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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt. 35: "Una tecnologia illuminata".

The Martian di Ridley Scott, il moog (sintetizzatore) e il nuovo libro-progetto di Vincenzo Moretti  "Il Coltello e la Rete".

Pubblicato il 05 novembre 2015

"Troppo presto per nuove idee? Gutenberg inventò la stampa quando il 94% della popolazione era analfabeta"

La tecnologia ha cambiato letteralmente le nostre vite. C'è chi pensa che abbia velocizzato i processi (di apprendimento, di lavoro, ecc.) e chi invece ritiene che stiamo inesorabilmente scivolando verso una vera e propria schiavitù dell'uomo verso le macchine. Di certo la tecnologia non è né buona né cattiva, è invece un mezzo che nelle mani giuste può cambiare il mondo e in quelle sbagliate può generare disastri.

Non ci sono tempi più o meno propizi per l'innovazione e il cambiamento. Tutti i momenti possono e devono esserlo.

Nessuno di noi infatti è in grado di prevedere lo sviluppo tecnologico, perché l'innovazione cammina da sola, attraverso sterminate ramificazioni. Un utilizzo corretto e più consapevole delle tecnologie però è possibile.

Il titolo di questa puntata di Intertwine Consiglia è: "Una tecnologia illuminata", perché parleremo di quella tecnologia utile e buona, che continua a migliorarci la vita e lo faremo, come sempre, attraverso il nostro "intreccio" tra cinema, musica e libri.

Ora però Intertwine Consiglia pt. 35: "Una tecnologia illuminata" inizia, come spesso accade, da un film.

Siete pronti a partire per andare molto lontano?

Matt Damon in The Martian.

Sopravvissuto - The Martian è un film diretto da Ridley Scott, tratto dal romanzo L'uomo di Marte di Andy Weir.

I primi istanti di The Martian a qualcuno potrebbero ricordare Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Lo scenario infatti è simile al capolavoro del regista italiano.

Nell'inquadratura successiva però tutti i dubbi vengono chiariti: compaiono dei robot e un’astronave enorme, quindi capiamo che non siamo in un deserto, ma sul pianeta rosso: Marte, appunto.

Appaiono gli astronauti della missione Ares 3, che, a causa di una violenta tempesta, devono abbandonare il pianeta, ma nell’emergenza uno di loro viene lasciato là, creduto morto: è il botanico Mark Watney (Matt Damon).

Matt Damon in The Martian.

Mark ha a sua disposizione scorte di cibo, acqua e ossigeno per alcuni giorni, molti meno di quanti ce ne vorrebbero a chiunque per riuscire a raggiungerlo dalla Terra e salvarlo.

“Non morirò qui”

è la sua convinzione e ciò che lo spinge a inventare qualsiasi cosa per tornare sulla Terra.

Tutta la storia viene raccontata in modo leggero e divertente, contrapponendo la "serietà" della Nasa all'ironia dell'eroe solitario:

Devo scoprire come coltivare del cibo su un pianeta su cui non cresce nulla, ma io per fortuna sono un botanico.
Il protagonista alle prese col suo orto ditrutto.
Il protagonista alle prese col suo orto.

Così Mark per sopravvivere ricava acqua dall’ossigeno e concima l’arida sabbia marziana con le proprie feci.

A un certo punto deve creare una fiamma, ma sull’astronave tutto è ignifugo, tranne un crocifisso portato di nascosto da un suo collega e lasciato là. Solo quell'oggetto può creare una fiamma e lui lo brucia. È una metafora della vittoria della scienza sulla religione? Potrebbe, ma non lo sappiamo.

L'eroe di questo film è un mix tra Robinson Crusoe e MacGyver.

Come il primo è rimasto solo durante un viaggio; mentre del secondo ha un grande ingegno ("Nothing is impossible").

The Martian è un film di 140 minuti che scorre via velocemente, sia per la colonna sonora (vero e proprio omaggio alla disco-music degli anni ’70), che per l'ironia del protagonista, che dopo essere riuscito ad ottenere delle piante dal suo astro-orto afferma:

“Sono il più grande botanico di questo pianeta”, peccato fosse anche l'unico.

La NASA.

Quando questo film è uscito nelle sale, in rete subito si sono susseguiti numerosi elementi scherzosi come l’hashtag #BringMattDamonHome, lanciato per la somiglianza con Interstellar e Salvate il soldato Ryan.

