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Una storia di Nove_Facoceri

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Grand Hotel Saturno

Il Rientro

Pubblicato il 23 settembre 2017

Il Maggiore Tom diede una rapida occhiata a cercare il casco: di lì a poco sarebbe stato il momento di rimetterselo in testa e per quanto fibra di vetro e plexiglass rinforzati fossero leggeri, non aveva più l'abitudine a mettersi in testa quei ravaldoni ingombranti. Faceva rotta verso la Terra, dopo anni di soggiorno all'estero, per così dire. La missione su Saturno era andata a buon fine, se si escludevano una minima serie di incidenti di quelli forse sempre in agguato in missioni del genere. Il peggiore dei quali fu, ad un certo punto, perdere le comunicazioni con il pianeta madre.

C'era stato un momento, molto tempo prima, in cui aveva avuto l'impressione netta che Mamma Terra se ne strafregasse di lui e per qualsiasi figlio della terra non è esattamente una bella sensazione. In un modo o nell'altro, qualche mese prima, era riuscito a comunicare di nuovo con loro spiegando che ciò che si prefiggeva la prima missione Astral era stato realizzato ed anche in modo discretamente soddisfacente, per dirlo con lo stile anglosassone tipico del Maggiore Tom. Chiunque fosse in ascolto sul pianeta, gli aveva risposto con aria strafottente che avrebbe comunicato la notizia all'ufficio competente ed a una sua richiesta di poter tornare sul pianeta aveva mugugnato un sì non molto interessato.

Era proprio quello il momento. Manovra di avvicinamento, angolo di entrata nell'atmosfera e via ad infuocarsi nell'aria terrestre fino al tuffo rinfrescante nell'oceano del pianeta madre.

Saturno era stato aspro e bello, con lui. Non era stato facile mettersi mesi e mesi a vivere nella stazione spaziale orbitante attorno alla palla con gli anelli, ancora meno studiare il comportamento umano una volta insediato sul pianeta e poco bello ma molto difficile e di grande soddisfazione stabilire le fondamenta e le costruzioni del primo insediamento umano sul grande Saturno. Quello che in un momento in cui era un po' fumato, parlando con il robot copilota, aveva chiamato il Grand Hotel Saturno, era una piccola base sul suolo, ma la prima: un grande passo per l'umanità, come avrebbe detto uno un po' più ispirato in questi tipi di dichiarazione.

Aggiustò la parabola astrale di avvicinamento due, ormai era vicino ad entrare nell'orbita terrestre. Guardò Ziggy Stardust, il suo robot copilota - ed improvvisamente gli tornò alla memoria che circa quattro settimane prima era partito del tutto. Fusibili no, forse si era fulminato qualcosa, ma aveva fatto il possibile e gli specialisti a casa l'avrebbero riaggiustato. Magari al più presto. Lui voleva bene a Ziggy, in fondo. Gran compagno di viaggio.

- Oggetto volante non identificato in avvicinamento. Qualificatevi - la voce risuonò stancamente nell'abitacolo della capsula guida.

- Tom, Maggiore Tom. In avvicinamento come da accordi -

- Quello di "ground control to Major Tom"? - chiese la voce

- Non si intitolava così, la canzone, comunque sì, mio scherzoso collega -

- Abbiamo ricevuto ordine di non far passare nessun Maggiore Tom, signore. Il maggiore Tom non esiste più -

Tom cominciò a capire che la voce alla base non scherzava. Forse.

- Da quando sono partito avete fatto progressi nella roba da fumare, eh, ragazzi? - provò a commentare ironicamente.

