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Una storia di manuellunadei

Condannati alla provincia

Pubblicato il 12 marzo 2018 in Thriller/Noir

Tags: nero Provincia pulp

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Quarant’anni pesano il doppio sulle spalle deboli e curve di Filiberto.

Pesano il doppio sulle sue gambe storte, l’andatura claudicante.

Irragionevole, sconsiderato, per alcuni lo scemo del villaggio, per altri una cattiva compagnia da evitare.

Gli anni poi, lo incattiviscono anziché renderlo più saggio.

Troppo a lungo ha represso i suoi sentimenti.

Figlio di un falegname, un paese piccolo, dove è difficile emergere, e dove il sogno più comune è emigrare.

Un parto complicato e problemi di forcipe hanno reso Filiberto ciò che è, sin da bambino.

Tanti lavori svolti in maniera velleitaria, per impegnare il tempo e dare una parvenza di normalità.

Mille ubriacature la sera con gli amici del bar, a fumare Marlboro e giocare a carte.

Trasferte organizzate per seguire la Juventus e non farle mai mancare il supporto che merita.

Filiberto si fa bello su Facebook scrivendo delle sue serate, esprime il suo amore per la Juventus, chatta con le ragazze, che lo prendono in simpatia, senza pensare di dargli nulla di più.

In un bar di Torino, dove si trova per seguire la Juve, prende un gratta e vinci da dieci euro insieme al terzo amaro Lucano.

Ci impiega un po’ a grattarlo, un po’ per l’effetto degli amari, un po’ per la confusione che fa coi compagni di trasferta.

Incredulo guarda il suo gratta e vinci.

Diecimilaeuro.

Diecimila.

Dieci mila euro, tutti insieme.

Finalmente Filiberto avrà le sue rivincite, farà scoppiare il cuore a tutti quegli stronzi che negli anni lo hanno deriso.

Compra televisori grandi e telefonini di ultima generazione.

Paga da bere al bar, veste abiti di marca.

Filiberto è l’uomo più furbo del mondo, nessuno è come lui.

Prende in giro i suoi amici e si fa bello agli occhi della gente che sogghigna e parla alle sue spalle.

Al lavoro non ci va quasi più, tanto a che serve.

Ha finalmente la vita che ha sempre meritato Filiberto.

Trova persino il coraggio di invitare fuori a cena Manuela, la ragazzina che da oltre un anno corteggia su Facebook.

Sa tutto di lei, a che ora esce da scuola, quando ha gli allenamenti di pallavolo e quando invece ha il corso di canto.

Sa che segue sempre amici di Maria De Filippi, e che sua madre le ha regalato un biglietto per il concerto di Emma Marrone per il suo sedicesimo compleanno.

Conosce a memoria i profili del suo gruppo di amici, specialmente quello di Marco, il bello del liceo, il ragazzo con cui l’adolescente ha perso la verginità.

Manuela ci sta, venerdì sera, ci sta, è fatta, ora bisogna prenotare un tavolo in un ristorante dove vanno le coppie, uno di quelli eleganti, non i bar che frequenta di solito.

Sarà meglio chiedere a Flavio, il suo meccanico che da sempre ha la fama di donnaiolo.

Il ristorantino che gli consiglia è distante una ventina di minuti dal paese, ma all’occorrenza è vicino ad un affittacamere.

La voce al telefono dice che non ci sono problemi, venerdì alle venti e trenta, tavolo per due, Filiberto.

Il Venerdì non è mai stato così lontano dal Lunedì, le ore al lavoro non passano, come non passano gli amari al bar.

Fortuna che Mercoledì c’è il turno infrasettimanale, i bianconeri vanno a Pescara.

Partita senza storia.

Un paio di giorni di malattia a lavoro ed è Venerdì.

Il gruppetto di Marco entra chiassoso nel bar che frequenta Filiberto.

Un’occhiataccia, due, tre, quattro.

