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Una storia di Salinger23

RImorso

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Pubblicato il 30 maggio 2018 in Storie d’amore

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Non si vedevano da mesi. Nel frattempo molte lettere e qualche telefonata. Ma l'occasione di guardarsi ancora negli occhi, potendosi confidare cose che per lettera, o ancora più al telefono si ha pudore di non dire, lo impauriva maledettamente.

L'uomo lasciò casa in largo anticipo. Come suo solito gli piaceva fare le cose con calma. Giunto alla Centrale di Milano fece il biglietto destinazione Venezia.

Percorrendo la via ferrata per raggiungere la città lagunare, l'uomo cercò di trattenere qualcosa di profondo e sottile allo stesso tempo, come le labbra della donna, che per un infinitesimo di secondo si fecero strada nei ricordi. La cosiddetta gloria spicciola. Le telefonate consumate a mezza voce, con la sensazione che potessero essere istanti irraggiungibili, è per questo più intensi una volta realizzati. Riuscendo perfettamente a rammentarne la grazia. I lineamenti, le mani bianche, l'odore di magnolie che insinuavano l'aria. I piedi in scarpe basse. Tutto quanto se l'era tenuto. Come la sua timidezza, e la cena al Quadri.

L'uomo attese con pazienza la donna quasi un'ora. La donna perse la coincidenza da Padova, e arrivò dopo.

Arrivò verso il tramonto con l'aria di un dopo pioggia e i lampioni di piazza San Marco accesi. Senza ombrello, perché se l'era scordato sulla carrozza in cui aveva viaggiato tutto il pomeriggio. La donna mostrava capelli lunghi e neri interamente umidi. Così lo raggiunse al caffè Florian.

Vedendola da lontano, l'uomo voleva solo riuscire a dire che con lui sarebbe stato differente. Che non sarebbe stato come con tutti gli altri. Ma non disse niente, rimanendo come frastornato, e quelle parole rimasero dentro, intrappolate a un convenevole semplice abbraccio.

Lasciato il Florian, riprese a piovere. Ci fu un fuggi fuggi generale, mentre ventate di tramontana si facevano beffe dei camerieri e dei giapponesi a caccia di piccioni in volo.

Per mezz'ora i due attesero invano trovando riparo dentro una cabina a gettoni. Quando dopo un'ora si accorsero che la pioggia fosse più testarda di quanto potessero credere, decisero di camminare a piedi fino al Quadri.

Durante il tragitto alla donna le rimase infilzato un tacco tra le grandi fughe di porfido che rivestivano le strettoie della città. L'uomo le offrì allora il braccio fino ad arrivare al ristorante.

Presero posto in una sala prospiciente all'ingresso, dove da una vetrata da cui si vedeva il Canal Grande, ornata di arazzi e marmo a scacchiera sul pavimento furono raggiunti a breve da un paio di camerieri in livrea.

Ordinarono del Millesimato, che li venne servito con un entrées di mazzancolle e funghi porcini.

La donna senza l'impermeabile addosso, mostrava un tailleur lavanda che dava risalto alla sua chioma nera.

Il suo sorriso era forse meglio di quanto l'uomo credeva di ricordare. A fine serata le piacque a tal punto che si decise finalmente a baciarla. La prese tra le braccia, e cercò di sfiorarle le labbra. Ma lei, col volto in fiamme, ritrasse indietro il corpo. Intimidita.

"Come hai potuto", si disse poi l'uomo, sul treno che lo riportava a casa. Mentre al di là del vetro della ferrata paesaggi variegati sfrecciavano via velocissimi, alternandosi a file di appezzamenti coltivati a grano, regolari e distinti, a riemergere tra la nebbia nel chiarore di nuovo giorno.

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