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Una storia di MirianaKuntz

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Essenziale 2049

13

Ti lascio il mio Mare

Quando per capire l'amore te lo lasci raccontare.

Pubblicato il 12 novembre 2017

-Questo è il mare, una distesa infinita che prima non si conosceva, poi d’un tratto il mare siamo diventati noi, e il mare è diventato asciutto come terra arida, poi qualcuno l’ha miscelato con l’erba e con una disperata ricerca di pace, il mare si è riempito di pioggia, e si è fatto verde, verde come i prati che non ti potrò mai mostrare.-

Questa era la cantilena preferita di Axel, che ascoltava con piacere da bambina, la sua bisnonna era stata una delle ultime abitanti della terra, così come la conosciamo, aveva scattato qualche foto di quel mondo che andava man mano a svanire, ma nessuna foto era come i racconti che produceva con la sua voce roca e profonda. Nessuno era brava come lei a raccontare un mondo che non esisteva più, ma che Axel, la sua pro nipote, aveva imparato ad amare.

-E’ un amore per procura- le diceva la sua bisnonna

-Un amore che non si consuma, ma che ho consumato nella mia testa ogni volta che me ne hai parlato.- rispondeva la giovane.

Axel amava tutte quelle cose, tutti quei paesaggi, tutte le persone che non erano altro che ricordi. Quando nonna Greta esalò il suo ultimo respiro, lasciò ad Axel decine e decine di foto, tutte diverse, lo chiamava il –lascito magico- più potente di ogni altra cosa.

Nel 2049 quando qualcuno moriva lasciava i suoi ricordi ad un altro, tramite l’inserto di dati mnemonici bypassati grazie la tecnologia, ma quella volta fu diverso, perché quelli che appartenevano ancora al –vecchio mondo- pensavano che trasferendo il loro essere ad un altro, tramite una barbarie simile, sarebbe stato, come svuotarsi di tutto, anche dell’anima, e arrivare ai piedi di Dio come una scatola vuota in mezzo ad un pieno imbarazzante.

Quando Axel comunicò ai medici la scelta di sua nonna, l’intero sistema sanitario, chiamato ormai AET (Aggiusti e trasferimenti) la guardò con sgomento e disgusto, come a non capire quella scelta bislacca, archiviarono la pratica e insabbiarono tutto in velocità. Axel nascose sotto la maglia, le foto che le aveva lasciato la sua nonna, e corse a casa.

Il cielo era collassato, non c’era più il Sole, che diventato troppo caldo, venti anni prima era scoppiato in mille pezzi, riversandosi sulla terra che a contatto con tanto calore aveva bruciato i suoi boschi, e le sue riserve naturali. L’uomo aveva fatto sì che sotto al cielo, ormai spento, fosse installato un cielo artificiale, dove puoi scegliere quando permettere alla pioggia di cadere, quando possa venire notte, e quando invece possa esserci il giorno. Le nuvole erano riprodotte male, e più che ammassi di vapore e acqua, assomigliavano ad agglomerati di plastica fusa. L’intera città era stata cambiata per adattarsi alle esigenze moderne, alcune aeree non erano più raggiungibili, pena l’esclusione dallo stesso pianeta, e morte certa. La gente non moriva più, o meglio quelli che potevano permetterselo, ribaltavano le leggi di Dio, era sorta la medicina –risolutiva- quella che al presentarsi di un sintomo o di un problema ti guariva all’istante. Lo stesso quindi era stato fatto per il tempo: il tempo non scandiva più i ritmi della vita, ma era la vita che si rifaceva al tempo, solo quando ne aveva voglia. La morte veniva ingannata con pasticche miracolose, che grazie ad un rilascio graduato e ad una terapia precisa permettevano al corpo di ringiovanire, alle cellule di rimettersi in sesto, e talvolta permettevano anche all’età biologica di bloccarsi laddove si aveva voglia di farlo.

