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Una storia di Milcham

Dtt Jekyll e Mr Hyde

il dark side

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Pubblicato il 05 maggio 2018 in Avventura

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Quella mattina sotto la doccia gli salì alla mente uno strano contenuto: la cattiveria. I vapori del bagno caldo lo fecero sentire avvolto, come un utero. Quell'atmosfera gli facilitò il ricordo di alcuni strani episodi della sua vita. Tra un colpo di spugna e l'altro si rivide bambino. Aveva quattro anni e la mamma dopo averlo colpito con un oggetto tale che gli fece sanguinare una gengiva dopo qualche giorno si chinò verso il ragazzo e gli disse <<dillo che perdoni la mamma per quello che ha fatto. Lo sai che la mamma quando si arrabbia fa cose che non farebbe, ma tu non dovevi comportarti così, hai esagerato e la mamma si è arrabbiata. Non devi farmi arrabbiare. Però se la mamma ti chiede scusa tu la perdoni vero?>>. Il bambino si stava sforzando con tutto se stesso per non piangere. lo aveva imparato da suo padre, motivo per cui quando si feriva aveva imparato a medicarsi da solo e sopratutto a non piangere. Prima regola: mai piagere davanti ai genitori, significava essere un rammollito, e lui si era ripromesso di non diventarlo mai. La mamma gli teneva la mano e continuava a ripetere <<mamma ti ha fatto le scuse adesso tu devi perdonarla. Hai capito?>>. Il bambino non rispondeva, sentiva solo rabbia per quella donna e nello stesso tempo dolore perchè dentro di sè sentiva che quella donna aveva proprio esagerato. <<non posso. mamma perchè non capisci che mi hai fatto male? tu fai sempre cosi e poi mi chiedi scusa!! Basta!>> scoppiò in lacrime, era solo un bambino. <<Come quella volta che mi hai detto che è colpa mia se Paolo è caduto dalle braccia di papà ed è andato all'ospedale! O l'altra volta che mi hai fatto male! Fai sempre così! Non voglio parlarti più!>>. Il pianto si fede dirompente. Iniziò a singhiozzare. <<Stai esagerando Nicolas. Quando le persone si arrabbiano fanno cose che non pensano davvero e lo sai, la mamma ti vuole bene. Dai non rendere triste la mamma, perdonami>>. <<Ci devo pensare>> singhiozzò il bambino e lasciò la stanza. odiava piangere davanti a mamma e papà perchè significava tradire la promessa che aveva fatto a se stesso, così corse in stanza e chiuse la porta a chiave come aveva imparato. Davanti lo specchio si controllò la gengiva se sanguinava ancora. Era solo un po' rossa. Sentiva così tanta rabbia...ma si affrettò a soffocare subito quel sentimento perchè gli faceva paura pensare cose brutte sulla mamma. Anche se lei aveva detto che gli voleva bene lui sentiva dentro di sè che non era così. Però era anche vero che era colpa sua se la mamma si era arrabbiata...forse era solo un bimbo cattivo e lo meritava. Passò qualche ora e la mamma non gli parlava più. Lui soffriva molto per questo, era per via delle scuse pensava. Alla fine cedette e sforzandosi di fare l'ometto di casa disse <<va bene mamma ti perdono però mi prometti che non lo fai più?>> <<te lo prometto>> disse la mamma. E si riabbracciarono.

L'acqua della doccia scorreva e scorreva fragorosa e frizzante, i ricordi di Nicolas continuavano a sciogliersi come neve al sole...

