istante davanti a quella che era una situazione che decisamente non gli quadrava.

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Frangipane non ebbe più dubbi, dentro la sua odiata banca, c'era una rapina in corso e la prima cosa che fece, cercando di guardare meglio attraverso le mezze vetrine, fu quella di assicurarsi che a Marisa non fosse successo niente.

Tirò un sospiro di sollievo quando la vide accucciata vicino al box delle informazioni.

Doveva agire, ma chiamare subito la guardia avrebbe provocato un eventuale conflitto a fuoco minando l'incolumità delle persone che al momento si trovavano ostaggi all'interno della banca, compresa la sua Marisa e poi non sapeva in quanti fossero a tenere sotto scacco l'intera filiale.

Una cosa però la immaginava, fuori doveva esserci un palo e possibilmente con una macchina col motore acceso.

Si guardò intorno e vide una Ford Focus nera con dentro un tizio con la barba che aveva lo sguardo fisso sulle vetrine della banca. Doveva essere lui, pensò Frangipane e ricordandosi dell'arma che aveva dietro, si avvicinò lentamente all'automobile. Il motore era effettivamente acceso ma molto silenzioso ed era parcheggiata anche bene, nelle strisce blu, non sia mai poteva avvicinarsi un vigile per multarlo di sosta vietata.

L'azione fu veloce, Frangipane tirò fuori la sua Glock e aprendo lo sportello lato passeggero, la puntò al complice del rapinatore. Quest'ultimo trasalì, mai avrebbe immaginato di trovarsi in quella situazione e invano fu il gesto di attacco da parte sua, gli arrivò in viso la canna dell'arma di Frangipane facendogli sanguinare il labbro destro.

<<Chi cazzo sei?>> esclamò l'uomo, pulendosi il sangue col dorso della mano sinistra.

<<Non ha importanza la mia identità, piuttosto dimmi in quanti sono la dentro?>> e rese perentoria la domanda puntando la pistola sulla fronte dell'uomo ancora sanguinante.

<<Una sola, mia moglie>> e quando rispose, il tono di voce diventò calante ed abbassò lo sguardo, come sconfitto.<<Da quando ci hanno pignorato la casa, la nostra vita è diventata un inferno, il lavoro perso, tre figli da mantenere e quel bastardo del direttore a ridere difronte alle nostre richieste di allungare ulteriormente il mutuo ipotecario>>, quando l'uomo terminò il suo sfogo aveva assunto un'espressione che univa forte tristezza e voglia di riscatto, ma in cuor suo sapeva che era tutto finito, quell'uomo con la pistola in pugno gli aveva ricordato che non si potevano risolvere i problemi semplicemente rapinando una banca.

<<Ti capisco>>, disse Frangipane, abbassando la pistola,<<quest'arma avevo deciso di usarla contro il direttore e voi mi avete anticipato.>>

<<Non capisco...>> disse l'uomo con il labbro che intanto aveva smesso di sanguinare.

<<C'è poco da capire, piuttosto dobbiamo far uscire da li dentro tua moglie e la mia collaboratrice>> disse, freneticamente, Frangipane.

<<E come? La guardia sta appena uscendo dal bar e tra poco finiremo in galera>> aggiunse l'uomo alla guida della Focus.

<<Come si chiama tua moglie?>> domandò Frangipane.

<<Elena>> rispose l'uomo.

<<Bene!>> e subito Frangipane digitò un messaggio inviandolo sul telefono di Marisa.

La guardia era a pochi centimetri dall'ingresso blindato della banca che doveva vigilare e la scena che gli si presentò difronte lo lasciò stupefatto ma nel contempo pronto all'azione e mise la mano destra sul calcio della pistola al suo fianco destro. Una donna incappucciata con una pistola in pugno gli gridava di spostarsi davanti a lei altrimenti avrebbe ucciso la donna che teneva stretta a se dal collo, come ostaggio e contemporaneamente come scudo. Il vigilante seguì il consiglio e non toccò la sua arma, lasciando avvicinare la rapinatrice e la sua sequestrata ad una Ford Focus nera con due persone a bordo. Una volta salite, l'auto partì sgommando in direzione nord e la guardia, chiamando le forze dell'ordine, potè constatare la morte del direttore della filiale che lui doveva difendere, ora si aspettava sanzioni disciplinari che sarebbero sfociate nel penale.

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-E questo chi cazzo è?- gridò Elena al marito, vedendo seduto al lato passeggero Frangipane. La donna presa in ostaggio non la finiva di frignare, piagnucolava e balbettava, mentre dal naso usciva un denso e vischioso muco che fece spostare lo sguardo a Frangipane.

-Non lo so, è armato!- gridò l'autista. -Perchè hai rapito questa, cazzo! Ora saremo ricercati per rapina e sequestro di persona!-.

Frangipane mostrò ad Elena le due Glock, mentre sul viso si dipingeva un sorrisetto diabolico. Era da una vita che sperava di finire in una avventura così, da protagonista, ed ora era riuscito a farne parte, grazie anche all'acume del suo cervello. Vincendo il ribrezzo tornò a guardare la donna rapita, che gli rimandò un'occhiata di intesa.

"Proprio brava, davvero proprio brava..." pensò tra sé, elogiando le doti da attrice di Marisa.

-Mi si è avventata contro, sembrava volesse fermarmi!- spiegò Elena, senza mollare la presa. -Questa troietta ha tirato fuori un coltello dalla valigetta, ma senza sapere con chi ha a che fare-.

-Che è successo? Sei riuscita a prendere dei soldi?- l'uomo guidava come un pazzo, non rispettando segnali e precedenze; se continuava così a breve sarebbero stati fermati dalle forze dell'ordine.

-Ho dovuto freddare quel bastardo in giacca e cravatta, il dottor Anaceto, il Direttore!- esclamò invasata.

-Cazzo, un omicidio...- il marito inclinò il capo, rallentando la corsa.

-Ti conviene procedere con più cautela e cercare di trovare un altro mezzo; di sicuro le telecamere avranno inquadrato l'auto- disse Frangipane.

-Tu ora sposti il culo dalla macchina e te ne vai!- urlò Elena.

-Non penso sia una buona idea- Frangipane roteò le armi all'interno dell'abitacolo. -Io posso aiutarvi a non finire dentro. E poi le registrazioni mostreranno sicuramente me che entro con la pistola in auto. Detengo regolarmente armi, posso dichiarare di aver cercato di fermarvi-.

-Non capisco come potresti esserci d'aiuto- continuò Elena. -Paolo, non mi fido di lui- finì, rivolgendosi al marito.

-Mi sembra che non abbiamo molte scelte- rispose. -Se ci prendono è la nostra fine. E i ragazzi? Hai pensato a loro?-.

Elena abbassò la testa, mollando la presa su Marisa, che si spostò dal lato opposto. Sembrava terrorizzata, ma Frangipane sapeva che era solo una farsa. Era scaltra e furba la sua dipendente, un tipino che non solo avrebbe voluto accanto, ma pure complice nella vita.