Gli uomini erano impazziti per queste prodezze scientifiche, intere famiglie mettevano via dei soldi per permettersi queste cure miracolose: milioni di famiglie facoltose, prese dal capriccio moderno somministravano la medicina magica ai loro figli più piccoli, per non permettere mai loro di crescere: era carino avere dei figli sempre bebè da vestire con lustrini e fiocchetti, da presentare alle cene di famiglia, ai banchetti reali: così certi bambini restavano bambini per sempre.

I vecchi stavano con ragazze giovanissime non più sfruttando il lato economico, ma promettendo alle donne dosi sempre maggiori di DOP (dose di paradiso) è così che la chiamavano tutti.

Qualcuno si lasciò prendere la mano, dimenticando il valore dei sentimenti, tutti compravano tutti con la DOP, e tutto era dominato dalla bellezza, dalla giovinezza e dalla non-morte.

Ogni giorno c’erano decine di rappresaglie, compiute per lo più dalla parte povera del pianeta. L’emisfero Nord era quello occupato da chi era ricco, quello Sud era occupato dai più poveri, e al centro restavano quelli che non avevano un posto preciso. Axel viveva lì con la sua bis nonna, prima che essa morisse, nell’emisfero centrale le case erano simili a quelle di una volta, c’erano molti fabbricati vecchi, ognuno di essi aveva un ripostiglio in fondo al corridoio dove erano nascoste centinaia di cianfrusaglie, ormai vietate. Nel ripostiglio di Axel e nonna Greta c’erano tante cose di una bellezza rara: una macchina da scrivere, dei vecchi televisori a cavo manuale, forni a grill, grucce per vestiti, cibo ancora masticabile, vasi, fiori finti, bicilette e paralumi, ma la cosa più importante era la macchina fotografica, il cui utilizzo era bandito in ogni dove.

Il governo pensava che se qualcuno avesse fatto delle foto, esse avrebbero portato al collasso del –mondo moderno- cui mondo ormai era di una frenesia totale: nessuno si fermava mai a guardare le cose o le persone per più di dieci secondi, nessuno si parlava se non per le feste o tramite cavo invisibile via scatola cranica, nessuno conosceva la vera bellezza, e in pochi ricordavano quella che valeva la pena di vedere.

Le case dell’emisfero centrale erano tutte vicine l’une alle altre, quelli che ci vivevano erano per lo più dei pacifisti. La corrente arrivava dal sistema centrale a volte si e a volte no, perché il carico maggiore veniva dato all’emisfero nord, sfarzoso e brillante anche di giorno.

Quelli del sud e del centro venivano visti come i –reietti- del mondo: quelli che non conoscevano la vita abbastanza, e si erano accontentati delle cose passate, rifiutando la modernità.

Questo faceva di loro dei veri e propri traditori.

Non c’era logica nei loro discorsi, soprattutto perché anche se avessero voluto, non avrebbero avuto accesso. Avere la DOP era costoso, e i costi venivano sostenuti solo da chi ne era capace.

Un circolo vizioso dove vincevano solo i potenti.

Axel aveva solo quindici anni, non aveva mai provato nessun altro sentimento che non fosse l’affetto per la sua bis nonna, ma nei racconti di Greta l’amore era diverso da quello che esisteva adesso.