- Signore, non sono autorizzato a farla passare, signore. Lei non è Tom. Dalle notizie in nostro possesso, pare che il vero Maggiore sia stato ucciso dagli abitanti di Saturno e sostituito da un surrogato. Lei -

- Le notizie in vostro possesso, cioè quelle che vi ho dato io. Un bel gioco dura poco, base. Basta scherzare -

- I caccia si sono già alzati in volo per intercettarla, signore. Mi dispiace... -

-Ma chi li ha visti gli abitanti di Saturno? Voi siete pazzi. Lassù non c'era proprio nessuno-

-Signore, lei sostiene di essere sbarcato su Saturno? -

-Ma come “Lei sostiene” - rispose Tom su tutte le furie - io SONO atterrato su Saturno e ho portato a termine la missione che mi era stata assegnata. Posso raccontarvi per filo e per segno cosa ho fatto anche se dovreste saperlo bene. Inviavo rapporti settimanali e...-

-E' proprio questo il punto, Signore- rispose la voce dall'altra parte - Lei non può essere atterrato su Saturno perché Saturno è gassoso ed il vero Maggiore Tom ha inviato dei rapporti, ma l'ultimo in ordine di tempo era alquanto, diciamo, sconclusionato e dopo questo non è stato trasmesso più nulla -

-Non è possibile! Io ho le registrazioni, posso farvele... -

-Signore, mi dispiace, non sono autorizzato a parlare come Lei. - e la comunicazione venne chiusa.

Nel silenzio della navicella a Tom mancarono le parole e con quelle anche il respiro. Si sentì come se stesse vivendo un incubo.

Da una parte non poteva credere alle parole che aveva appena sentito, dall'altra non c'era dubbio che dalla base non stavano scherzando affatto.

Cercò di ragionare, ma il cervello si rifiutava di articolare qualsivoglia pensiero mentre la navicella si avvicinava sempre più velocemente all'atmosfera terrestre e al pericolo che questa rappresentava.

- Accidenti, ma perché non ho la retromarcia? - fu l'unica frase, peraltro senza senso che il Maggiore riuscì a dire battendo un pugno sulla plancia degli strumenti di fronte a sé.

Un dolore lancinante gli percorse tutto il braccio, il suo viso diventò una maschera di dolore, chiuse gli occhi e davanti lui si materializzarono delle immagini.

Quello che stava vedendo era il pianeta più bello del sistema solare, ma sentiva freddo, freddo intenso. Sentiva il gelo nelle ossa e gli riusciva molto difficile muoversi. Il suolo era roccioso , ma un passo falso lo aveva fatto cadere e mettere il braccio in qualcosa che lui definì acqua. Non appena il braccio toccò l'acqua non lo sentì più. Fu fortunato a riuscire a rialzarsi in piedi anche se poco a poco l'ipotermia si stava impossessando di lui e un senso di sopore lo stava sopraffacendo.

Gli avevano assicurato che se fosse sceso dalla navicella la tuta avrebbe sopportato ogni sbalzo di temperatura, ma evidentemente non era così. Con grandissima fatica girò la testa e si accorse che la tuta era danneggiata proprio sul braccio che pareva non esistere più. Come in un limbo capì che doveva cercare di riparare il danno altrimenti sarebbe stato un grosso guaio e faticosamente allungò l'altro braccio per prendere il generatore di raggi riparatori, sperando che ne contenesse uno adatto . Non riusciva più a reggersi in piedi e cadde in ginocchio mentre faceva l'enorme fatica di togliere il generatore dalla cintura della tuta. Lo afferrò senza riuscire a sganciarlo e con la mente che ormai non riusciva più a comunicare con il corpo. Trasse un respiro che parve stordirlo ancora di più. Vacillò un attimo sulle ginocchia e cadde a faccia in giù sul roccioso suolo di Titano.

Il contatto freddo con la superficie e una consapevolezza bestiale:

<< Ho sbagliato completamente>> si disse, <<sessantadue satelliti e di questi ho visto uno dei più distanti e mi ci sono appoggiato sopra. Teti, Dione, Rea... addirittura Encelado, Mimas... cazzo, quelli sì che sono più in zona. Pan, Atlas, Giano, Pandora... ma era così bello Titano, sembrava la Terra... era grande, c'era l'atmosfera e Saturno da lì non sembrava tanto lontano... Io non sbaglio, capito? Non faccio errori così da principiante. >>

Il giallo ambrato della superficie gli tornò in mente, quell'atmosfera strana e nebbiosa. L'acqua dei laghi. La voglia di fermarsi lì.

