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Una storia di Salinger23

Bagnogentile

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Pubblicato il 02 giugno 2018 in Storie d’amore

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Un giorno di luglio un ragazzo di Milano ricevette una lettera da una ragazza americana. Da quella che lui considerava ancora un'amica. Forse perché in cuor suo, non aveva preso mai seriamente l'idea di legarsi a lei.

Il ragazzo lesse la lettera tutta d'un fiato. Come chi ha molta sete. Poi prese a osservarla con attenzione per qualche istante, soffermando sulla bella calligrafia. Ai tratti un poco vaporosi delle A e delle E. I bordi rossi che ne caratterizzavano la carta. L'intestazione. Il timbro un poco slabbrato sulla busta che diceva Hoboken, New Jersey - USA.

La ragazza nella lettera raccontava di stare bene, che si divertiva, anche se sentiva tremendamente nostalgia per l'Italia. Dell'ottimo cibo. E del ragazzo soprattutto. Pensando che ci sarebbe presto tornata con la fine della bella stagione.

Agli inizi di agosto il ragazzo parti per l'Adriatico. Partì in treno, pensando un poco alla giovane americana. Agli amici che avevano affittato una mansarda a Riccione e lo aspettavano per trascorrere qualche giorno tra balli e spiagge, chiari di luna e musica beat. A lui piacevano molto i Beatles, anche se i Rolling Stones gli mettevano addosso una curiosa carica. Definibile più come eccitazione.

Una volta che scese dal treno, il ragazzo prese un taxi. Il tassista (un omone che dava l'impressione di pesare più di un quintale) caricò la borsa del giovane nel bagagliaio. Si mise alla guida e accese la radio. Al ragazzo l'idea piacque, e Riccione gli apparve da subito come una piccola Milano sul mare. Meno cosmopolita. Più pupular. Fradicia di tedeschi con gambaletto bianco e borselli a tracolla. Giapponesi con le Nikon e tagli di capelli unisex. Americani e australiani con i cappelli da baseball ben piantati sulla testa. Poi gli italiani: a crocchi misti, a coppie più o meno assortite con passeggini al seguito. Sempre volgari, spavaldi, ruffiani, vitelloni...​

Qualche sera, seguente al suo arrivo, il ragazzo conobbe assieme ai suoi amici alcune ragazze. Quel genere di ragazze firmate dalla testa ai piedi, che parlano con la erre moscia; che inclinano la testa passandosi le dita tra i capelli; attorcigliano le labbra in cerca di scusanti, alzando il dito mignolo mentre bevono il caffè. Che ti toccano coi loro occhi a punta spilli; che servono solo per vetrina; che giocano a usarti, usandoti. Tanto che devi essere davvero stupido se non lo capisci dopo cinque minuti che ci parli assieme. Infatti, il ragazzo volle capirlo, e lo capì. Pensando soprattutto a divertirsi e a tenere a debita distanza i loro occhi come punta spilli. Gustandosi così Riccione e viale Ceccarini con tutte quelle insegne al neon da fargli credere nella sua barbara incoscienza d'essere a Las Vegas. Era forse per il clima di festa che c'era attorno. Le piadinerie disseminate in ogni angolo. I risciò. I paparazzi invadenti. Le aste di tappeti. Il ponte della stazione che faceva da spartiacque per i negozi di moda, i ristoranti di lusso, e il resto. Il ragazzo non sapeva, forse non volle approfondire. Forse tacque solamente sotto il peso greve della sua acerba età. Così, con quello spirito, visitò i diversi locali della riviera. Innescando conoscenze. Lasciandosi guidare dal ritmo della vacanza. Dal sanguigno suo odore. Bevendo più del suo solito. Saggiando la fame chimica di signorita cannabis.​

La giornata di Ferragosto la trascorse con una ragazza castana di Dresda. Impazzando tra gavettoni, fuochi, e una grigliata infinita che fece con gli altri sulla spiaggia, dimenticandosi alla svelta della giovane americana.

Il penultimo giorno di vacanza, stanco di starsene al sole. Affittò un pattino dal colore verde brillante e la scritta sulla plancia che diceva BAGNOGENTILE.

Distanziò dalla battigia remando per una decina di minuti. Dapprincipio con un senso di insensata foga, a voler scacciare dalla testa chissà quali recondite ansie. Quindi, con un rabbioso bruciore che gli premeva lungo le braccia e le gambe, diede alla sua azione un ritmo più regolare. Fino a che, spossato, si limitò a controllare la direzione del pattino in acqua.

Con la schiena poggiata alla base dello scafo e la braccia penzoloni si appisolò, sudando come un maiale. Quando si riprese - ancora mezzo intorpidito dal sonno, si meravigliò di come l'acqua al largo avesse un che di magnetico. Alla costa non riusciva più a dare un volto, eccetto che per sommari, puntiformi bagliori, capaci di amplificare scarne sensazioni, senza però avere la forza necessaria di una connotazione con il reale. Ma più una tacita tregua tra lui e l'universo. Questo pensò il ragazzo. Decidendo per un tuffo dove era solo cielo e azzurro. E l'orizzonte, ben visibile, andava stagliandosi sopra un'estate da finire.​

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