-C’era una volta una valigia verde e un colosso di ferro che viaggiava veloce veloce, lungo binari strascicanti, un uomo col cappello faceva fermate precise, il colosso di ferro si spegneva per un attimo, e permetteva agli altri di scendere o salire, sui sedili di un velluto simile alla stoffa da vestiti, la gente si sedeva e aspettava, nonno Omar aspettava sempre nonna Greta, quando le porte del mostro ferroso si aprivano per un secondo, nonno Omar scendeva giù da nonna Greta che lo stringeva forte al collo, ma senza fargli male. Poi ci si guardava negli occhi, e il cuore ( che ha solo una vita e non può essere aggiustato come un orologio) ticchettava forte come appunto un pendolo da salone, ma non faceva cucù nè si ritraeva, restava nel petto e tintinnava, le bocche si toccavano come quando si adagia un boccone alle labbra e lo si divora con ingordigia, poi si tentenna e poi di nuovo con furia, le mani si incollavano tra di loro, come a volersi saldare, il colosso di ferro ripartiva veloce, le stazioni dei mostri ferrosi erano così chiassosi, poi nonno Omar e nonna Greta si nascondevano imbarazzati dietro i muri della città, si raccontavano milioni di cose, come un libro che parla ad un altro libro, e la storia scritta insieme diventa così bella che alla fine gli altri la ascoltano con piacere, poi nel cielo pioveva qualche goccia, e poi una caterva d’acqua, senza che nessuno potesse scegliere quanto e come, pioveva e basta, così, come per magia, e i lampioni illuminavano sempre poco le strade deserte, a volte c’era un freddo bestiale che ci si abbracciava forte, ed altre volte il caldo faceva mancare il fiato, poi si andava al mare, una distesa infinita che non si conosceva, e mentre la luce del giorno affaticata si addormentava sulle caviglie stanche degli scalini, nonno Omar e nonna Greta si amavano senza parlare.-

Il racconto della valigia verde e dei colossi di ferro sulle rotaie faceva sempre piangere Axel, impaurita di non provare mai niente del genere, e commossa da quanta bellezza ci fosse nel passato dei due. In una foto c’era anche il mostro ferroso, la valigia e tutto il resto.

Nel 2049 ci si amava sotto copione: i belli stavano solo coi belli, i brutti coi brutti, e i ricchi coi ricchi. Non ci si guardava per paura di sciuparsi i capelli, non ci si toccava perché si pensava che non ce ne fosse il bisogno, i bambini nascevano tramite – riproduzione al computer- si inserivano i dati di uno e i dati dell’altro, i desideri estetici, le proporzioni e le somiglianze o le differenze che volevano apportare tra loro stessi e la futura progenie, poi tramite un bottone veniva sputato fuori un corpuscolo simile ad un seme, questo restava in una sorta di vaso da pianta, un po’ come le piantine di fagioli di una volta, lasciate crescere al buio, dopo circa dieci giorni il bambino sbucava con le braccia da sotto il terriccio, miracolosamente lasciato pulito dalla tecnologia dell’atto stesso. Poi veniva estratto ed auto educato tramite i dati inseriti nella sua testa: il risultato era che tutti i bambini erano uguali agli altri, erano tutti bellissimi, quasi come bambole, tutti educati, nessuno tirava più un calcio al pallone, nessuno disubbidiva, nessuno scappava, tutti mangiavano tutto, tutti andavano a dormire in orario, studiavano e ridevano quando era opportuno.

I –bambini da vaso- era bambini perfetti, ma non bambini.

Non ci si amava perché non ce n’era il bisogno, non ci si sposava più perché le chiese si erano estinte, Dio non veniva più ricordato, e l’autorità comunale esistente un tempo era solo un ricordo. La vita era troppo lunga per legare la propria esistenza ad un altro, ma non lo era a sufficienza per scopi utilitaristici.

Le case dell’emisfero nord erano tutte con grosse vetrate, -l’esibizionismo del tutto- era la nuova moda decennale. Non c’erano segreti perché non esistevano più le vergogne. Tutti facevano tutto, e nessuno aveva il coraggio di parlare o contraddire le parti.

Nessuno aveva più particolari ambizioni, se non quella di recuperare la DOP e accumularne sempre di più. I lavori più comuni erano quelli di :-punizioniere- e di –operatore di ufficio- Il primo era adatto a chi amava la violenza, poiché avrebbe potuto sfogarla su chi non era in –regola- col sistema, il secondo era adatto a chi non aveva particolari esigenze: si entrava alle sette e si usciva alle sedici ( tempo approssimato, poiché l’orologio antico non esisteva più.)

