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Una storia di MirianaKuntz

Un buco nel petto

Pubblicato il 13 aprile 2018 in Thriller/Noir

Tags: amore fine morte noir separazione

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A Ghostville non si era mai vista anima viva, tutti gli abitanti erano fantasmi, o mostri, o cadaveri. Tim era il cadavere più affascinante mai visto prima. Al posto degli occhi ha due Orlov neri, la sua bocca, rossa come due tulipani secchi. Tim ha un cappotto più grosso di almeno due taglie rispetto alla sua corporatura ormai quasi tutt’ossa, da un lato la manica gli pende, e tocca terra ogni volta che si piega per raccogliere qualche pezzo che gli cade. Ogni mostro, o cadavere, o fantasma che abita in quel posto stregato ha provato a conquistare il cuore del cadavere triste, ma nulla è valso dinanzi a tanta angoscia. Tim, quando si arrabbia, grida che non ha più un cuore, o almeno è cosi che la leggenda racconta di lui. Sotto il cappotto si dice, ci sia un grosso squarcio, il pegno d’amore più stupido e assurdo che mai essere vivente o morente abbia mai fatto. Chiunque gli si avvicini, fosse anche soltanto per curiosità, per frugare sotto il suo cappotto marrone, raccoglie tutta la sua ira. Tim mai raccontò la verità, ma ogni notte vive la sua vita con tristezza, ed ogni giorno va a letto distrutto dalla sua stessa infelicità. Ogni pezzo del suo corpo in decomposizione canta storie tristi, ogni passo che compie è una resa di mattoni. La sua casa è un loculo vuoto e impolverato, ha due posti, ma il secondo è sempre vuoto, un solo nome scritto col sangue ormai secco su tutta la superficie, Meda. Tutti si chiedono se quella donna sia stato il suo grande amore, e quali siano state le cause di quell'abbandono. In tutta Ghostville mai fu vista alcuna donna al suo fianco, mai Tim era riuscito neppure ad immaginare una sostituta che potesse amare, col tempo. Meda era andata via, con un altro, portando con sè un pegno importante: il vero cuore di Tim.

Ma un giorno bellissimo, uno di quelli che preferiva Tim e il resto degli abitanti, egli incontrò un fantasmello vivace, di nome Harrison. Aveva poco più di otto anni, e Tim ogni volta che la buona Morte, da lassù del cielo, decideva di regalare a Ghostville una così bella giornata piovosa, si divertiva a guardarlo, mentre il piccolo furfante si dimenava nella pioggia, mimetizzandosi tra le lapidi/case di un bianco neve, e le mura scrostate di tutta la muraglia. Harrison conosceva Tim e gli portava molto rispetto, tanto che a tutti diceva che da grande sarebbe diventato come lui: bello e importante. Sua madre più volte l'aveva sgridato, raccomandandogli di lasciar stare il pover uomo sconsolato, ma Harrison che era ribelle quasi quanto l'uomo che ammirava, non aveva mai colto il consiglio di sua madre Lucetta. Harrison spesso aveva parlato con Tim, e si era fatto dare tanti di quei consigli da averne abbastanza almeno per tutta la sua longeva vita. Ma quella mattina tempestosa, qualcosa scattò dentro Tim, una certa rassegnazione gli si propagò per la gola, e mentre osservava dal buco della sua casa il piccolo fantasma sguazzare tra le pozzanghere, lo chiamò a gran voce, fino a che il giovane fantasma non entrò nel loculo e si chiuse la porta alle spalle. "Mi ha chiamato signor Tim?'' chiese con riverenza Harrison "Credo che sia ora di finirla con questi convenevoli mio giovane amico, prendi posto pure accanto a me Harry, c'è spazio almeno per tre corpi in questo posto.'' rispose Tim aggiustandosi il cappotto raggrinzito. Poi il cadavere accese una candela e la pose al centro del loculo, la sua luce era così forte che Harry appariva solo come due occhi sospesi nel vuoto. "Ti ho chiamato perchè credo che forse, sono alla fine dei miei giorni, e che la mia storia valga la pena di essere narrata e ricordata per come sia accaduta per davvero..'' "E io cosa c'entro Tim?"chiese il fantasmino.

