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Una storia di Antonella

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Profumo di miele d’acacia

Pubblicato il 25 luglio 2017

Il tuo sguardo mi scivolò addosso. Io seduta sul divano. Non ti aspettavo. Sei arrivato e ti sei seduto accanto a me. Non ricordo il tuo profumo, ma solo il calore del tuo corpo accanto a me. Sembrava si fosse rovesciato un barattolo di miele dal profumo di acacie che conquistava spazi dentro me. Lentamente. Dolcemente. Si attaccava ad ogni angolo del mio essere.

Prendesti la mia mano. Baciasti la mia fronte. Mi sembrò naturale appoggiare la mia testa sulla tua spalla. Eravamo noi. Mi guardasti negli occhi. Io sprofondai in quel mare di inchiostro.

<Non dovrei> mi dicesti. <Non dovrei, ma vorrei baciarti>. Abbassai lo sguardo. Il mio corpo per un momento si irrigidì. Allora tu mi stringesti forte. Sapevi quanto fossi stata ferita dalla vita. In quell'abbraccio ricominciai ad abitarci. Il battito del tuo cuore mi cullò. Cominciavo a respirare. Alzai lo sguardo. Il tuo viso disteso. Le tue labbra mi sorridevano dolcemente. Provasti ad avvicinarti. Mi lasciai andare e fu il bacio più profondo e sincero mai vissuto prima.

Restammo così. L'uno nelle braccia dell'altro. Poi cominciammo a parlare. Tu mi raccontavi della tua giornata. Ti ascoltavo. Sapevi di buono. Mi ricordai che avevo comprato un regalo per te. Mi alzai mentre tu mi guardavi curioso. Presi la mia borsa e comincia a rovistare dentro. Non ricordavo in quale tasca lo avessi riposto e tu cogliesti l'occasione per scherzare sul mio modo goffo di cercare. Lo facevi sempre. Fu bello. Eravamo noi. Potevamo raccontarci di tutto. Potevamo piangere insieme. Potevamo ridere a crepa pelle.... e poi, poi ci ritrovavamo sul divano e diventavamo un noi. Noi. Non c'era più io o tu, ma un'essere che viveva di musica, di fiati sussurrati, di carezze e di un amore che in silenzio cresceva all'ombra della vita di tutti i giorni.

Forse tutto quel nostro viaggiare. Quel salire e scendere da treni che non passavano mai. Quelle fermate obbligatorie che ci avevamo spezzato l'anima. Tutto quel dolore. Eravamo noi.

Noi camminavamo e lui cresceva. Eravamo noi. Anime senza pace. Erranti. Pellegrini. Pagliacci in cerca di un sorriso. Giocolieri ed equilibristi in un circo dove indossare la maschera era l'unica verità che ci era dovuta. Ma poi ci siamo incontrati. Eravamo noi.

Le tue mani aprirono quel piccolo pacchettino colorato. Dentro una piccola conchiglia.

<L'ho raccolta per te. Era già tramonto. Non ti sentivo da giorni. Sapevo che stavi attraversando un momento difficile. Mi sono seduta sulla battigia ed un'onda ha lasciato questa conchiglia vicino a me. Ho pensato a te. A quanto sarebbe stato bello essere lì a viverci quel tramonto. Allora l'ho raccolta ed ho aspettato, ho aspettato di incontrarti e ...>

Le tue braccia mi strinsero talmente forte da togliermi il fiato. Le tue labbra incastrate alle mie e tutto il mondo fuori. Eravamo noi. Le tue mani che non smettono di accarezzare i miei capelli. Le mie labbra che scivolano sul tuo viso come fiato e baci con la voglia di amarti. Eravamo noi. Intreccio di anima, corpo, cuore. Eravamo noi. Profumo di miele d'acacia.

(Anto)

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