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Una storia di Milcham

Diario di una cagasotto

Aveva paura, si scantava di calarsi "negli abissi dell'animo umano" (Montalbano)​

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Pubblicato il 04 aprile 2018 in Altro

Tags: diariodubbiscelte

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Nella mia vita non ho mai avuto cosi tanta paura come ora. Eppure non sono in pericolo di vita, nulla è davvero mortale. Ma dentro...dentro è come se tutto il mondo lo fosse. Il rapporto con la mia verità interiore è stato sempre molto fumiginoso...ma solo in un aspetto: le relazioni. Ah sugli altri ambiti sono stata descritta in molti modi: poliedrica, ad alto potenziale, ad alto funzionamento, tenace, vincente ecc....ma nelle relazioni? ah quella è sempre stata una spina, una piega, una ferita. Tutte le relazioni? sì e no. Paradossale lo so. Beh le amicizie per me sono qualcosa di bello si, piacevole, di tutto rispetto...ma non sono mai riuscita a svelare il mio nucleo più profondo. Forse da molto piccola ho tentato..ma la mia forte sensibilità unita al fatto di essere solo una bambina mi portava ad iper-sentire, a non avere un filtro, a non riuscire ad essere spensierata nelle relazioni anzi, davo troppo valore, troppa fedeltà, credevo che un amico fosse una specie di fratello o sorella acquisita, qualcuno con cui hai fatto un patto di sangue nel buio di una grotta, qualcuno che ti sei scelto e che ti ha scelto. Concetti troppo pesanti per una bambina...e quindi i primi fallimenti dati dalla non conciliabilità di cosi tanto valore e fedeltà contro l'effimero essere umano, volubile, mutabile. Troppo paradossale per la mia piccola mente. Da lì ho precluso la possibilità di donarmi totalmente a chiunque. Sempre molto abile nel dissimulare chi sono veramente, a primo sguardo sono una persona di tutto rispetto, forte, granitica, vincente. Lavoro, studio, mi mancano due esami alla laurea...una velocista. Eppure sfioro...sfioro soltanto quando interagisco. Mento? può essere. Ho imparato a farlo, ho dovuto farlo, dovevo trovare un modo abbastanza economico che mi permettesse di proteggermi ma non per questo smettere di stare al mondo. Aleggiare...mi descrivo così in effetti. Aleggio sulle persone, volontariamente. Non sono una asociale intendiamoci, ho la mia rete di amicizie, ma non vado a fondo, non mi espongo totalmente. E l'amore? beh altro giro, altra corsa. Ho provato ad apprendere l'arte dello stare al mondo attraverso l'amore. Paradossale anche questo, ma non troppo. La mia piega mi ha spinto tra i casi più disparati nel tentativo di trovare me stessa, di riconoscermi in qualcosa. Forse perchè da piccola mi ripetevano che io non assomigliavo a nessuno, nè a mio padre nè a mia madre. Il mio temperamento, i miei desideri erano considerati (lo sono ancora) qualcosa di diverso, una anomalia del sistema. "Non capiamo da chi sei uscita", è una frase che brucia e forse mi brucerà sempre. Da allora si è formata la mia piega, la paura di non essere riconosciuta, di essere una anomalia del sistema. E quindi? E quindi l'amore. Bella ragazza, intelligente, divertente, acuta e abbastanza autoironica devo dire di non aver mai dovuto faticare per farmi apprezzare o notare dall'altro sesso. Perfetto penserebbe qualcuno. Hai trovato il tuo lieto fine...che vuoi ancora? Purtroppo non mi sono mai piaciute le strade semplici, quelle dritte, spianate con il sole ridente all'orizzonte. Quando si facevano quei giochi del tipo "che sentiero sceglieresti quello bello o quello brutto?" fisso dentro di me rispondevo "quello brutto". Quello spettrale, storto, con le pietre aguzze e i lupi che ululano alla luna. So deficiente, lo so. Ma ho sempre voluto di più, sapere di più, applicarmi di più, capire di più. Mettermi alla prova. Una grande qualità ma anche una grande maledizione. E quindi l'amore...mi chiedevo