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Una storia di MirianaKuntz

Non facciamo fumo

Il capodanno della mia testa.

Pubblicato il 29 dicembre 2017 in Storie d’amore

Tags: amore brindisi capodanno nuovoanno speranze

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Se fossimo stati più bravi a quest’ora sarebbe diverso. Non è che siamo così scarsi o così pigri, è che gli eventi della nostra vita ci hanno sempre travolto troppo: non c’era un respiro a pieni polmoni prima che potessimo ritrovarci un’altra onda sbattuta in faccia. Così abbiamo temporeggiato, ci siamo presi un po' di tempo, che poi quel po’ è diventato –ancora un po’- e poi si è trasformato in una porzione consistente di vita che ci ha messi in pausa.

Allora i nostri problemi, pensieri o responsabilità, ci hanno sempre tenuto l’uno distante dall’altra, e senza accorgercene la marea ci portava sempre più al largo, nelle direzioni opposte si intende.

Allora quell’- ancora un po’- è diventato infinito, fino a perdere la cognizione delle cose, ma poi, il mondo ha iniziato a fare dei giri veloci su stesso, fino a perdere l’equilibrio, con un tonfo pazzesco siamo caduti in fondo alla frana, ma fortunatamente ci siamo accorti di essere caduti vicini.

Non ci sembrava vero, non dopo tutto quel tempo, e non dopo tutte quelle cose, ma certe cose non le cambi, sono scritte precise su un foglio che nemmeno le burrasche più violente riescono ad affondare.

Ma se il mare si fosse asciugato, e la tempesta si fosse placata, avremmo fatto un giro più rapido, e una caduta più veloce.

E tra qualche giorno saremmo stati insieme, mentre l’anno si chiude e si riapre allo sfregarsi di coppe di vetro allo spumante.

Io sarei stata felice, di quella felicità che mi si legge in faccia, perché io rido sempre, la gente mi chiede di continuo se la mia vita è perfetta, perché raramente lascio trasparire fuori quello che ho dentro, ma quella volta sarei stata felice e basta, come quando ti svegli e sai di andare a fare una passeggiata nel posto che adori. Felice perché non avrei avuto paura dei fuochi accanto a te.

Non credo di averlo mai detto, ma sono come una bambina spaventata: io adoro i fuochi d’artificio, ma detesto con tutta me stessa tutti gli altri botti, quelli che fanno vibrare i vetri mi mettono paura, tanto che non riesco a tenere gli occhi bene aperti, mi tappo le orecchie e faccio qualche passo all’indietro.

Le cose che fanno rumore mi spaventano, quelle che si mostrano in silenzio, e sono belle da morire, invece, come i fuochi di artificio mi piacciono a dismisura.

Allora ti avrei abbracciato, tu saresti stato carino abbastanza da prendermi la testa tra le mani e dirmi – che è tutto apposto- avvicinarmi alla finestra e mostrarmi i colori tenendomi per mano.

Avremmo brindato, facendo a gara a chi beve di più, perché le cose con le bollicine sono le mie preferite. Ti avrei trascinato nella mia stanza, nel buio pesto della camera fredda, fino a farti toccare con la schiena il muro, per darti uno…due…tre baci. Tutti di fila, per lasciarti senza fiato, per dirti senza parlare, -quanta voglia c’è di sentirti addosso.- Le mie mani si sarebbero frenate, e avrei tenuto ferme le tue.

Con gli occhi mezzi bagnati dall’emozione ti avrei guardato mangiare con gusto, sorriso, se mi allontanavo un po', ascoltato parlare, perché quando parli reggi discorsi perfetti, e tieni a bada la noia.

Avremmo giocato con quello che vuoi tu, avremmo ballato, dopo mezzanotte saremmo scappati da qualche parte, solo io e te, come due bambini folli che si nascondono dagli altri.

Il mio nascondiglio sarebbe stato il tuo cappotto, il tuo anche solo le mie braccia.

Ti avrei tenuto stretto stretto guardandoti come un tesoro, quando dal televisore ci sarebbe stato il countdown.

Che poi che cosa buffa, un momento prima siamo in un anno, e un momento dopo siamo in un altro, come un viaggio nel tempo istantaneo che ti cancella gli errori e ti regala l’amore.

Allora facciamo che un momento prima nell’anno che è stato sei da un’altra parte, e un momento dopo, sei qui con me.

Non è così difficile, almeno non lo sembra.

Basta provare a chiudere gli occhi e pensare che sia possibile anche così, anche se è strano, anche se è difficile.

Ma noi siamo difficili, e non si sa perché, ma siamo una difficoltà che passa, che trova momenti di quiete che riescono a valere il resto della guerra.

Saresti stato il primo bacio dell’anno, e il secondo, e il terzo, e l’ultimo ogni volta. Come un rewind di bocche e speranze, anche in mezzo alle folle, in mezzo al freddo e agli orologi.

Fermi così, come una cartolina di altri tempi. Fermi e basta, perché è buffo, ma conosciamo il nostro posto da anni, senza riuscire a sederci.

Saremmo stati perfetti, anche in quel momento, se solo fosse stato diverso, se solo tu fossi qui.

Bellissimi come i fuochi d’artificio, silenziosi e colorati, e non come i botti che fanno tanto rumore, ma che ti lasciano solo il fumo alle finestre e la puzza di bruciato sui vestiti.

Non facciamo fumo,

ne mettiamo paura.

Siamo fuochi speciali che non si spengono nemmeno sotto la pioggia.

Ma ho un segreto da dirti, anche se tutto questo non è stato, del duemila diciassette ricorderò poche cose belle, ed una di queste sei tu: lì in mezzo al niente, con le mani tra i miei capelli, a darmi il bacio più dolce del mondo, a dirci: -che non siamo stati solo un sogno.-

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