Pensò a quando sua madre lo maledisse. Non ricordava cosa era davvero accaduto, forse fu quando disse una parolaccia pesante a sua madre del tipo vaffanculo o tu sei pazza...avrà avuto sei o sette anni. In quella famiglia c'era una strana regola: la mamma poteva dire tutte le parolacce che voleva, poteva picchiare i suoi figli quando era arrabbiata con loro ma per nessuna ragione al mondo era concesso ai bambini di risponderle con una parolaccia, nè tanto meno di alzare le mani. Nicolas quel giorno perse la pazienza e la insultò, aveva ascoltato troppe parolacce e subito troppo per non avere la tentazione di fare del male. Come accadeva sempre lui e la mamma proprio non si prendevano, litigavano sempre e sotto sotto Nicolas la odiava, forse odiava tutta la sua famiglia. Le rispose qualcosa che a lei non piacque affatto così lo colpì come faceva sempre quando era arrabbiata. <<Pazza sei pazza sei pazza!!>> comiciò a gridare Nicolas. <<Ti odio!>> le disse. La mamma lo colpì di nuovo <<come ti permetti!! Tu non sei niente! Io ti ho messo al mondo ed io posso distruggerti!>> gli disse con gli occhi pieni di rabbia. <<Vaffanculo!>> urlò il ragazzo. Arrivò un altro ceffone, bello forte, questa volta dal padre. <<Non ti permettere mai più di rispondere a tua madre! In casa mia non devono esistere queste cose! Lei è tua madre!>>. Il padre glielo disse gridando, non gridava mai lui, non aveva mai avuto un impeto di animosità nè nel bene nè nel male. Nicolas era scioccato. Non aveva mai ricevuto un ceffone da suo padre. <<Maledetto da Cristo>> disse la madre. <<Sei solo un maledetto. Nessuno ti amerà mai, non sei in grado nemmeno di amare i tuoi genitori! Nemmeno Cristo ti ama! Gli fai schifo!>> gli urlò. Nicolas rimase immobile. Era la cosa più brutta che avesse mai sentito dirsi in vita sua, ed era sua madre a dirlo. Si divincolò dalla presa, forse con un calcio e scappò in camera. Pianse tanto...sentì qualcosa di strano dentro...era di nuovo l'odio. Si sentiva cattivo, pieno di rabbia, avrebbe voluto fare del male ai suoi genitori. Si guardò la gamba: era rossa e livida, un livido molto grosso questa volta. Guardò la sua pelle così rossa, il suo corpo ferito, riusciva a vedere una venuzza rossa rotta. Si accarezzava la gamba piangendo piano. Il livido era proprio grosso questa volta, era grande come la sua mano aperta. Sottovoce iniziò a bisbigliare <<stronza puttana ti odio ti odio ti odio andrò via da qui! aspetta che faccio grande e vedi...scappo via...stronza pazza puttana puttana puttana!>>. Ne disse proprio tante di parolacce quel giorno, forse tutte quelle che aveva sentito dire alla mamma. E l'odio? Quello era grande dentro di sè. In diverse occasioni immaginava di colpire sua madre, di farle del male. Quello fu uno di quei giorni in cui sentì di nuovo presente la sensazione di avere qualcosa di rotto dentro di sè. La notte faceva incubi molto spesso, sognava di essere ammazzato, sognava che la sua famiglia veniva ammazzata ma si salvava solo lui e fuggiva. Altre volte sognava i cimiteri, passeggiate nei cimiteri. Morti, tanti morti e tanta gente che moriva. Lui che era sempre in pericolo...la famiglia che veniva tutta uccisa e lui non ne provava tristezza. Ci sarebbero stati ancora molti di quegli episodi di violenza tra lui e la mamma. E la sensazione di sentirsi non voluto alla fine divenne consapevolezza quando da adolescente chiese a sua madre della sua gravidanza. Voleva sapere se era stato desiderato, non sapeva perchè ma voleva saperlo. <<mamma tu eri pronta per avermi quando mi aspettavi?>> gli faceva schifo dire la parola "incinta" chissà perchè. Gli facevano schifo anche le donne con la pancia gonfia in gravidanza e le magliette aderenti e bianche. Quando le vedeva provava uno strano brivido di ribrezzo e cambiava strada. <<perchè mi chiedi questo adesso?>> la mamma era sorpresa. <<mah...così ne abbiamo parlato a scuola...>> menzogne. <<Io ti ho avuto a 24 anni. Ma non sei stato il primo sai. Prima di te aspettavo un fratellino. Ma ho avuto un aborto spontaneo. Non sapevo fosse morto da tempo, è stato un caso lo abbiano scoperto i medici. Io non sentivo niente. Ma il fratellino era morto, mi hanno ricoverata di urgenza perchè ho rischiato l'intossicazione per quel corpo morto>> era triste la mamma quando parlava di queste cose. <<e poi?>> disse Nicolas avido. <<e poi niente abbiamo riprovato e sei nato tu>>. <<mamma ma tu mi volevi?>>. Minuto di silenzio. <<beh tuo padre voleva a tutti i costi avere un figlio. pensa che faceva i calcoli su quanti anni avremmo avuto una volta che il bambino sarebbe stato grande. Insisteva dicendo che era ora, che eravamo giovani...mi sono lasciata convincere anche se dicevo che non ero pronta, che c'era stato l'aborto, che ero giovane e volevo godermi un po' la vita con lui. Io non ero pronta, Io non volevo>>. Quella parola gli fece male ascoltarla. "io non volevo" era come dire "io non ti volevo", ma non disse niente. La donna proseguì : <<ho voluto tenerlo contento ma ero sempre agitata durante la gravidanza perchè tu eri agitato...ti muovevi...ti muovevi sempre e non capivo perchè. Poi quando sei nato eri un bambino difficile, piangevi, ridevi, poi piangevi di nuovo e non capivo perchè. Io non riuscivo a capire che volevi e per un periodo cominciai a pensare che volevo buttarti dalla finestra. Mi spaventai tanto di quel pensiero e lo dissi al medico che mi diede delle gocce ma io non volevo prenderle per il latte, ma tu non mangiavi, dimagrivi, ma io non volevo staccarti da me, ma tu non mangiavi...finchè la nonna non ha detto che dovevo smetterla e il medico disse che eri sottopeso perchè non mangiavi e che dovevo farmi da parte, ma io non volevo. Beh io non ero pronta. E non ero pronta ad avere un bambino difficile come te. Infatti non ti capisco ancora oggi. Non capisco da chi sei uscito. Eri un bambino difficile>>. Nicolas taque. Quella roba gli aveva fatto male parecchio. Per questo pensò che quella sensazione di essere diverso, di non essere voluto, la rabbia della mamma contro di lui, le botte e le parolacce erano perchè non lo voleva. Lei non lo voleva.

