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una storia di BarbaraVilla

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Mi è caduto il cielo addosso

Ci sono storie che non finiscono mai, anche se ci raccontiamo il contrario.

Pubblicato il 05 dicembre 2016

Luca e Valentina. Valentina chi?!!

Mi tremano le gambe, spalanco gli occhi e maledico il momento in cui ho aperto quella cosa. Sbuffo, rimetto a posto la cosa e muoio un po'. Intanto fuori ha cominciato a nevicare.

La giornata era cominciata nella maniera più dolce. Un bacio appiccicoso di mio fratello Loris, la colazione al bar con le amiche e il solito "sei bellissima" canticchiato da Gianni, il panettiere sotto casa. Poi è successo l'incredibile. Quella postina non mi aveva nemmeno visto, nonostante cercasse proprio me per consegnarmi sorridente la mia condanna a morte.

E' stato un attimo e ho perso fiato e parole. Mi sono caduti gli occhi in una pozzanghera ed ora, il cuore pesa come un macigno. Penso a te. Penso a noi.

Ai tuoi occhi specchio dei miei, la tua bocca incollata alla mia. Le tue braccia forti, il tuo profumo intenso, i nostri sorrisi veri.

Mi viene in mente il nostro viaggio in Grecia e quel “ritardo” che ci spaventò a morte per alcuni secondi, ritrovandoci poco dopo abbracciati più uniti che mai. L'albero di Natale in Piazza del Duomo e quel regalo indimenticabile. La pizza il 26 dicembre sul muretto sotto casa e l'ultimo ferragosto insieme in una spiaggia affollata del Salento a ballare la pizzica e a fare l' amore.

E ora Luca si sposa. E tutto il nostro mondo non esiste più.

Ma la cosa più grave è che mi rendo conto solo adesso di non aver mai smesso di amarlo, nonostante tutto e tutti. Nonostante me e la mia testa dura che mi convinceva ad andare avanti, senza di lui. Che stronzata. L'idea, la testa e questo maledetto orgoglio.

Amo Luca. Come la prima volta. Anzi di più. E dirlo mi riempie bocca, pelle e polmoni. Sì, amo Luca. Ma lui non lo saprà mai. Lui sposerà una tale Valentina. E il mio cuore avrà sempre un battito in meno.

Ci sono storie che non finiscono mai, anche se ci raccontiamo il contrario. Luca è stato il primo amore, il primo bacio, il primo tutto. Con Luca ho guardato la stella cadente numero uno, in una spiaggia affollata della Romagna, ho espresso il desiderio più grande, che non si realizzerà. Abbiamo riso e pianto. Condiviso canzoni, film e poesie. Viaggi, feste, partite, concerti. La birra, le stelle e gli amici. La vita. Ci siamo scambiati paure e timori. Ci siamo fumati la stessa sigaretta e lo stesso sogno. Ci siamo amati, amati fino in fondo, mischiandoci carne e sangue. Siamo stati il bene e il male. Ci siamo fatti promesse ogni giorno, giurandoci l'eternità. E adesso si sposa. Il mio Luca non è più mio. Il ragazzino con l'apparecchio ai denti che mi accompagnava a scuola in bicicletta giurerà amore eterno ad un'altra donna, nella chiesa dove noi siamo stati battezzati, e dove ci siamo confessati uno accanto all'altro. Anno dopo anno.

Luca si sposa e il cielo mi cade addosso.

Sotto il cielo caduto solo macerie.

Una partecipazione che non sarebbe dovuta arrivare. Non a me. Ma partecipazione a cosa? Ad un matrimonio che sancisce il mio funerale?! Pensa che festa! E poi chi cazzo è ‘sta Valentina?!!

Ho bisogno di bere e non pensare. Qui c'è da dimenticare, affogare tutto. Lui, io, noi. Una vita intera. Un mare di ricordi. Accendo lo stereo e nell'aria partono le note di “Le cose che abbiamo in comune” e intanto piango, rido e mi scolo di tutto. Guardo nei cassetti e ritrovo vecchie lettere, cartoline e un'infinità di auguri. I biglietti aerei per Londra, le nostre fotografie, i suoi regali. I cd degli U2 e la foto con il capitano. Un cartoncino rosso e quel “Sarà per sempre” a caratteri cubitali che ora stona più di una canzone di Gigi D'Alessio. Quel pareo ridicolo preso a Formentera e usato solo come grembiule quando cucinavo le penne a mezzanotte per gli amici. Guardo la mia cicatrice sul ginocchio sinistro e come un tatuaggio lì c'è la sua bocca. Non devo pensarci più. Basta. Non devo pensarci più. Luca è morto. Anzi Luca si sposa. Io sono morta.

E Claudio Baglioni insiste nel cantare “Mille giorni di te e di me”.

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