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Una storia di Massimo.ferraris

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Essenziale 2049

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La particella dell'universo

Essenziale 2049

Pubblicato il 10 novembre 2017

L'uomo, curvo sul cofano dell'auto, sbuffava come un mantice, mentre il sole implacabile di fine luglio lo stava arrostendo. Nemmeno un albero, né un rientro dove poter cercare di riparare l'auto senza rischiare di collassare. Quella maledetta Mira, modello Vento, tanto pubblicizzata negli ultimi tempi e di cui si era innamorato a prima vista, sembrava non volerne sapere di ripartire. I motori elettrici ad energia ridistribuita sembravano l'ultima frontiera in fatto di lotta all'inquinamento, emissioni zero, eliminazione dei decibel e durata praticamente infinita. La ragazza in bikini sorridente, che dai cartelloni olografici che tappezzavano le città dichiarava la completa affidabilità del mezzo, sembrava ora un'assoluta presa in giro. Peccato che la tanto idolatrata auto si fosse fermata in un tratto di strada in collina, a una decina di chilometri dal più vicino centro abitato e proprio alle due del pomeriggio.

-Fantastico!- gridò alzando la testa e rimanendo a fissare le asettiche schede e i micro accumulatori posti in serie, uno di fianco all'altro. Tutto bianco, abbaccinante, come quel sole che sembrava volesse prendersi gioco di lui.

Lanciò lo sguardo verso destra, dove una porzione di macchia mediterranea distante quasi trecento metri prometteva frescura e sollievo. Girò intorno all'auto, con un calcio chiuse la porta e scosse la testa.

“Troppa tecnologia, troppa perfezione...” pensò tra sé, infilando in tasca le mani e avvicinando il viso al piccolo sensore posto accanto al vetro, con l'intento di bloccarla. Nulla, la Vento era completamente morta. Resistette all'istinto di darle un altro calcio, questa volta con l'intento di procurare danni e si allontanò. Che andasse in malora, di sicuro sarebbe stata la prima ed ultima Mira acquistata, in futuro avrebbe optato per una vecchia auto a motore a scoppio alimentato da bio carburante sintetico, che da Marte raggiungeva la Terra in un commercio senza fine. Da quando era stata scoperta la possibilità di sintetizzare i minerali e gli olii naturali in alcuni giacimenti trovati nel suo sottosuolo in profondità, le maggiori potenze europee avevano stipulato un accordo per lo sfruttamento congiunto. Una mossa che aveva rafforzato i legami e aumentato il livello di sicurezza globale. Marte non era ancora abitabile, anche se diverse colonie avevano fondato piccoli agglomerati formati da tecnici e operai, piccole città in continua espansione.

Marco si incamminò, dando un calcio ad un sasso che rotolò oltre il ciglio della strada e guardò attraverso le lenti la macchia mediterranea. La realtà aumentata gli fornì immediatamente indicazioni su temperatura, posizione e distanza, oltre a diverse notizie riguardanti le zone limitrofe. Con un movimento dell'occhio fece apparire la rubrica e pensò al nome di Giulia.

Chiamata o messaggio?” sentì dire nella testa dalla voce calda di Vanessa Middleton, la nota attrice protagonista del nuovo sequel di Star Wars. Una saga infinita, che amava da sempre e di cui possedeva i vecchi Blu ray in 4K dei primi sei film, un dono del nonno, ricevuto dal padre.

-Chiama- rispose ad alta voce, anche se sarebbe stato sufficiente pensarlo. Giulia era la sua compagna da quattro anni, una storia difficile fatta di alti e bassi. Si erano incontrati a Roma durante la Fiera campionaria dell'alimentazione, campo nel quale lui si riteneva un vero asso. Commerciava con gli Stati Uniti e alcuni paesi del Sud America; import di materie prime da elaborare e trasformare, utilizzando una serie di proteine sintetizzate su Marte. All'inizio era stata dura, i costi altissimi lo avevano fatto quasi desistere, ma lentamente, come del resto le regole di mercato dettano, le forniture erano aumentate e di conseguenza i prezzi erano scesi.

Il sibilo a bassa frequenza lo informò dell'attesa; di solito Giulia rispondeva subito, tranne quando era impegnata in continue riunioni. Era la capo area del nord Italia, e controllava circa cinquanta uffici periferici, continuamente in oloconferenza. Alle quattordici e dieci di quel pomeriggio afoso di luglio di sicuro si trovava già al lavoro nel suo ufficio climatizzato posto al trentesimo piano della Torre Marini di Genova. Inclinò di lato la testa per staccare la comunicazione e, così facendo, la lente ad acqua si ritirò nella piccola montatura posta di lato all'occhio.