I ragazzi non fanno che urlare, ed ogni parola, gesto o risata sembra avere lo scopo di infastidire i presenti.

Indispettito Filiberto si alza dalla sedia su cui era seduto da ore e lentamente si avvicina a Marco.

A pochi passi da lui, Marco lo guarda negli occhi e incoraggiato dal branco chiede minaccioso a Filiberto cosa cazzo abbia da guardare.

Come risposta riceve una testata sul naso che subito si apre ed inizia a schizzare come una fontanella.

Grida e lacrime.

Il ragazzo viene portato subito fuori dagli amici che impauriti lanciano minacce sterili.

Filiberto si risiede al suo posto, un altro Lucano, torna la normalità.

Alle sette e mezza Filiberto è sotto casa di Manuela, mezz’ora di anticipo.

La macchina pregna di dopo barba.

Franco Califano alla radio.

Con la sigaretta in bocca, guardando il rosario appeso allo specchietto centrale, Filiberto fantastica su come potrà andare la serata, come convincere la ragazza a fermarsi in albergo, e cosa fare in caso accetti.

Alle otto precise il telefono di Manuela squilla, sul display appare il nome di Filiberto, non risponde, impegnata a truccarsi e prepararsi.

Nel caos della casa libera dai genitori da oltre due giorni, non riesce più a trovare le scarpe nere con la zeppa.

Quasi si rompe l’osso del collo inciampando su un paio di sneackers da uomo.

Finalmente, con una mezzora abbondante di ritardo, rilassata e serena saluta Filiberto, che agitato contraccambia il saluto.

La Peugeot 206 color crema fa ancora il suo dovere, in dieci minuti sono al ristorante, una vecchia villa di campagna ristrutturata malamente.

Un ragazzotto impettito accoglie i due e li fa accomodare al tavolo, una sala fredda e semivuota.

“C’eri mai stata?” chiede Filiberto con un tono che cela un certo orgoglio per la scelta azzeccata del luogo.

“Un paio di volte” risponde distante la ragazza, “con i miei genitori”.

Bottiglie di vino e piatti a base di pesce, i due evitano di parlare di Marco.

Tornati alla macchina Manuela chiede preoccupata a Filiberto se è in grado di guidare, riceve una risposta affermativa.

Così come all’andata, anche al ritorno bastano dieci minuti a Filiberto per riportare la ragazza a casa.

Dieci minuti di silenzio, imbarazzante, interrotto da qualche frase di circostanza.

Giunti sotto casa la serata sembra dover finire nel peggiore dei modi, quando la ragazzina smaliziata regala un bacio a Filiberto.

“Vuoi salire?”

Il cuore batte forte nel petto di Filiberto, e ancor di più il cazzo nei suoi pantaloni.

Seduti sul divano i due si baciano per alcuni minuti, bevono grappa presa dal mobiletto dei liquori del padre di Manuela.

Al terzo bicchiere i due parecchio su di giri decidono di spostarsi in camera da letto per stare più comodi.

Arrapato Filiberto segue la liceale lungo il corridoio.

Un dolore secco alla nuca, istantaneo, poi il nulla.

Il corpo di Filiberto a terra, tra i pacchetti di sigarette e i peluche.

Manuela che guarda eccitata Marco con le occhiaie nere ed un cerotto sul naso.

Armato di mazza da baseball, sporco di sangue non suo, guarda emozionato il cadavere a terra.

Pensa ai soldi che prenderanno a casa di quel povero Cristo, con i quali andranno via dal paese, con cui potranno finalmente vivere una vita decente, lontani da quella monotonia opprimente.

Manuela immobile fissa Marco, eccitata, le calze scure e il vestitino nero che le arriva alle ginocchia, la scollatura che lascia intravedere il seno acerbo.

In un impeto di passione si concede a lui, a pochi centimetri dalla salma di quello che fu Filiberto.

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