"Tutti c'entrano sempre in qualcosa, e tu sarai solo il tramite grazie al quale tutta la mia vita non verrà scordata.." Harry strabuzzò gli occhi dalla gioia e con tanta di quella voglia si mise comodo disteso sul cuscino di marmo, sul quale il cadavere riposava ogni tanto.

Meda era la donna più bella che occhi morti avessero mai visto. Il suo corpo era perfetto in ogni angolatura si potesse osservare. Era di piccola statura, e le sue carni nascondevano ossa piccole. Sulla gamba destra uno squarcio inverosimile attraverso il quale si poteva scorgere una tibia niente male, ma quello che la differenziava dalle altre abitanti di Ghostville erano i suoi occhi di ghiaccio. Seppur fossero occhi morti, nessuna di quelle sfumature sfociava in un oceano morto. Qualsiasi cosa abitasse in quegli occhi era fatto di cose vive, e probabilmente vicine all'immortalità. Tim impiegò un anno prima di rivolergli la parola, ogni occasione gli sembrava sciocca e inopportuna, ogni idea che gli venisse in mente gli sembrava di poco conto, fino a quando una notte piovosa, proprio come questo giorno, Tim non uscì per fare una passeggiata bagnata, le sue preferite. L'acqua scrosciava sopra le sue ossa, e lavava ciò che restava delle sue carni. I tuoni cadevano fitti sulla strada, e più si avvicinavano al passo di Tim maggiore era l'entusiasmo che egli provava. Dall'altra parte della strada, adiacente alle case più ricche di Ghostville, c'era una figura che ballava. Tim aguzzò la vista, ma l'enorme quantità di acqua che il cielo lasciava cadere quella notte, non gli permetteva di vedere al di là del suo naso ossuto, così decise di attraversare la strada tutta di corsa, fino a raggiungere la figura, e accorgersi di chi si trattasse. Meda era lì in piedi, ballava sotto il ritmo della pioggia, il suo vestito ampio sfiorava ogni dita di vento, non si accorse di nulla fino a quando non si voltò di scatto, Tim era lì in piedi, fisso a guardarla come un cretino.

"Non c'è cosa più bella di giornate come queste." gridò Meda avvicinandosi a Tim. "Concordo.." rispose il cadavere balbuziente. "Non le fa piacere che io le rivolga la parola?" chiese Meda impietrita "Al contrario.. è che lei mi agita.." "Ah, io la agito, anche lei dovrebbe porsi il problema di agitare la gente quando se ne sta tutto il giorno su quel suo loculo ad osservarmi per ore ed ore mentre faccio le mie passeggiate quando il sole è più basso.." "Non pensavo se ne fosse accorta.." "Beh si, me ne sono accorta, e mi chiedevo quando avrebbe trovato il coraggio di rivolgermi la parola, adesso l'ho fatto io, diciamo che ho sovvertito le regole sociali, ma non credo sia molto importante chi parli prima di chi, se in entrambi c'è del desiderio.." Tim osservava Meda parlare senza riuscire ad esprimere le sue emozioni. Tutto dentro di lui urlava di felicità. La prima cosa che fecero insieme fu mangiare la rotondetta di vermi. Tutti andavano matti per quella pietanza calda e saporita, ma mai come quella volta la rotondetta aveva un sapore più buono. Seguirono i bagni alle fogne. Lì sotto dove il leggero sole di Ghostville non riusciva ad arrivare c'era davvero un bel fresco, e fu sotto quell'acqua viscida che Tim per la prima volta baciò la bocca di Meda. Il bacio più salato e dolce che avesse mai provato prima d'allora. Senza curarsi degli altri fognanti presenti quel giorno, i due innamorati fecero l'amore. I capelli scuri di Meda gli cadevano sul viso, pronti a rinfoltire il suo viso pallidissimo. Passarono mesi di divertimento, e il loro amore divenne così forte che nulla sembrava potesse cambiare le cose. Tim e Meda passavano tanto di quel tempo insieme da sembrare essere quasi la stessa persona. Sul muro del loculo le loro ombre si assomigliavano come si assomigliano le stelle, ma l'uno non riusciva a brillare senza l'altro.