Le ore del giorno erano scandite da una grossa macchina centrale, simile ad un vecchio campanile ma con più sfarzi e spine, esso poteva essere ripristinato in qualsiasi momento, mandato avanti o indietro, stoppato o velocizzato. Certe ore erano più brevi di certi minuti, e certi secondi erano più duraturi di certe ore.

Per settimane intere non esisteva la notte, e si andava a dormire col Sole artificiale.

Nelle foto di nonna Greta c’erano anche delle belle cene, il gusto di mangiare che non esisteva più. Al posto dei classici pasti erano stati ideati dei pasti –rapidi- dove bastava scegliere che gusto si volesse sentire, e attraverso l’uso di micro pillole il pasto poteva essere consumato in pochi secondi. Non c’era più preparazione né ambizione nel diventare bravi: tutti potevano cucinare tutto, e tutti potevano mangiare tutto. Le cose più disparate appartenenti ad un’altra cultura potevano essere acquistate allo – store food- senza alcuna difficoltà.

I sogni venivano controllati dal –sistema centrale- ed ogni incongruenza segnalata al cervellone, dopo una serie di richiami non verbali si veniva arrestati e portati nelle aeree di desolazione, quelle rimaste al di fuori del progresso, dove non c’era più niente e nessuno. Si veniva lasciati lì, a morire in mezzo ai morti, poiché quelli non appartenenti ai ricchi, dopo la morte, venivano portati nelle aeree desertiche, lontani dal progresso, esattamente dove avevano deciso di rimanere.

L’essenziale era –visibile agli occhi.- in un mondo dove i bambini non crescono più, non piangono, non gridano, e sono tutti uguali, in un mondo dove non si mangia con gusto e non si cucina con fatica, in un mondo dove non ci si innamora e non ci si tocca, dove non ci si sposa e non ci si lascia, in un mondo senza cielo, e senza sole, in un mondo con un mare verdissimo mischiato con l’erba dei prati che non esistono più, tutto ciò che l’uomo desiderava era lì davanti agli occhi: un corpo perfetto e statuario, in un mondo di plastica e paiette, senza emozioni.

Fu la sera del suo sedicesimo compleanno che Axel lasciò che la sua mente toccasse i punti più remoti dei suoi sogni. Quella volta sognò di innamorarsi di un ragazzo normale, di prendere il treno come la sua nonna, e di baciarsi sulle scale intiepidite di un Sole non-morto.

Quella sera fu il suo decimo richiamo non-verbale.

La porta di casa sua fu aperta tramite un congegno istantaneo, degli uomini metà macchina e metà umano, la trascinarono per qualche chilometro, lontana da casa.

I suoi occhi erano accecati da una notte che di colpo divenne giorno, come allo schioccare di due dita. La stretta degli uomini era così feroce da non sembrare più quella di un umano.

-Per la legge 41866 sei ufficialmente una reietta, non intendiamo permetterti la permanenza nel mondo moderno, sarai trasferita nelle aeree desertiche, dove andrai in contro a morte certa.-

Axel sbarrò gli occhi come a non capire, poi le tornò alla mente tutto di colpo il sogno che aveva appena fatto.

-Non potete punirmi per un sogno-

-Non se i tuoi sogni sono diversi dai miei- rispose l’uomo che con un calcio violento spedì la giovane ragazza dall’altra parte della città. Una linea di confine invisibile divideva il vecchio mondo, dal nuovo mondo. Una barriera oleosa non permetteva il passaggio non autorizzato di persone da una parte all’altra.

Axel provò a sfondarla con un paio di calci ben assestati, ma la barriera invisibile con un colpo di tensione elettrica la respinse all’indietro, fino a schiantarla al suolo.

Il sole era morto molti anni prima, e da questa parte non cresceva più niente, era sempre notte, e non c’erano persone, se non quelli morti prima, o morti per esclusione dal mondo moderno.