-Dicci che hai in mente- Paolo prese in mano la situazione.

-Prosegui per un chilometro in questa direzione, poi troverai una rotatoria. La prima a destra ci porterà verso la collina. Lì ho un bilocale che uso per scopi... ludici. Annesso un garage, dove ho una bella BMW pronta ad aspettarci- quindi si girò verso Elena. -Quanto pensi che sei riuscita a farti dare dal cassiere?-.

-Forse 50000 euro- rispose dubbiosa. -Perchè?-.

-Giusti per mettere a posto le cose- rispose, e si girò, contemplando la strada.

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- Per mettere a posto cosa?? - gli gridò Elena - tu con noi non c'entri nulla. Che diavolo vuoi? Questi soldi sono miei e di mio marito e tu non tocchi proprio nulla! - ed alzò la mitraglietta in direzione di Frangipane.

- Metti giù quell'arma e anche velocemente. Ti dimentichi che hai appena fatto fuori un uomo e che tra poco avrai tutta la Polizia della città che ti cerca. Non sei proprio in grado di dettare legge, bella mia. -

Elena fece per replicare, ma si rese conto che lo sconosciuto non aveva tutti i torti.

-Esatto! - Gridò Paolo guardando la moglie attraverso lo specchietto retrovisore - perchè diavolo hai fatto fuori una persona?? Ti rendi conto in che situazione ci troviamo?? Siamo finiti. -

- No se date retta a me - rispose Frangipane tenendo sempre sotto tiro Paolo, a scanso di equivoci.

Dopo la risposta del Frangipane, nell'auto scese il silenzio e Paolo guidò verso dove gli era stato indicato.

La strada che gli era stata indicata saliva larghe curve verso la sommità della collina. Il traffico era scarsissimo e man mano che si saliva, le auto che si incontravano erano sempre meno.

Ad un certo punto Frangipane gli fece sengo di svoltare a sinistra in una piccola via con graziose palazzine. Qualche centinaio di metri più avanti, azionato da un telecomando che Frangipane tirò fuori dalla tasca, si aprì il cancello di una delle palazzine e Paolo vi si infilò con la Focus.

Arrivato nei garages si fermò dove gli indicò Frangipane che fece scendere tutti tendendoli sempre sotto tiro con la sua Glock.

Salirono tutti e quattro sull'ascensore in perfetto silenzio. Frangipane li fece scendere al terzo piano e li fece entrare nel suo appartamentino entrando per ultimo e chiudendosi la porta alle spalle tenendo il resto della comitiva bene in vista davanti a lui.

- Caspita Capo! - esordì Marisa guardandosi intorno- ma è una bellezza qui! -

Paolo ed Elena si guardarono con gli occhi spalancati e poi in coro dissero: - Capo?????-

- Cosa significa? - disse Paolo pressochè gridando - cosa significa Capo? Chi è questa donna?-

- E' una mia dipendente - rispose Frangpane consegnandole la seconda Glock.

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-Ma brutta!...- Elena fece per aggredirla, ma la fredda canna dell'arma la bloccò.

-Mi complimento per la recita, veramente credibile- si complimentò Frangipane. -Quella paura sul viso e poi... il muco che scendeva, quasi reale. Hai per caso un passato d'attrice?-.

La ragazza arrossì violentemente, era sempre stata attratta da quell'uomo più grande di lei.

-Ma che dice, dottore, mi è venuto spontaneo entrare nella parte-.

-Ma che dottore! Diamoci del tu. Io sono Ildebrando, anche se è un nome che non amo. Tutti mi chiamano Brando, ma a chi tengo veramente lascio che si rivolgano con quello che preferisco: Marlon-.

Paolo emise una risata isterica, sembrava tutto così surreale; la mattina si era svegliato, accompagnato i bambini a scuola, per poi raggiungere la banca con la moglie. Elena si era dimostrata tosta come non mai, con in mano quella mitraglietta che si era procurata non si sa bene come da Peppe il Trovarobe, un mezzo delinquente che viveva di espedienti nel quartiere in cui vivevano. Un tentativo disperato per sistemare le finanze e non rischiare di doversi veder sottratti i bambini dagli assistenti sociali. Il sogno di Paolo era di aprire un bar, con qualche tavolino dove servire i clienti. Una vita onesta, quindi, che la morte del direttore aveva allontanato per sempre.

-Per te sono comunque il dottor Frangipane!- si rivolse a lui in malo modo, senza abbassare la Glock. -Ti faccio ridere? Pensi che siccome sono un sessantenne non possa tenerti testa?-.

-Era... era solo il nome...- si scusò lui.

La tensione si fece palpabile, i quattro i trovavano ad un punto morto. Marisa si avvicinò al mobile e prese il telecomando della tv; di sicuro le principali testate giornalistiche avevano messo già in risalto la rapina col morto. Infatti Sky Tg 24 mostrava la facciata della banca, bloccata da un codolo di agenti e nastro anti intrusi. Il cronista stava facendo un rapido punto della situazione, mettendo insieme i pochi particolari in suo possesso.

-Allo stato attuale risulta solo una vittima, che pare sia il direttore. A quanto si è saputo ha cercato di intervenire, ma è stato freddato con una serie di colpi al petto. Si parla di una sola rapinatrice donna, dal volto coperto, mentre all'esterno alcuni testimoni hanno dichiarato che una Ford Focus scura era in attesa. A bordo si trovavano due persone, probabilmente maschi. Ancora coperta dal riserbo il nome dell'ostaggio, una giovane donna che a quanto pare ha cercato di fermare la rapinatrice. Sono partiti a razzo, portandosi via una somma di denaro quantificata in quasi centomila euro-.

-Centomila!- esclamò Frangipane, emettendo un fischio.

-Non ho certo studiato un colpo a caso- disse Elena, mettendo una nota velenosa nella voce. -Sapevo del movimento di denaro che oggi avebbe abbandonato la banca-.

-Che intenzioni ha con noi?- chiese Paolo, sentendosi intimorito dalle due pistole che non mancavano di tenerlo sotto mira.

-Di metterci a posto le ossa- rispose placidamente. -Io ho bisogno, voi pure, quindi perchè non ci sediamo tranquilli, guardiamo la tv, e parliamo dei nostri sogni futuri?-.

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Ad Angelo Custode, la guardia giurata che si sentiva direttamente responsabile della morte del povero dottor Anaceto, le cose però non quadravano.

Era ben anche vero che lui era stato un pochino distratto dai begli occhi e dalla scollatura della Beatrice, la più bella barista del circondario, ma era accorso subito...ehm...quasi subito ed ora stava in un angolo a rivivere la scena come riavvolgendo un nastro.

Ricordava di essere uscito di corsa dal bar quando Beatrice aveva spalancato gli occhi guardando sopra la sua spalla destra e lui, girandosi, aveva realizzato che stava succedendo qualcosa di grave in Filiale.

