scrivi

Una storia di AnjaLol

1

Me, You, Us

Una casa in cima al mondo

Pubblicato il 22 marzo 2017

Io e te non ci vediamo quasi mai, ma quella volta che lo facciamo è come se il tempo non fosse mai passato. Eppure nonostante ciò, riusciamo a capirci con uno sguardo, sappiamo quando le cose vanno bene o vanno male solo guardandoci negli occhi.

Ricordo quando ci siamo visti la prima volta...

Io cominciavo a lavorare nella tua azienda, tu ci lavoravi già da un pò e zompettavi da un ufficio all'altro, non eri mai alla tua scrivania, sempre preso da mille impegni, andavi su e giù per il corridoio. Io seguivo la mia tutor che mi faceva fare il giro del palazzo, ero tra l'impaurita e il "Wow che figata sto posto" e da un ufficio sei uscito tu e boom: mi hai folgorata, i tuoi occhi, il tuo sorriso. Non ci siamo presentati, ci siamo solo scambiati un lungo sguardo. Passarono i giorni, ci vedevamo tutti i giorni, ma non riuscivamo a parlarci. Poi una sera, io stavo andando via, tu eri ancora in ufficio, per una volta eri seduto alla tua scrivania, vidi la luce accesa e mi avvicinai alla tua porta.

"Credo che tu sia l'unico rimasto..."

"Oh...merda! Devo chiudere io...che palle! Hai da fare?"

"Mmmm no"

"Ne ho per una mezz'ora ancora, mi fai compagnia? Mi scoccia chiudere da solo"

"Ok"

Da allora, siamo diventati inseparabili... amici. Ogni occasione era buona per vederci, parlarci, ridere... Io, lentamente, mi stavo innamorando di te, tu eri già fidanzato. Passarono i mesi, il mio lavoro nella tua azienda finì e finirono anche le nostre chiacchierate chilometriche. Ci perdemmo di vista per un pò, io presa da un nuovo lavoro, tu dal tuo. Troppo impegnati per trovare il tempo per stare insieme. Questo distacco mi aiutò a farmi passare l'innamoramento. Non potevo rovinare la tua storia.

Dopo qualche mese incontrai un tuo collega, gli chiesi di te e mi disse che con la tipa era finita. Avrei voluto chiamarti, per chiederti come stavi, ma non lo feci, fui codarda.

Qualche volta passavo a salutarti e tu eri sempre felice di vedermi e nel frattempo crescevano i pettegolezzi, ma a noi non ce ne fregava niente perchè sapevamo che era solo una bella e intensa amicizia.

Il mio lavoro, i miei viaggi, i tuoi viaggi, i nostri impegni ci hanno separati per un bel pò fino a ieri. Sì ieri, quando sono passata a salutarti.

Avevo un'ora buca tra un impegno e un altro ed ero nelle tue vicinanze.

"Ciao bedda mia abbracciami".

Quell'abbraccio così lungo, così stretto, così caldo, dato in mezzo al corridoio con i tuoi colleghi che ci giravano attorno, le mie labbra sul tuo collo, il tuo profumo... Non sarei mai uscita da quell'abbraccio.

In un attimo le distanze si sono azzerate e le parole sono uscite come un fiume in piena, discorsi seri, cazzate, che fai, che combini, mi sei mancata, mi sei mancato, dovresti cambiare quartiere...

"Quando ci prenderemo casa in piazza sarà diverso"

"No in piazza c'è troppo caos, prendiamoci una casa sui colli"

"Si, mi piace sui colli, saremo tranquilli ma ad una passo dal centro"

"E vissero felici e contenti"

"La nostra favola"

I miei impegni sono saltati, l'ho aiutato a terminare il lavoro, alle 20 eravamo nella sua 500 sui colli a cercare la nostra casa in cima al mondo.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×