La missione Astral era stata concepita in modo da fare andata e ritorno, mica tanti viaggi e controviaggi. Ce n'era solo per tornare indietro. Ormai da lì non si sarebbe potuto muovere per Saturno e poi ripartire per tornare a casa. La stazione spaziale non avrebbe più potuto costruirla in orbita attorno al grande pianeta. Aveva sbagliato completamente.

La gravità di Titano l'aveva risucchiato mentre si avvicinava per guardarlo meglio. Perché lui si era...

“No, un attimo” si disse “perché non mi ricordavo più tutti questi dettagli?”

“Io ero qui a bordo, prima ed ho visto Titano. Mi sono avvicinato... ma perché ho visto prima Titano?”

Il Maggiore Tom stava facendo lunghi discorsi ad alta voce mentre il collegamento con il Pianeta Madre era ancora acceso. Era in uno stato di trance e stava vaneggiando, ma lentamente i suoi discorsi si facevano sempre più chiari. Alla base avevano fatto finta di allontanarsi ma rimanevano in ascolto, con il fiato sospeso. Solo un robot androide o un alieno avrebbe considerato naturale che l'uomo che lo doveva ricevere staccasse i collegamenti e con lui tutta la base Terra. Il Maggiore Tom, invece, era andato in stato di shock e stava recuperando la memoria in modo molto strano.

- Dimmi di Ziggy - chiese dolcemente il colonnello Stark parlando nell'interfono e risuonando nella navetta di Tom.

Il maggiore non se ne accorse quasi, lo sentì come una voce nel sonno.

<< Ziggy, amico mio, quella sera che stavamo a fumare fuori guardandoci il tramonto di Titano, c'era "Ashes to ashes" in sottofondo ed eravamo allegri. Ormai da lì non ci si poteva muovere e decidevamo di costruire su quella luna bellissima, una grande arancia nello spazio e...

"We know that Major Tom is a junkie strung out in heaven's high hitting an all-time low..."

ed è stato lì, amico mio grandioso, che mi hai detto qualcosa come... come... ecco, sì:

- La maria cura la sua ferita, signore, questa roba fa dimenticare tutto. Anche che siamo nel punto sbagliato del sistema solare -

Ero talmente fumato che non capii la battuta e per la rabbia ti diedi un colpo che ti fece rotolare giù da... lo sapete, vero, che titano ha dei crateri da impatto? Un volo di decine di metri. Oddio, amico mio, mio unico compagno di viaggio, ti ho ucciso...

Ti ho ucciso... >>

Stark si allontanò dal microfono, guardò l'assistente e commentò:

- Qui più che far sollevare in volo gli aerei bisogna far partire le ambulanze, questo è andato

-No, aspetta! - disse Tom quasi si stesse rivolgendo a Stark

-Che sta dicendo?- fece l'assistente riportando l'attenzione sulle parole sconclusionate di Tom

-Ziggy, Zyggy, per l'amor del cielo, muoviti. Ti prego, ti prego - ed iniziò a singhiozzare - come ho potuto, Ziggy, Ziggy! - e nuovamente uno scroscio di pianto.

-E' fuori del tutto. Teniamo acceso nel caso dicesse qualcosa di utile, ma ne dubito. Se non altro lo seguiremo nell'atterraggio. Ho il dubbio che non ce la faccia ad azionare i comandi giusti per cui dovremmo cercare di prendere noi i comandi da qui, altrimenti va a finire che perde la rotta e ci rade al suolo qualche villaggio -

-Ziggy coraggio! Bravo! Aspetta, prendo il telecomando, aspetta amico mio, non ti stancare, sali piano, il cratere ha le pareti troppo lisce da quella parte. Attento! Ancora poco, ti aiuto io, aspetta. Accidenti a questo braccio, mi fa un male cane! Coraggio, ancora pochi metri.... -

La voce concitata del Maggiore faceva venire l'ansia. Evidentemente il robot copilota non era completamente scassato dopo il volo ed il Maggiore ora lo stava guardando e telecomandando nella sua risalita dal cratere.