Si sentiva un vuoto nello stomaco e una morsa che gli bloccava il respiro quando pensava a come avrebbe potuto spiegare la sua assenza, ma con caparbietà cercava di ricordare ogni attimo per cercare di trovare qualche piccolo indizio che avesse potuto dare una mano a capire qualcosa in più su quella rapina che era finita in omicidio.

Quando si era voltato quella Ford l'aveva vista, era proprio sulla traiettoria del suo sguardo e più ci pensava e più gli pareva di ricordare che dentro ci fosse solo il guidatore.

Eppure pochi secondi dopo, solo il tempo di: 1) realizzare che doveva precipitarsi fuori, 2) di correre verso la porta del bar, 3) di aprirla...sì, è vero, non era riuscito subito ad aprirla perchè necessitava di riparazioni ed era rimasta incastrata, 4) di attraversare la strada senza farsi investire...sì, è vero, aveva dovuto aspettare che passassero due auto se no sarebbe finito spiaccicato... Dicevamo, solo pochi secondi dopo, passando accanto a quella Ford, con la coda dell'occhio era certo di aver scorto anche un passeggero.

Come mai prima uno e poi due?

E la donna incappucciata teneva tutti sotto tiro, ma quell'altra che le si era avventata addosso in quello strano modo, come se non si preoccupasse nemmeno dell'arma che quella teneva in pugno, dava davvero da pensare.

Angelo aveva notato che la rapinatrice si era come fermata poco prima che la donna si avventasse su di lei, quasi come se quella donna le avesse detto qualcosa che l'aveva gelata. Ma era stata questione di pochi secondi perchè poi la rapinatrice l'aveva sopraffatta e l'aveva presa come ostaggio.

Oppure no? E se invece fosse stata una complice e il prenderla come ostaggio fosse stata solo una scusa per fuggire entrambe?

Angelo ricordava bene il viso della donna presa in ostaggio, avrebbe potuto dare i particolari per un identikit senza problemi. E di nuovo ebbe un tuffo al cuore pensando a cosa avrebbe inventato per sè stesso...

Si riscosse e pensò che l'importante era prendere chi aveva ucciso quel povero Direttore che lo aveva aiutato un sacco di volte quando aveva avuto bisogno di consigli.

Si diresse deciso verso i poliziotti: quella banda di delinquenti avrebbe dovuto fare i conti con lui.

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Franco Svizzero sudava copiosamente seduto sulla sedia in similpelle, osservando da dietro le lente spesse da miope l'andirivieni di poliziotti nell'atrio della banca. Faceva il cassiere da ventidue anni presso quella filiale, un lungo periodo della sua vita, in cui si era visto catapultato in città e messo dietro ad uno sportello sbarrato da un vetro blindato e un altoparlante con cui interloquiva con i clienti, grazie ad un concorso vinto solo per meriti personali. Mai una possibilità di carriera, mai una promozione o una frase che potesse rincuorarlo; eppure era sempre stato un impiegato modello, accondiscendente con capi e colleghi. Forse troppo.

Ora ci mancava anche questa, la prima rapina della sua vita e un omicidio. Il dottor Anaceto era una brava persona, il classico burocrate che sprizzava soldi da tutti i pori, grazie anche al matrimonio con la bella figlia del precedente direttore. Una carriera tutta in salita, senza intoppi e coronata dalla storia con Pamela, la segretaria personale che da due anni condivideva lavoro e letto. Nessuno ne parlava, tutti lo sapevano.

Ma il sudore che formava rivoli sulle tempie e percorreva la guancia fino a pendere sotto forma di gocce sul mento, non era provocato dal caldo, anzi l'impianto di condizionamento funzionava a meraviglia, nemmeno dalla tensione nervosa dovuta al fatto che era stato lui a dover riempire la borsa di denaro. No, la paura sua più grande era che a qualcuno gli venisse in mente di perquisirlo. Abbassò lo sguardo verso l'inguine e trovò la patta notevolmente tesa; nessun raptus sessuale, bensì la presenza di alcuni blocchetti di banconote messi in fretta e furia nei pantaloni, nel momento in cui la rapinatrice aveva fatto fuoco e ucciso il direttore.

Aveva agito d'impulso, tutto quel denaro, pronto per essere trasferito, faceva troppa gola per non approfittarne. D'altronde quello era stato il momento giusto, quello sognato da una vita, nessuno avrebbe potuto quantificare l'entità del furto.

Si mosse a disagio, allungò le gambe ed evitò di guardare fisso i poliziotti. Era in maniche di camicia, nemmeno una giacca per camuffare la zona sospetta. Si passò velocemente il braccio sulla faccia, per ritrovare la camicia azzurrina zuppa di sudore.

-Non si preoccupi, lo spavento a volte gioca brutti scherzi, Vuole dell'acqua?- chi aveva parlato, comparendo all'improvviso alla sua vista, era un uomo sulla cinquantina e dal sorriso accattivante. Non l'aveva mai visto, di sicuro non era un cliente. Vestiva abiti informali ed emanava un profumo particolare che a Franco ricordò il popcorn appena fatto.

-Sono il Commissario Bencivenga- allungò la mano, ma subito la ritrasse, vedendo in che stato si trovava la manica della camicia. -Lei è?...-.

-Franco Svizzero, il cassiere...- biascicò, con voce stentata.

-Quel cassiere?- l'uomo annuì. -Cavoli, non deve essere stato facile vedersi rapinare. Meno male che lei lavora al riparo da un vetro e nemmeno uno sparo sarebbe riuscito a trapassarlo. Invece il direttore... uh, che brutta fine- scosse la testa, come per puntualizzare l'accaduto. -Ricorda qualcosa della rapinatrice: che so, occhi, qualche particolare, il tono della voce-.

-Portava un paio di sneakers della Hogan- disse di botto. Il Commissario lo fissò sorpreso.

-E com'è che lo ricorda così bene?-.

-Ne ho un paio simile da uomo- balbettò, sperando di non essersi messo nei pasticci, poi riprese: -portava un passamontagna bianco che gli copriva il volto, persino la bocca. Non ho avuto modo di sentire cosa gridava, il microfono era disattivato. Ha minacciato di fare una strage se non riempivo il borsone. Ho dovuto aprire la porta di sicurezza, aspettare che lei mettesse la sacca all'interno e poi aspettare che la seconda porta si aprisse-.

-Momenti interminabili, immagino- Bencivenga gli si sedette accanto e accavallò le gambe, mettendo in mostra un paio di calzini rossi che stonavano con il resto dell'abbigliamento.

-Già- confermò il cassiere, riordinando i pensieri. Si mosse di lato e nella testa gli sembrò che le banconote nei pantaloni emettessero un fruscio assordante. -Non avevo scelta, le mie due colleghe erano già scappate nel retro e mi trovavo solo. Ho messo una quantità di denaro notevole, ma mi sono fermato quando la donna ha scorto il direttore tentare di dare l'allarme e ha fatto fuoco. Una freddezza inimmaginabile, mi creda. Povero Anaceto...-.