La giovane vagò per giorni interi alla ricerca di qualcuno, ma nulla di fatto.

Riuscì a trovare il colosso di ferro raccontato da sua nonna e ripreso dalle foto nascoste nel taschino, accarezzò i sedili di cui le parlava sempre nonna Greta, la porta a soffietto, la manopola di accensione, e i vetri tirati giù per metà. Si distese poi sulle rotaie, chiuse gli occhi e immaginò che cosa bella potesse essere la musica.

-Ti si schianta dentro, è come se parlasse di te, e poi di un altro ancora, è piena di tempo, di pause e disegni, ti asciuga la bocca e ti risana la testa, è sotto i tuoi baci, e sopra i ricordi, si incide sul petto e ti fa ballare, balli come a muovere le braccia e le gambe, come quando scappi o saluti, e non puoi fermarti, fino a quando la musica non smette di solleticarti lo stomaco. Poi a volte canti, e metti in forza la voce, qualcuno è bravo, e qualcuno ride perché non ne è capace. E’ come parlare ma con minuziosa attenzione o caotico divertimento. Puoi essere ovunque tu voglia, insieme a lei, è il mezzo di trasporto che preferisco, mi ha portata nel cielo e poi dritta a casa.-

Ricordò le parole di nonna Greta, e sforzandosi di non piangere provò ad immaginarsi la musica, poi una canzonetta leggera echeggiò nella stazione deserta, una piccola radiolina aveva iniziato a cantare, dimenticata forse da qualcuno sotto un sedile. Axel corse a cercarla, fino a quando non si accorse della sua presenza disordinata ai piedi di un sedile.

Se la portò all’orecchio e iniziò a cantare.

-Questo amore, questo amore, così grande, non scordare- era di sicuro una vecchia canzone che sua nonna avrebbe ricordato, ma Axel la musica non l’aveva mai incontrata. La cantò tante di quelle volte che alla fine le batterie persero ogni forza fino a spegnersi.

La giovane ormai lasciata senza cibo e senza acqua da giorni, trovò persino il mare. Una grande distesa di acqua dove non si scorgeva la fine.

Gli occhi le iniziarono a bruciare, le gambe a tremare. Non c’era più un mare verde e brillante, ma solo un mare vero, blu blu, come il cielo delle foto, blu cobalto come l’azzurro di un –mare che vive-, corse a piedi nudi, fino a sentire l’acqua arrivare alla gola, il freddo di quelle correnti era così pungente che di colpo la sua temperatura arrivò a gradi inimmaginabili, l’acqua fredda le toccava la schiena, e poi la faccia, ne prese un sorso e scoprì miracolosamente che era come diceva sua nonna : -è un acqua che non puoi bere, salata più del sale. - Quel mare non aveva bisogno di computer o modifiche, era bello come mai niente avesse visto prima d’allora, con le sue imperfezioni rocciose al di sotto dei piedi, con il suo sale e il suo freddo.

Prima che potesse immaginare, il suo corpo divenne marmo di ghiaccio, e poi sequoia d’argento, fece di colpo un tuffo di sotto, dove non si vedeva più niente, ad occhi chiusi riusciva a vedere più di quanto non avesse mai visto prima di allora.

-L’essenziale è invisibile agli occhi- perché non ho bisogno di guardare per sentire – tutto questo amore imperfetto- ma che sia – vero amore-

Axel trattenne il respiro, fino a morire, le foto si sparpagliarono intorno al suo corpo, pronte a restare in un mondo che non era più mondo, dove la musica e il mare non se li ricorda più nessuno.

-Questo è il mare, una distesa infinita che prima non si conosceva, dove il sale non ti brucia la pelle, dove le onde ti portano a sognare, dove non crescono le rose, ma le puoi persino vedere, dove le rocce e i pesci se ne stanno vicini, dove non ti serve mentire. Questo è il mare, dove è dolce persino morire.-

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