-Bravo, amico mio. Ora torniamo al nostro Grand Hotel e ti aggiusto io, sono sicuro di farcela e vedrai, torneremo sulla Terra insieme e chiederò di poterti tenere con me. Oh, Ziggy, come sono contento di non averti ucciso... -

Poi si sentì come una voce metallica che i due in ascolto attribuirono al copilota.

- “So where were the spiders when the fly tried to break our balls...” -

e il colonnello Stark guardò il secondo con aria sconfortata.

- Non ce n'è uno sano, lassù - mormorò - Se il robot si è riacceso per dire una cosa così, come facciamo a capire qualcosa della missione? -

- Tom - chiese il secondo, parlando direttamente alla navicella Astral - il robot è in funzione? -

- Certo che sono in funzione, bello - rispose la voce metallica - Alive and kicking e se avessi voglia di scherzare prenderei in ostaggio il mio amico Tom e vi chiederei il riscatto; ma a quanto pare, su base Terra prendete queste cose maledettamente sul serio. Quindi, visto che siamo seri, fatemi, per favore, fare un rapporto degno di questo nome riguardo la missione -

Stark rimase sorpreso e a bocca aperta di fronte al suo secondo. Sulla navetta Ziggy Stardust rimaneva in attesa. Il maggiore Tom, in stato catatonico, guardava davanti a sé. Risparmiando energia durante l'auto spegnimento, Ziggy aveva evitato danni maggiori, ma aveva un braccio ed una gamba fuori uso, spezzati e disarticolati e non ne era affatto contento. Braccia e gambe, sì, perché Ziggy assomigliava pericolosamente ad un essere umano, troppo magro, troppo alto, un grillo umano di metallo.

Riazzerò la memoria interna con i dati forniti da Tom e cominciò:

- Androide Attendente KC 74 Ziggy Stardust a rapporto, signore. Abbiamo mosso i primi passi nello spazio circa dodici anni fa, come sapete. Distanza percorsa circa un miliardo e trecento milioni di chilometri, alla velocità media del razzo Apollo, ventottomila chilometri orari, circa 46428 ore, corrispondenti a 1934 giorni, ovvero cinque anni e tre mesi. Calcolando che nel periodo del nostro arrivo, in prossimità del pianeta obiettivo, Titano si trovava davanti al pianeta stesso, alla distanza minima dalla Terra, il calcolo può variare di circa 21 ore. Approssimando, si può ritenere esatto il calcolo di cinque anni. Durata della missione in loco, circa due anni. Come previsto. La missione originaria intendeva stabilire una base spaziale in orbita attorno al pianeta e la conseguente discesa sugli anelli per dimostrare che i corpi solidi presenti all'interno fossero abitabili e forniti di atmosfera. L'incidente che ha fatto atterrare la Astral su Titano ha cambiato i piani. Semplicemente, siamo stati risucchiati dalla gravità del satellite, su cui possiamo fornire ragguagli importanti. Abbiamo ragione di credere che una stazione spaziale ed un primo insediamento si possano stabilire su Titano, signore -

- E che ne è del Maggiore Tom? -

- Si sta riprendendo dalla trance, signore. Tom è un samurai, per lui aver avuto un incidente significa aver sbagliato la missione e lo crede un errore imperdonabile. Ci stiamo scaldando, signore, scusi. Non eravamo più abituati al caldo -

La navicella era entrata nell'atmosfera e l'attrito con la vitale aria del pianeta stava arroventando le pareti esterne. Se Ziggy fosse stato umano avrebbe avuto la propria dose di dubbi sulla tenuta del rivestimento, dopo tutta quell'avventura. Nessuno, laggiù, sospettava che di dubbi Ziggy ne aveva eccome.

Il colonnello Stark tirò un sospiro di sollievo. Guardò il secondo con aria stanca.

- Comunica di ritirare gli aerei e mandare soccorsi nell'oceano indiano, solito punto di atterraggio. Questi sono uno più umano dell'altro -

Poi parlò nell'interfono, rivolto ai due esploratori: - Grazie per la vostra missione, signori. Bentornati a casa -

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