Il Commissario si trattene dal dare una pacca sulla spalla all'uomo, la camicia iniziava ad aderire al corpo e di lì a poco anche il profumo sarebbe tracimato. Pur sembrando un quarantenne in salute temeva che potesse accusare un malore. Solo un'ultima domanda.

-Che mi dice della donna che è stata presa in ostaggio? La conosce?-.

Il cassiere ci pensò su prima di rispondere; Marisa era una delle più belle clienti della banca, dipendente di un noto studio, il suo sogno proibito. Non passava giorno che lui la attendesse trepidante, in attesa di quelle due gambe fasciate nei collant che gli procuravano il batticuore. Anche quella mattina non si era fatta attendere ed era rimasto ad osservarla, mentre lei non lo degnava nemmeno di uno sguardo. All'improvviso realizzò che il furto lo aveva fatto per lei, per poterle offrire qualcosa. Ma allo stesso momento un particolare iniziò a rodergli nella mente: il coltello prelevato dalla ventiquattrore e quello slancio con cui si era avventata verso la rapinatrice. Cosa ci faceva con un'arma non convenzionale? E perchè quell'attimo di titubanza durante il quale le due si erano dette qualcosa? E cosa poi?

-Allora?- chiese il Commissario.

-Una cliente... la conosco solo di vista... non saprei aiutarvi...- rispose di fretta, sperando che con questo il poliziotto si allontanasse.

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- Che peccato - rispose Bencivenga senza spostare lo sguardo dagli occhi dello Svizzero - speravo davvero che lei potesse dirci qualcosa in più perchè a qualcuno dei clienti è parso che la signora presa come ostaggio avesse avuto un atteggiamento strano -

- S...strano? N...non saprei proprio. Io ero talmente spaventato e tutto è successo così in fretta che non saprei proprio dire nulla - rispose il cassiere balbettando.

- Ma non la ricorda nemmeno se ci pensa bene? Sa, la sua collega mi diceva che viene spesso -

disse il Commissario continuando a mantenere il contatto visivo con il cassiere.

- S...sì, che sia una cliente glielo avevo già detto prima - rispose il cassiere sudando sempre più copiosamente e spostando piano una mano verso il denaro nascosto per mascherare quel rigonfiamento che a lui pareva impossibile da non notare.

- Scusi, sa, ma sono così spaventato al ricordo della freddezza con cui la rapinatrice ha ucciso il povero Dottor Anaceto che non riesco a far funzionare il cervello. Magari, non appena mi sarò calmato un po', riuscirò a farmi venire in mente qualcosa che le possa essere utile, Commissario - disse producendosi in un sorriso stentato e poco credibile.

- Ma certo Signor Svizzero, ci mancherebbe. Dopo lo choc che tutti avete subito è assolutamente normale avere in testa una gran confusione - e si allontanò salutando cordialmente.

Franco Svizzero trasse un sospiro di sollievo. Quel rompiscatole di poliziotto non voleva togliersi di torno, ma meno male che con la scusa dello choc era riuscito a scollarselo. Ora non restava che cercare di mascherare lo scomodo fardello per poterlo far uscire dalla banca.

Se solo fosse riuscito ad arrivare alla sua giacca...

Il Commissario voltò le spalle al cassiere tenendolo d'occhio attraverso la sua immagine riflessa in una delle vetrate della banca. Quell'uomo non lo convinceva.

Aveva il prurito all'orecchio tipico di quando scopriva qualche particolare interessante.

Non pensava che quell'uomo fosse un complice, anche se non lo escludeva a priori. Gli pareva più un preso in mezzo che una talpa, ma c'era da dire che sudava in maniera spropositata per essere solo spaventato. E poi c'era quel rigonfiamento nei pantaloni. Troppo innaturale per essere vero e in una situazione così poi.

In più quando lui gli aveva detto che l'ostaggio pareva aver avuto un atteggiamento strano, si era limitato a ribadire in fretta che non sapeva nulla.

Strano, troppo strano. Bencivenga si convinse una volta di più che il cassiere aveva qualcosa da nascondere.

Riflesso nella vetrata vedeva lo Svizzero che si muoveva a scatti, che sembrava volersi alzare dalla sedia, ma poi pareva aver cambiato idea e si era voltato verso l'ufficio del Direttore.

Il Commissario tornò da una delle altre impiegate, tale Carla Canta, con la quale non aveva ancora parlato.

_-Buongiorno Signora Canta, sono il Commissario Bencivenga. Vorrei farle qualche domanda sull'accaduto. Posso? Se la sente? -

- Ma certo Commissario! Sempre pronta a dare una mano alle forze dell'ordine perchè sa, se qui non si mantiene l'ordine, non vede dove si va a finire? Lo dico sempre io al Direttore...o mio Dio, poverino, o mio Dio che cosa tremenda, o mamma mia che paura, lei non può immaginare, lei non può capire come ci si sente. Da morirne, da morirne! Se non mi è venuto un infarto ora non mi viene mai più. E la povera Marisa presa in ostaggio? O mio Dio, che ne sarà di lei? Cosa le faranno? - e dicendo ciò si prese la testa tra le mani chiudendo per fortuna la bocca per qualche attimo così che il Commissario potè inserirsi nel fiume di parole.

- Marisa? Lei conosce il nome della persona presa in ostaggio? -

- Ma certo Commissario Bentivoglio -

- Bencivenga -

- Oh, sì, mi scusi. Certo che la conosco, è una cliente abituale. Di solito viene un giorno sì e un giorno no. E' una dipendente del Dottor Frangipane che ha una ditta di commercio di pelletteria proprio qui dietro. Detto tra noi non è che la ditta vada una meraviglia. Il Frangipane è già venuto qui svariate volte a chiedere dei prestiti, ma il Dottor Anaceto non gli ha mai dato nulla. Ehhh, persona seria il Dottor Anaceto, buonanima, mica concedeva prestiti così senza garanzie. -

- Torniamo a Marisa per favore. Mi sa dire qualcosa di più su di lei? - la incalzò il Commissario.

- Non è che io sappia molto Commissario. Marisa non è una persona di molte parole. Gran bella donna e persona gentilissima, mai fatto un reclamo che è uno, anche se il Franco lì, ci perdeva le bave dietro a quella signora e spesso rallentava talmente per non farla andare via, che io avrei perso decisamente la pazienza sa? E invece lei niente, sopportava tutti gli sguardi da pesce lesso e tutti i sorrisi mielosi che le faceva, che poi avesse almeno dei bei denti, invece ha una bocca che sembra una ferrovia e certe volte anche un alito pestilenziale. Ma lo sa che una volta il Franco mi ha anche detto che voleva invitarla a prendere un aperitivo? Ma sei scemo, gli ho detto, ma non vedi che non ti calcola? Ma lui niente, cocciuto come un mulo a farle il filo. -

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Bencivenga alzzò gli occhi al cielo, quel tanto esatto per far capire alla donna che gli stava facendo due scatole grosse come un container. La Canta smise di parlare e abbassò lo sguardo verso il basso, quasi fosse una scolaretta ripresa dalla maestra.

