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Una storia di TurelCaccese

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CRIATURE: We Have Assumed Control (2/9)

2/9: #SanCupo

Pubblicato il 30 maggio 2017

(Leggi il capitolo precedente)

Otis diceva su internet di essere un giornalista, ma non era esattamente così. Aveva sì scritto diversi articoli per alcuni blog di settore, ma non aveva mai realmente nemmeno pensato ad iscriversi all’albo dei giornalisti. In verità, nel suo profondo, una parte di lui odiava addirittura la categoria dei giornalisti. Le bufale online, la mancanza di approfondimento, la ricerca continua del titolo perfetto a discapito dell’informazione. Qualche mese prima era riuscito a scrivere un articolo dal titolo “Ho provato l’MDMA durante la messa della domenica” da un grosso giornale con sede in Francia.

Fu una delle poche volte in cui Otis ricevette una somma in denaro per uno dei suoi articoli, ma dopo aver ricevuto più di un centinaio di insulti sulla pagina Facebook del giornale proprio per il suddetto articolo, aveva perso qualsiasi interesse in questo mestiere. In quell’occasione aveva potuto vedere cosa fosse un circo mediatico e quanto vitali e necessari fossero i commenti negativi e l’indignazione per poter campare in questo mestiere.

L’odio è la calamita della curiosità. E non dimentichiamoci dell’importanza del tempismo, la vera miccia di ogni opinione. Il tempismo nel saper dire la cosa che funzionai al momento giusto. La cosa che funziona, non la cosa giusta. Un’offesa che crea indignazione funziona ma non è la cosa giusta. Evitare di parlare solo per attrarre l’attenzione su di sé può essere la cosa giusta ma non è la cosa che funziona. Oggi per dominare il tempismo bisogna catturare le parole all’interno di un flusso costante di informazioni. Le parole infatti, proprio come salmoni in un fiume, possono essere catturate, mangiate, masticate e sputate. La rete da pesca dell’era moderna si racchiude in un simbolo che ricorda proprio una rete. #, conosciuto come l’hashtag, il cancelletto delle etichette. Questo simbolo è in grado di far trovare tutte le interazioni umane legate a quella determinata parola in un determinato momento. E la parola del giorno, tra notiziari, social network, chiacchiere da bar e satira era #SanCupo. Nell’arco di tutta la giornata si erano alternati titoli di notizie come:

Il Giornale: Chi ha rapito i bambini di #SanCupo ai Monti?

Il Fatto: Il Mistero di #SanCupo: La polizia non ha nessuna pista

TeleNorba: Parla il sindaco di #SanCupo: Chiunque sia stato, la pagherà cara

Lercio: Mistero di #SanCupo: i bambini non sono spariti, sono in Molise

Otis purtroppo aveva qualche problema con il tempismo. Ci mise circa un quarto d’ora per ritornare a casa. Quando accese il proprio mac, aprì immediatamente Twitter per controllare le tendenze. #SanCupo era il terzo risultato, ma solo perché in quel momento stavano trasmettendo una nota trasmissione politica, dove c’era ospite un noto parlamentare dell’opposizione che stava dando la colpa dei noti problemi con gli extracomunitari al noto Stato Italiano che gli forniva il noto stipendio parlamentare. Se quel pomeriggio Otis fosse stato a lavorare da casa invece che a fuggire nella sala prove del suo gruppo musicale ormai sciolto, avrebbe scoperto che proprio San Cupo ai Monti era protagonista di una storia incredibile. San Cupo ai Monti distava solo una trentina di chilometri da casa sua ma era passato circa un anno dall’ultima volta che era stato lì. Qualche anno prima era entrato in contatto con l’associazione che aveva trasformato la casa del poeta Federico Bassi, in una mostra di memorabilia dello scrittore. Federico Bassi, il “Gianni Rodari” del Sud, sembrava un interessante personaggio che meritava più di un approfondimento. Per questo motivo Otis cominciò a frequentare settimanalmente l’associazione che ne conservava il ricordo. O per meglio dire, questo fu “uno” dei motivi che portò Otis a frequentare più assiduamente il piccolo paese del sannio.

Non passò molto tempo prima di decidere sul da farsi. Ormai erano quasi le nove di sera, era tardi per qualsiasi spostamento. Prese il telefono e contattò Antonio Formato, l’attuale presidente che gestiva il museo di Federico Bassi. Gli scrisse un breve messaggio solo per sapere se fosse in linea. Ma secondo Whatsapp, l’ultimo collegamento era avvenuto circa otto ore prima. Dopo una decina di minuti provò a contattare Egle, una delle ragazze che aiutavano all’associazione. Ma anche lei sembrava essersi collegata per l’ultima volta circa 8 ore prima. Otis aveva un terzo numero di telefono da poter contattare ma esitò.

L’unica cosa certa da fare era mettersi a letto e impostare la sveglia alle cinque del mattino per poi dirigersi direttamente sul posto. Otis iniziò a prevedere quale possibile scenario sarebbe potuto verificarsi in un paesino così piccolo. Qualsiasi cosa Otis avesse in mente in quel momento, la realtà che si sarebbe rivelata il giorno seguente, non si avvicinava ai fatti nemmeno nel più recondito incubo partorito dal suo subconscio.

Illustrazione: Leonardo Chironi

Cos' è CRIATURE?

Criature è un progetto di scrittura creativa ideato da Flavio Ignelzi e Antonio Furno a cui tutti possono partecipare. Questa che state leggendo è la storia di Andrea Turel Caccese ma potete leggere le altre storie (e avere maggiori info su come partecipare) a questo link.

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