Nessun auto nei paraggi, la strada panoramica che aveva scelto non faceva parte del circuito preferito da chi voleva raggiungere il capoluogo ligure utilizzando la vecchia Aurelia, ancora attiva ma ormai utilizzata solo da ciclisti. Negli anni trenta era stata pensata e costruita la Rete Sotterranea Nazionale grazie ai fondi forniti dalla Comunità Europea e alcune donazione cospicue elargite da enti speciali che avevano su Marte la loro sede sociale. Gente potentissima che nel giro di cinque anni aveva dato vita ad una ramificazione di quasi ventimila chilometri in continua espansione. I varchi di ingresso permettevano a chiunque di raggiungere qualsiasi città italiana. L'immensa rete era sfruttata oltre che dalle auto, da treni e mezzi gommati che avevano sostituito quelli che un tempo erano chiamati camion. Qualche giorno prima Marco aveva letto che era in progetto la realizzazione di canali fluviali da affiancare all'infrastruttura già esistente.

Il progresso marciava a gonfie vele, la tecnologia ormai aveva invaso ogni cosa e il mondo si stava uniformando. Certo non mancavano le guerre, quelle sono una prerogativa di noi umani, ma vecchi sogni di potere idealizzati da dittatori folli erano stati messi a tacere, nell'interesse collettivo. La Terra stava diventando un pianeta vivibile, nonostante il sovraffollamento: quasi dieci miliardi di abitanti. Ma c'era cibo per tutti, e questo Marco lo sapeva bene grazie al proprio lavoro. Forse l'acqua era ancora un problema, ma a questo si stava ovviando grazie alla scoperta di alcuni giacimenti nel sottosuolo lunare e alla possibilità di raggiungere satelliti di Giove e Saturno, dove ne erano state scoperte fonti immense.

L'unico problema rimaneva la lentezza della navigazione spaziale; la ricerca era ancora indietro e pensare a motori a velocità luce rimaneva ancora una utopia.

L'erba scricchiolò sotto ai suoi piedi quando girò in direzione degli alberi; gocce di sudore gli imperlavano la fronte e la camicia si stava attaccando alla schiena. Per un attimo rimpianse il fresco dell'auto, ma non appena i primi rami lo separarono dal sole gli sembrò di rinascere. Non ricordava di aver fatto una passeggiata nella natura da anni, forse l'ultima volta era stato con suo padre durante una gita in Austria. Lui, i genitori e Silvia, sua sorella. Avrebbe dovuto chiamarla, erano mesi che non la sentiva. Si era trasferita in Australia dopo aver conosciuto il marito. Una conoscenza nata in un brutto posto, ma finita bene. Silvia si era ammalata a ventidue anni, le avevano diagnosticato un tumore al seno in fase avanzata, mantre Luke, il futuro compagno, era all'ultima fase di cura per un cancro ai polmoni. La Clinica Universitaria che li aveva accolti li aveva fatti incontrare ed innamorare e guariti. I tumori erano ormai curabili nel 95% dei casi e nel mese di degenza la storia tra i due era sbocciata; una volta finita la cura Silvia aveva accettato di seguire Luke in patria. Avevano messo al mondo due bei bambini, che aveva visto solo due volte, due gemelli maschi che avrebbero compiuto dieci anni il mese prossimo.

Prese nota accedendo al visore ottico di farsi sentire in tempo, mentre davanti a lui i grossi tronchi si ergevano solidi e potenti verso l'alto. Fece scorrere la mano sulla corteccia e la sensazione che ne derivò fu di pace. Loro erano fermi, di sicuro presenti già quando il nonno era bambino, non sentivano il bisogno di correre ed affannarsi. A differenza sua, sempre in perpetua frenesia e con lo scopo principale di produrre.

Il luogo sembrava appartenere ad un altro mondo, i profumi, i colori e quel senso di pace lo colpirono nel profondo. Si addentrò, facendo attenzione ai cespugli di rovi che punzecchiavano le gambe, percorrendo un sentiero obbligato, sino a quando giunse in un piccolo spazio in cui era presente una capanna di legno.

Robinson Crusoe” gli sovvenne, un nome pescato nei meandri della memoria. Ma anche naufraghi, isole dei pirati, avventure del passato, titoli di libri che aveva letto ma mai potuto sfogliare. Libri di carta, ormai rari, anzi praticamente inesistenti. Le parole non erano più inchiostro stampato, ma una serie di codici digitali piatti.

Marco quasi si spaventò di tutte le emozioni che quel semplice boschetto gli stava trasmettendo; lui, uomo della metà del ventunesimo secolo, che riscopriva il gusto di ciò che sembrava abbandonato.

La casupola non aveva porta, il tetto ricoperto di canne era rotto in più punti; sembrava il fortino creato da ragazzini, un luogo segreto in cui incontrarsi. E con timore varcò la soglia, aspettandosi di trovare solo immondizia e cose rotte. Invece rimase sorpreso nel constatare che l'ordine regnava sovrano: un tavolino con una sedia, un mobiletto scrostato ma in buone condizioni e infine un baule. Era la prima volta che ne vedeva uno dal vero; toccò lievemente le maniglie in ferro battuto e i chiodi ribattuti che reggevano lo scheletro della cassa in legno. Sul davanti la serratura senza chiave. L'istinto gli diceva di non toccare nulla, che di sicuro quello era un luogo privato, ma la voglia di scoprire di più prese il sopravvento, tanto che provò ad alzare il coperchio. Non era chiuso come si aspettava che fosse, e quando le dita lo sollevarono senza sforzo rimase con il fiato sospeso. Dentro c'era una coperta di colore rosso, piegata ed appoggiata con perizia. Chi frequentava quel posto era di sicuro una persona scrupolosa. Una coperta, forse per il freddo invernale. La afferrò, alzandola da un lato e mettendo in evidenza il contenuto del baule: libri, ma non solo, anche vecchie riviste. Non era possibile, di sicuro il contenuto valeva un sacco di soldi, poiché ad una prima occhiata notò che alcune erano datate negli anni ottanta del secolo passato. Ne prese alcune, si sedette ed iniziò a sfogliarle. Il contatto con la carta gli diede la strana sensazione di accarezzare qualcosa di vivo, come quella corteccia che poco prima aveva sfiorato.