-Dunque, mi pare di capire che lo Svizzero, non di nazionalità ma di cognome, abbia un debole per l'ostaggio, che guarda caso è finita nelle mani dei rapinatori. Il suo collega mi ha riferito che c'è stato un attimo di titubanza quando Marisa si è scagliata contro la donna, quasi uno scambio di battute. Lei ha visto o sentito qualcosa che possa essere utile?-.

-Io ero nascosta nel retro, nell'ufficio del povero dottor Anaceto, Dio misericordioso abbia pace dell'anima sua; uomo tutto di un pezzo, gran lavoratore e sempre disponibile con noi. Pensi che l'anno scorso ho dovuto cambiare la data delle ferie e lu ha fatto in modo e maniera che potessi non perdere la crociera che avevo già prenotato. Magari non uno stinco di santo -linguaccia che sono-, ma dotato di un cuore d'oro; d'altronde non tutti i matrimoni riescono a resistere per sempre, come ad esempio quello dei miei, sposati da quarantadue anni, anche se papà una ventina d'anni fa prese una sbandata per la panettiera...-.

-Torniamo a Marisa...-.

-Si, dunque... non ho visto la scena, non posso esserle utile, ma di sicuro Franco non ha colpe, è solo spaventato. Lo conosco da anni e non ha mai fatto un errore; sempre educato e gentile, rispettoso verso tutti e a tratti anche... untuoso con i superiori. Ma non è un difetto, io lo considero un pregio. Uomo fatto di una pasta che non si fabbrica più. Unica passione il gioco delle carte e la Marisa...-.

Il Commissario si passò una mano sulla fronte e la trovò sudata. Stare dietro a quella donna equivaleva a sottostare ad una raffica di mitra.

-Grazie, mi è stata molto utile, nel caso la richiameremo...-.

-Oh si, la prego. Mi è sempre piaciuto poter essere conivolta in un'indagine, con omicidi e rapina!- lo esclamò con naturalezza, quasi fosse una cosa normale. -E poi parlare con lei è stimolante; ci sa proprio fare, è dotato di un'intelligenza superiore, una presenza che incute rispetto- iniziò a torcersi i capelli. -Lei incarna il tipico funzionario di Polizia, quelli dal fascino tenebroso-.

-Signora Canta, grazie, davvero!- la zittì, facendo rimanere male la donna. Ci stava provando, in fondo non era neppure male, ma il pensiero di frequentare una così che poteva trapanarti il cervello senza pietà lo spinse ad essere ciò che per natura non era mai: maleducato. Tornò verso il punto in cui Anaceto ancora si trovava riverso a terra e scorse fuori dalla porta a vetri una donna in lacrime che osservava il corpo del direttore.

-Quella chi è?- chiese ad uno degli agenti, uno nuovo di cui non ricordava mai il nome, anche se gli sembrava avesse a che fare con le barche o le regate. Scosse la testa e si offrì di andare subito ad accertarsene. Lo vide parlare e poi tornare frettolosamente.

-Sembra sia la fidanzata- lo informò, -una certa Pamela Cartamela. Dice che oggi era in ferie, e che ha saputo del tragico evento. Ho saputo che è impiegata qui ed è... era la segretaria della vittima-.

-Grazieeee...- Bencivenga rimase in attesa che l'agente lo imboccasse.

-Magellano, dottore, come il navigatore-.

-Ah giusto, il mare c'entrava-.

-Come Commissario?- chiese l'agente, stupito.

-Niente, cose mie- e si spostò, cercando di evitare lo sguardo. L'ambiente aveva un non so che di irreale, quasi che nascondesse verità che non volevano farsi scoprire. Bencivenga sapeva che il suo intuito non sbagliava mai, e quel prurito all'orecchio ne era la conferma; quando iniziava non smetteva di tormentarlo fino a quando le cose non iniziavano a farsi chiare. Era superstizioso il Commissario, parecchio, e non mancava di compiere rituali che ripeteva a scadenza temporale esatta. Ad esempio quel giorno era venerdì, quindi quello dei calzini rossi e del pranzo a casa della sorella Marcella. Cercava di mantenere un ordine nelle cose, una sorta di orologio interno che gli permetteva di essere sempre padrone delle sue azioni. Non faceva trasparire nulla al mondo esterno, e ci riusciva bene, mettendo a posto i tasselli personalmente.

-Scusi dottore- la voce di Magellano lo distolse dai pensieri. Guardò l'agente e vide che era accompagnato da un uomo in divisa.

-Guardia scelta Angelo Custode- gli porse la mano, che il Commissario strinse in modo automatico. Una bella stretta, decisa, segno di sicurezza. -Vorrei essere d'aiuto alle indagini. Forse sono in possesso di informazioni che potrebbero essere davvero utili-.

2

- Benissimo! Grazie Signor Custode. Dunque, siccome lei immagino sia l'agente di sorveglianza assegnato a questa filiale, sono certo che mi saprà dire qualcosa in più. Mi racconti tutto dall'inizio.-

-Dall'...dall'inizio? - balbettò il Custode.

- Certo, perchè, che ho detto di strano? - fece Bencivenga guardandolo con tanto d'occhi e grattandosi l'orecchio - Lei era di guardia qui fuori nella parte dove ci sono gli sportelli bancomat, immagino. No, non può essere perchè altrimenti sarebbe stato il primo ad essere stato sopraffatto dai malviventi. Allora doveva essere all'interno della filiale... - e atteste l'inizio del racconto della guardia che però tardava ad arrivare.

Angelo Custode aveva il cervello che turbinava come un arbusto fatto girare su se stesso da un uragano. Si maledisse e maledisse il suo maldestro tentativo di coprire il fatto che se ne stava da tutt'altra parte presentandosi alla Polizia, in più senza nemmeno prepararsi una versione che reggesse per salvarsi dal licenziamento.

- Io...non ero all'interno della filiale, Commissario, ero... -

- E diglielo che come al solito eri al bar di fronte a fare il cascamorto con la Beatrice! - strillò una voce da dietro le spalle di Bencivenga. Il viso del Custode divenne del colore di un pomodoro ultra maturo e di getto rispose: - Ma niente affatto! Io avevo notato qualcosa che non mi quadrava e sono andato dall'altra parte della strada per avere una migliore visuale della situazione d'insieme! -

- Vai a raccontarla ad un'altra, Romeo! - incalzò la donna che aveva pronunciato le accuse.

- Mi scusi Signora - disse Bencivenga andando verso la donna che aveva tutta l'aria di non aver ancora finito i suoi rimproveri - Lei sta facendo delle accuse al qui presente Angelo Custode e capirà che non si tratta di affermazioni leggere. Mi dice per favore come si chiama e che ruolo ha? -

- Ma certo Commissario! Io sono Bianca Carta, l'impiegata dell'ufficio informazioni di questa Filiale. -

- Signora Carta, mi permetta di chiederle di lasciar raccontare al Signor Custode la sua versione dei fatti e solo dopo ascolterò anche lei. D'accordo? -

- Ma certo Ammiraglio! A sua disposizione! - fece la Carta mettendosi quasi sull'attenti.