In tutti e tre i film Matt Damon era da riportare a casa. Preferibilmente salvo.

Ridley Scott aveva già creato universi paralleli in Alien, Blade Runner e Prometheus, ma ora torna sul genere riuscendo a dare un impianto scientifico e allo stesso tempo leggero e divertente.

La fotografia diretta da Dariusz Wolski riesce a ritrarre Marte in tutto il suo splendore, attraverso immagini potenti ed incredibilmente realistiche.

Il Pianeta rosso, dopo questo film, è molto più vicino di quello che pensiamo, anche se ci viene da invidiare Mark, che da là ha un punto di vista privilegiato sull'universo:

"Ogni giorno esco e guardo l'orizzonte perché posso farlo"

La salvezza per il protagonista è a 225 milioni di km di distanza, ma la sopravvivenza è nelle piccole cose, come quando il suo casco da astronauta si rompe e ha bisogno di un comunissimo nastro isolante per chiudere le crepe e salvarsi.

The Martian è un film che riscopre l’importanza del pensiero che precede l’azione.

È un inno all'ingegno ed alla creatività di un uomo che fa di tutto per sopravvivere e che compie ogni gesto col fine di tornare a casa, senza perdere mai la ragione e la lucidità di pensiero.

Il nostro viaggio nella tecnologia che "cambia la vita" continua con uno strumento che oggi è molto familiare alle nostre orecchie, ma che all'epoca ha avuto non pochi problemi ad affermarsi.

Parliamo del moog (il sintetizzatore) inventato nel 1964 da Robert Moog, uno sconosciuto ingegnere elettronico, che ebbe un'idea geniale con cui cambiò la voce della musica. Per questo può essere considerato uno dei padri della musica, almeno di quella moderna.

Robert Moog.

Moog dovette lottare parecchio prima di riuscire a convincere il mondo della genialità ed utilità del suo prodotto, ma tale era la sua convinzione che non desistette di fronte alle prime delusioni. E il tempo gli ha dato ragione.

Mogg si presentava con un enorme apparecchio tutto cavi e manopole, che incuriosiva, ma nulla più.

Negli anni successivi affinò il suo prototipo ed ebbe il coraggio di presentare un pezzo tratto da un'opera di Bach (quindi musica classica) realizzato però con il sintetizzatore.

Il brano fu realizzato insieme al compositore Walter Carlos.

Il Moog è un'invenzione che ha rivoluzionato la storia della musica, così come il nostro modo di ascoltarla e di fruirla.

Secondo lo studioso di tecnologia Trevor Pinch, quello strumento era funzionale anche all’aspirazione di certi ambienti all’espansione della coscienza:

«Non sapevi mai bene cosa poteva venirne fuori, era l’equivalente sonoro di un trip con gli acidi».

Anche grazie al successo di Switched On Bach, il sintetizzatore iniziò a fare capolino nei dischi di musicisti come Simon & Garfunkel e Beatles (Here Comes the Sun nell’album Abbey Road).

John Lennon alle prese con il "nuovo strumento".

Ma il Moog per i musicisti pop è complesso da utilizzare, costoso e non si presta ai concerti live, quindi per uno sviluppo di massa dobbiamo aspettare il Minimoog, una versione semplificata e compatta.

Dai Doors ai Rolling Stones fino ai Pink Floyd (con cui realizzarono The dark side of the moon), tutti iniziarono a produrre musica grazie al nuovo strumento.

In Italia ricordiamo Il gabbiano infelice del Guardiano del Faro, poi vennero Roxy Music, Jean-Michel Jarre e Franco Battiato.

"Ho sentito il suono del futuro"

disse Brian Eno (compositore e produttore discografico britannico) a David Bowie mentre registrava Heroes.

Mette un disco sul piatto: è I Feel Love di Donna Summer, realizzato da Giorgio Moroder con un sintetizzatore moog.

Era il 1977, ma quel pezzo ancora oggi è di un'attualità disarmante. Il resto è presente e ci fa ancora ballare, anche se le uscite danzerine si sono terribilmente ridotte. Troppo lavoro?

Questa settimana abbiamo il piacere di presentarvi un libro che soltanto da qualche giorno è arrivato nelle librerie italiane.

Quanto è più bella la tecnologia quando viene usata in maniera consapevole?

Il Coltello e la Rete.

