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Scrivere d’amore senza essere banali

Desideri e caratteristiche di love story narrativamente riuscite

Pubblicato il 13 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: amore recensioni sanvalentino scriveredamore storiedamore

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7 personaggi in cerca d’amore

Ah l’amore, motore di mille storie. Il sentimento dei sentimenti. Che suscita le farfalle nello stomaco e fa brillare gli occhi più di mille stelle accese. Che fa toccare il cielo con un dito e battere il cuore all’impazzata. Che… Ok. Abbiamo capito di cosa stiamo parlando. Ma la questione è: come scrivere d’amore senza essere banali? Rispondiamo insieme a 7 personaggi in grado di mostrarci alcuni elementi caratteristici di storie d’amore narrativamente riuscite.

Ma prima, una considerazione di base. Scrivere d’amore è difficile perché l’amore ci coinvolge e ci sconvolge dalla punta dei capelli a quella dei piedi. Di fronte a un sentimento così totalizzante, chi scrive deve essere capace di “raffreddare un tema caldo con un linguaggio freddo” o di sublimare l’amore in una rappresentazione alternativa a quella puramente sentimentale.

Anche se si tratta pur sempre di desiderio…

Parola d’ordine, desiderio!

Partiamo da lontano. Dall’antica Grecia e, più precisamente, dal Simposio di Platone. Nel dialogo, gli invitati al banchetto dell’aristocratico Agatone propongono ognuno una personale visione di ciò che è Amore. Aristofane condensa la sua opinione in un mito suggestivo: in origine gli uomini erano un intero composto da due teste, quattro braccia e quattro gambe; fino a che Zeus, adirato con loro per esser stati superbi, li separò. Da allora, una metà cerca l’altra:

Ciascuno di noi è, dunque, la tessera di un uomo, tagliato nel mezzo come le sogliole, due parti da una, e sempre alla ricerca dell’altra sua parte, tessera che corrisponde. (Simposio, 191 d)

Perché siamo risaliti a una visione tanto lontana? Perché è una prima rappresentazione dell’amore come tensione e come desiderio di completamento. Anche in seguito, Platone precisa il concetto per bocca di Socrate, secondo il quale il desiderio si innesta su un senso di mancanza radicato nella stessa natura di Eros. Tensione, desiderio, mancanza: concetti fondamentali per far sì che il sentimento in questione funzioni da propulsore per una storia.

Created by Valeria Coppola
Created by Valeria Coppola

Infatti, se ogni personaggio è espressione di un desiderio, e se ogni storia è espressione di un percorso più o meno accidentato nel quale un personaggio va da A a B, ogni storia può essere interpretata come il modo in cui il personaggio cerca di realizzare il proprio desiderio.

Jason Polan, uno dei protagonisti del romanzo Se tu fossi neve di Eleonora Sottili (Giunti, 2015), è un ottimo esempio di questa interpretazione: ha un desiderio, lo riconosce e mette in atto una strategia tutta sua per realizzarlo. Ha visto una ragazza durante un flash mob. Le è rimasto vicino soltanto due minuti. Ma tanto è bastato per capire che gli stava accadendo qualcosa di straordinario:

Immaginati una ghianda o una pigna o un meteorite che cade. Ecco, proprio al centro della tua pancia. Era stato quello il segnale. Lui aveva capito subito che si era innamorato e non gli era mai successo, non così, non come se gli cadesse dentro qualcosa.

Succede tutto a New York, nella Grand Central Station, nel freddo sabato pomeriggio in cui tutto si ferma per il flash mob organizzato da Improv Everywhere. Alle 14:30, i partecipanti all’iniziativa restano immobili, come congelati. Anche Jason e la Ragazza col Cappello da Fantino. Alla fine dei due minuti di congelamento collettivo, Jason va verso di lei ma scoppia un grande applauso, tutti iniziano a muoversi veloci e la perde di vista. Per ritrovarla, si mette in testa un progetto: disegnare tutte le persone di New York, Every person in New York. Per lui, si tratta di esaurire una categoria e di applicare una legge matematica:

La probabilità di un evento è il rapporto tra il numero dei casi favorevoli all’evento e il numero dei casi possibili, purché questi ultimi siano tutti equiprobabili.Ritrovarla o no, riuscire a parlarle, baciarla, sposarla, passare con lei il resto della vita: una legge matematica applicata agli 8112 angoli di Manhattan.