Bencivenga scosse la testa sorridendo e tornò dalla guardia giurata.

- Torniamo a noi Signor Custode. Ora voglio la sua versione dei fatti -

- Dunque Commissario, come dicevo poc'anzi, ero lì nell'antibanca come tutti i giorni, quando vedo due persone sospette arrivare a bordo di una Ford Focus nera e parcheggiare qui davanti. -

- Ma che diavolo dici, come hai fatto a sapere chemi due che sono arrivati con la Focus erano sospetti? Cos'hai, la boccia di cristallo? - gridò la Carta. Il Commissario si girò spazientito: - Signora Carta! O la smette di interrompere o altrimenti la faccio portare in centrale dai miei agenti per intralcio alle indagini. Le ho già detto che DOPO avrà tutto il tempo di dire la sua. Se ci interrompe ancora la faccio allontanare, mi sono spiegato? -

- Certo Generale! Mi sto zitta -

- Sarà meglio - fu la risposta di Bencivenga - E lei continui - fece rivolto al Custode ed essendo un po' scettico circa il fatto che la parte dove erano posizionati i bancomat si chiamasse "antibanca".

- Come dicevo, ho avuto l'impressione che l'auto che si era fermata davanti alla porta avesse a bordo due persone con un fare sospetto. Non scendevano dall'auto ed entrambi guardavano dentro la filiale. Ho deciso allora di lasciare la mia postazione apposta per vedere che cosa avrebbero fatto -

- Ammazza che volpe! -

- Signora Carta!! - sbraitò il Commissario voltandosi seccatissimo.

- Scusi, scusi, scusi...-

- Vada avanti Custode -

- Sono andato al bar di fronte senza perderli d'occhio e ho visto che ad un certo punto la donna è scesa e quando è entrata nell'antibanca si è messa il passaaltamontagna, ha tirato fuori un'arma e si è addentrata nella filiale. Io allora sono prontamente uscito dal bar e mentre faccio per attraversare la strada, ho avuto una attimo di blecauto perchè mi sono passati davanti quattro TIR uno dietro l'altro.Ma andavano tanto lenti e così mi sono perso del tempo prezioso -

- E nel frattempo si è perso anche il Direttore - commentò Bencivenga.

- Come Commissario, ma il Direttore non si è perso, è stato ucciso -

- Appunto - rispose Bencivenga grattandosi disperatamente un orecchio.

2

Frangipane stava seduto comodamente nella poltrona dell'appartamento, sul viso un sorriso compiaciuto e sul tavolo di fronte una pila di soldi che gli provocò un'erezione che riuscì a mascherare solo perchè aveva le gambe accavallate. Centoventisettemilatrecentodieci euro!

Paolo ed Elena sedevano ai lati, mentre Miranda, con in mano la pistola, girava nervosamente per la stanza.

-Me ne servono sessantamila- disse Frangipane, rompendo il silenzio irreale che si era creato. -Il resto ve lo potete pure tenere-.

-Calma, ragioniamoci sopra- disse Elena, visibilmente scocciata. -Il lavoro l'ho fatto io, il direttore l'ho ucciso e voi che avete combinato? Nulla, avete approfittato di noi per prenderci in ostaggio!-.

Frangipane posò la pistola e fece cenno a Marisa di fare altrettanto.

-La concatenazione degli eventi ha fatto sì che tutti ne possiamo trarre vantaggio. Voi sognate una vita diversa con i figli, io ho bisogno di chiudere la ditta e sparire all'estero- lanciò un'occhiata alla sua dipendente, -magari in compagnia di una bella donna-.

-Con sessantamila ci facciamo poco- Paolo scrollò la testa. -Non bastano nemmeno per comprare un garage in città-.

-Tutto il gruzzolo invece sarebbe meglio, vero?- si intromise Marisa. -Ma credo che non si possa fare: ricordate che vi ho aiutato a fuggire, fingendo di essere terrorizzata e finendo contro Elena. Mi hai usata come scudo, quindi mi devi qualcosa, come qualcosa devi al dottor Frangipane...-.

-Mario...- disse lui, ammiccando.

-...Mario... se non fosse per lui in questo momento sareste già in mano alla Polizia. Conoscono l'auto, qualcuno di sicuro vi ha visto in viso e poi noi due possiamo essere il vostro lascia passare-.

Paolo ed Elena si scambiarono un'occhiata, quindi lei decise di parlare.

-Giusto, mi sembra che abbiate le idee chiare, ma c'è un problema da risolvere-.

-Quale?- dissero all'unisono Marisa e Mario.

-Guardate un po' la tv...-.

Le riprese sulla zona della rapina continuavano senza sosta, con interviste a persone presenti e pure ad uno che si presentò come il Commissario Bencivenga. Il poliziotto, tipo molto fotogenico e abituato a parlare in pubblico stava raccontando quello che poteva, mantenendo il massimo riserbo su cose che avrebbero potuto compromettere l'indagine in corso. Alla domanda della bella giornalista, riguardo all'auto dei rapinatori, Bencivenga abbozzò un sorriso e si diede una grattatina all'orecchio.

-Una Ford Focus nera, inquadrata perfettamente dalla telecamera esterna. Si sta cercando a chi è intestata, anche se presumibilmente risulterà rubata. Stiamo controllando i filmati e speriamo si possa ottenere il primo piano dei volti. Quanto all'ostaggio, la donna è stata identificata come una cliente conosciuta. Per il momento non posso dirvi di più-.

-Mi hanno beccata!- esclamò Marisa.

-Si, ma come parte lesa- intervenne Frangipane, alzandosi per abbracciarla. Il profumo di lei lo fece traballare, quasi avesse accusato un colpo. Lei si lasciò stringere.

-La macchina è di mio cugino...- disse Paolo.

-Cosa?- Frangipane saltò come un grillo. -Tuo... cugino?... Ma siete due rincoglioniti! Cosa volete che ci metta la Polizia a scoprirvi?-.

-Forse un modo c'è per aggiustare le cose- Marisa si sciolse dall'abbraccio. -Potete tornare a casa, fare finta di niente e quando le acque si saranno calmate potremmo parlare dei soldi-.

-Che verranno con noi!- esclamò Elena.

-Che rimarranno qui- sentenziò Frangipane.

-Eh no, bello! Io ho ucciso pure un uomo per ottenerli e tu, coglioncello, mi vuoi fare fessa?-.

-Diamoci una calmata- Paolo sembrò uscire dallo stato di apatia. -Facciamo così: io torno a casa, vedo la situazione e poi torno. Posso dire a mia mamma di tenere i ragazzi, che Elena ha trovato un lavoro che la impegna tutto il giorno. Lei non si farà problemi, ha una passione per i nipoti. Così i soldi sono a sicuro-.

-Niente male l'idea- ammise Mario, -solo che farei una piccola modifica al piano: vengo anche io con te. Di sicuro la Polizia vorrà farmi delle domande, e la mia assenza può essere vista sotto una brutta luce-.

