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Essenziale 2049

Aeternae et praecipuae res

L'essenziale nel 2049

Pubblicato il 10 dicembre 2017 in Didattica

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Se ripenso al 2019 vedo che molte cose sono cambiate, molte altre no. Fumo l’ultima sigaretta prima di entrare in classe. Le sigarette sono ancora monopolio dello stato italiano, sebbene abbiano ridotto la nicotina drasticamente. La mia sigaretta alla fragola lascia un profumo nell’aria e rende piacevole anche il fumo passivo. Non ho ancora capito come le fanno, probabilmente la cartina è immersa in delle essenze particolari. Spero che i ragazzi di 5^ G da interrogare oggi non abbiano marinato la scuola. Schopenhauer che passione! Io lo devo ancora stracciare il velo di Maya. Mi domando se in due secoli e mezzo qualcuno ci sia riuscito. Passeggiare tra i corridoi mi piace, mi fa pensare a quando ero un ragazzino vedendo gli studenti che mi circondano: nell’atrio c’è una coppia che frettolosamente si bacia (si risentiranno fra poco scambiandosi messaggi istantanei con i loro smartphone 2.0 attraverso il 10G o i loro smartwatch); sulle scale ci sono alcuni ragazzi di 3^ O un po’ preoccupati con il supporto “dizionario di latino” per i loro tablet (avranno un compito in classe); la bacheca multimediale è piena zeppa di comunicazioni che possono essere inserite da tutti attraverso l’app scolastica o semplicemente con il dispositivo touch screen collegato al grosso schermo che occupa la parete vicino alla presidenza. Durante la ricreazione ricevo un videomessaggio odoroso da mio figlio. Lui è cuoco e sta studiando per diventare chef in Francia. Il mio smartphone 2.0 mi indica che la ricarica olfattiva sta terminando e che è necessario ricaricarlo, ho materiale solo per qualche altro contenuto multi-extrasensoriale. Apro il contenuto e l’odore di amatriciana invade tutta la stanza. E’ orgoglioso perché il suo piatto di tradizione italiana è apprezzato. Anche io lo sono. Ora però devo cercar di mandare via il dolce e gustoso profumo che a metà mattina fa venire l’acquolina in bocca a tutti. Prima di riprendere imposto la mia automobile autonoma per le 13 così appena uscito da scuola la troverò proprio di fronte al portone principale. Ormai ritornare in una casa vuota, senza nessuno, non mi fa quasi più niente. Inserisco il codice d’accesso e la mia porta d’ingresso si apre. E’ strano ritrovarsi a 52 anni in questa situazione, avendo vissuto tutta la vita in compagnia, o dei miei genitori o di mio figlio. A 25 anni mia moglie si è ammalata. Ora non c’è più, ma so che rimarrà per sempre nel mio cuore, nella mia memoria e, se è vero che esiste una vita oltre la morte, in cielo a proteggermi e a continuare ad amarmi. Era bella, così come lo è mio figlio. Mi piace passare del tempo con lui, mi sembra di passare anche del tempo con Matilde. Se mi avessero chiesto appena finto il liceo cosa ne avrei fatto della mia vita, avrei risposto con tutti i progetti che avevo in mente. Prendere una magistrale in Filosofia, prendere un dottorato di ricerca in Filosofia della scienza e magari trasferirmi in California a lavorare nella Silicon Valley. A 22 anni Matilde aspettava un bambino e siamo convolati a nozze. E così ho fatto ciò che un padre fa per assicurare un tetto alla propria famiglia. Dovevo lavorare e tempo per la formazione non ce n’era: ho iniziato ad insegnare. Non voglio dire che il lavoro che faccio non mi piaccia, anzi. E’ solo che mi sarebbe piaciuto rincorrere i miei sogni. Ma la vita ti pone davanti a strade biforcate e devi scegliere quella più sicura e ragionevole. Oggi è uno di quei giorni “grigi”, nonostante fuori ci sia il sole. E’ il mio umore ad essere grigio; così imposto sulla finestra hi-tech la funzione “vetri scuri”: in un attimo nel salotto dove son seduto entra una timida luce fioca. Quando vedo gli amici, questi mi dicono spesso di iniziare ad uscire con altre donne e che siamo nel 2049 non più nel ‘900. Io non cerco. Perché non ne ho bisogno. Mi avete chiesto di parlare di me, del mio essenziale e del perché ho abbandonato il mio dottorato. Così mentre scrivo questo pagina su me stesso, ormai conscio del fatto di esser stato preso per il lavoro dei miei sogni trent’anni più tardi, mi accorgo finalmente che ho trovato il mio essenziale. “L’essenziale è invisibile agli occhi” scriveva Antoine de Saint-Exupéry nel suo bestseller “Il piccolo principe”. Io l’ho sempre avuto sotto gli occhi. Il mio essenziale è tutto ciò che mi fa sentire vivo: l’amore. L’amore che provo per i miei genitori, l’amore eterno che provo e proverò per mia moglie Matilde, l’amore che ho per mio figlio. Questo è il mio essenziale.

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