se il rispecchiamento nell'altro mi avrebbe mostrato me stessa, la vera me che avevo paura di guardare, mi chiedevo se potessi somigliare a qualcuno. Se qualcuno era come me. Se per qualcuno potevo non essere una anomalia del sistema. La mia piega, sempre lei. Beh credo di non essermi mai innamorata fino ad un giorno di un anno fa. Se mi guardo dentro, ci vedo una roba spaventosa, che mi fa paura perchè cazzo ti rende vulnerabile e alla mercè di quella persona: l'amore. Mi sono innamorata solo una volta, quella volta. E lì la mia piega ha fatto di tutto per rivendicare il suo primato psichico, mi ha reso la vita impossibile e ha distrutto la mia relazione. Colpa a metà perchè si sa...queste cose si fanno in due. Sono stata di pezza...tutte le mie poesie forse lasciano trasparire il dolore che provavo. E lì la mia piega ha preso vigore, ha rivendicato che non ci si può fidare di nessuno, nemmeno dell'amore e di ciò che si sente, perchè l'amore ti mette in pericolo, ti può anche distruggere. Ha detto "per una sola volta che ti sei fidata di quello che sentivi nelle viscere hai avuto la conferma che sei solo una anomalia del sistema, non puoi riconoscerti in nessuno perchè sei sbagliata, così come ti hanno detto tanti anni fa". Apoteosi del breackdown del sistema. Una implosione degna delle migliori teorie di Stephen Hawking. Uno schifo. Che fare? Ho raccolto i pezzi e ho cercato di ri-costruire qualcosa. Esatto, qualcosa...della serie "qualunque cosa". E così forte del fatto che ero stata mollata ho tentato di mettere in scena un empowerment degno di qualsiasi mental coach cazzuto: lavoro, studio, 30 e lode, 28, 29 a manetta, psicanalisi...e una altra relazione. E uno dice chissà che cagata sarà uscita fuori. E invece no. Il top all'esterno. Lavoratore, indipendente super romantico, super presente super accomodante insomma tutto super. Penserete...e allora che cazzo vuoi? E allora...e allora pensavo ad un altro. Che merda eh? e si...pensavo a chi mi aveva lasciato. Ma quando pensavo mi affrettavo a dirmi "ricordati che ti ha mollato...non è affar tuo" e andavo avanti, con un piede nel passato. I mesi passano, e questa persona si rifà viva...dopo mesi (8 mesi) in cui paradossalmente uno può fare di tutto, sposarsi, figliare, cambiare Stato, crepare...che ne so. E ti dice che ti rivuole. E quindi...alèèèè apoteosi dell'apoteosi dell'apoteosi del crash del sistema di testa cuore e pancia. Manco i migliori film adolescenziali. Stabilità o desiderio? Razionalità o sentimento? Crash. E cosi mi sono bloccata e sono rimasta nella mia comfort zone che di comfort ha ben poco dato che il pensiero vaga ancora e pensa se scappare perchè terrorizzata dalla mia piega, dalla mia paura, dalla mia ferita, dal terrore di rivivere la piega stessa sia stata la scelta giusta. Moralmente, razionalmente, su carta lo è. Solo uno stupido getterebbe l'oro per il piombo. Ma sentimentalmente? Ho scelto di tapparmi gli occhi e le orecchie per ora, per terrore. Si, terrore. Terrore del mio desiderio. Terrore di non avere una via di uscita, di poter perdere tutto. Perche diciamoci la verità , tutti sognano il lieto fine e non vogliono soffrire. Però sento anche che il meglio deve ancora venire, perchè il veleno (la parte letale) è proprio nella coda. E il paradosso è che sto covando un uovo ai miei occhi ancora cavo, ma il cui germe si sta formando...quale non lo so..ma ho il presentimento che la verità interiore la devo ancora cercare, con coraggio. Che il mio pozzo interiore non nasconde solo fango, forse puo spuntare un rivolo di acqua pura. Tutto sta nel capire se scegliere di bere di nuovo nell'acqua sporca o filtrarla per berne acqua pura. E quindi? E quindi aspetto, aspetto la schiusa dell'uovo della mia verità. Covandolo, ma continuando a stare di merda, perchè sono una maniaca del controllo, una cagasotto.

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