1

Il Custode ripensava al colloquio avuto con il poliziotto e qualcosa gli diceva che probabilmente non aveva fatto una gran bella figura. E poi c'era la Bianca, con quella linguaccia biforcuta, che chissà cos'aveva messo in testa al poliziotto con le sue illazioni.

Che però non erano mica tanto illazioni.

Aveva ragione. Quello che aveva raccontato era tutta una balla, ma mica poteva dire com'erano andate veramente le cose...

Ma non c'era nulla da fare, Angelo continuava a pensare e ripensare all'accaduto e più pensava e più la storia non gli quadrava e ad un certo punto, svolgendo per l'ennesima volta nella sua memoria il nastro dell'accaduto, ebbe un flash e tutto gli fu più chiaro. Però doveva dire la verità al Bencivenga, non importa che cosa gli sarebbe successo professionalmente: lì c'era stato un omicidio ed occorreva che ogni indizio, anche piccolo, venisse raccontato.

Angelo vide che il Commissario stava parlando con un suo agente, aspettò che finissero e, mentre il Commissario si grattava insistentemente entrambe le orecchie, gli si avvicinò.

-Mi scusi Commissario se la disturbo, ma io pensavo e ripensavo e strapensavo e... -

- Mi dica signor Custode, le è venuto in mente altro? -

- Senta Commissario, io vorrei parlarle che non sentissero proprio tutti, anzi, veramente che non sentisse magari nessuno -

- Càspita Signor Custode, è cosa di massimo riserbo? -

- Massimo Riserbo? Non so signor Commissario, non c'è nessuno che si chiama così qui. C'è Massimo Della Pena, l'avvocato che ci segue le cause legali, c'è Massimo Buio, l'addetto al caveau, ma questo Massimo Riserbo non è in questa filiale... -

- Lasciamo stare, per favore. Mi dica quello che voleva dirmi. Venga, andiamo in quella stanzetta laggiù -

- Vuole prendere un caffè Commissario? -

- No, perchè? -

- Quella è la stanza dove c'è la macchinetta del caffè -

- Senta signor Custode, non mi ha chiesto un posto per parlarmi dove non sentisse nessuno? Teme che la macchinetta del caffè possa avere orecchie? Non le va bene quella stanza? - disse il Commissario iniziando a perdere la pazienza.

- Ah, ma certo! No, mi scusi, va benissimo. Non credo che la macchinetta possa sentire - .

Il Commissario alzò gli occhi al cielo e conduse il Custode con sè nella stanzetta. Non appena chiuse la porta vide il Custode che lo guardava con l'aria di chi ha rubato la marmellata, ma è stato beccato con le dita nel vasetto. Lo guardò interrogativo.

- Senta Commissario, io non ho detto la verità. Lo so che non avrei dovuto, lo so che per il ruolo che ho avrei dovuto essere uno specchio, lo so che ora chissà cosa mi succederà , lo so che ... -

- Basta signor Custode, venga al dunque. Ai se e ai ma penseremo dopo. Su, racconti -

- Senta, ha ragione la Carta, io non ero nella filiale al momento della rapina, ero dall'altra parte della strada a prendere un caffè. Nel bar c'è Beatrice, una bella signora a cui non sono indifferente e con lei scambiamo spesso, no, cioè, ogni tanto, qualche parola. Così quando è iniziata la rapina io non ho visto nulla -

- Ah - fece il Commissario - e allora vuol dirmi che tutto quello che ha raccontato prima era tutta una stupidaggine? -

- No, no, per carità! Volevo solo dire che non è andata proprio come l'ho detta -

- Sono curioso di sapere com'è andata sul serio. Coraggio, sto aspettando -

- Allora, io stavo parlando con la Beatrice del più, del meno, del per e del diviso quando la vedo spalancare gli occhi e indicare la filiale. Mi sono girato di scatto e ho capito che era in corso una rapina. Quando mi sono voltato quella Ford l'ho vista subito e sono certissimo, ripensandoci, che all'interno ci fosse una sola persona: il guidatore. Poi mi sono proiettato fuori, ma sono stato bloccato dalla porta del bar che non si apriva, poi non sono riuscito ad attraversare subito perchè arrivavano delle auto -

- Non quattro TIR lentissimi - fece il Commissario ridacchiando.

- Ehm...no Commissario...erano delle auto... -

- Vada avanti Custode - lo esortò Bencivenga.

- Dicevo, dopo che sono finalmente riuscito ad attraversare la via, sono passato proprio vicino alla Ford e sono sicurissimo che le persone in quel momento erano due. A fianco del guidatore c'era anche un passeggero. Sono sicurcertissimo! Poi ho estratto l'arma e mi sono avvicinato tentando di non farmi vedere dalla rapinatrice. E' lì che ho visto che la donna incappucciata teneva tutti sotto tiro, ma ad un certo punto ho visto l'altra donna che le si è avventata contro in modo strano, come se non si preoccupasse dell'arma che l'altra teneva in pugno. Sono praticamente certo che la donna abbia detto qualcosa alla rapinatrice prima di aveentarsi contro di lei, perchè la rapinatrice l'ha guardata e si è bloccata per qualche secondo. Solo qualche secondo perchè poi la rapinatrice l'ha presa come ostaggio, poi mi ha visto e mi ha intimato di mettere giù la pistola e di lasciarle uscire e così ho fatto. Quando sono salite sull'auto ho visto quindi distintamente che in auto c'erano due uomini. Però, Commissario, io ho avuto l'impressione che la donna che è stata presa come ostaggio fosse una complice e che prenderla come ostaggio sia stata solo una scusa per fuggire entrambe -

- Uhm... - fece Bencivenga - quindi le mi sta dicendo che nella filiale di rapinatrice non ce n'era una, ma due. Senta Custode, mi dicono che la donnapresa in ostaggio fosse una certa Marisa, cliente abituale e dipendente di un'azienda qui vicino. Lei ne sa nulla?

- Marisa? Sì, certo, quella bella signora che dicono che piace al Franco... Ma, un momento, Marisa? -

- Che c'è signor Custode? - lo incalzò il Commissario vedendo la perplessità dell'altro.

- La Marisa lavora nella ditta del Dottor Frangipane! -

- Sì, e allora? -

-Ma Commissario, io, quando stavo per attraversare la strada, il Dottor Frangipane l'ho visto che arrivava e l'ho visto che stava per entrare nella filiale. Poi sono stato distratto dalle auto per l'attraversamento rocambolesco e non l'ho più visto, così mi sono dimenticato di lui. A rigor mortis di logica, avrebbe dovuto essere nella filiale, ma non c'era mica! -

- Uhm... - fece Bencivenga - e non poteva essere andato via vedendo che c'era una rapina? -

- E che cos'è, imbecille? Vede che c'è una rapina e scappa senza dire un fico secco o un'albicocca sciroppata? No, no. E poi io l'avrei visto andare via. No, Commissario, qui gallina ci cova. -

- Gatta -

- Come? -

- Ho detto gatta. Gatta ci cova, Custode -

- Una gatta che cova? Ma Commissario, una gatta mica fa le uova -

1

Frangipane e Paolo uscirono e si allontanarono ciascuno con la propria auto.

