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Una storia di SirenaPartenope

Love Tasting

E dove non c'è vino, non c'è amore. Né alcun altro diletto hanno i mortali -euripide-

Pubblicato il 24 gennaio 2018 in Storie d’amore

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Quando ti ho vista la prima volta, l’aurora d’aprile illuminava i turgidi verdi stillanti rugiada e piccole perfette rotondità vi si affacciavano timide e timorose. Profumi gialli di ginestra coloravano l’aria mentre un’onda lenta, fragrante di mela e di pane s’impadroniva della mia volontà e mi trascinava sulla riva del più bello dei mari, fluido limpido trasparente.

Flutti intensi di spuma esuberante e vivace sciabordavano, improvvisi e prepotenti invadevano i sensi. E quando pensavo d’averli afferrati, di possederli, si ritraevano maliziosi, lasciando sapori salmastri, acerbità agrumate e desiderio intenso d’averne ancora. M’innamorai.

Il sole del luminoso pomeriggio d’agosto riempiva grappoli di calore e colore e gli aromi di acacia e fiori d’arancio dipingevano l’allegria dei chicchi di riso che piovevano sui nostri sorrisi. La felicità mi si offrii in un calice di cristallo, aveva colori di pietre rare e riflessi di gioia preziosa. Bevvi avido e m’incamminai. In sentieri odorosi di miele colsi, ingordo e bramoso, more e lamponi ribes e amarene, bacche rosse succose piene. Pepe nero e cannella aromatizzarono ogni angolo del mio essere e lasciai che le nostre anime si fondessero in un tripudio di violetta e di rosa. Ti sposai.

In questa sera d’autunno il tramonto ci sorprende insieme, vicini stretti avvinghiati. Legni pregiati sono la nostra casa. Alcova di rovere che traduce le incomprensioni in ammandorlate dolcezze e ogni amarezza in paesaggi esotici di datteri maturi, che avvolge i dolori in armonie di fichi dolci e accoglie le ansie in letti di caramello e cioccolato, che trasforma le asprezze in morbidezze di vaniglia, che stempera rabbie in confetture di passione. Ti amo. Ora più di allora e come mai prima.

La notte dell’inverno la intravedo, dall’altra parte dell’età. E quando le foglie avranno perso il loro turgore e anch’esse, liberate dai venti saranno perse, quando i tralci riposeranno esausti e felici, quando i germogli silenti e quieti raccoglieranno energia e nutrimento, quando l’aroma d’ambra e di fieno avrà invaso ogni cosa, noi ci saremo ancora. Saremo nel vento che semina la vita, nella pioggia che la disseta, nella terra che la nutre, nel sole che la fa crescere. Ci saranno profumi da inventare, laghi salati da assaggiare e sapori da svelare. Ci saranno oceani da bere e miele puro in cui affondare. Ci saranno ancora parole amare e silenzi dolci.

E ci saranno calici da riempire.

E chicchi di felicità, da vendemmiare.

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