Ecco il desiderio, ritrovare la Ragazza Col Cappello Da Fantino, sublimato in una ricerca che prende spunto dal blog dell’illustratore newyorkese che ha dato il nome al personaggio. Poi, legato a doppio filo con il desiderio, ecco il senso di mancanza:

Certo, la Ragazza Col Cappello Da Fantino gli era sembrata bella, ma questo non c’entrava. Vederla di spalle. Una cosa strana [...]. Gli aveva fatto crescere dentro una specie di commozione, come una nostalgia, e [...] la ragazza aveva cominciato a mancargli da subito, a mancargli senza essere mai stata nella sua vita...

Con questi presupposti, Eleonora Sottili intreccia le vicende dei tre protagonisti del libro riuscendo a dipingere un delicato ma vibrante affresco della Grande Mela alle prese con la tempesta perfetta e con un’imprevedibilità del destino cristallizzata negli stessi fiocchi di neve che, “quando si formano sono tutti uguali, ma quando poi cadono e si posano per terra sono uno diverso dall’altro, perché diversa è stata la loro vita di turbolenze e umidità”.

Eleonora Sottili - ©Emiliano Poddi
Eleonora Sottili - ©Emiliano Poddi

Mezzi d’espressione

Dal romanzo di Eleonora Sottili a uno dei casi letterari del 2017: Le nostre anime di notte di Kent Haruf (NN Editore). L’ambientazione è la stessa di tutti i romanzi del grande narratore americano: la cittadina di Holt, in Colorado, nella profonda provincia USA. Là dove la vita potrebbe trascorrere in silenziosa solitudine, nascosta da un velo di apparente normalità, lo straordinario del quotidiano si rivela nell'amore tra due persone anziane. Addie e Luis. A partire dal linguaggio, tutto si esprime in termini misurati, e perfino la proposta “indecente” che dà inizio al romanzo si smorza nella scrittura piana di Haruf:

E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Luis Waters. Era una sera di maggio, appena prima che facesse buio.

[...] Quando Luis le aprì la porta, lei disse, Posso entrare a parlarti di una cosa?

[...] Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare.

Addie e Luis si raccontano episodi del passato e condividono momenti di un presente nel quale ogni dettaglio si riveste di significato. Tenerezza, cura, piccoli gesti di attenzione reciproca costruiscono un’intimità che li protegge dalla solitudine e che riesce ad accogliere e placare anche le ansie del nipotino di Addie. Le premure rivolte al bambino e alla sua cagnetta, così, diventano un ulteriore mezzo di espressione del legame fra i due personaggi. Un legame fatto principalmente di parole. Un filo che non si spezza neppure a distanza, quando le circostanze saranno drasticamente cambiate:

Di cosa vuoi parlare stasera?

Addie guardò fuori dalla finestra. Vedeva il proprio riflesso nel vetro. E l’oscurità subito oltre.

Fa freddo lì stasera, tesoro?

Ma, alla ricerca dell’amore, si possono anche trovare interlocutori strani e innamorarsi di qualcosa, invece che di qualcuno.

È il caso Her, film in cui il protagonista si innamora di un sistema operativo di nome Samantha. Her è proprio lei: Samantha.

Theodore, interpretato da Joaquin Phoenix, è un uomo sensibile che da poco è uscito da una lunga storia. Lavora come scrittore di lettere altrui.

Illustrazione di Loredana Re David
Illustrazione di Loredana Re David

“Samantha ma con quante persone parli mentre parli con me?"."8316"

"E di quanti di questi ti sei innamorata?""641. Ma questo non danneggia l'amore che provo per te"

Il sistema operativo Samantha ha una voce femminile intelligente e con lei il protagonista inizia una relazione. A un certo punto ognuno dei due diviene indispensabile per l’altro, tanto che il loro rapporto assomiglia sempre di più a un amore vero e proprio.Il tema centrale è l’incomunicabilità degli esseri umani, ma in questo amore sul filo della voce e della tecnologia, c’è tutto il romanticismo tipico degli amori impossibili.

Icone

L’amore passa attraverso le parole anche per l’indimenticato Massimo Troisi nei panni di Mario Ruoppolo, protagonista del film Il Postino. La storia è nota. Per far breccia nel cuore dell’amata Beatrice Russo, Mario prende in prestito i versi di Pablo Neruda del quale è diventato amico e postino privato nel periodo in cui il poeta cileno trova asilo in un’isola del sud Italia. Prima di dichiararsi, però, l’amore del postino trova un oggetto-simbolo: la pallina del biliardino che la ragazza trattiene fra le labbra durante il primo incontro muto tra i due. Mario la raccoglie e la tiene con sé: diventa l’emblema del suo sentimento, talmente importante da ritenere che possa essere fonte d’ispirazione per il poeta Neruda. E quella pallina torna protagonista quando tra Mario e Beatrice sboccia la passione.