Mentre usciva dalla doccia Nicolas ricordando tutto questo sentì di nuovo quella rabbia. Era sempre stata lì, pensava fosse passata. Doveva essere tanta e forte, ma ne aveva ancora paura come quando era piccolo. Paura di pensare cose brutte sulla mamma e sul papà. Con il papà ce l'aveva perchè sentiva di non essere stato protetto dalla violenza della mamma. <<la tua saggezza sta nel capire che tua madre non può cambiare, devi far finta di niente. Dai Nicolas...la conosci...perchè dobbiamo parlare sempre delle stesse cose?>>. Ricordò tre rari episodi in cui gli salì una follia cieca nella sua vita. Una rabbia che aveva quasi del disumano. Era adolescente, ma ormai sui 18 anni. Successe qualcosa e Nicolas all'ennesima sfuriata della madre e le sua mazzate reagì. La colpì con un calcio gridando <<se mi tocchi ti ammazzo! non mi toccare!!>>. Intervenirono il padre e il fratello per tenerlo fermo. ma lui si divincolava e iniziò a colpire anche loro con calci per divincolarsi. Urlava <<non mi toccate!!!>>. Era cieco, furibondo. <<Ti lasciamo se la smetti..smettila!>>. Lo lasciarono. la madre era sconcertata. Disse solo <<sei un demonio. Non sei mio figlio>>. Ci furono altri episodi in cui la rabbia di Nicolas emerse in tutta la sua potenza...ma ormai si era rivestito e la mamma bussava alla porta del bagno: <<Nicolas hai finito? Dai>>. Era un giovane adulto oggi, quella mattina si chiedeva dove era finita quella rabbia. Rpensare alla sua infanzia e sentire che aveva ancora la rabbia gli mise paura. Riuscì solo a dire <<arrivo mamma>>.

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