Per anni Meda era stata la ragione di vita di Tim, gli aveva persino promesso di avere dei bambini un giorno: Aleta e Maiéne. Meda di notte, stringendo Tim sul suo petto, gli accarezzava i capelli ondosi e gli raccontava di come un giorno tutti sarebbero vissuti nel loro loculo felice. Che alle loro ombre si sarebbero aggiunte altre due, e che esse si sarebbero uniformate alle prime. Tim era assorto da quei sogni bellissimi, e sotto le dita di Meda chiudeva gli occhi fino ad addormentarsi. Ma un giorno, quando Tim si ammalò di un brutto raffreddore che gli faceva tremare le ossa, si accorse dell'assenza di Meda. La sua innamorata non era nel loculo accanto, nè distesa nel suo, nè in nessuna parte della loro piccola casa. Meda era sparita.

Lui si affacciò da quella piccola finestra dove per un anno intero l'aveva ammirata, e vide che Meda era seduta accanto ad uno sconosciuto. Un cadavere più ossa che carne. Era bravo in questo e in quest'altra cosa. Mai prima d'allora si era visto in città un tizio del genere. Tim prese il suo cappotto e lo tirò sulle spalle, attraversò la strada e raggiunse i due trascinandosi sulle ginocchia. "Meda, amore cosa ci fai qui?" chiese Tim preoccupato. "Lui è Aton, un mio carissimo amico, è da un po' che passiamo del buon tempo insieme, andiamo a fare i bagni alle fogne, mangiamo le rotondette, e giochiamo a rincorrere le teste di ossa.. è solo un amico ovviamente, e lo facciamo solo quando non ci sei.." rispose Meda indispettita. "Io non ne sapevo niente, e poi quelle sono le cose che facciamo insieme, che senso ha che tu le faccia con Aton?" "Perchè non esiste solo l'amore nella vita, mio dolce Tim, esiste l'amicizia, e i rapporti umani, che possono soltanto aggiungere alla coppia, e non togliere come pensi tu." "Ma io ho bisogno di te.." "Ti raggiungerò più tardi.. ora va.." Tim si allontanò strisciando ancora sulle ginocchia, la febbre alta gli confondeva i pensieri.

Da quel giorno Meda e Tim iniziarono a litigare furiosamente, come non avevano mai fatto prima. Tim piangeva d'amore, e Meda rideva con Aton. Quando litigavano violentemente, spesso Meda prendeva una piccola valigia, metteva poche cose all'interno e passava la notte a casa di Aton. Al mattino, Tim metteva da parte l'orgoglio e provava in tutti i modi nel fare la pace col suo grande amore, Meda cedeva, ma nel suo cuore qualcosa era cambiato. Le loro ombre non combaciavano più, e le loro strade non sembrarono mai più opposte di così. Un giorno quando Tim raccolse tutto il coraggio che possedeva chiese la mano di Meda. Dalla tasca del suo cappotto cadde un anello brillante. Meda strabuzzò gli occhi, indietreggiò di un passo, e poi sospirò. "Non posso accettarlo.." rispose tutto d'un fiato. "Perchè? Possiamo invitare chi vuoi, anche Aton se ti fa piacere.." "E' proprio questo il problema Tim. Aton, aton, aton, ti sei così preoccupato di lui, che in fondo è diventato proprio lui il vero problema. Mentre tu mi facevi piangere e arrabbiare, lui era pronto a farmi ridere." "Cosa può darti più di me? Sei cambiata Meda... ma io ti amo.." "Si, è vero sono cambiata, e non ti amo più, o meglio credo di amare qualcun'altro." "Non andare, aspetta, posso darti una cosa che nessuno avrebbe il coraggio di dare." Tim prese dal comodino un coltello da macellaio, lo accostò al petto e si fece un buco impreciso, da questo sgorgarono fiotti di sangue, Tim infilo le dita ossute e tirò fuori il suo cuore, lo ripulì alla meglio e lo adagiò tra le mani di Meda. "Fanne ciò che vuoi, sarà per sempre tuo." "Non è un buco nel petto che mi farà cambiare idea." Meda girò le spalle e corse via, il cuore non fu mai più trovato. La cosa più brutta è che la donna aveva definito quel gesto d'amore solo come un chirurgico buco nel petto.

Finito il suo racconto, dopo tanti anni di subbuglio, Tim si addormentò, come se avesse trovato la pace, felice di aver lasciato qualcosa di così tanto prezioso al piccolo Harrison.

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