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Una storia di Nikeroine

Mai scordarmi di te

anche se mi convenisse

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Pubblicato il 28 maggio 2018 in Storie d’amore

Tags: adolescenti Lgbt masturbazione

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Si svegliò con i capelli spettinati sul viso.

Il braccio formicolante e rosso dal peso che ci aveva messo sopra.

E ancora il sapore del bacio in bocca.

Ripensando alla sera precedente, Frida arrossì e spinse la faccia contro il cuscino, emettendo un mezzo gridolino decisamente imbarazzante.

Andrea.

Oh.

C'era una sensazione strana nel suo stomaco. Un po' come quando le veniva l'ansia fuori dal nulla.

Già pronta a bestemmiare contro il suo cervello.

Perché

per quale ragione dovrebbe avere l'ansia, quando era così a suo agio sul letto, al caldo, la domenica mattina?

Si accorse che quella non era ansia.

Non la stava mangiando dentro come era solito. Non si stava addentrando nel suo ventre lasciando freddo gelido nel suo passaggio. Non la stava facendo sudare.

La stava solo solleticando, leggermente.

Quasi timida.

Continuò a pensare ad Andrea.

E il suo sorriso. Le sue carezze e a ieri sera, a come i suo capelli brillavano alla luce dei lampioni.

Oh.

Ecco che il calore nel suo stomaco stava scendendo.

Pensò alle sue labbra sul collo di Andrea. A sfregare i denti sulla sua pelle delicata.

Alle sue dita tra i ricci lunghi. Alle sue lentiggini e come avrebbe piaciuto avere il permesso per baciargliele tutte.

Una per una, lentamente.

Pose la mano sulla pancia e chiuse gli occhi.

Pensò a come le brillassero gli occhi quando rideva troppo, che quasi le uscivano le lacrime.

A come era vestita ieri sera, e cazzo se non fosse un'opera d'arte.

Aveva una maglietta attillata nera a maniche lunghe. Una gonna lunga gialla senape e delle ballerine rosse.

Voleva imprimere la sua immagine sotto le palpebre, così che poteva vederla anche quando chiudeva gli occhi.

La mano iniziò a scendere giù.

Si ricordò di quando, un anno prima, andarono insieme ai loro amici in un bosco.

Andrea era così eccitata di poter stare fuori all' aria aperta per così tanto tempo.

Si mise a correre verso un albero a caso.

Il restò del gruppo guardava Frida come se fosse il suo compito di andare a recuperare l'amica iperattiva, e Frida pensava che forse non avevano torto.

Si mise a correre anche lei, tenendo lo sguardo rivolto verso l'alto.

Gli alberi erano immensi e il sole passava a malepena fra i fitti rami.

Frida doveva ammettere che era lievemente sorpresa dalla bellezza di quel paesaggio.

Si fermò un attimo per riprendere fiato, e un po' infastidita si chiese dove cazzo fosse.

Passandosi una mano fra i ciuffi verdi per mandarli indietro si girò intorno.

Ovviamente Frida non aveva guardato dove stava andando. Ovviamente.

Guardò il cellulare e tutte le sue speranze nell'umanità, soprattutto se stessa, si frantumarono.

Cercò freneticamente nelle tasche dei pantaloni, magari sperando di trovare un non so cosa di utile, come dei fuochi d'artificio, o qualcosa che potesse fare molto rumore, o un cazzo di cervello dato che non ce l'aveva, suggerì inutilmente una parte di lei.

“ Chetati. ”

Si rispose intelligentemente.

Sentì una risatina alle sue spalle, e si girò il più velocemente che poteva.

Andrea stava lì che la guardava sorridendo e gli occhi pieni di gioia.

Frida non si fermò neanche a pensare e iniziò a correre verso di lei.

Andrea fece un gridolino e cercò di scappare via, ma ormai Frida l'aveva raggiunta e la prese per la vita facendola girare intorno così che ormai erano petto contro petto.

Si guardarono negli occhi un secondo e poi Frida si mise a ridere. Iniziò con un piccolo sbuffo e infine divento una risata rumorosa.

Andrea la guardava in un modo strano mentre era piegata a metà dalle risate con una mano sulla pancia, l'altra era ancora posata sulla vita dell' amica, mentre Andrea aveva tutte e due le mani nei suoi capelli impegnata a giocare con le corte ciocche colorate.

Appena calmata, Frida si raddrizzò, e con un sorrisetto si avvicino ad Andrea fino a lasciare qualche millimetro di distanza.

“ Sei troppo lenta. “

Al posto di arrossire e spingerla via con uno sguardo feroce, come Frida immaginava sarebbe successo, Andrea pose il suo sguardo sulle sue labbra e allo stesso tempo fece scendere una mano dai suoi capelli per accarezzarle lievemente il collo.

Avvicinandosi ancora di più parlò.

“ Ti sei scordata, forse, chi ha vinto la gara di velocità con ben dodici secondi di vantaggio? ”

Frida fu fermata dal ricordare la sua reazione imbarazzante dal rumore del cellulare che squillava.

Alzò la mano da dove si stava sfregando le mutande e dopo un secondo di silenzio per pentirsi di aver lasciato la suoneria accesa, accettò la chiamata senza neanche vedere chi era.

“ Sì? “

“ Hey, Ida.”

Appiattendosi velocemente la maglietta e respirando lievemente per riprendere l'ossigeno che aveva perso nel riconoscere quella voce, Frida si alzò.

“ Andrea. “

Era ancora senza fiato, cazzo.

“ Ida. “

Si riuscive a sentire la risata nella sua voce, e lo stomaco di Frida fece due salti.

Arrossendo e imbronciando allo stesso tempo, Frida iniziò a camminare avanti e indietro per camera sua.

“ Che vuoi? “

“ E' questo il modo in cui si saluta la propria ragazza di prima mattina? “

Arrossendo ancora di più Frida rispose con un forte colpo di tosse.

“ Stai bene? “

“ Sì. Ho solo respirato male. “

“ Certo... “

“ Smettila. “

“ Di fare cosa? “

“ Quello che stai facendo, riesco a sentire il tuo sorriso da qui. “

“ Non sto sorridendo. “

“ Andrea, riesco a percepirlo. Il mio livello di irritazione è salito al massimo da quando ho sentito la tua voce. “

Facendo una risatina Andrea le rispose.

“ Volevo solo chiederti se volessi venire da me, ho casa libera “

Un secondo di silenzio, la faccia di Frida era in fiamme.

“ Ma ovviamente se non vuo-”

“ Sì. Dammi sei minuti. “

Attaccò per prima e si diresse il più velocemente possibile verso l' armadio.

Buttò giù metà dei vestiti e prese una maglietta nera a maniche lunghe, dei leggings e una felpa extra large nera dove c'era scritto sopra con un pennarello bianco “ the

pen-is on the table “. Un opera d'arte che le era venuta in mente durante l'ora di latino qualche settimana prima.

Si infilò le scarpe e andò di fretta in bagno a lavarsi la faccia e i denti.

In due minuti era già fuori casa.

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