Paolo riprese la Focus e, nonostante fosse parso tranquillo e determinato solo poco prima, ebbe la nettissima sensazione che la testa gli scoppiasse per il terrore che lo colse pensando che la moglie aveva ucciso un uomo. In quel momento capì che non ne sarebbero usciti.

Qualsiasi piega avessero reso le indagini, i poliziotti sarebbero di certo arrivati a lui ed alla moglie. Le telecamere avevano ripreso tutto e anche se Elena aveva il passamontagna, Paolo era certo che con chissà quali tecnologici mezzi l'avrebbero riconosciuta, magari dall'impronta vocale, magari dalle impronte delle scarpe, magari dalle impronte delle pupille. Ma esistevano? Diede una scrollata di spalle, tanto era certo che li avrebbero beccati, pupille o non pupille.

Di sicuro poi una telecamera mobile aveva ripreso la Focus con lui dentro, che era a viso scoperto, e sia la targa che la foto dell'auto erano sicuramente già su tutti i giornali e trasmesse in mondovisione. Quando si immise nella strada principale, si stupì che non ci fosse una pattuglia della Polizia ferma ad aspettarlo. La sua mente turbinava ad una velocità doppia rispetto a quella della luce mentre scendeva in direzione della filiale della banca anzichè in direzione di casa propria.

Frangipane invece aveva tirato fuori dal garage la sua Mercedes AMG C63S Coupè e vi si era accomodato alla guida con tutta tranquillità, anche se quei due gli davano da pensare e non poco.

Era chiaro che erano due imbecilli che si erano buttati in una rapina senza senso e non aveva idea di come tirarli fuori da quel pasticcio che avevano combinato uccidendo il Direttore. Ammesso che avesse voluto tirarli fuori, perchè la sua idea era quella di prendersi il denaro e scaricarli alla prima occasione. Tanto valeva proseguire su quella strada e, anzi, iniziare a pensare come fare per levarseli di torno.

In fin dei conti Frangipane aveva visto in loro soltanto un mezzo per far sì che il lavoro sporco fosse fatto da altri, solo che qui c'era anche stato un morto e più ci pensava e più diventava deteminato a liberarsi di loro quanto prima. Pensò che Marisa aveva la pistola. Avrebbe potuto dirle di eliminare Elena ed anche Paolo al suo ritorno. A quel punto avrebbero occultato i cadaveri o li avrebbero semplicemente scaricati da qualche parte, a quello ci avrebbe pensato dopo, e loro due avrebbero potuto tornare alla vita di tutti i giorni, ma con qualche preoccupazione in meno grazie al gruzzoletto che sarebbe rimasto tutto per loro. Marisa era quella che era stata rapita dagli assassini, per cui nessuno avrebbe sospettato di lei e di lui men che meno. Si trattava solamente di costruire una versione credibile al fatto che Marisa era riuscita a sfuggire ai suoi rapitori, ma Frangipane era certo che la sua fervida mente avrebbe saputo trovare la storia perfetta. Più ci pensava e più gli sembrava la soluzione migliore.

Puntò dritto verso l'ufficio per fare in modo di farsi trovare con il viso affranto dopo aver saputo che la sua preziosa collaboratrice era stata rapita.

Paolo iniziò a sudare e le mani gli tremavano a tal punto che non riusciva quasi a tenere il volante dell'auto. Seguiva meccanicamente la strada senza riuscire a pensare e quando arrivò in vista della filiale della banca davanti alla quale c'erano ancora le auto della Polizia, fu come se avesse visto il peggior fantasma della sua vita. Ebbe l'istinto di frenare, ma i piedi non risposero ed attraversò a tutta velocità un incrocio passando con il semaforo rosso. L'impatto con il SUV che arrivava dalla sua destra fu notevole. La Focus venne presa in pieno muso e fatta girare su se stessa una serie di volte fino a che finì il suo balletto contro il palo di un lampione proprio davanti alla filiale.

Tutti all'interno della banca sentirono il fracasso generato dall'impatto e il Custode, che era quello più prossimo all'uscita, si proiettò fuori per prestare soccorso. Grande osservatore, nel momento stesso in cui vide la Focus, la riconobbe all'istante.

- Commissario, commissario! Il rapinatore sì è schiantato contro il lampione! - gridò a squarciagola prima di chiamare l'ambulanza.

Bencivenga si precipitò fuori e gli si presentò la scena raccapricciante della Ford pressochè piegata in due attorno al lampione. Angelo Custode era già vicino all'auto e attraverso il finestrino rotto cercava di capire se il guidatore fosse ancora in vita.

-Commissario! E' il complice, sono sicuro! E non è nemmeno morto! -

Bencivenga alzò gli occhi al cielo, ma, prima di avvicinarsi, si voltò indietro repentinamente e vide distintamente Franco Svizzero che si toglieva delle mazzette di banconote dai pantaloni per passarle alle tasche della sua giacca. Ritornò precipitosamente e silenziosamente all'interno della filiale piazzandosi proprio dietro allo Svizzero.

- Lei vuole rimanere a vedere il cielo così com'è e non a quadretti, immagino.- gli disse pacatamente.

Franco Svizzero fece un salto tale che nemmeno il campione mondiale si salto in alto lo avrebbe battuto. Guardò il Commissario e, senza proferire parola, gli consengò le mazzette di banconote.

- Cercherò di convincermi che non ho visto nulla, signor Svizzero - disse Bencivenga stando attento che non restasse attaccata alle dita dell Svizzero nememno una banconota. Chiamò Magellano e gli disse di non perdere di vista Svizzero nemmeno per un attimo, poi tornò fuori e trasalì accorgendosi che di macchine incidentate ora ce n'erano altre due.

Frangipane, che stava percorrendo la stessa strada di Paolo, vide il disastro che era appena capitato e anzichè proseguire per la propria strada, per un eccesso di zelo cercò repentinamente di cambiare percorso , andando a svoltare in un tratto a senso unico e la sua auto venne presa in pieno da un furgoncino. Scese dall'auto imprecando proprio mentre i soccorritori stavano estraendo dalla Focus Paolo incredibilmente solo lievemente ferito.

Proprio mentre lo stavano sorreggendo per farlo accomodare sulla barella, Paolo si fermò di scatto, protese il braccio verso Frangipane e con l'indice teso gridò: - E' lui! E' lui quello che ha montato la storia del rapimento! Prendetelo! E' lui! -

A Bencivenga cessarono all'istante i pruriti ad entrambe le orecchie e volse lo sguardo, incredulo, verso il Frangipane.

Sentendosi osservato dalle persone sbagliate, quest'ultimo, preso dal panico, anzichè mantenere il suo proverbiale aplomb, abbozzò una fuga che valse più di mille confessioni.

Angelo Custode lo rincorse con successo e lo placcò con un balzo felino.

Aveva di certo molto da spiegare.

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