Potrebbe essere questa la domanda a cui risponde Vincenzo Moretti ne Il Coltello e la Rete, insieme a Nicola Cotugno, Maria D’Ambrosio, Colomba Punzo, Alessio Strazzullo e Mariateresa Turtoro, tutti coautori del libro.

Il Coltello e la rete è un vero e proprio reportage, il racconto di un'esperienza in cui gli autori riescono a mettere insieme una quinta dell'Istituto Comprensivo Marino Santa Rosa di Ponticelli, una prima dell'Iti Galileo Ferraris di Scampia e una classe del corso di Formazione e Cultura Digitale dell'Università Suor Orsola Benincasa. Un bell' "intreccio" anche questo!

Vincenzo Moretti.

Così come il coltello può essere usato in modo positivo (per tagliare il pane e sfamare le persone), ma anche per uccidere o aggredire qualcuno, così la rete e la tecnologia possono essere utilizzate in tanti modi.

L'obiettivo che si pongono gli autori è di avviare un percorso sugli effetti desiderati dell’uso consapevole dei media digitali.

Quello che ci propone Vincenzo Moretti alla fine del libro è di:

"fare un salto dalla look-down generation, la generazione di quelli che stanno sempre con " 'a capu acalata 'ngoppa a 'nu telefonino", alla conscious generation, la generazione consapevole"

Tra l'altro dal libro veniamo a conoscenza che a Vincenzo Moretti piacciono i Pink Floyd, e in particolar modo Wish You Were Here:

"gli eserciti della look-down generation, me li immagino proprio come anime perse in una boccia di vetro costrette a fare i conti sempre con le stesse vecchie paure".

Più che un libro, Il coltello e la rete è un vero e proprio progetto che ha dato i suoi primi frutti, ma che non vuole di certo fermarsi, anzi da quest'anno gli autori contano di diffondere e moltiplicare ancora di più.

Uno degli obiettivi della sperimentazione, tra gli altri, è l’ideazione, la progettazione e la realizzazione di un videogioco (tema che abbiamo affrontato nell'articolo su Minecraft).

Quello che ci piace molto di questo libro è la descrizione di Internet prima di tutto come "una straordinaria occasione di socializzazione, di abilitazione e di inclusione", perché la tecnologia può essere "un'occasione per ridurre la sofferenza socialmente evitabile. Per rompere le gerarchie che fino ad oggi hanno caratterizzato i rapporti tra forti e deboli, Nord e Sud, centro e periferia".

Nei confronti delle nuove tecnologie molto spesso si ha un approccio negativo. Questo, secondo alcuni, deriva dal fatto che l'uomo è per natura un animale pessimista, incline a privilegiare le cattive notizie, piuttosto che le buone.

L'esempio più usato è quello dei nostri antenati. Pensate a cosa sarebbe successo, se loro, di fronte ai rumori che provenivano dalla foresta, avessero privilegiato l'estasi di un tramonto romantico piuttosto che la paura (e l'adrenalina). Molto probabilmente sarebbero stati sbranati dalle bestie feroci. Una morte romantica, di fronte a un tramonto, forse anche una "bella morte", ma sempre morte sarebbe stata.

Tutto questo istintivo pessimismo si riversa, oggi, nel farci privilegiare molto spesso le notizie cattive rispetto a quellle positive; anche nell'ambito tecnologico.

Per Noi che ci occupiamo di comunicazione, che entriamo in contatto con migliaia di persone, a cui proponiamo i nostri contenuti e che ci propongono i loro, approfondire questi temi diviene di fondamentale importanza.

E' per questo che chiediamo di raccontare il vostro contributo, che siamo certi, arriverà puntuale come sempre.

Chiudiamo l’articolo di oggi con l’interessante iniziativa promossa dall’Università Suor Orsola Benincasa e Net:Politics: un’indagine per comprendere i nuovi meccanismi di influenza dei media, in particolare quelli presenti su internet, e dei social media. La ricerca, svolta dagli studenti dell’ultimo anno della magistrale in Comunicazione Pubblica e d’impresa, sotto la supervisione dei docenti promotori, si articolerà in due parti, la prima prevede una somministrazione di questionari on line, la seconda tramite somministrazione di questionari face to face. L’invito del prof. Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi del mercato all’Università Suor Orsola Benincasa, è di fornire il vostro contributo dedicando 15 minuti del vostro tempo alla composizione del questionario al seguente link: goo.gl/DruXkd.

Alla fine i dati saranno messi a disposizione, gratuitamente, di chi interessato.

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