Ma c’è un personaggio che fa di più, arrivando a collezionare ogni tipo di oggetto che, in qualche modo, abbia avuto a che fare con il suo grande amore Fusun. È il Kemal di Orhan Pamuk, custode di Il museo dell’innocenza (Einaudi, 2009). Incapace di lasciar andare una felicità ormai perduta, la trattiene attraverso gli oggetti a essa collegati. Mozziconi di sigaretta, una scatola di fiammiferi, saliere, bicchieri, occhiali, pezzi apparentemente di poco conto, usati e spaiati, compongono le tessere di un mosaico esistenziale nel quale solo le icone di ciò che è stato evocano il ricordo e mantengono intatto un tempo capace di resistere all’oblio:

Gli istanti che quegli oggetti mi facevano rivivere componevano dentro di me un altro tempo, un tempo più vasto.

Museo reale e museo raccontato si sovrappongono, crescono di pari passo e l’uno alimenta l’altro nello slittamento continuo tra finzione letteraria e realtà che sta alla base della straordinaria vicenda narrata sullo sfondo di una Istanbul di fine anni ’70.

Solo tu, forse…

Chiudiamo il cerchio tornando al punto dal quali siamo partiti: il desiderio. Quattro amici accomunati dalla passione per il calcio, si ritrovano alla vigilia della finale dei mondiali 1998 quando uno di essi ha un’idea:

[...] ognuno potrebbe scrivere su un bigliettino dove sogna di trovarsi fra quattro anni. Dal punto di vista personale, professionale. Da tutti i punti di vista. E ai prossimi Mondiali apriremo i biglietti e vedremo cos’è successo nel frattempo.

Chi avrà ottenuto ciò che più desiderava? La risposta è custodita nella trama del romanzo La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo (Neri Pozza, 2010). La storia, scritta con una leggerezza capace di far ridere e commuovere, è narrata da Yuval, l’unico a restare sempre fedele al desiderio d’amore per Yara che aveva sigillato nel suo biglietto. Mentre tutto il mondo cambia e gli amici sono travolti dagli imprevedibili casi della vita, lui sembra rimanere inchiodato al punto di partenza. Salvo arrivare a un’illuminazione e cambiare desiderio:

Improvvisamente l’ho visto davanti agli occhi: un giardino Bahá’ì.[...] ho preso carta e penna e ho scritto i nostri nomi.Accanto al nome di ogni amico ho scritto il desiderio da lui espresso ai Mondiali, quattro anni fa.Poi ho iniziato a tracciare linee.[...] C’era rimasta una sola linea da tracciare. Da disegnare. Solo una linea separava noi quattro da una situazione meravigliosamente simmetrica, quasi Bahá’ì, in cui nessuno di noi aveva realizzato il proprio desiderio degli scorsi mondiali, ma ciascuno si era spostato a realizzare il desiderio più a destra, il desiderio del suo amico. Affinché l’ultima linea venisse tracciata e l’armonia fosse perfetta, io dovevo realizzare il desiderio di Ofir…

Senza svelare di più, soffermiamoci sullo scatto: il desiderio di Yuval cambia e si trasforma in una nuova molla, talmente potente da portare a compimento l’arco di trasformazione del personaggio e la stessa storia. Il fatto è che un desiderio, pur forte e d’amore che sia, ha bisogno di “creare il punto focale” per trasformarsi nello scopo che manda avanti una vicenda. Quindi, nel momento in cui si affievolisce, è lecito che a esso subentri qualcosa - o qualcuno - di nuovo.

In conclusione, fai la tua domanda!

Sei un appassionato di love story e questo post ha solleticato la tua curiosità? Intertwine ti offre la possibilità di continuare a ragionare sullo scrivere d’amore insieme a Eleonora Sottili, insegnante della Scuola Holden e lettrice Einaudi.

Lascia la tua domanda nei commenti a questo post o sui nostri social. Basta che sia a sfondo amoroso. Al resto penseremo noi: gireremo la tua domanda a Eleonora Sottili e la sua risposta, insieme alle altre raccolte, darà vita a una nuova intervista collaborativa a prova di storyteller. Che aspetti? Fai la tua domanda!

Articolo realizzato a più mani: quelle più dolci e aggraziate di Martha Bartalini e Valeria Coppola; quelle più ruvide e meno gentili di Luigi Maiello.

Grazie anche a Loredana Re David per l'illustrazione tratta dal film Her.

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