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Una storia di angeloranieri

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Giorno 3 - Venezia/Cesenatico

Diario di viaggio

Pubblicato il 27 gennaio 2017

24/08/2016

Il terzo giorno è arrivato e ci apprestiamo ad abbandonare la pensione, alla quale ci eravamo ormai affezionati, dopo la colazione. Ci rimane ancora una cosa da vedere, e l’avevamo lasciata come dessert finale, sbagliando: i giardini napoleonici e la Biennale. Arriviamo lì verso le undici, paghiamo il biglietto ed entriamo alla mostra di Architettura, alla quale possiamo restare per sole tre ore dato che il treno per Cesenatico lo dobbiamo prendere poco dopo: inutile dire che tre ore non ci sono bastate affatto. Decine e decine di padiglioni rappresentanti altrettante nazioni provenienti da tutto il globo, ognuna di esse ricca di scenografie, fotografie, curiosità, progetti, particolarità e caratteristiche che valgono la pena essere approfondite nei dettagli, viverle come non ci fosse tempo che scadi. Avrei voluto fermare il tempo ed immergermi in ogni cosa, in ogni storia, impregnarmi di tutto come una spugna e ricavarne il più possibile come fossero nutrimenti per le radici di un albero. Gran parte delle nazioni ha rappresentato qualcosa di maestosamente polemico e suggestivo, ha mandato un messaggio forte: messaggio di pace, di speranza, di unione. Ed ecco che in uno dei padiglioni in cui ognuno poteva lasciare un messaggio ripiegato in uno scaffale pieno di messaggi, scartando uno di questi foglietti ho letto, scritto evidentemente da un bambino data la calligrafia, “Help/Save the planet”. Ho rabbrividito. Un messaggio di pace, di speranza, lo si trovava ovunque. Tra la rappresentazioni delle abitazioni e dei costumi dei villaggi africani, nelle fotografie di guerra, nei padiglioni di Israele ed Egitto, nei diari dei migranti greci, nelle impronte dei piedi impresse nell’argilla come esaltazione della diversità vista come punto di incontro e progresso e non di scontro.

Ho assistito ad una mostra curata nei minimi dettagli capace di evocare qualcosa anche in chi non è un esperto di architettura, ad una capacità comunicativa attraverso foto ed oggetti impressionante.

Comunicare per immagini. C’è chi, come me, riesce a comunicare ciò che non c’è attraverso la parola. C’è chi invece riesce a farlo visivamente. Tutto questo è affascinante.

Siamo riusciti fortunatamente ad assistere a tutti i padiglioni, anche se gli ultimi molto frettolosamente, rimanendo con l’amaro in bocca ma con la promessa di ritornare ad assistere un’altra delle meravigliose mostre della Biennale. Dopo gli oltre 10 km percorsi durante la mattinata salutiamo Venezia per dirigerci verso Cesenatico.

Questa si presenta con enormi praterie ed alberi a destra e a sinistra del treno. Adoro il verde, e quando tutto intorno è verde sono di buon umore. Alla velocità del treno, attraversare quelle distese naturali mi dà un senso di libertà, mi fa vedere il mondo con un curiosità e ammirazione. Cesenatico è una città tranquilla che mi ricorda tanto gli anni passati, quando trascorrevo le vacanze al mare con i miei genitori in Abruzzo. Ho sempre subito il fascino del lungomare, con alle spalle case, alberghi, ristoranti e locali di ogni tipo. Siamo arrivati questa sera e domani sarà tutta da scoprire, ma siamo scesi a fare due passi soltanto per andare a cenare e abbiamo trovato un pub con il quale è stato subito colpo di fulmine. Addobbato e decorato in perfetto stile texano, esso è un pub tutto punk e rock’n roll dai camerieri tatuati e dalla musica tipicamente americana. Ecco che dimentichi di essere a Cesenatico e ti immergi in un ambiente tappezzato di chitarre, foto, modi di fare e vivere che ti teletrasportano nel continente più ambito e desiderato al mondo. Una band che suona dal vivo con il cantante/chitarrista che spruzza scariche di adrenalina su tutti i clienti e che trasporta i tuoi piedi e la tua testa a ritmo di musica come un pifferaio fa con i serpenti. Ma la vera Cesenatico è ancora tutta da vedere. Qui nella mansarda dell’hotel sento l’aria fresca farsi spazio nella finestra socchiusa e accarezzarmi la pelle. Domani è un altro giorno e nonostante la stanchezza accumulata nelle gambe dovuta ai chilometri percorsi, mi sento vivo più che mai. Il pensiero di cambiare città, vedere posti, volti, strade, ponti, arte e cultura fa alleviare ogni stanchezza. Tutto questo mi appare come vita allo stato puro. Il viaggio continua.

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