Si immerse nella lettura, assaporando un mondo che sembrava lontanissimo, e che invece lo divideva di soli settant'anni. I vestiti, la musica, i primi computer e videogiochi, e ancora i film, le serie tv di cui aveva solo un lontano ricordo. Una meraviglia di colori e racconti che riuscirono ad avvolgerlo. Più pescava nel contenitore, più gli anni si facevano recenti. Tutto cambiava, il mondo era in trasformazione, sia dal punto di vista politico che tecnologico. I primi viaggi su Marte, l'aumento dei gas serra, le guerre di religione che nascondevano la verità, cioè la lotta per il controllo dei pozzi petroliferi. Tutto era degenerato sino al 2020, anno della svolta, momento in cui la sonda spaziale aveva fornito i primi risultati sui giacimenti sul pianeta rosso. Il petrolio era stato messo da parte, l'interesse si era spostato verso il cielo e tutto aveva preso un nuovo significato.

Sfogliando una rivista di cinema si sentì trasportare in un mondo sempre attuale, poiché l'industria cinematografica era esplosa grazie alle nuove tecnologie a basso costo e dai risultati eccezionali. Orami produrre un film era alla portata di tutti e YouTube, mostro sacro di internet, si era scisso in più parti in grado di raccogliere prodotti che gli utenti valutavano e consigliavano. Erano nati YouCinema, una sorta di tv gratuita zeppa di film e serial, YouDoc a scopo divulgativo e YouSport, oltre ad una miriade di altri sempre nuovi.

Titoli di film sconosciuti, ma anche alcuni famosi che avevano attraversato le epoche. Uno di questi lo lasciò pensieroso; aveva avuto occasione di vederlo poche settimane prima, grazie alla grande pubblicità. Blade Runner 2049, datato proprio in quello stesso anno, una cronaca surreale sul mondo del futuro. Ma nel 2049 non c'erano replicanti, non esistevano androidi in grado di vivere come persone reali. Era tutto un grande sogno ad occhi aperti, così come era accaduto per 1984 di Orwell. Per fortuna l'uomo aveva ancora tanto sale in zucca da evitare che scienziati folli potessero dare vita ad obbrobri.

Ripose le riviste, cercando di sistemarle come le aveva trovate, spostando i libri. Romanzi per lo più, vecchie antologie e biografie. Ne sfogliò alcuni, sentendo di nuovo l'emozione della carta frusciare tra le dita. Era bello, emozionante, ma anche stuzzicante poter rivivere il passato, gli occhi non finivano più di riempirsi di immagini e titoli, fino a quando l'attenzione si bloccò su un piccolo libretto con una copertina bianca su cui troneggiava sorridente un bambino vestito da re.

“Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupéry”Robinson Crusoe lesse con attenzione. Non gli diceva nulla, ma il titolo lo spinse ad aprirlo. Era pieno di disegni, molto essenziali, come vergati dalla mano di un bambino. Fu così che tornò a sedersi e prese a leggerlo, trovando in quelle frasi semplici e all'apparenza disarticolate, tanta pace. Non era un libro da bambini, se ne accorse subito, conteneva concetti profondi, domande sul significato della vita, il mondo visto con quegli occhi che l'umanità aveva perso.

Tornare bambino, ricominciare e dare un senso al presente, ritagliarsi uno spazio, un pianeta tutto suo dove poter vedere le stelle. Quel fiore, quella speranza ed emozione che spingeva il piccolo principe a ritornare da lui era lo stesso sentimento che provava ora Marco. Era piombato nella vita che nessuno gli aveva mai raccontato e questo gli piaceva. Appagava ogni più piccolo desiderio, gli bastava e non voleva più privarsene.

Arrivò alla fine del racconto e chiuse il libro; forse avrebbe dovuto metterlo a posto, ma invece lo strinse sotto al braccio ed uscì. Il verde era ancora lì, gli alberi lo aspettavano come si fa tra buoni amici. Il caso non esiste, tutto ha un senso gli dicevano sin da piccolo, ma forse non era così. Esisteva ancora la magia, la particella essenziale dell'universo, che lo aveva raggiunto in quel caldo giorno d'estate.

Si sedette a terra, gli occhi verso l'alto, il libro stretto al petto e si addormentò, sognando di volare con il piccolo principe.

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